L’amica geniale: romanzo e serie TV, immagini e parole

Lessi l’ “Amica Geniale” circa 7 anni fa, poco dopo l’uscita, e mi conquistò, ben prima che diventasse un best seller mondiale: sono quindi un fan della primissima ora. Ovvio che attendessi con curiosità la versione televisiva. Versione davvero bella che mi ha procurato diversi momenti di stupore. Ne cito qualcuno a caso. La scena in cui un personaggio di mezza età, Donato Sarratore, abusa sessualmente della giovane protagonista nel giorno del suo 15° compleanno (scena peraltro censurata dalla Rai che poverina si preoccupa per la nostra psiche).Stupore, eppure non potevo essere sorpreso, conoscevo quei personaggi, il contesto, i fatti narrati..

Lila è geniale, intelligente e arguta, vede oltre, comprende di avere delle doti e si impunta, vuole continuare la scuola come per lei vorrebbe anche il fratello, dice ai genitori che farà comunque l’esame di ammissione alle medie per dimostrare che lei sarebbe benissimo in grado di farle.  Il padre isterico e livido di rabbia la scaglia dalla finestra.

Una bimba di 10 anni scaraventata fuori dalla finestra. Fa impressione solo vedere il dietro le quinte

Lila tremante si rialza indolenzita, come nulla fosse nonostante i lividi e soprattutto l’umiliazione: solo la violenza la può fermare, ma la sua volontà non si piega.
Ora è da poco in onda la seconda stagione: in rete molti hanno evidenziato come la scena dello stupro di Lila la prima notte di nozze fosse veramente forte, quasi da tagliare (e non mi stupirei se la Rai l’avesse fatto).

Lila osserva dalla porta a vetri il volto smarginato di suo marito che la invita a letto: presagio dell’esperienza violenta che vivrà. Eccellente lavoro del regista Saverio Costanzo e del team di produzione

Ulteriore scena che sulla carta turba, mentre vederla invece coi propri occhi, pensare che è finzione e ci sono degli attori al loro meglio , simboleggia la sottomissione della donna nell’Italia prima della legge sul divorzio e della riforma del diritto familiare, è tutta un’altra cosa. Può turbare, sconvolgere, impressionare, indurre a riflettere, e questo in fondo è lo scopo dell’arte.

Lenù che a scuola dice oracòlo invece che oracolo: nel romanzo l’episodio è raccontato in una riga e ne ridiamo divertiti, nella serie in 10 secondi. Ma 10 secondi che molto meglio che sulla carta fanno trasparire la vergogna e l’umiliazione.. È questo che lei dice a sé stessa, nella serie, così povera di autostima da essere di continuo alla ricerca di chi possa elevarla oltre l’angusto ambito del rione. In questo caso una piccola scena che descrive magnificamente una psicologia, e permetterà di comprendere le future scelte di un personaggio.

Di questo vorrei parlare, di come una serie televisiva abbia una forte dignità artistica, non (o almeno, non sempre) inferiore al romanzo che l’ha ispirata. Anche qualora l’opera originale sia un romanzo estremamente denso di descrizioni di sensazioni ed emozioni, di pensieri, di monologhi interiori, di ragionamenti, di dubbi, più che di fatti e dialoghi.  L’opera televisiva è secondaria, ha minor valore rispetto all’originale? L’esperienza di utenti televisivi e cinefili ci insegna che è molto difficile rendere il valore del testo e la quantità di cose che può trasmettere, e rari sono i casi in cui “il film è meglio del libro”. In genere, film e romanzo/racconto sono diversi, oppure anche se simili evocano emozioni analoghe nell’utente. Nel caso de “l’amica geniale” dico altro: preferisco il romanzo, ma la serie non la ritengo peggiore. La ritengo perfettamente complementare. Carta e schermo si rafforzano a vicenda, si aiutano reciprocamente ad evocare atmosfere, a raccontare le complessissime psicologie dei personaggi e l’ambiente in cui si muovono. Lila viene scagliata dalla finestra per la rabbia: nel romanzo ci colpisce la violenza, l’efferatezza. Ma vedere sullo schermo una bimba volare sul selciato è molto più violento, coinvolge lo spettatore: vediamo una bambina in carne e ossa che vola dal davanzale e atterra e si riempie di ammaccature. Lenù, che nemmeno sapeva cosa fosse il sesso e il piacere viene baciata e molestata da Sarratore senior. Leggi la scena e provi disgusto. Vedi una persona molestata, vedi la sua reazione di shock, il suo impietrirsi, la sua tristezza, la paura, il terrore. ti chiedi “quanto ancora durerà questa scena? fin dove si arriverà?” Il diverso veicolo di comunicazione implica tempi, impatti, reazioni differenti. Credo che la Ferrante abbia accettato con piacere la trasposizione della saga in TV memore della realizzazione del film “L’amore molesto”, il cui esito sullo schermo l’aveva portata a cogliere sfumature nella storia che non aveva notato lei stessa. E si era accorta che i meccanismi narrativi sono per forza così diversi nei due mezzi da trovare E così come allora, sono convinto che lei per prima noterà la complementarietà delle 2 versioni della saga, e di come le immagini abbiano donato enorme potenza a certi episodi, senza che la necessaria brevità e velocità dello schermo tolgano molto. Non mi invento nulla, lei stessa ne “La frantumaglia” racconta di come la visione dell’opera di Martone l’avesse molto turbata durante la proiezione. Tra l’altro, la doppia lettura carta + schermo permette di scoprire ancor meglio i vari registri narrativi dell’opera: le storie di amore, di amicizia, la vicenda sociopolitica, il racconto adolescenziale, il dramma sociale, l’aspetto psicologico introspettivo di Lenù e quello di Lila attraverso Lenù, e potremmo continuare.

“Piansi fino all’alba” magistrale la regista Rohrwacher e la Mazzucco in questa espressione di dolore

Infine, un punto fondamentale nella storia e nella serie: avrete colto la differenza linguistica sostanziale. Serie tv mista lingua napoletana-lingua italiana contro un romanzo interamente in italiano, tradotto volutamente dall’io narrante che esplicita di volta in volta l’uso del dialetto nei vari dialoghi con un semplice “disse in dialetto” (per semplicità uso come l’autrice  questo termine invece che “lingua napoletana”). Dialetto che la Ferrante associa alla alla miseria economica e sociale, alla ferinità, alla violenza, alla sopraffazione,  alla criminalità, al maschilismo: tutto quello da cui Lenù vuole emanciparsi. Nella serie l’uso del dialetto amplifica con grande naturalezza  e allo stesso tempo con grande forza questa differenza. Io credo che lo vedremo ancora meglio nelle prossime stagioni così come lo si osserva nei romanzi, ma già adesso si intuisce questa differenza: italiano come lingua, come discrimine, tra chi sta provando a sfuggire da un destino di miseria economica ed umana e chi invece sta lottando per la propria libertà. Per questo la maestra disconosce Lila nel finale della prima stagione: non vede più la bambina ansiosa di fuggire dalla violenza del rione, vede la donna che coglie occasioni contingenti invece di pensare al futuro, vede una persona che sceglie la via più facile ed immediata per acquisire ricchezza piuttosto che quella dura lenta e faticosa tramite lo studio (e Lila lo capisce pienamente a casa della Galiani, sfogando la propria frustrazione contro Lenù per essere scesa a compromessi: una scena anche quella molto più forte e pregnante che nel testo, scena simbolo interpretabile su diversi livelli). Tutte scene, queste descritte, raccontate magnificamente per immagini dal regista e dagli sceneggiatori.

Una visione eccellente, questa seconda stagione della serie. Guardatevela, e poi leggete i libri. O viceversa. Se li avete già letti, rileggeteli, si godono ancora di più. Qualcuno aveva scritto che le serie tv sono l’equivalente dei romanzi d’appendice dell’Ottocento: questo non è un romanzo d’appendice, ma l’insieme di serie tv e romanzo permette di farci godere la storia in maniera assolutamente compiuta, e la sua disposizione a puntate, così come i frequenti colpi di scena,  denota la sua magnifica costruzione e quanto sia cinematografica, moderna, come moderni erano all’epoca i feuilleton. Tutto si completa a vicenda, regalandoci punti di vista diversi degli stessi personaggi dalla complessa e multiforme psicologia, specie Lila. Infine: attori, registi, sceneggiatori, produzione, tutto sembra ancora migliore della prima stagione, una grandiosa resa dei multipli temi e registri proposti dalla Ferrante: la condizione della donna, la libertà individuale, la cultura come mezzo di emancipazione, la società italiana nel suo evolversi. Fate un favore a voi stessi, guardate la serie, leggetevi i romanzi.