Invettiva contro la decrescita felice, il neoluddismo, l’antiscientismo

Un post scritto di pancia dopo aver letto troppi naziecologisti , novaxx, decrescitisti e comitati NIMBY e antiscienza sui social network. Solo la tecnologia e il progresso salveranno vite, lavoro, benessere ed ambiente: è banale e scontato, ma meglio ribadirlo

C’è il coronavirus in giro, siamo in clausura, rintanati in casa a fare smart working, a cucinare pizza, a farsi selfie con le mascherine. Nel frattempo vediamo in giro più animali: lupi cinghiali e cervi che si avvicinano alle città e annusano un’aria diversa e si impossessano almeno di notte di strade deserte e silenziose. Dalle terrazze dei social network le foto e i video di istrici fenicotteri e caprioli vaganti alla luce dei lampioni fanno il giro della rete, la gente soffre il lockdown e riesce persino a sopportare i vicini di casa (magari alleandosi per berciare contro gli untori di turno, ad esempio i runner)
Sui social, tribunali popolari del 2020, la gente si dice “ne usciremo migliori”, “saremo più sobri” , “ci godremo di più gli attimi sereni”. Sarà. Nel frattempo, gli ecologisti più ideologizzati gongolano urlando che il pianeta ci vuole sfrattare, “ecco la natura che si riprende i suoi spazi evviva”, “facciamo un passo indietro, non andiamo più al supermercato e coltiviamo i pomodori sul balcone”.
In questa melassa di buoni sentimenti, ho deciso di calare giù i miei 2 centesimi di cinismo.
Cari nazi-ecologisti, cari talebani della decrescita felice, cari no-tutto eternamente contrari al progresso, io vi vedo soddisfatti, siete belli fiduciosi che la pandemia darà una brutta scossa al consumismo e che farete proseliti e che grazie a voi l’ambiente tornerà a migliorare. Beh, cari miei, vi do una brutta notizia. La vostra filosofia, benché degna di rispetto per gli intenti nobili che la animano, e in molti casi giusta e ragionevole ad esempio nella lotta al riscaldamento globale, è solo un prodotto di scarto della ricchezza, del benessere, della felicità della società occidentale, della sua noia. Andatelo a raccontare all’abitante di una favela di Rio o a un minatore di una cava di coltan in Zaire o a un bracciante del Bangladesh, che la decrescita, che esser poveri e vivere con poco è bello: andate, poi mi saprete rispondere. Ah già, mi direte che sto travisando la decrescita felice. A me non sembra proprio, perchè dietro le vostre parole “meno, ma meglio” c’è almeno in parte un rifiuto della modernità, del progresso, del consumismo: non a caso siete contro cose come gli OGM che con la decrescita non c’entrano niente (anzi, forse il contrario). Invece, voi che odiate il PIL e ambite al “benessere interno lordo”, andate a dire che avere meno reddito è bello a un cassintegrato di una fabbrica di automobili, che ora di automobili non se ne vende una. Andate a dire che la povertà di mezzi e risorse è fonte di felicità a un pizzaiolo, a una cameriera d’albergo, ai vostri adorati ristoranti Veg-Bio-Km0. Oppure a un DJ, a un allenatore di una palestra, a un addetto alle pulizie di un grande ufficio, a una guida turistica. Magari col mutuo, l’affitto, il fido, la rata dell’auto. Andate a dirlo a chi perderà il lavoro: negli USA sono già milioni, la più grande crisi del lavoro dal 1929. Andate a dirlo a loro, che possono campare con poco, che è possibile vivere soddisfacendo i propri bisogni con poco. (Già che ci siete, ripassate la piramide di Maslow, mica si deve solo mangiare per campare). Come dite? Potremmo dividere il lavoro che resta, tassare quelli che lavorano ed ecco i soldi e dargli un sussidio? “Lavorare meno, lavorare tutti”, dite. Ho capito, vivete nel mondo delle favole: spiacente non è così che funziona, avete un concetto di “lavoro” come qualcosa che si può spezzare e distribuire, siete rimasti al lavoro in catena di montaggio di 100 anni fa: in minima parte può andar bene per alcuni lavoratori dipendenti, ma come la mettiamo con imprenditori e liberi professionisti? Con i commercianti, con manager, con quelli con le partita iva? Lo so che farfugliereste qualcosa con la ricerca del tempo libero, del benessere individuale, che sono cose però che si possono praticare benissimo anche lavorando.
Ma poi dovreste andate a raccontare che lavorare meno, meno soldi, meno tasse, meno possibilità di spendere, meno servizi di cui usufruire, insomma che la decrescita è bella, oppure che il progresso fa male a noi e al pianeta, tutto ciò dovreste andare a dirlo ai medici e infermieri pagati due spiccioli per turni massacranti a contatto con persone infette, gente che si fa un mazzo e fa straordinari gratis. Andate a dirlo soprattutto ai malati in ospedale, in terapia intensiva, a quelli assistiti da personale specializzato, per la cui istruzione lo stato, la nazione, ha investito cifre enormi ottenute da tasse sul lavoro di tutti, sì quel lavoro che voi vorreste ridurre. Andate a dirlo a quei malati tracheotomizzati o intubati o con il casco e la bombola di ossigeno, ossigeno che va prodotto e stoccato e trasportato e somministrato da gente che ha studiato anni per farlo al meglio e che lavora sodo. Andate a dirlo agli anziani di una casa di riposo, a rischio malattia, a rischio vita, per la cui assistenza serve ancora una volta gente esperta, servono soldi, organizzazione, tutte cose che la vostra decrescita non potrà mai produrre. Andate a dirlo ai vostri anziani di famiglia, e vi sputeranno in faccia perché sanno benissimo che con poche risorse e pochi mezzi ci sarà poco spazio per ospedali, per posti letto, e figuriamoci se uno toccherà a loro. Andate a dirlo a tutti quelli che rischiano la pelle.
Assistiamo a un paradosso in questi giorni di clausura: ci rendiamo conto sì come siamo dipendenti dal lavoro, dai soldi, dalla ricchezza, dai servizi pagati dalle tasse sul nostro lavoro. E ci rendiamo conto che ne servirebbero ancora di più, per dare sussidi a chi è più sfortunato, per creare più posti in terapia intensiva come hanno i pochi paesi meglio organizzati, per poter disporre di più medici e magari rifornirli meglio di dispositivi che impediscano il contagio. Soldi per preparare la prossima pandemia, che ci sarà magari tra 1, 10 o 50 anni.
E il sistema politico c’entra relativamente: una forma di socialismo potrebbe funzionare bene allo stesso modo, l’importante -se non si fosse capito- è che ci sia lavoro, e produzione di valore, e produttività: parolacce che ai vostri orecchi suonano come bestemmie. Ma sono le sole cose che possono permettere  un benessere consumistico e che è stato sociale: istruzione, salute, assistenza, pensioni, sussidi. Tutte cose che si disgregherebbero in un amen con le vostre bislacche idee decrescitiste. Con cosa assisterebbero poi i vostri cari – non voi, voi sareste duri e puri e accettereste un destino segnato, vero!? – dicevo, con cosa curerebbero i vostro cari senza TAC, senza RMN, senza respiratori? E già che ci siamo, pure i vostri amici e colleghi contrari all’uso degli animali da laboratorio nella ricerca scientifica, negherebbero medicine ai loro cari? Io non lo so mica se voi tutti restereste duri e pur fino alla fine, anche per vostra madre o vostra sorella o vostro figlio. Permettetemi di dubitarne.
Il progresso che tanto odiate e che tanto vorreste combattere dall’alto del vostro reddito (che è tra il primo 1% delle persone più ricche al mondo – ebbene sì siete dei privilegiati, e anche un pò snob) è il progresso che sicuramente crea grossi problemi ecologici ma anche quello che un giorno potrà evitare di crearne ancora, tramite la produzione di energia pulita. E’ la rete che permette nei giorni di clausura di lavorare, studiare, fare lezione, fare esami, da remoto. E soprattutto è il progresso che si cura della salute, della vita di tutti, quello che crea macchinari di estrema complessità per fare diagnosi precoci, per far ritornare alla vita persone in coma o con organi vitali profondamente deteriorati. Il progresso non è lo smartphone da 1000euro o Alexa, il progresso è una PET/TAC con mezzo di contrasto radioattivo, è una cura genetica contro certi tipi di cancro, è la telemedicina grazie al 5G, sono le protesi all’avanguardia per chi ha perso un arto, sono le medicine evolute per l’anziano col diabete o il Parkinson.  E’ questo che inconsapevolmente vorreste soffocare, il progresso, la tecnologia, e soprattutto la vita; una morte probabilmente più precoce, almeno per gli altri, è questo che in fin dei conti volete.
Il capitalismo è sicuramente in grossa crisi, certamente. Sta sfruttando il pianeta senza trovare contemporaneamente un modo per farlo senza intaccare il clima, chi lo nega? E si è rivelato inadatto a immaginare e sopportare completamente una emergenza pandemica. Ma questo non vuol dire che società povere siano immuni ai virus, anzi, è la storia che lo dimostra, casomai sono le zone ad alta densità a soffrirne di più, a prescindere dalla ricchezza. Ma il capitalismo, dicevo, laddove si è organizzato, sta cercando di mettere un freno alla pandemia, e lo farà sempre più: e se sembrerà che siano i paesi più ricchi a soffrire più decessi, sarà perchè sono più spesso densamente abitati, o perchè si fanno più tamponi e quindi si possono individuare più malati contagiosi, oppure…. sono quelli dove grazie al benessere e al welfare, allo “stato sociale” si dà più valore alla singola vita di un individuo, anche se anziano, garantendo pensioni, sussidi, contributi di assistenza, assegni di accompagnamento. Questo anche se malato o disabile, tutte vite che in una società povera come quella che auspicate verrebbero, anche inconsapevolmente, sacrificate in nome della sopravvivenza. Ho scritto che sarei stato cinico, ma forse i cinici, gli insensibili che sacrificherebbero vite umane, siete voi. O forse siete solo ipocriti. O più probabilmente solo sciocchi.

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