Il trail ai tempi del COVID

Una certa emozione tornare dopo oltre 7 mesi a gareggiare nel trail. Non mi era riuscito mai partecipare al Trail Valdambra e stavolta ci ce l’ho fatto malgrado il COVID. Solo 29km, 55Km sarebbe stato troppo per il mio magro allenamento. E poi il tempo da lupi di questi giorni. Gara duretta, molti saliscendi, vari strappi brevi abbastanza ripidi un pò inaspettati. Campagna toscana, organizzazioni dei trailer aretini veramente buona e in regola con le direttive (molto personale a controllare in partenza e arrivo).
Sofferto un pò all’achilleo, una costante di questo anno senza neppur fare fisioterapia per tenerlo a bada.
Degno di nota meritoria, ricevere all’arrivo la medaglia e soprattutto una buona birra ristoratrice è segno di grande attenzione a chi corre.

Parliamo di cose importanti: è possibile organizzare un trail di questi tempi? Ero un pò scettico ma ora dico di sì.
Premesso che sono tra gli iper-prudenti, indossavo la mascherina anche ad agosto per dire, per cui sono abbastanza rigido sulle direttive e sui consigli, e guardo storto chi se ne sbatte delle regole… vado a raccontare come si è svolta.
Iscrizioni solo online.
Ritiro pettorale e pacco gara sul posto – primo momento critico, attenzione a file troppo lunghe e troppo pigiate – per fortuna c’era ampio spazio.
Partenza: un momento molto critico potenzialmente. In Valdambra hanno ovviato con una partenza simil-cronometro, ordinando gli atleti secondo il ranking ITRA e facendoci partire ogni 5″ misurando al termine il real time. La difficoltà maggiore è il rischio che gli atleti in attesa del via si raggruppino. Cosa inevitabile dato il rivedere facce note dopo mesi, sia pur mascherati. Però è superabile. La presenza di single track nei primi Km di gara certamente impone sorpassi ravvicinati, che non sappiamo quanto rischiosi – probabilmente poco, il rischio zero non esiste
Ristori: in Valdambra potevamo consegnare le borracce a un addetto munito di guanti e mascherine che le riempiva. Questo è sicuramente un punto potenzialmente rischioso (ma molto meno di lasciare che gli atleti si possano riempire da solo le borracce) e meglio ancora sarebbe distribuire bicchieri o bottigliette, anche se contro lo spirito trail. Ovviamente mascherina oggligatoria per gli atleti, anche all’arrivo. Ciò sicuramente costringe l’organizzazione ad avere più personale.
Premiazioni: non mi riguarda ma non ci vedo problemi grossi
Spogliatoi/Docce/: purtroppo niente, dovremo tenerci il fango
Pasta party: non ci sono stato ma onore ai trailer aretini per averlo previsto.
In sintesi: in un trail (non saprei su gare su strada) per il mio modestissimo non ci dovrebbero essere grossi rischi di contagio se ben controllato

Qual è allora il problema: semplicemente, per me, che l’atmosfera è un pò “spenta”. Aleggia il momento di straniamento della gente comune da cui noi appassionati di corsa non siamo esenti: ci fa piacere riconoscerci e ritrovarci ma non è la stessa cosa, mancano comunque facce amiche, manca una piena voglia di divertirsi, il lasciarsi andare alla battuta, alla burla, il desiderio di cazzeggiare, lo stesso terzo tempo non lo si può apprezzare appieno. Manca la spensieratezza, in sintesi. Come dice uno spot, si gode solo a metà. Quindi capisco coloro cui non piace questo modo di gareggiare e che ci rinunciano: io nelle gare sento comunque l’overdose di endorfine e le correrò comunque (se non le vietano nuovamente). Nessuno giudichi gli altri, resta il fatto che una gara (ma anche un trail autogestito) è il modo migliore per correre in luoghi che non si conoscono, e anche per mantenersi in allenamento in vista di una ripresa completa dell’attività competitiva. Spero il momento passi, che arrivi un vaccino e si possa tornare a correre assieme con il cronometro che scorre e con un ambito traguardo che ci attende.

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