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Come divenni un ultratrailer (Mugello 2015)

Erano anni che avevo questo tarlo. Da quando iniziai a fare trail, nella preistoria della disciplina. Poi impegni, la scarsa diffusione di questo tipo di gare, infortuni, acciacchi, un redivivo interesse per il bitume, la  mancanza di voglia di farmi il mazzo, hanno complottato per farmi anche solo ipotizzare la possibilità di diventare ultratrailer. E mi son dovuto giocoforza accontentare del limite dei 42Km, rigorosamente offroad. Poi l’anno scorso un gruppetto di coraggiosi ha deciso quel che mi pareva un sogno: organizzare un ultra dietro casa mia. Sull’Appennino di cui mi sento figlio adottivo, non qui nato ma qui trapiantato, ormai cittadino di questi boschi, di questa campagna, di queste vette, non alte ma impervie. Un anno fa l’assaggio della prova più corta di 24Km. Una gara tosta ma già meravigliosamente e meticolosamente organizzata. Non me la posso perdere, mi dissi.

Ma il principio di realtà cozzava col mio sogno. Il mio fisico dopo oltre un quarto di secolo di running si lamenta se provo ad azzardare qualcosa di più. Ogni allenamento più duro, ogni seduta di ripetute, sono un fattore di rischio.  A novembre riuscii a correre una mezza maratona in poco meno di 2h, il mio peggior tempo all time sulla distanza. Sembrava che il complotto anti-ultratrail si ergesse forte. Poi sono arrivati i miei amici pazzi. E mi hanno convinto. Ok, ci provo, mi iscrivo. L’obiettivo è improbo, allenarsi per 11 ore di corsa partendo da un livello aerobico infimo e da una autonomia limitata.

È quello il primo passo, il gradino più duro. Porsi un obiettivo è il primo passo per raggiungerlo. E osare nel correre è come il pizzico di sale in un piatto, regala quel sapore speciale che ti fa godere anche nella preparazione, che ti dà forza anche nella sofferenza. Ti dà la motivazione, che poi diventa grinta, che si trasforma in consapevolezza, in autostima, in determinazione. Il primo gradino è stato più difficile. Poi il resto è venuto da sé. E i miei amici mi hanno accompagnato e facendosi ispirare dalla mia esperienza hanno dato forza a tutto un gruppo via via ingrandito, che ha cominciato ad allenarsi insieme sulla spinta della motivazione della curiosità della passione.

E così sono nati allenamenti di gruppo sul nostro amato monte Morello a uno sputo da Firenze, una vera palestra per il trailer. Levatacce, lotte col freddo, con gli alberi abbattuti da una tempesta di marzo, col fango e le piogge. E la passione che saliva, e la determinazione che montava. Ci siam fatti le nostre gare che erano di allenamento e di prova assieme. Fino al 2 maggio, alzarsi ancora a buio, giungere al momento della partenza avvolti in una nebbia fittissima che copre tutto il crinale appennico assieme a una pioviggine fredda e fastidiosa che copre le abetaie della Badia di Moscheta.

Devo partire coperto con una giacca antivento, mai successo prima. Qualche foto, trepidazione, desiderio di voler partire, voglia di faticare e di stringere i denti. Il via è stato festoso e fangoso. Una prima salita corsa più del previsto perché non dura. La prima vetta è il monte Acuto, ci spira un vento fortissimo, al massimo 20 metri di visibilità. Peccato.

Seconda salita prima ripida, poi facile, poi il lago di fango. In dei punti non sapevo come fare a restare in piedi, sembravano le sabbie mobili, altri parevano piste da sci. Un pickup disperso su uno stradino legato a degli alberi per impedirgli di precipitare in un burrone, ovviamente inciampo in una corda e mi copro di fango dalla testa ai piedi, sembro uscito dalla Parigi Roubaix in un giorno di tregenda. La nebbia non passa, il crinale è ancora avvolto dalle nubi ma almeno non piove più. Il maledetto fango rimane, spendo preziose energie per tentare di rimanere in piedi il più possibile. Dopo 3 ore sono al Giogo di Scarperia, paradiso dei motociclisti e mi mancano ancora 42Km, per fortuna sono ancora fresco. Da quel momento farò una gara in rimonta. Peccato che non riesca a sfruttare la lunga discesa, tanto è accidentata, ma l’importante è divertirsi. E vi giuro, mi stavo divertendo da pazzi. Al 24° al museo della civiltà contadina c’è un nuovo ristoro, mi cambio  e comincia una parte di salita di 20Km. Se normalmente sono un bradipo, in salita divento una lumaca. Vado del mio passo, che è prudente. E un passo dopo l’altro supero la salita che mi porta al 30°. Metà gara, e son passate oltre 5h30’.

Ma sto bene e non mollo, divertendomi come un bambino nel successivo single track vallonato che porta al ristoro di Valdiccioli e poi su per la forestale verso Prato all’Albero, dove ci sono gli unici 10metri di asfalto, e qui entro nella parte più in alto della prova. Sul crinale, manco a dirlo, ancora tutto nuvoloso e la Romagna la si può solo immaginare.

Questa salita non finisce mai, e la discesa successiva veloce e poi sassosissima quasi la si rimpiange. Si entra nella valle del gelido Rio Rovigo le cui acque si devono guadare più volte, si risale al rifugio dei Diacci col famoso passaggio sotto la cascata. Nuovo single track nel bosco… ehi, ma quello sembra il sole. Qui, verso il 48°, inizio per la prima volta a sentire le gambe un po’ dure, mi spiace perché ero stato da dio fino a quel momento, ma non mi lamento e comunque guadagno ancora altre posizioni.

La discesa del 54° in mezzo ai castagni e finalmente col cielo sereno è una benedizione, la stanchezza sparisce di nuovo e sento l’odore del traguardo. Nel fondovalle ci sono i 2 guadi, lì trovo 2 dei miei amici un po’ pazzi, la lunghezza della gara li ha provati mentalmente ma riesco a dar loro coraggio e mi trainano per l’impervia Valle dell’Inferno in un single track micidiale per chi è stanco, ricco di salti e gradoni per gli ultimi 3 infiniti Km. L’odore dell’arrivo è intenso, ci facciamo forza e chiacchieriamo come fossimo al bar, indispettendo gli altri concorrenti. Gustiamo già il sapore della comune vittoria. Tanto per gradire devo combattere l’ultima mezz’ora con una brutta contrattura che mi fa veder le stelle ancora oggi. Conto alla rovescia, poi l’arrivo, i nostri compagni del Machese’grulloTrailTeam che ci hanno atteso e ci regalano le ultime forze, siamo in tre ci siamo fatti forza per mesi e il coronamento del nostro sogno è lo stringerci per mano e passare il traguardo assieme a braccia levate.

Ricorderemo a lungo quei momenti, quei kilometri finali in cui la stanchezza fisica e mentale veniva scacciata dal sapore dell’imminenza del traguardo. Ricorderemo la preparazione fatta assieme, contornati dagli altri membri del nostro gruppo oramai ammalati di trail, così come ricorderemo la birra stragoduta alla fine, il gelato che pregustavamo ancora nella valle dell’Inferno, quei momenti di gioia dopo il traguardo che nei nostri cuori dureranno a lungo, istanti brevi ed infiniti allo stesso tempo.

Il mio video: https://www.youtube.com/watch?v=FHoKTmFfBUw

Video ufficiale: https://vimeo.com/127095552

Traccia: http://www.gpsies.com/map.do?fileId=jjjtndvwifldrxpn

Foto dei finisher: https://www.flickr.com/photos/124275857@N06/

Firenze Urban Trail

Spiegone di cosa sia un Urban Trail (oddio, anche io non ne avevo mai visto uno)
Trattasi di gara trail in un contesto urbanizzato, città e zone limitrofe. Tendenzialmente si corre il meno possibile su strada e il più possibile NON su strada, qualunque cosa sia: un parco, un bosco o campagna nei pressi, strade bianche, forestali, sentieri. Dislivello, quel che c’è. Se siamo in città, se ci sono si corre in zone accidentate: scalinate, gradinate, aiuole, vicoli, pertugi, giardini, camminamenti pedonali, piste ciclabili, greti di fiumi, qualunque pendenza ci sia.
Il FUT (Firenze Urban Trail) alla prima edizione, ha visto una anteprima, la corsa in notturna con lampada frontale. Purtroppo mutilata nel percorso dalla tempesta di pochi giorni fa, il passaggio dal Giardino di Boboli è scomparso 🙁
Il giorno successivo siam partiti quindi dalla meraviglia che è Piazza Santa Croce. Capolino in Piazza Signoria, Ponte Vecchio poi su per le stradine che si inerpicano sulle colline, discesa sull’Arno e sentiero nei parchi lungo il fiume. Giornata ancora ventosa ma soleggiatissima. Questo tratto lungo l’Arno è lunghissimo, si abbandona per entrare in una zona di salite con molto asfalto (purtroppo, ma non ci sono alternative), per finire con una salita in single track bella tosta che finisce… dentro un castello!!! ampio ristoro e inizia un lungo tratto di saliscendi nelle campagne per finire dentro Fiesole.
Sono partito con un approccio molto prudente, sfoggiando per l’occasione uno zainetto idrico Quechua extraleggero con sacca colma di adorata cocacola. Lento in pianura, di passo svelto in salita, di corsa sui sentieri, godendomi la giornata soleggiata, i panorami, gli odori della vicina primavera. L’avvicinamento a Fiesole è magico, e dopo una salitona ripida arrivare in vetta è un sollievo. I podisti si affollano al belvedere a godersi la vista su Firenze, nella piazza del duomo c’è un fantastico slalom tra auto d’epoca. Nuove salite verso la vetta del percorso a Monte Ceceri, e una discesona ipertecnica per le cave di Maiano. Oltre il 30° Km la gara si fa dura per i numerosi saliscendi nei boschi verso Settignano. Altra asfalto, altra discesa, poi di nuovo il greto dell’Arno. i 6Km finali in piano sono tosti, riesco a correre sia pur come una lumaca. Vedere la cupola del Brunelleschi che si avvicina sempre più è incoraggiante, dà sollievo allo spirito affaticato. L’arrivo in mezzo ai turisti di nuova in Santa Croce… Guardo i monumenti della mia città, e dico come sempre che la bellezza del correre risiede nel fatto che le percezioni sensoriali si amplificano, e ciò che è bello diventa ancor più bello, ce lo godiamo ancor di più, si tratti di un capolavoro dell’ingegno umano o della natura.

Il tempo è lento, 5h33′, ma comunque migliore delle attese. Il corpo ha reagito bene, allenarsi in montagna paga, la stanchezza è quella normale, l’importante è il non essere distrutti. Vado avanti come un bischero per il mio obiettivo, ora con uno slancio in più, so di potercela fare.

Amo correre. Really love running.

Traccia: http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=3108397

Video: http://youtu.be/qosMKNAMIP4

Recensione a “Il tramonto dell’Euro”, di A. Bagnai

[Premessa: chi scrive non è un euroscettico, neanche un eurodubbioso, diciamo un eurodeluso che sperava che l’unione non fosse solo meramente monetaria ma anche e soprattutto politica, e non discettasse solo di dimensioni della pizza o degli ingredienti della paella ma anche di salari minimi o standard dell’istruzione o diritti dei contribuenti. Tendenzialmente sono per mantenere l’euro e ho letto questo volume proprio per sentire l’altra campana. Devo dire che questa campana di Bagnai è veramente l’unica ascoltabile nel campo dei “no euro” , pur sovrastata da ciance e grida dei politici cui non interessa niente ma che hanno scorto un buon bacino elettorale in cui pescare o da pseudo economisti che grazie alla litania no-euro hanno ottenuto un posto in prima fila nei dibattiti televisivi]

Nel 2012 ci fu l’aumento dello spread, la lettera della BCE all’Italia, la caduta del governo Berlusconi, Monti, Fornero &co. Fino ad allora l’Italia era il paese più euroentusiasta dell’unione: ora non lo è più, strozzata dalle tasse e dalla crisi. Tanti oltre che euroscettici vorrebbero il ritorno alla Lira, e i partiti che sposano tesi del genere sono sempre di più. Nel 2012 fioccavano libri post e articoli che paventavano scenari da incubo nel caso del ritorno alla Lira. Comparve però anche questo libro di Bagnai, che cerca di smontare quelle tesi.
E ci riesce, o almeno è abbastanza convincente nel farlo. Molto più dei vari Salvini Grillo o La Russa.

L’analisi parte da un rapido excursus di storia economica (Bretton Woods, le crisi petrolifere degli anni ’70, lo SME ecc.) Segue una corposa analisi , abbastanza complessa per chi come me non ha mai studiato macroeconomia all’università, in cui in pratica, basandosi sulla teoria delle aree valutarie ottimali, Bagnai fornisce appigli solidi a chi dice “con la lira saremmo stati meglio”. Anzi, lo saremmo stati senza Euro, senza SME e senza divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia (come dire che tanti problemi vengono da lontano).
Questa parte mi è piaciuta molto e mi è parsa, dal basso delle mie conoscenze in materia, anche abbastanza solida
Il succo è: coi cambi completamente liberi la nostra moneta si svaluterebbe secondo quanto dice il mercato e ciò sarebbe bene, questo favorirebbe le esportazioni, l’aumento della produttività e quindi dei salari e soprattutto aumenterebbero i posti di lavoro, mentre i debiti dello stato si pagherebbero stampando banconote, ed anche così la disoccupazione scenderebbe

(dubbio forte che mi perseguita e che non mi pare ben chiarito: ma allora com’è che finchè c’erano i cambi fissi di Bretton Woods l’Italia andava alla stragrande? E soprattutto, svalutando così tanto, non patiremmo troppo in caso di nuova crisi petrolifera come nel ’73 e ’79 ? di petrolio ce n’é sempre meno…. e l’inflazione che ci sarebbe stampando moneta, non segherebbe troppo pensioni e stipendi?)

L’analisi sulle aree valutarie ottimali però mi pare nel complesso solida argomentata e corredata da numeri e grafici- Il dubbio “ma forse era meglio se non si aderiva alla moneta unica” te lo fa venire eccome. Capitoli finali, strategie per l’uscita dall’euro. Qua noto davvero un eccesso di ottimismo, mi pare che Bagnai nasconda sotto il tappeto sia i problemi politici (servirebbe l’OK pressochè contemporaneo di Consiglio dei ministri, Camera, Senato e Presidente della Repubblica: saranno tutti d’accordo?) sia quelli tecnici (il changeover non è solo stampare moneta ma anche adeguare i sistemi informatici e telematici: rischio di fuga di notizie alle stelle!) e infine alcuni macroeconomici (per lui non ci sarebbe inflazione e cita casi andati bene come la separazione della Cecoslovacchia, ma qui la faccenda è veramente più grossa). E infine, non è che un’Italia fuori dall’euro sarebbe massacrata di dazi per vino macchinari e scarpe, o piuttosto non rischierebbe di vedere le sue grosse aziende comprate per una manciata di lenticchie? E non si innescherebbe una crisi mondiale mai vista? Questa crisi è nata per il fallimento di una banca, se fallisse un paese (di questo si tratterebbe, cambiando moneta) i rischi sarebbero notevoli e su ciò mi pare che Bagnai ci passi sopra con troppa facilità. Per non parlare di rischi politici (guerre commerciali, dazi come se piovesse, fino ai rischi per la pace nel continente più guerrafondaio del mondo)

C’è anche un altro limite evidente: il suo tono irridente e sarcastico verso chi non la pensa come lui.
http://espresso.repubblica.it/affari/2014/04/28/news/noeurostorm-l-assalto-dei-cattivi-maestri-1.163093
Finchè si legge su twitter , o un post del suo blog, vabbè, anzi potrebbe essere una efficace strategia comunicativa, ma per un libro intero diventa oltremodo fastidioso. E non è prendendo in giro chi non concorda con te che aumenta l’autorevolezza di ciò che dici. C’è questo atteggiamento da Cassandra che non depone bene: chè, anche i bimbi lo sanno, le cassandre non vengon mai credute, anche se han ragione.

[per chi volesse approfondire l’argomento , si può studiare il suo ottimo blog
http://goofynomics.blogspot.it/
E se uno volesse leggere qualcosa anche sulla campagna pro-Euro e di contestazione alle tesi di Bagnai, si può partire da qui
http://noisefromamerika.org/articolo/negazionisti-euro
http://noisefromamerika.org/articolo/ancora-euro-germania-parte-1
o in generale in tutti i post con tag “euro” del medesimo sito, tipo gli ultimi articoli di Boldrin seguiti a un convegno con Bagnai.
infine, mi piace pure questo scenario, che cita l’alter ego di Bagnai di destra, Borghi
http://stradeonline.it/monografica/545-fuori-dall-euro-il-giorno-dopo ]
e sempre riguardo l’uscita dall’euro – che come avrete capito è un aspetto molto critico
http://www.nber.org/chapters/c11654.pdf
E infine un paio di analisi , la prima di Nomura
http://www.nomura.com/europe/resources/pdf/Europe%20will%20work%20FINAL_March2011.pdf
e l’altra di Citigroup,
http://faculty.london.edu/mjacobides/assets/documents/Citi_Euro_Future_Note_9.9.11.pdf
il cui analista Buiter, molto citato e apprezzato da Bagnai ma che pur critico sull’Euro è ancor più dubbioso sulla sua fine
http://www.relooney.info/0_New_12466.pdf ]

Post Scriptum
Ho scritto queste pagine negli ultimi mesi, poi Bagnai si è deciso a scrivere un nuovo libro . Buona lettura a chi è interessato.

Il mio 2014 di corsa

qualche breve considerazione sul 2014, tanto per aggiornare il blog
iniziato bene, la condizione c’era, la salute anche, riuscito a tornare a
un tempo decente in mezza (1h41′) e sui 10Km (45’10”) senza nemmeno
allenarmi tanto
poi un primo problema al solito achilleo sx, 20gg di stop
forma sparita completamente, un paio di Kg presi 🙁
riuscito a maggio a fare 3 bellissimi trail
mugello, dietro casa, 23,5Km 3h30′, bello duro
marnia, 28Km, soft ma fangoso, 3h
borbotto, 32Km, https://www.youtube.com/watch?v=kzCHlFUUjZY
a giugno caduta in un trail, poi mi son rifatto sempre sul falterona che è
una montagna che adoro

luglio, passo più lungo della gamba: riuscito in extremis ad accaparrarmi
un pettorale e approfittando delle (poche vacanze), son riuscito a
concludere la dolomites skyrace. gara che fatta senza allenamento è
veramente durissima, specie se si è tirata la prima parte per rientrare nei
cancelli. la molta neve presente ha fatto il resto, è stata veramente dura
ad agosto ho provato a riallenarmi decenemtente e un pò ci son riuscito,
facendo qualche gara interessante (ecomezza di monte sole a rioveggio, e
soprattutto il neonato trail di vallombrosa, bellissimo davvero)
poi di nuovo il tendine d’achille 🙁 10gg di stop e forma che se ne va di
nuovo a ramengo
rientro in tempo per farmi qualche bel trail autogestito dalle mie parti ,
ad esempio https://www.youtube.com/watch?v=2x1KKUK1UXU e un altro bel trail
in zona a Palazzuolo sul Senio

un bel successo comunque l’ho raggiunto: molti miei compagni di squadra son
diventati malati di trail, e non si limitano più a presenze sporadiche. con
mio padre abbiamo organizzato dei trail autogestiti brevi, con grossa
partecipazione. uno bello tosto lo farò domenica

2015
c’è un unico obiettivo, deciso trascinatomi dai miei amici: essere finisher
al mugello ultratrail , 60Km e 3000m di dislivello
sarà durissima, e mancano solo 17 settimana, proviamoci!

2015
c’è un unico obiettivo, deciso trascinatomi dai miei amici: essere finisher
al mugello ultratrail , 60Km e 3000m di dislivello
sarà durissima, e mancano solo 17 settimana, proviamoci!

Trail del Borbotto – una corsa tra boschi e nuvole

Il sempre più affollato calendario trail toscano prevede oramai un bel trittico tra fine aprile e inizio maggio (con anche delle sovrapposizioni, tipo il Da Piazza a Piazza)
Mi ero talmente divertito tanto l’anno scorso che pure stavolta son voluto tornare a Castagno d’Andrea per il trail del Borbotto. Evento che meriterebbe molta più partecipazione perchè la gara non ha nulla di che invidiare ad altre. In particolare la tecnicità e difficoltà del percorso, che ne fanno praticamente una skyrace sia pur appenninica.
Un anno fa avevo optato per il breve, stavolta oso e affronto il lungo- è un pò un azzardo, per la scarsissima preparazione – solo 50gg fa ero fermo per la solita tendinosi – e per i trail impegnativi corsi negli ultimi 15 giorni.
Il piccolo gruppo di trailer parte quindi da questo paesino arroccato sul Monte Falterona al confine tra Toscana e Romagna a 700m di quota. Salita ripidissima fin da subito, e i primi 5,5 sono tostissimi, i più ripidi della gara fino alla vetta del Monte Acuto, 1480m. Ho le gambe durissime, soffro terribilmente quindi decido di procedere con grande traquillità. Al termine un breve discesa tecnica fino alla fonte del Borbotto, 1230m, breve ristoro con cui riempio le borracce- siamo in semiautosufficienza- e si affronta la salita molto ripida per la vetta del Falterona. Single track con tanti tornanti, veramente tosto. Mi sento molto meglio e sia pur di passo forzo un pochetto, recuperando qualche posizione. In vetta in mezzo ai pini mughi ci attendo un nebbia fittissima e un vento impetuoso, fa quasi freddo. Brevi saliscendi ci portano sul crinale appenninico da cui inizia la discesa. Abbandonato il bivio col percorso corto corro in solitaria e mi godo la bellezza selvaggia del parco delle foreste casentinesi, in mezzo a lussureggianti faggete macchiate ogni tanto dallo scuro di folti pini. Mi fiondo su discese in single track estremamente toste, ricchissime di tornanti e cambi di direzione, una pacchia per un discesista come me. Il crinale arriva sulle balze del Monte Falco, dove a sinistra si può ammirare la valle da cui siam saliti, al di sopra di ripidi pendii scoscesi, con alcuni tratti protetti da corde dal soccorso alpino. Il tratto attorno a metà gara è ricco di saliscendi, avverto i primi sintomi della stanchezza, son già passate oltre 3 ore e ho pure un pò fame. Attorno al 20°Km eccoci al passo dei 3 faggi, altro ristoro e già per un lunga discesa molto divertente ed estremamente selvaggia tecnica e ripida (quindi lenta e faticosa) per il punto più basso della gara, a 480m. Qui si attacca l’ultima salita a 9Km dal traguardo, un vero banco di prova. Fra l’altro un buontempone si è divertito a togliere le segnalazioni del percorso e perdo un paio di minuti a capire il tracciato , per fortuna ho il roadbook (preciso, ed eccellente il balisaggio, quasi maniacale con una fettuccia ogni 20metri per 33kM!)
Il primo tratto dell’ultima salita è abbastanza noioso, il tratto più anonimo della gara. Ma dopo l’ultimo ristoro si entra in una pineta magnifica, un single track che ci riporta quasi alla sorgente del Borbotto, a 1180m. 700m di dislivello in 5Km, mi ci vorranno quasi 1h20’… al termine sono veramente senza forze. O meglio, restano solo quelle per la breve discesa estremamente ripida e tecnica (ma anche divertentissima) che ci riporta a Castagno d’Andrea, dove arrivo molto felice, con la malinconia di chi vorrebbe ripartire un’altra volta per queste meravigliose montagne (dopo un meritato riposo, s’intende)
Doccia e ricchissimo pasta party che divoro con fame belluina, inclusi cantuccini e vinsanto. Al prossimo anno, amici della fratellanza popolare Grassina, per questa bellissima gara.

http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=2781624

Marniatrail 2014

Due parole veloci sul Marniatrail. Poco da dire: si è confermata una bella presenza nel mondo oramai affollato del trail toscano. Una gara perfetta, un pò spartana fin dal numero dei partecipanti ma con tutte le cose al loro posto. Fin dal percorso che a pochi passi dall’outlet e dall’autostrada riesce ad immergersi nel verde della natura delle balze valdarnesi e degli oliveti. Frecciatura perfetta, percorso presidiato e in sicurezza, tanti saliscendi e tanto fango ma quelli ci vogliono.
Percorso traditore perchè la prima parte concede e permette di forzare, poi diventa sempre più tosto e fangoso, le salite brevi ma sempre più ripide.
Fino all’arrivo con la tosta salita al castello di Sammezzano. Quest’anno siamo passati di nuovo dalla zona delle sequoie, bellissime.
Partito un pò forte, tenuto alla grande fino al 23°Km. Dopo la salita ripida delle balze ho cominciato a rallentare, il fango mi ha appesantito molto e l’ultimo Km di salita verso il castello è stato devastante, fatto veramente a passo d’uomoTraguardo bellissimo di fronte al castello.

Sette anni fa dalle mie parti saremo stati una quindicina a far trail. ora ci sono numeri straordinari nonostante la concorrenza di gare su strada, e sono orgoglioso di aver contagiato i miei amici del Ponte Scandicci: un terzo tempo fatto con 20 compagni di squadra reduci dal fango non ha prezzo. Terzo tempo con pasta al cinghiale, fagioli bruschetta e col vino invece che con la birra ma va bene uguale

http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=2773844

Mugello Trail, prima splendida edizione

Vivo in Mugello da 6 anni, avevo cominciato a fare trail da uno e questo mi pareva un territorio enorme da esplorare sul lato podistico, dalle potenzialità notevole. Finora i trail aveva scartato questo territorio, tranne poche splendide gare svoltesi ai margini (Da Piazza a Piazza, Borbotto, Poggiolo). Da trailer sognavo un giorno che qui si svolgesse una bella gara trail, e mi immaginavo le zone da toccare. Poi un giorno trovo un gruppo facebook, e un sito internet, e luce fu. Già dai primi segni si intuivano le grandi potenzialità della gara, fin dalla location, la splendida isolata Badia di Moscheta.
Scartata la durissima prova Ultra di 64Km, mi iscrivo alla 23,5, tosta ma fattibile.
Partenza alle 9, si nota una bella e colorata folla di runner. Si percepisce sempre più la bravura e competenza degli organizzatori, non si nota che è una prima edizione, fin dal controllo materiali obbligatori, molto molto pignolo.
Foto di rito con gli amici, punzonatura briefing e partenza subito in salita, nei primi 5,5 Km c’è metà del dislivello.
Parto in fondo, salgo con calma ma correndo, la pendenza non è tostissima. Boschi di conifere, poi di faggi e castagni, infine si arriva in vetta alla prima montagna. Vista ampia sul crinale, sulle valli circostanti, boschi ovunque. Tutti si fanno delle foto, me compreso. Prima breve discesa estremamente tecnica e ripida, peccato sia così breve. Ristoro a cui mi approvvigiono di cola (siamo in autosufficienza, ho pure lo zaino) e si rientra nel bosco iniziando i numerosi saliscendi su un bellissimo oscuro single track. Le variazioni di ritmo sono continue, si tende a scendere fino ad arrivare al torrente Rovigo, acqua verdissima e pietroni levigati : anche qui, foto a tutto spiano…
Si costeggia il torrente fino al mulino dei Diacci, guado, salitella al secondo ristoro.
Il percorso è tracciatissimo, molto difficile perdersi, tantissimi volontari tutti sorridenti, una manifestazione che ha fatto centro anche tra i locali.Tanti altri saliscendi si susseguono, ci supera il primo dell’Ultra a velocità doppia pur camminando.
Inizia la discesa, prima veloce poi estremamente tecnica e fangosa. Se sui saliscendi recuperavo pochissime posizioni, qui costringo tanti a farmi strada. Molto molto divertente, peccato che manchi ancora tanto all’arrivo.
In fondo alla discesa 2 lunghi guadi sul fiume, attrezzati con corde per non cadere sui pietroni: bellissimo nonostante l’acqua gelata che però raffredda i piedi bollenti.
Iniziano gli ultimi temibili 3Km , interminabili sulle salitelle della Valle dell’Inferno: gli organizzatori impietosi hanno disseminato la zona di citazioni dantesche, che colgono nel segno. Sono bello cotto ma lo sono tutti e recupero comunque delle posizioni. Solo gli ultimi 200m sono su asfalto, taglio il traguardo alla Badia ricevendo sul momento una lattina di birra e la maglia di finisher.
Stupendo, WOW, sono estasiato di tutto, anche del post gara (doccia gelida tonificante inclusa, ma anche il pranzo caldo non era male). I complimenti si sprecano e tutti si riterranno estremamente soddisfatti. Torno a casa con una pazzesca voglia di trail, nonostante il poco allenamento. E orgoglioso che la mia terra adottiva possa offrire al popolo dei trailer una così bella manifestazione.

http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=2753757


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Bilancio podistico del 2013

Il 2013 finisce tra qualche ora. Podisticamente abbastanza disastroso ma
comunque migliore del 2012. L’achilleo sinistro finalmente si è un pò
calmato, i plantari fanno il loro lavoro, e soprattutto sono riuscito a
correre nonostante serissimi problemi alla schiena tra cui un blocco che mi
ha portato dritto al pronto soccorso. Poi una caduta rovinosa e dolorosa
dalla bici , e altri problemucci di salute che certo non hanno invogliato a
correre.

I tempi quest’anno non son venuti, prestazioni scarse ma direttamente
correlate al pochissimo allenamento. Si contano 1 mezza maratona in
pianura, una in collina, diverse gare su strada e 4 trail tra i 13 e i 28Km
(tra cui quello durissimo e bellissimo del Borbotto sul Monte Falterona,
una vera rivelazione).
Nel finale d’anno sembra tornata la voglia di correre e il gusto nel provar
fatica anche in allenamento. Non è poco, non mi capitava da quasi 3 anni e
mi fa ben sperare per il 2014. Non mi pongo obiettivi: mi allenerò e
deciderò che gare fare di volta in volta.

Ne approfitto per augurare un 2014 felice e pieno di corse

Ottima primavera, estate pessima

Riaggiorno il blog dopo mesi. Motivo semplice: dopo quei 2 trail di primavera l’ambizione era per qualcosa di serio, tipo Apuane Skyrace.

Invece un serissimo attacco di mal di schiena che mi ha letteralmente bloccato ha imposto un lungo stop di 4 settimane che mi ha rovinato la forma. Mettiamoci poi le ferie…
Ripreso ad inizio agosto con scarsi risultati, alternavo running e mountain bike. Ma verso Ferragosto sono caduto di bici (e non su sentieri… a una rotonda, come un pollo) dopo un bellissimo giro sul sentiero Gea, ammaccature varie specie a un polso e a una costola. Insomma, ogni ipotesi di obiettivi è saltata… volevo fare un duathlon a Prato ( 10Km corsa piana + 18Km moutain bike) a metà settembre invece saltato, come probabilmente ogni altra ipotesi per l’autunno. Mettiamoci la lombosciatalgia che non se ne va, un filo di tallonite che meno corro più si fa sentire, ed ecco che il mio momento podistico non è dei migliori.

Speriamo in un miglior 2014…

I miei trail della scorsa primavera: Borbotto e Marnia

(con ritardo enorme, anzi di più…)

Torniamo con la macchina del tempo a metà maggio…

Un lavoro di 15 giorni fa – 15×100 in salita + 1000 massimale – mi lasciò pimpante nel morale ma devastato sul piano fisico. Almeno 3 giorni con anche i lavori lenti e brevi fatti a fatica, un corto veloce abortito ai 2000 – 8’41” un 5000 finito in netta difficoltà in 22’11”.
Mi ero già fatto la convinzione che anni di trail e di lunghi abbiano convertito le mie fibre muscolari e che adesso, se da una parte non ho grossi problemi a fare distanze lunghe anche senza allenamento, dall’altra ho difficoltà ad affrontare ritmi intensi. Lavori simil-HIIT molto difficili, quindi. Però credo valga la pena insisterci, credo ci dedicherò l’estate.
7giorni fa, gara trail non competitiva dietro casa, uno spettacolo. Solo 14Km ma 500m di dislivello. Buon test, 2-3 minuti in meno rispetto a 2 anni fa quando preparavo il Ventasso.
Ultima settimana, solo lavori rigeneranti tranne mercoledì. Variazioni di ritmo, 8x (500 a 4’21 rec 500 a 5’14) per un totale di 8Km in 38’18”.
Domenica (12 maggio), gara trail spettacolare sul Monte Falterona, durissimissima, 20Km e 1200m di dislivello, 3h5′. Neve in vetta, mai ero sceso da una pista da sci senza sci bensì sulle scarpe da trail.

Ormai ne ho fatte di gare trail in carriera. Da gare corte a gare lunghe come una maratona, e pure qualche skyrace. Eppure c’è sempre modo di meravigliarsi, trovando nuove gare in ambienti stupendi. E’ il caso del Trail del Borbotto, che per fortuna si trova anche abbastanza vicino a casa, sulle pendici del Monte Falterona, dove nasce l’Arno tra Toscana e Romagna. Monte già affrontato più volte nel trail di Stia, versante casentinese, mentre qua siamo in quello mugellano. Partenza da un minuscolo paesino a 700mt, Castagno d’Andrea noto per aver dato natali a un grande pittore, Andrea detto ovviamente del Castagno.
Partenza micidiale, 5Km con forti pendenze che infatti ci vuole un’ora a percorrerli, finisco con una VAM di circa di 750m ma in difficoltà in vetta alla prima montagna, Monte Acuto. La giornata è parzialmente nuvolosa ma comunque soleggiata, e ci regala splendidi panorami delle immense foreste della zona. Colori e profumi durante l’ascesa sono fortissimi, vegetazione lussureggiante, correre nei boschi di pini è favoloso. Discesa successiva breve ma molto tecnica fino al laghetto denominato Gorga Nera, alla sorgente del Borbotto si attacca la seconda salita verso la vetta del Falterona in mezzo ai faggi, un pò meno ripida ma fatta in condizioni non ottimali. Qua soffro decisamente specie nell’ultima parte dove si fa più ripida e tecnica, con numerosi passaggi su alcuni nevai residui. La vetta si apre all’improvviso annunciata da caratteristici passaggi tra i cespugli di pini mughi, questo uno dei pochi luoghi dell’Appennino ove crescono. Discesa brevissima fino al crinale del Monte Falco, panorami mozzafiato stavolta sui monti della Romagna. Ed ecco la discesa per le piste da sci di Campigna: piste da sci ancora perfettamente innevate!!! Per non scivolare basta appoggiare di tacco ma resta comunque tosto. Al termine inizia una lunga strada forestale che riporta alla fonte del Borbotto, le gambe di marmo impediscono di mantenere un buon ritmo. Si va all’arrivo poi per un bellissimo sentierino in discesa ripida, riesco ad essere incredibilmente agile , anche stranamente perchè quando si torna sull’asfalto ho le gambe di granito. Finisco, lo confesso, sfinito, come mai mi era capitato in una gara di 20Km. Saranno anche i 1200 m di dislivello positivo concentrati quasi tutti nei primi 10Km: per le difficoltà tecniche direi che siamo quasi al livello di una skyrace. All’arrivo grande festa della mia società podistica, una ventina di stradisti per un giorno convertiti con piacere al trail più duro: e devo dire con grande soddisfazione, dopo vari anni possiamo dire che il trail ha conquistato il cuore di molti nonostante la fatica cui obbliga.
Non c’erano molti podisti, anche perchè Castagno d’Andrea è lontano da Firenze, figuriamoci dal resto d’Italia. Ma spero che questo trail sopravviva, sia nella versione di 20Km che in quella di 37Km (magari con un percorso migliore, la corta in proporzione è troppo più bella): sono gare entrambe durissime ma veramente spettacolari in un parco naturale incontaminato, in una foresta tra le più splendide e lussureggianti d’Italia.

La domenica dopo…

In Valdarno superiore c’è questo paesino microscopico nel fondovalle, si chiama Leccio e già il nome ricorda i tanti boschi della zona, ricchi di acacie e vari tipi di quercia. Ora il paese è praticamente immerso in un outlet popolato da grandi firme della moda ma resiste in mezzo alle villette una casa del popolo dove da un 15 anni organizzano ‘sta garetta chiamata Marniatona, di circa 16Km totalmente senza traffico su strade bianche e sentieri della zona. Dall’anno scorso hanno iniziato con questa Marniatrail, gara di 28Km con non molto dislivello ma con frequenti saliscendi. Un anno fa non ero allenato e stavolta invece ce l’ho fatta a prepararmi, accompagnato da numerosi compagni di squadra sempre più orientati al trail.
Partenza nel parco di Sammezzano, si sfiorano le famose sequoie del parco e si sale al castello prima di una picchiata in discesa veramente ripida: si intuisce subito il leit motiv della giornata, l’umidità e il fango veramente mai visto su questi percorsi. Segue una lunga salita leggera su sentiero largo fino a superare il bosco e arrivare alla campagna agricola a metà collina, ricca di ulivi per cui la zona è rinomata. Discesa molto soft tranne l’ultimo Km abbastanza tecnico, poi a circa metà gara il primo strappo breve ma ripido: il fango copiosissimo rende difficile lo stare in piedi e bisogna cercare l’erba su cui poggiare i piedi con efficacia. Bivio tra i 2 percorsi, inizia una salita lunga generalmente facile… lo sarebbe, se non ci fosse un fango terribile su questo sentiero single track nel bosco. Si torna in campagna più in quota, suggestivo passaggio in fattoria, nuova picchiata fangosa in discesa prima dell’ultimo strappo con tanto di capriolo che ti attraversa la strada. Viste impressionanti sulle balze valdarnesi, questi dirupi che hanno mangiato le colline mostrano una terra rossastra, molto suggestive. In vari punti si corre quasi sullo strapiombo. Penultima salita al 22°Km, uno strappo al 25% almeno più che fangoso, praticamente si fa un passo e si rimane nello stesso punto, devastante. Falsopiano e ritorno su sentiero (fangoso). Novità nel finale, con salita fino al Castello di Sammezzano, 1Km veramente durissimo su lastroni… mannaggia, quante maledizioni, gli altri anni si arrivava al paesello.
3h7’ per fare 28Km netti (dislivello +720 – 620), un trail tutto sommato facile dove si corre quasi sempre… peccato per il fango. Ottima organizzazione anche se semplice molti trailer professionisti alla partenza. Doccia (fredda ma siamo spartani) e poi pranzo con i fagioli del Pratomagno.
Peccato che per il secondo trail di fila in una settimana cui partecipo qualche malvivente si sia appostato per rubare nelle auto, non nella mia fortunatamente… sempre detto che è bene non spogliarsi in macchina.

In 15 giorni ben 3 trail nella provincia di Firenze. La mania è esplosa, ormai le sovrapposizioni sono la norma non solo nel calendario nazionale ma anche in quello regionale.
3 trail diversi: il primo e l’ultimo gare storiche completamente offroad. Il secondo alla prima edizione. Il primo (Scarabone) 14Km, il secondo (Borbotto) 20Km, il terzo (Marnia) 28Km. Il secondo quasi una skyrace, gli altri con poco dislivello ma varie difficoltà.
Tre gare che mostrano 3 aspetti diversi della montagna fiorentina: le propaggini dell’Appennino, la campagna del Valdarno, l’alto Appennino. L’aspetto in comune: il bosco! sapevate che la Toscana è la regione italiana con più superficie boschiva?

Trail di Pasqua nelle crete senesi

Con pochi allenamenti nelle gambe, zero sedute trail dal giugno scorso e 2 ore di autonomia massima stimata, sono tornato a dedicarmi al trail in un piovoso sabato di pasqua in cui non avevo niente di meglio da fare: sfidando così il traffico dei vacanzieri, l’autostrada del sole mi ha condotto quindi al margine tra le Crete senesi e la Val di Chiana, in un piccolo paesino chiamato Montisi tra Trequanda e San Giovanni d’Asso. Il paesaggio è duplice: da una parte i boschi, dall’altra le dolci colline senesi, quelle delle pubblicità. Non so niente di questa corsa, per giunta si svolge di pomeriggio e anche l’alimentazione è stata approssimativa e poi è in autosufficienza alimetare. Tante incognite, e poi questa pioggia interminabile, che si placherà proprio durante la corsa. All’ultimo momento come calzature adotto le vecchie Trabuco: col senno di poi per combattere il fango una scarpa ottimale sarebbe stata una bel chiodata, tipo Salomon o Lasportiva.
Montisi è un paesino molto carino, minuscolo su un crinale di una collina, vecchie case e un corso centrale dove si parte dopo i saluti di rito tra trailer. Discesa iniziale e poi subito salita fangosa. Di quel genere di fango che non stai in piedi, specie se procedi in salita. Imprecando un pò si riesce a rimanere in piedi, al culmine inizia una bella serie di saliscendi su percorso misto nella parte più in quota del percorso. Molto carini alcuni tratti, qualche discesina non proprio facile (specie se hai uno davanti più lento che non ti fa passare e ti impedisce di vedere gli appoggi, infatti cado).
Dopo aver avvicinato il paese di Trequanda si esce dal bosco e si entra nella zona delle crete: il paesaggio da boscoso diventa agricolo, macchia e coltivazioni di grano. Il fango torna minaccioso, memorabile una discesa ripidissima interamente allagata, con guado al termine e salita allo stesso modo alla fine. Qui vado in crisi, forse anche di fame nonostante le maltodestrine opportunamente ingerite. Meno male che Montisi è vicina, peccato il Garmin abbia esaurito la carica e non so quanto manchi. E poi il percorso accidenti, ora s’allontana dal paese. Ho un brutto presentimento, che infatti s’avvera: i 2Km finali saranno tremendi come previsto, prima una discesa ripidissima lungo un crinale così fangoso da non capire come riesca a reggermi (infatti cado inzaccherandomi da testa ai piedi), poi un guado con l’acqua gelida che arriva agli stinchi, infine altra salita ripida per fortuna meno fangosa. Al termine saranno 21,2Km e 2h40′ di gara veramente dura specie per le condizioni (mie, poco allenato per roba del genere, e del percorso, pensavo di averne visto tanto fango ma mi sbagliavo, mai come oggi)
Direi da rifare, ben organizzata, tracciata molto bene: peccato per il clima che non ha aiutato, col sole dev’essere davvero magnifico.

Traccia del percorso

Cinguettii elettorali

ovvero le mie considerazioni sulle recenti elezioni, brevi o prolisse, a caldo o meditate, più vari link ad analisi molto interessanti

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Vaffanculo (favolosa)
http://www.ilpost.it/makkox/2013/02/25/m5s/

Ottima descrizione sull’elettorato di destra http://mob.ilfoglio.it/soloqui/16554
(l’aveva già detto Renzi http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-11-22/sondaggio-primarie-galvanizza-truppe-130556.shtml?uuid=AbmzjN5G)

Male che vada Renzi un posto da sondaggista lo trova
http://www.lapresse.it/politica/primarie-renzi-con-me-pd-al-40-con-loro-al-25-se-perdo-no-guerra-1.232603

Alfano intanto dichiara il pareggio tecnico . Domani parlerà di brogli

Ma Renzi il camper ce l’ha sempre o l’ha già venduto? Con una risistematina potrebbe tornargli comodo

Esito elettorale: 3 partiti che si odiano. Inizia ora un triello, come ne il buono il brutto il cattivo. Il PD nel ruolo di Lee Van Cleef
(cioè quello sopravvalutato che alla fine si fa sorprendere e muore)

Memo per le prossime elezioni: a sondaggi e exitpoll basta applicare una formula semplice, togliere 5 punti al centrosinistra
http://www.mariostaderini.it/sondaggisti-del-mio-stivale/

(questa è quella che mi è venuta meglio):
Il Papa si dimette, Napolitano ne ha per soli 2 mesi, chissà chi farà il premier e il capo della polizia è in ospedale. Il sogno di un anarchico

Il PDL ha perso milioni di voti ma il PD è riuscito a perdere lo stesso: fanno dei corsi appositi ai loro dirigenti?
http://www.lastampa.it/2013/02/27/italia/speciali/elezioni-politiche-2013/il-fiasco-perfetto-della-sinistra-che-non-seduce-la-lombardia-uUG29cJNGfn4sEGKy72pSO/pagina.html

… e discorsi più articolati

leggevo su facebook giorni fa i fan di enrico berlinguer che si
complimentavano con ingrao che era andato a quasi 100anni a votare su una
sedia a rotelle, votando per sel. molti gli davano del venduto perchè non
sosteneva ingroia. sono sicuro che anche chi sostiene ferrando da’ del
venduto a quelli di ingroia
cosa vuol dire: che semplicemente c’è sempre qualcuno più a sinistra di te
anche togliatti e bordiga avrebbero detto del PCI di Berlinguer che era
troppo a destra

io guardo ai numeri: dividiamo l’elettorato , spezziamolo in percentili e
distribuiamoli da destra a sinistra (è una grossa semplificazione lo so).
a sinistra vedo uno 1% di vari partitini comunisti , il 2% di Ingroia, il
3% di Vendola. siamo al 6%. vuol dire che tutto il resto dell’elettorato
vota per politiche di destra?
che piaccia o meno, il PD è nell’ala sinistra dell’elettorato. è
l’intero elettorato che si è spostato a destra. oppure semplicemente si usa
parametri rigidi per definire cosa e’ sinistra e cosa è destra.
parametri degli anni 70 e 80 ad esempio, in un mondo completamente diverso
in cui potevamo pure permetterci i dipendenti delle ferrovie in pensione
dopo 20 anni di servizio.

…col senno di poi la sua – di Renzi – “rottamazione” era fin troppo blanda. capisco che
vi stia sul culo ma quando cominciò a parlare di rottamazione fu
preso in giro da tutti. gli va dato atto di aver capito tutto per primo in
un contesto piddino molto conservatore e autocelebrativo.
se il PD fa da capofila di un governo di coalizione con Berlusconi si sobbarca un onere
potenzialmente devastante: quel 25% non è inossidabile, è già pronto per
essere eroso da Grillo. andando al voto tra 1 o 2 anni, con la crisi che
c’è, il PD proveninete da palazzo chigi rischia di andare al 15% (SEL poi
è già lì lì per fare la fine di Ingroia, metà dei suoi voti saranno di
Piddini che volevano riequilibrare a sinistra)
s’è infilato in un cul de sac di nulla… per Bersani era meglio aver
perso anche alla camera. ora rischia l’agonia, e comunque si muova rischia
di sbagliare.

Articoli più seri

http://www.ilpost.it/enricosola/2013/02/26/perche-perdiamo-sempre-
lipogramma-di-sinistra/

http://www.lastampa.it/2013/02/27/cultura/opinioni/editoriali/la-sinistra-che-non-impara-dai-suoi-errori-uss3TIeEJByFFzktfmRLFO/pagina.html

 

Per i più curiosi, le bellissime mappe di confronto di Youtrend
http://www.lastampa.it/italia/speciali/elezioni-politiche-2013/elezioni-2008#/c/2013-02-24/r/italy

http://www.youtrend.it/prime-analisi-i-partiti-della-scorsa-legislatura-perdono-13-milioni-di-voti/
http://www.youtrend.it/sondaggisti-i-veri-sconfitti-forse-no/

 

Infine, spostamenti di voti dal 2008
http://networkedblogs.com/IJEaf
http://www.europaquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/02/Analisi-Istituto-Cattaneo-Elezioni-politiche-2013-Flussi-elettorali-in-9-città.pdf

 

Sondaggi elettorali o lancio dei dadi?

ovvero, del perché stavolta i sondaggi potrebbero sbagliare più del solito. Qui sotto

si possono trovare le medie finali tra tutti i sondaggi svolti nell’ultimo periodo su scala nazionale (per la Camera). Situazione abbastanza chiara, non ci sono molte discordanze tra i vari sondaggisti: e le medie, dato il numero elevato di persone “campionate”, non dovrebbero sbagliare più di tanto. Ma dirò perché nemmeno possono essere precise più di tanto
Un po’ multiforme invece la situazione sondaggi per il Senato, che come è nota contano su base regionale, un po’ come le elezioni presidenziali americane. Multiforme nel senso che ci sono molte più discordanze tra i vari sondaggisti (ad esempio su Piemonte e Veneto). Un po’ tutti danno però come situazione di grossa vicinanza tra le 2 principali coalizioni in Lombardia e Sicilia, e un lieve vantaggio del centrosinistra in Friuli Campania Puglia, un vantaggio un po’ più consistente in Piemonte e Calabria per il centrosinistra e per il centrodestra in Veneto. Con le altre regioni date molte probabili al centrosinistra. I rumors che girano in rete negli ultimissimi giorni sui sondaggi non divulgabili confermano più o meno questa situazione.
Qui una situazione rappresentata da due sondaggisti, SP e Tecnè

Molti commentatori hanno evidenziato delle discrepanze tra i sondaggi nazionali e quelli regionali. Infatti nel 2008 il centrodestra fu il primo partito in alcune grosse regioni con larghissimo margine. Per esempio Sicilia Lombardia e Veneto di oltre 20 punti. Se adesso quelle stesse regioni sono diventate contendibili dal secondo avversario in lizza, il centrosinistra, che sembra avere a livello nazionale una forza comparabile a quella che aveva 5 anni fa, è logico pensare che qualcosa non torna: o sono sbagliati i sondaggi nazionali (sovrastimando il centrodestra) o sono sbagliati quelli regionali (sovrastimando il centrosinistra).
Cosa può essere successo quindi? O sono stati cannati alla grande i campioni di intervistati per i sondaggi delle regioni oppure i sondaggisti hanno tenuto conto di questa sottostima storica del 2% di Lega + PDL nelle rilevazioni nazionali e hanno sovrastimato questa forza. O un mix di entrambe le cose, come ritengo personalmente. È comunque difficile dare una risposta in anticipo in quanto in Italia non c’è una tradizione collaudata di sondaggi sulle sole regioni, come c’è invece negli USA, quindi i dubbi sono leciti.
Se guardiamo alla storia della recente sondaggistica italiana, si nota un fenomeno comune nelle ultime 2 elezioni: una sottostima della percentuale del centrodestra di circa 2 punti percentuali, una sovrastima della sinistra radicale. Ipotizzabile quindi che le 2 coalizioni siano vicine e che siano sbagliati i sondaggi regionali. Ma le cose sono ancor più complicate. Nel 2006 c’erano solo 2 coalizioni che presero in tutto il 99,5% dei voti validi! Nel 2008 c’erano 2 grosse coalizioni che si spartirono l’84% dei voti più alcuni piccoli partiti che si spartirono circa l’11% dei voti. Stavolta la media dei sondaggi assegnano alle 2 coalizioni maggiori meno di 2/3 dei voti. C’è una consistente coalizione moderata, e alcuni piccoli e agguerriti nuovi partiti, uno dei quali – 5 stelle – in forte crescita e “votabile” sia da chi si ritiene di destra o di sinistra.
Cosa comporta tale frammentazione? Che non ci sono serie storiche sufficienti per stimare la forza di tali partiti, non si sa come i loro elettori rispondano alle interviste dei sondaggisti. E che quindi stavolta gli errori possono essere più marcati. Prevedo ad esempio che se faranno gli exit poll stavolta potrebbero essere pure più peggiori delle altre volte, quando già erano pessimi.
In tale scenario complicato, i numeri sono l’unico elemento su cui possiamo fare ipotesi.
Ad esempio questa rilevazione è interessante perché mostra che i maggiori rischi li corre il centro destra: rischio di maggiore astensione, di maggiore cessione di voti verso la lista di Monti, di Grillo e di Giannino

E che forse anche la classica sottostima dei sondaggi per i centrodestra stavolta può portare a sottostimare anche queste ultime 3 liste. Specie quella di Grillo: cosa che nei giorni scorsi hanno lasciato trapelare sia alcuni opinionisti sia i recenti attacchi mossi dal quotidiano il Giornale sia a Giannino che a Grillo, o il fatto che Berlusconi abbia sposato alcuni punti del programma del Mov. 5 stelle. Fatto avvalorato ancor più da questa statistica  che mostra continui travasi di voti dal centrodestra alla lista grillina con una somma complessiva più o meno costante; il travaso di voti dal PD al Mov. 5 stelle qualcuno dice sia minore, anche per una maggiore fidelizzazione dell’elettorato di centrosinistra (personalmente ipotizzo un ottimo risultato del mov. 5 stelle che dopo il caso MPS ruberà diversi voti al PD ma che potrebbe impedire affermazioni del centrodestra in alcune regioni chiave e paradossalmente quindi favorire proprio il PD)
Il succo di tutto ciò? Che malgrado un certo vantaggio consistente del centrosinistra, stavolta le previsioni elettorali dei vari opinionisti potrebbero essere pure più sbagliate del solito.
Non faccio previsioni, dico solo che mi aspetto almeno 4-5 sorprese rispetto a queste medie di sondaggi (la scienza dei sondaggi sarà anche migliorata ma una frammentazione come quest’anno non c’era da decenni nel panorama italiano). In ogni caso sapremo qualcosa già dall’affluenza e da come è distribuita tra le varie regioni. Alcuni dicono che se sarà attorno al 80% Berlusconi potrebbe avere ottime chance di vincere alla Camera per pochi voti. Possibile, ma comunque non facile. Anche perché tutti concordano nel dire che una affluenza del 80% (come 5 anni fa) sarebbe incredibile, si ipotizza tra il 74% e il 78%
In conclusione, difficile in Italia in questa situazione fare come negli USA, dove c’è chi come Nate Silver ha azzeccato al 110% le elezioni presidenziali.
Non ho mai mai visto una campagna elettorale così , senza la minima proposta realizzabile , con tutti a discutere sul nulla, su proposte irrealizzabili o così fumose da poter avere poi le mani libere “…tanto non avevo promesso niente”. In pratica tutti ridotti a parlare delle boutade berlusconiane su IMU e condoni, irrealizzabili ma dette comunque perché ottime promesse per raccogliere voti.
Sono particolarmente deluso dalla campagna del PD, con una vaghezza poco credibile per un partito che è stato tanto all’opposizione. Unica minimale eccezione il programma neo-liberale di Fare molto basato su dati numerici, lista che però difficilmente raggiungerà il 4% per accedere alla Camera data la poca tradizione liberale italiana.

Scenari post-elettorali. Ne parliamo dopo le elezioni. Riassumo qui solo dei brevi pensieri
– un eventuale governo con una discreta maggioranza, che sia coeso o meno, dovrà affrontare momenti bui. Già ci sono voci sulla necessità di una manovra bis (altro che restituzione dell’IMU…), e le prospettive macroeconomiche per l’unione europea non parlano minimamente di crescita. Ma solo di un perpetuarsi della crisi
– nel caso di uno stallo totale con l’impossibilità del formarsi di qualsiasi coalizione, o nel caso di un peggioramento drastico della crisi, le pulsioni più qualunquistiche potrebbero portare a scenari simil-ellenici, con una ingovernabilità ancor maggiore anche dopo elezioni successive. Cosa che potrebbe portare pure a una crisi per mancanza di fiducia nell’italia, con primo effetto un balzo repentino dello spread

Aggiornamento:
Gli ultimi rumors non segnalano novità, o forse solo che la famosa “rimonta” berlusconiana non ci dovrebbe essere. In compenso i bookmaker hanno rivisto le quote su chi sarà il nuovo presidente del consiglio incrementando le chance per Bersani. Per chi volesse essere aggiornato sulle ultime voci , consiglio le corse clandestine dei cavalli oppure la mailing list di Electionista

Paesi del G20: i migliori e i peggiori per le donne

Dal bel blog del giornalista Simone Spetia http://simonespetia.wordpress.com/ riprendo questa bellissima infografica sulla situazione della donna nei paesi del G20

Risultati deludenti, direi. Come ho scritto su Twitter, la civiltà di un paese si misura da come tratta la minoranza più numerosa, le donne. E ad  uscirne male sembra sia l’intero genere umano

Infografica sulla situazione delle donne nei paesi del G20