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Mugello Trail, prima splendida edizione

Vivo in Mugello da 6 anni, avevo cominciato a fare trail da uno e questo mi pareva un territorio enorme da esplorare sul lato podistico, dalle potenzialità notevole. Finora i trail aveva scartato questo territorio, tranne poche splendide gare svoltesi ai margini (Da Piazza a Piazza, Borbotto, Poggiolo). Da trailer sognavo un giorno che qui si svolgesse una bella gara trail, e mi immaginavo le zone da toccare. Poi un giorno trovo un gruppo facebook, e un sito internet, e luce fu. Già dai primi segni si intuivano le grandi potenzialità della gara, fin dalla location, la splendida isolata Badia di Moscheta.
Scartata la durissima prova Ultra di 64Km, mi iscrivo alla 23,5, tosta ma fattibile.
Partenza alle 9, si nota una bella e colorata folla di runner. Si percepisce sempre più la bravura e competenza degli organizzatori, non si nota che è una prima edizione, fin dal controllo materiali obbligatori, molto molto pignolo.
Foto di rito con gli amici, punzonatura briefing e partenza subito in salita, nei primi 5,5 Km c’è metà del dislivello.
Parto in fondo, salgo con calma ma correndo, la pendenza non è tostissima. Boschi di conifere, poi di faggi e castagni, infine si arriva in vetta alla prima montagna. Vista ampia sul crinale, sulle valli circostanti, boschi ovunque. Tutti si fanno delle foto, me compreso. Prima breve discesa estremamente tecnica e ripida, peccato sia così breve. Ristoro a cui mi approvvigiono di cola (siamo in autosufficienza, ho pure lo zaino) e si rientra nel bosco iniziando i numerosi saliscendi su un bellissimo oscuro single track. Le variazioni di ritmo sono continue, si tende a scendere fino ad arrivare al torrente Rovigo, acqua verdissima e pietroni levigati : anche qui, foto a tutto spiano…
Si costeggia il torrente fino al mulino dei Diacci, guado, salitella al secondo ristoro.
Il percorso è tracciatissimo, molto difficile perdersi, tantissimi volontari tutti sorridenti, una manifestazione che ha fatto centro anche tra i locali.Tanti altri saliscendi si susseguono, ci supera il primo dell’Ultra a velocità doppia pur camminando.
Inizia la discesa, prima veloce poi estremamente tecnica e fangosa. Se sui saliscendi recuperavo pochissime posizioni, qui costringo tanti a farmi strada. Molto molto divertente, peccato che manchi ancora tanto all’arrivo.
In fondo alla discesa 2 lunghi guadi sul fiume, attrezzati con corde per non cadere sui pietroni: bellissimo nonostante l’acqua gelata che però raffredda i piedi bollenti.
Iniziano gli ultimi temibili 3Km , interminabili sulle salitelle della Valle dell’Inferno: gli organizzatori impietosi hanno disseminato la zona di citazioni dantesche, che colgono nel segno. Sono bello cotto ma lo sono tutti e recupero comunque delle posizioni. Solo gli ultimi 200m sono su asfalto, taglio il traguardo alla Badia ricevendo sul momento una lattina di birra e la maglia di finisher.
Stupendo, WOW, sono estasiato di tutto, anche del post gara (doccia gelida tonificante inclusa, ma anche il pranzo caldo non era male). I complimenti si sprecano e tutti si riterranno estremamente soddisfatti. Torno a casa con una pazzesca voglia di trail, nonostante il poco allenamento. E orgoglioso che la mia terra adottiva possa offrire al popolo dei trailer una così bella manifestazione.

http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=2753757


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I miei trail della scorsa primavera: Borbotto e Marnia

(con ritardo enorme, anzi di più…)

Torniamo con la macchina del tempo a metà maggio…

Un lavoro di 15 giorni fa – 15×100 in salita + 1000 massimale – mi lasciò pimpante nel morale ma devastato sul piano fisico. Almeno 3 giorni con anche i lavori lenti e brevi fatti a fatica, un corto veloce abortito ai 2000 – 8’41” un 5000 finito in netta difficoltà in 22’11”.
Mi ero già fatto la convinzione che anni di trail e di lunghi abbiano convertito le mie fibre muscolari e che adesso, se da una parte non ho grossi problemi a fare distanze lunghe anche senza allenamento, dall’altra ho difficoltà ad affrontare ritmi intensi. Lavori simil-HIIT molto difficili, quindi. Però credo valga la pena insisterci, credo ci dedicherò l’estate.
7giorni fa, gara trail non competitiva dietro casa, uno spettacolo. Solo 14Km ma 500m di dislivello. Buon test, 2-3 minuti in meno rispetto a 2 anni fa quando preparavo il Ventasso.
Ultima settimana, solo lavori rigeneranti tranne mercoledì. Variazioni di ritmo, 8x (500 a 4’21 rec 500 a 5’14) per un totale di 8Km in 38’18”.
Domenica (12 maggio), gara trail spettacolare sul Monte Falterona, durissimissima, 20Km e 1200m di dislivello, 3h5′. Neve in vetta, mai ero sceso da una pista da sci senza sci bensì sulle scarpe da trail.

Ormai ne ho fatte di gare trail in carriera. Da gare corte a gare lunghe come una maratona, e pure qualche skyrace. Eppure c’è sempre modo di meravigliarsi, trovando nuove gare in ambienti stupendi. E’ il caso del Trail del Borbotto, che per fortuna si trova anche abbastanza vicino a casa, sulle pendici del Monte Falterona, dove nasce l’Arno tra Toscana e Romagna. Monte già affrontato più volte nel trail di Stia, versante casentinese, mentre qua siamo in quello mugellano. Partenza da un minuscolo paesino a 700mt, Castagno d’Andrea noto per aver dato natali a un grande pittore, Andrea detto ovviamente del Castagno.
Partenza micidiale, 5Km con forti pendenze che infatti ci vuole un’ora a percorrerli, finisco con una VAM di circa di 750m ma in difficoltà in vetta alla prima montagna, Monte Acuto. La giornata è parzialmente nuvolosa ma comunque soleggiata, e ci regala splendidi panorami delle immense foreste della zona. Colori e profumi durante l’ascesa sono fortissimi, vegetazione lussureggiante, correre nei boschi di pini è favoloso. Discesa successiva breve ma molto tecnica fino al laghetto denominato Gorga Nera, alla sorgente del Borbotto si attacca la seconda salita verso la vetta del Falterona in mezzo ai faggi, un pò meno ripida ma fatta in condizioni non ottimali. Qua soffro decisamente specie nell’ultima parte dove si fa più ripida e tecnica, con numerosi passaggi su alcuni nevai residui. La vetta si apre all’improvviso annunciata da caratteristici passaggi tra i cespugli di pini mughi, questo uno dei pochi luoghi dell’Appennino ove crescono. Discesa brevissima fino al crinale del Monte Falco, panorami mozzafiato stavolta sui monti della Romagna. Ed ecco la discesa per le piste da sci di Campigna: piste da sci ancora perfettamente innevate!!! Per non scivolare basta appoggiare di tacco ma resta comunque tosto. Al termine inizia una lunga strada forestale che riporta alla fonte del Borbotto, le gambe di marmo impediscono di mantenere un buon ritmo. Si va all’arrivo poi per un bellissimo sentierino in discesa ripida, riesco ad essere incredibilmente agile , anche stranamente perchè quando si torna sull’asfalto ho le gambe di granito. Finisco, lo confesso, sfinito, come mai mi era capitato in una gara di 20Km. Saranno anche i 1200 m di dislivello positivo concentrati quasi tutti nei primi 10Km: per le difficoltà tecniche direi che siamo quasi al livello di una skyrace. All’arrivo grande festa della mia società podistica, una ventina di stradisti per un giorno convertiti con piacere al trail più duro: e devo dire con grande soddisfazione, dopo vari anni possiamo dire che il trail ha conquistato il cuore di molti nonostante la fatica cui obbliga.
Non c’erano molti podisti, anche perchè Castagno d’Andrea è lontano da Firenze, figuriamoci dal resto d’Italia. Ma spero che questo trail sopravviva, sia nella versione di 20Km che in quella di 37Km (magari con un percorso migliore, la corta in proporzione è troppo più bella): sono gare entrambe durissime ma veramente spettacolari in un parco naturale incontaminato, in una foresta tra le più splendide e lussureggianti d’Italia.

La domenica dopo…

In Valdarno superiore c’è questo paesino microscopico nel fondovalle, si chiama Leccio e già il nome ricorda i tanti boschi della zona, ricchi di acacie e vari tipi di quercia. Ora il paese è praticamente immerso in un outlet popolato da grandi firme della moda ma resiste in mezzo alle villette una casa del popolo dove da un 15 anni organizzano ‘sta garetta chiamata Marniatona, di circa 16Km totalmente senza traffico su strade bianche e sentieri della zona. Dall’anno scorso hanno iniziato con questa Marniatrail, gara di 28Km con non molto dislivello ma con frequenti saliscendi. Un anno fa non ero allenato e stavolta invece ce l’ho fatta a prepararmi, accompagnato da numerosi compagni di squadra sempre più orientati al trail.
Partenza nel parco di Sammezzano, si sfiorano le famose sequoie del parco e si sale al castello prima di una picchiata in discesa veramente ripida: si intuisce subito il leit motiv della giornata, l’umidità e il fango veramente mai visto su questi percorsi. Segue una lunga salita leggera su sentiero largo fino a superare il bosco e arrivare alla campagna agricola a metà collina, ricca di ulivi per cui la zona è rinomata. Discesa molto soft tranne l’ultimo Km abbastanza tecnico, poi a circa metà gara il primo strappo breve ma ripido: il fango copiosissimo rende difficile lo stare in piedi e bisogna cercare l’erba su cui poggiare i piedi con efficacia. Bivio tra i 2 percorsi, inizia una salita lunga generalmente facile… lo sarebbe, se non ci fosse un fango terribile su questo sentiero single track nel bosco. Si torna in campagna più in quota, suggestivo passaggio in fattoria, nuova picchiata fangosa in discesa prima dell’ultimo strappo con tanto di capriolo che ti attraversa la strada. Viste impressionanti sulle balze valdarnesi, questi dirupi che hanno mangiato le colline mostrano una terra rossastra, molto suggestive. In vari punti si corre quasi sullo strapiombo. Penultima salita al 22°Km, uno strappo al 25% almeno più che fangoso, praticamente si fa un passo e si rimane nello stesso punto, devastante. Falsopiano e ritorno su sentiero (fangoso). Novità nel finale, con salita fino al Castello di Sammezzano, 1Km veramente durissimo su lastroni… mannaggia, quante maledizioni, gli altri anni si arrivava al paesello.
3h7’ per fare 28Km netti (dislivello +720 – 620), un trail tutto sommato facile dove si corre quasi sempre… peccato per il fango. Ottima organizzazione anche se semplice molti trailer professionisti alla partenza. Doccia (fredda ma siamo spartani) e poi pranzo con i fagioli del Pratomagno.
Peccato che per il secondo trail di fila in una settimana cui partecipo qualche malvivente si sia appostato per rubare nelle auto, non nella mia fortunatamente… sempre detto che è bene non spogliarsi in macchina.

In 15 giorni ben 3 trail nella provincia di Firenze. La mania è esplosa, ormai le sovrapposizioni sono la norma non solo nel calendario nazionale ma anche in quello regionale.
3 trail diversi: il primo e l’ultimo gare storiche completamente offroad. Il secondo alla prima edizione. Il primo (Scarabone) 14Km, il secondo (Borbotto) 20Km, il terzo (Marnia) 28Km. Il secondo quasi una skyrace, gli altri con poco dislivello ma varie difficoltà.
Tre gare che mostrano 3 aspetti diversi della montagna fiorentina: le propaggini dell’Appennino, la campagna del Valdarno, l’alto Appennino. L’aspetto in comune: il bosco! sapevate che la Toscana è la regione italiana con più superficie boschiva?

Trail di Pasqua nelle crete senesi

Con pochi allenamenti nelle gambe, zero sedute trail dal giugno scorso e 2 ore di autonomia massima stimata, sono tornato a dedicarmi al trail in un piovoso sabato di pasqua in cui non avevo niente di meglio da fare: sfidando così il traffico dei vacanzieri, l’autostrada del sole mi ha condotto quindi al margine tra le Crete senesi e la Val di Chiana, in un piccolo paesino chiamato Montisi tra Trequanda e San Giovanni d’Asso. Il paesaggio è duplice: da una parte i boschi, dall’altra le dolci colline senesi, quelle delle pubblicità. Non so niente di questa corsa, per giunta si svolge di pomeriggio e anche l’alimentazione è stata approssimativa e poi è in autosufficienza alimetare. Tante incognite, e poi questa pioggia interminabile, che si placherà proprio durante la corsa. All’ultimo momento come calzature adotto le vecchie Trabuco: col senno di poi per combattere il fango una scarpa ottimale sarebbe stata una bel chiodata, tipo Salomon o Lasportiva.
Montisi è un paesino molto carino, minuscolo su un crinale di una collina, vecchie case e un corso centrale dove si parte dopo i saluti di rito tra trailer. Discesa iniziale e poi subito salita fangosa. Di quel genere di fango che non stai in piedi, specie se procedi in salita. Imprecando un pò si riesce a rimanere in piedi, al culmine inizia una bella serie di saliscendi su percorso misto nella parte più in quota del percorso. Molto carini alcuni tratti, qualche discesina non proprio facile (specie se hai uno davanti più lento che non ti fa passare e ti impedisce di vedere gli appoggi, infatti cado).
Dopo aver avvicinato il paese di Trequanda si esce dal bosco e si entra nella zona delle crete: il paesaggio da boscoso diventa agricolo, macchia e coltivazioni di grano. Il fango torna minaccioso, memorabile una discesa ripidissima interamente allagata, con guado al termine e salita allo stesso modo alla fine. Qui vado in crisi, forse anche di fame nonostante le maltodestrine opportunamente ingerite. Meno male che Montisi è vicina, peccato il Garmin abbia esaurito la carica e non so quanto manchi. E poi il percorso accidenti, ora s’allontana dal paese. Ho un brutto presentimento, che infatti s’avvera: i 2Km finali saranno tremendi come previsto, prima una discesa ripidissima lungo un crinale così fangoso da non capire come riesca a reggermi (infatti cado inzaccherandomi da testa ai piedi), poi un guado con l’acqua gelida che arriva agli stinchi, infine altra salita ripida per fortuna meno fangosa. Al termine saranno 21,2Km e 2h40′ di gara veramente dura specie per le condizioni (mie, poco allenato per roba del genere, e del percorso, pensavo di averne visto tanto fango ma mi sbagliavo, mai come oggi)
Direi da rifare, ben organizzata, tracciata molto bene: peccato per il clima che non ha aiutato, col sole dev’essere davvero magnifico.

Traccia del percorso

Disastro ciclistico alla Scarpirampi

4 anni fa, nel mio periodo d’oro di trailer e ultramaratoneta, rimasi conquistato da quella ardita e magnifica gara che è la Scarpirampi – 30Km da Prato a Vernio sulle montagne della Calvana. Zone splendide, montagna aspradi dove non ci sono pietraie e  fango. Ne fui conquistato così tanto da ricalcare poi i sentieri di quel crinale in qualche trail autogestito. Per vari motivi poi non l’avevo più rifatta, anche perché serve un ciclista, e non ne conoscevo molti (anzi nessuno). Quest’anno, che la tendinite mi aveva fatto passare l’estate sulle 2 ruote si era affacciato il pensiero di esplorarne l’altra faccia, quella bici-munita. La mia prima esperienza agonistica sulle 2 ruote – un duathlon molto aspro – mi aveva lasciato ben sperare. Dopo duri allenamenti su strade bianche e sentieri di Monte Senario e Monte Morello, sulle pietre delle valli del Carlone e della Marinella, mi ero convinto, e un’affannosa ricerca di un podista abbastanza allenato da poter affrontare quel percorso assai tosto ha portato ad avere compagno il fido Isacco, grande uomo-marketing della mia squadra.
Domenica fatale, 11 novembre: il cielo non promette nulla se non il diluvio, le previsioni erano pessime e si sapeva, di notte ha piovuto a catinelle. Alla partenza il cielo è plumbeo, cio’ nonostante ci sono diversi atleti; prima partono i soli “trailer” per il trail della Calvana, poi le coppie. Il momento più piovoso della gara sarà proprio alla partenza. Si attraversa il ponticino sul Bisenzio gonfio di pioggia (sintomatico di ciò che troveremo) e si parte, subito in salita.
Finchè è asfalto reggo bene in spinta, poi sul sentiero diviene impossibile pedalare su quelle pietre scivolose: prima difficoltà della giornata, salita fino al guado del rio Buti. Seconda difficoltà: il fango è tantissimo, i sentieri sono dei ruscelli d’acqua che scende impetuosa, i copriscarpe servono a poco e i piedi si bagnano: per fortuna sono circa 17°, un caldo che rende per niente fastidiosa la pioggia, ormai diminuita. Finisce la prima salita, guado e poi asfalto al termine del quale raggiungo il mio collega al primo controllo. Variazione di percorso rispetto a 4 anni fa: altra salita, meno tosta e fattibile in bici, ma Isacco mi stacca di nuovo, e in discesa causa fango e pietraie è difficile riguadagnare molto. Dopo altro breve tratto asfaltato, nuova variazione di percorso: un single track stretto e fangosissimo, tremendo per le bici: e pietre bagnate su cui le ruote slittano. Arriviamo così all’attacco della lunga salita della prima metà gara, dove Isacco mi riprende subito e mi attende: anche qui ciclisti in grande difficoltà, e bici su a forza di braccia. Arriviamo al controllo in vetta all’Aia Padre, dove una mandria di vacche ci osserva infastidita, come se violassimo i loro luoghi generalmente silenziosi. Ristoro e qua inizia il tratto più bello, il lungo crinale di prati cinto da pini verso Montecuccoli. Solo che il fango impera anche più di prima, e stremato dalla salita come sono anche qua Isacco mi stacca nel primo ripido tratto… conto di riprenderlo nel tratto successivo più a favore, comunque vado meglio dei ciclisti con cui sono, volo verso il successivo controllo… quand’ecco, a un tratto mi accorgo che il colpo di pedale non imprime più forza… scendo e mi accorgo che si è rotto il cambio posteriore. Ca**o!!! Maledizione!!! Mi rimane solo rabbia, scendo senza pedalare e arrivo al ristoro/controllo del paese . Qua c’è l’assistenza tecnica, si dichiarano pronti a ripararmi la bici togliendo il cambio e mettendomi un rapporto fisso. Accetto, decidiamo di ripartire, il mio collega si avvia, lo dovrei riprendere in discesa. I meccanici smagliano la catena e la risistemano su un rapporto agile ma non troppo. Riparto, e affronto il tratto più fangoso con le pozze più grandi e profonde dell’Appennino. Mi sento rinascere, vado alla grande attraversando queste pozze nel mezzo fregandomene dell’acqua e schizzando ogni cosa attorno… quand’ecco che i pedali si bloccano. La catena si è bloccata completamente, i pedali non girano. Gara mestamente terminata. Scaglio maledizioni e torno al controllo a spinta, ormai stremato. Devo ritirarmi, l’unica è scendere a valle sulla strada asfaltata… senza pedalare. Arrivato a Vernio, invece di farmi 18Km a piedi mi arrendo e chiamo mio padre in soccorso. Intanto Isacco per fortuna ha potuto proseguire, avvisato dai giudici del mio ritiro. L’onta di questa gara rimarrà, aver costretto al ritiro anche il mio collega che pure aveva fatto una buona corsa (afferma di essersi divertito: quello molto anche io, almeno fino al ritiro)
Esito finale: disastro, perché è solo il mio secondo ritiro in 25 anni di carriera sportiva. E contavo di rimanere a quota 1, mai mi son ritirato neanche in caso di stiramenti o mal di schiena o altro.
Disastro, perché ho rovinato la giornata a un altro collega runner. Disastro, perché mi son reso conto che non sono un ciclista, probabilmente mai lo diventerò seriamente (o forse solo se abbandonassi definitivamente e obtorto collo il running), e anche lo diventassi difficilmente sarò un buon mountain biker; a dispetto del mio gusto per le difficoltà, l’altimetria, l’off-road, boschi e sentieri, non ho caratteristiche adatte a questi percorsi (sono un passista nel running, e probabilmente in bici sarei un cronoman): e quindi difficilmente potrò mai correre in futuro in bici la Scarpirampi (e comunque probabilmente mi servirebbe una bici migliore).

Fino a domenica sera la spossatezza, il nervosismo, l’essere annegato nel fango avevano predominato. A mente fredda, ripenso che qualcosa di buono è venuto fuori. Nonostante le condizioni del percorso veramente infami ho comunque retto, nonostante non avessi una bici ipertecnologica e come detto nonostante non sia un ciclista “dentro” ho tenuto il passo di molti ciclisti; ho stretto i denti in salita, ho stretto i denti in mezzo al fango: soprattutto, ho realizzato che nei 23Km di gara fatti, oltre 10 sono stati spingendo una pesante bici di 14Kg su pietre umide e fango, e con un dislivello positivo di oltre 800m. Ripensandoci, non è uno sforzo da poco. Pensandoci ancora, è come se avessi corso un mini-trail-duathlon: e sicuramente da trailer sarei arrivato al punto di controllo più velocemente a piedi che in bici. Pensandoci ancora, pur senza un serio allenamento podistico superiore ai 10Km, sarei quasi stato capace di correre a piedi tutta la Scarpirampi, tenendo conto che fango saliscendi e discese sono i miei terreni preferiti.
Mi rimane questo, paradossalmente: il disastro ciclistico mi ha instillato una scintilla di voglia di correre. E se la salute reggerà, chissà che il prossimo non ci arrivi davvero a Vernio, senza due ruote ma solo con le mie fidate scarpe da trail.

Fontesanta Trail

Il tallone dopo un pessimo inverno comincia a dare tregua e mi permette un minimo di allenamento per poter correre un tranquillo trail nei pressi di Firenze. Snobbato dai trailer professionisti ma che in realtà presenta difficoltà tecniche non indifferenti, nonostante una distanza relativamente breve, solo 18 Km. Così ridotta che permette però di far assaggiare la corsa sui sentieri anche a tanti “stradisti”. In primis i miei compagni di squadra che a sorpresa l’han scelta come tappa del campionato interno e quindi per una volta mi fanno compagnia, novità molto piacevole. Partenza in discesa, e subito un bellissimo single track a capofitto nella macchia, a tratti molto ripido. Ero partito veloce proprio per affrontarlo in tranquillità grazie a una profonda lettura del road book: una discesa veramente molto divertente, riesco a scivolare e battere il sedere per terra ma mi rialzo come un fulmine e proseguo a rotta di collo. Peccato che in breve la discesa finisce… e son dolori! La poca preparazione si fa sentire, in salita arranco, meno male che dopo uno strappo tosto ci sono ampi tratti di saliscendi leggeri e qualche discesina tecnica dove mi esalto. Corriamo sotto il “Poggio Firenze”, che infatti da lontano mostra la città, più vicine le meravigliose campagne sopra Bagno a Ripoli, una delle zone più meravigliose della Toscana, verdissime limpide e suggestive in una giornata ventosa come questa. Zone toccate spesso da altre gare corse nel passato, ma questa è decisamente la più impegnativa…  questi saliscendi leggeri non finiscono mai, una sequenza di falsopiani che ci fanno aggirare il monte e portano nel Chianti, in mezzo ai boschi e a rigogliosi profumati cespugli di ginestre. Tah dah ecco la seconda salita, una strada bianca liscia ma dritta verso il cielo, quasi impossibile correre. Però vedo che cammino in salita più veloce degli “stradisti”, e pensare che i trailer in genere mi sverniciano in condizioni del genere: ma oggi la durezza del percorso mi avvantaggia. Al termine della salita rientriamo nel bosco più fitto, specialmente pini, si cambia versante e dal Chianti passiamo al Valdarno, la vista ora spazia sul Pratomagno… e il percorso scende… diamine come scende, una carrareccia di sassi e lastroni di pietra, a tratti ripidissima. Mi trasformo in capriolo e scendo giù con attenzione ma non troppo, divertente ma veramente difficile. Si scende 200m di dislivello ohi ohi saranno da risalire… sì, uno strappo ripido in single track in mezzo alle foglie morte in un boschetto di querciole, qualche sasso cui stare attento ma tanto chi corre qui… In cima non è comunque finita, mi difendo e recupero un paio di posizioni ma la salita prosegue con alcuni tratti in discesa che permettono di rifiatare. Si arriva alle antenne del poggio, circa 700m, si scenderà ora spero… sì per fortuna si scende ma per poco, nuovo sentierino di salita leggera all’ultimo Kilometro, devastante specie per chi devastato lo è già. Per fortuna si sentono le voci degli arrivati, ci siamo e taglio il traguardo molto soddisfatto. Dopo il traguardo un buon pasto rigenerante mentre ci godiamo la natura , si discute della durezza del percorso: impegnativo specialmente per le tante salite brevi ma impegnative e le discese estremamente tecniche, meno male quindi non è molto lungo. Tutti han faticato, tutti si son preoccupati per la difficoltà del percorso ma mi pare che tutti si siano molto divertiti e si siano goduti quest’angolo di natura a due passi dalla città.

In sostanza una bella gara, un vero trail ma alla portata anche di corre su strada, ben organizzato e un percorso anche paesaggisticamente molto molto piacevole.

 Trail di Fontesanta at EveryTrail
http://www.everytrail.com/iframe2.php?trip_id=1620065&width=300&height=27