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Sette bambini

Tra i miei vicini di casa, nel piccolo paesino di campagna dove abito, ci sono 4 coppie giovani. In tutto hanno 7 figli.
I 7 bimbi si chiamano Alessio, Gaia, Luca, Cesare, nomi così. La mattina prendono il pulmino che li porta a scuola nel capoluogo, nel pomeriggio giocano nei giardini davanti e godono del piacere che può dare crescere nella natura. I genitori spesso li richiamano all’ordine gridando a squarciagola i loro nomi.
I 7 bimbi sono indistinguibili, parlano e vestono allo stesso modo, sono piccoli ma si intuisce l’accento fiorentino.
Eppure solo uno è italiano.
Non sono un fan dello Ius Soli, come è qualcuno nella sinistra radicale, in questo e solo in questo adoratori del diavolo USA. Ma ancor meno sono un fan dello Ius Sanguinis, che distingue tra chi cittadini di serie A e di serie B, con l’unica differenza posta su chi fossero gli antenati.
Che senso ha? Come potrebbe essere il pro-pro-nipote di un emigrato in Argentina essere più italiano di uno che ha fatto le scuole in Italia, uno i cui genitori pagano le tasse e uno su cui lo stato ha investito in termini di salute e cultura? La differenza mi sembra enorme, ed anormale.

I 7 bimbi figli dei miei vicini sono indiscutibilmente italiani, anche se dubito siano tutti cattolici. Eppure per la carta di identità non lo sono.
C’è chi va dicendo che questa legge sulla cittadinanza è una minaccia alla sicurezza. Cioè, vorreste dirmi che quei 7 bimbi saranno in futuro un problema se gli diamo la cittadinanza italiana? E che se non gliela diamo invece non saranno un problema? E’ evidente ci sia un problema di logica. O forse, di carenza di facoltà intellettive.

Diciamo la verità, fuor dai denti. Che questo paese è ancora quello del 1939. Quello che anche se non inneggiò alle leggi razziale , in realtà lasciò correre, tanto non lo riguardava, quindi chissenefrega. E’ sempre lo stesso paese la cui cultura è stata forgiata dal ventennio, la cultura che divide le persone in popoli, che ai popoli associa un colore della pelle, vari luoghi comuni e una e una sola religione. E’ il paese di quelli che a Balotelli gridavano “Non esistono negri italiani”. Che quest’ultima frase la pensano davvero, e che se anche riconoscono al calciatore e a quelli come lui un diritto di cittadinanza, credono comunque che sia una cittadinanza di serie B, ottenuta per un colpo di fortuna invece che per il merito dei propri avi.

Non che adori la legge che stanno discutendo: lo Ius Soli (che non è assoluto ma molto temperato) non è detto sia correttissimo, nel caso il bambino si trasferisca altrove. Lo Ius Culturae invece è innovativo e azzeccato: cresci e studi qui? Finisci le elementari? E’ ovvio, deve essere ovvio che tu saresti italiano. Anzi, agli stranieri che chiedono la cittadinanza italiana personalmente richiederei non solo la residenza ma anche un minimo di cultura italiana (linguistica e storica) – ma credo che i sostenitori del terzomondismo senza se e senza ma si arrabbierebbero.

Il succo è che i contrari alla legge mischiano il substrato culturale in cui sono cresciuti loro o i lori genitori – che lo straniero è nemico, fino a prova contraria, soprattutto se la pelle è scura ( strano che nessuno sia razzista coi norvegesi ) – alla incapacità di accettare che il mondo è cambiato e non servirà innalzare muri terrestri o valli marini a bloccare un progressivo inevitabile mescolamento di caratteri genetici, culture, colori, lingue. Fenomeno che va governato e controllato, ma a cui opporsi non ha alcun senso, nè possibilità alcuna di successo.

Comunque vada, i figli dei miei vicini prima o poi saranno italiani, anche di diritto, oltre che de facto: perchè SONO italiani, si sentono italiani, anche perchè i loro genitori stranieri parlano loro solo e soltanto in italiano. Quindi, perchè ostacolare l’inevitabile? Solo per rassicurare le proprie paure?

Citazioni
– la legge in discussione
– una riflessione di Michele Ainis