Doppio allenamento

Oggi una delle rare sedute di doppio allenamento della mia vita.

Prima 1h30′ in palestra (circuit training mirato alla forza resistenza ed elastica e anche alla propriocettività per i piedi), poi a ruota quasi un’ora di piscina. alla fine avevo le braccia che mi scoppiavano, ma direi che una bella corsa di un’ora e mezza in collina (per non parlare di un ritmo maratona) è moooolto più stancante.

Alla fine il meritato premio: panino con hamburger (NO MCDonald ovviamente, ma di qualità sopraffina) e birra Menabrea. Che giornata di ferie goduriosa!

Colonna sonora di fine 2006

Da quando ho il lettore MP3 Philips che mi son comprato quest’estate ascolto spesso dell’ottima musica. Specie in questo fine 2006 lo uso spesso: a correre, a sciare, in giro….

Colonna sonora di questa mia vita di fine 2006:

Dido , Live

Lou Reed , Transformation

David Gray , White Ladder

Cose diversissime tra loro. La prima è una piacevole riscoperta (e scoperta di cose che non conoscevo) di questo periodo, le altre sono novità (insomma, Lou Reed proprio novità non sarebbe …) suggeritemi dalla lettura di un certo autore di cui parlerò molto (e bene) prossimamente.

Sempre bello però quando si scopre della musica che piace davvero.

La prima sciata della stagione

La prima sciata della stagione è un pò una cosa speciale per noi che si vive a sud dell’Appennino. La neve è una cosa lontana dalla nostra quotidianità e già il pesticciarla ci fa tornar bambini. Ma andare sui monti, vedere gli alberi carichi di manto bianco, inforcare gli sci dopo essersi infilati faticosamenti gli scarponi e scendere giù e sempre un’emozione grandissima. Mi ricordo i primi anni che sciavo, la prima sciata della stagione mi faceva emozionare come prima del primo giorno di scuola, o la vigilia della partenza per le vacanze. Dormivo poco e male, mi alzavo con grande anticipo, uscivo di casa scrutando il cielo.

Ora sarò più esperto e non lo vivo così intensamente. Quest’inverno la prima volta è stata la vigilia di Natale: la neve pochina, ma le emozioni sempre tanti a vedere tutto bianco, e in lontananza le cime delle Alpi. Un pochino è sempre un tornare bambini.

C’è poco da dire, non ci sono tante cose nella vita più belle che sentirsi ancora una volta meravigliati davanti alla bellezza del mondo come quando eravamo piccoli.

Quanto odio aver avuto ragione

Visto che l’altra volta parlavo di Pinochet, ora si parla di Saddam. Dittatore ferocissimo e assolutamente da detestare e a cui augurare il peggio, figuriamoci. La sua condanna è una conseguenza naturale delle sue azioni, di eccidi di sciiti e soprattutto curdi se ne sente parlare da decenni. CHe poi in Iraq ci sia la condanna a morte è una caratteristica di quel paese, da condannare come è da condannare in Cina, negli USA o in Giappone (già, ho scoperto che c’è anche lì!)

Ho proprio paura però che la sua esecuzione lo farà diventare San Saddam martire dei popoli sunniti che lottano contro l’Occidente cattivo e gli Ebrei diabolici.

Con le conseguenze che tutti ci immaginiamo, tipo le lunghe file che ci saranno negli Uffici di Collocamento del mondo arabo per il posto di kamikaze. Siamo finiti proprio male, c’è poco da dire.

Che poi Saddam sia caduto è stato un bene, mica c’è da lamentarsi. Ma chi ha seminato vento – decidendo di deporlo con la guerra e non con altre vie – raccoglierà tempesta. Quando anni fa si manifestava in piazza durante il Social Forum ci si immaginava tutti che questa guerra avrebbe portato soprattutto dolore e morte, mica pace e bene. Non è che ci volesse la sfera di cristallo per immaginarlo, eh! Quel giorno – mi pare il 9 o 10 novembre 2002 – mi toccò pure dirlo nel mio pessimo inglese a un giornalista della BBC che mi voleva intervistare , che questa guerra avrebbe risolto ben poco. Nel migliore dei casi. I fatti dicono che quei 4 o cinquecentomila che s’era lì s’aveva tutti ragione. Di pace ce n’è poca, Palestina messa sempre male, e intanto clima sempre peggiore tra l’occidente e il mondo islamico. Pare ora lo stiano capendo anche al Pentagono, ce n’han messo di tempo però considerando quanti fondi hanno. La vedo parecchio male per il futuro, mi sa che in Iraq chi c’è rimasto stiano un pò tutti pensando a come fare a scappare senza perdere la faccia. E per quelli che rimangono, la situazione sembra ancor meno rosea. Come sempre, in una guerra sono i poveracci quelli che ci rimettono. La Storia, in questo, non cambierà mai.

PS

leggo giusto ora questo

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Documento/2006/12_Dicembre/27/blair.shtml

Blair avrà anche le sue ragioni nell’analizzare la situazione però è inevitabile dire che le sue belle cazzate le ha fatte, in primis l’appiattirsi sull’alleatone di oltreoceano. Quando negli USA decideranno che 4000 morti sono troppi (a 3000 ci sono arrivati, e solo di americani: di irakeni non oso manco chiederlo), si ritirerà anche lui? Ma forse si sarà già dimesso e ritiratosi in pensione.

Faletti – Fuori da un evidente destino

Lessi il primo romanzo di Faletti, "Io uccido", con un bel pò di
scetticismo. Nel corso della lettura mi ricredetti: era dotato di un buon
ritmo, era riuscito a creare una situazione di un bel pò di suspence, pareva
proprio un buon giallo moderno anche se molto cinematografico. Il secondo
romanzo mi piacque decisamente meno pur confermando l'idea che mi ero fatto
che quantomeno Faletti era in grado di scrivere con gran ritmo, i capitoli
si leggono tutti d'un fiato con la curiosità di sapere cosa succederà dopo.
Nel terzo romanzo si conferma ancora quest'abilità di Faletti, anche se
presente in misura molto inferiore. Il romanzo inizia con un ritmo
decisamente basso e la stessa conclusione sembra affrettata e capitata quasi
per caso. Inoltre, cosa ancora più grave, Faletti cerca di mettersi in gioco
ambientando la vicenda nel mondo degli attuali Dinè (gli indiani Navajos
dell'Arizona, per intendersi), per cui mi veniva in mente Lansdale quando
diceva che uno scrittore scrive bene delle cose che conosce. Faletti si è
quindi documentato su certe vicende Navajo come chiunque potrebbe fare nel
mondo internetico di oggi, non dico che absta Wikipedia per avere una
infarinatura ma quasi. E dentro il mondo delle leggende Navajo fa succedere
una vicenda "gialla" che però ha il sapore del già letto, come fosse un
raccoglitore di clichè tipici di tanti romanzi (il protagonista che riscopre
il mondo e le tradizioni dei propri padri, che riscopre il vecchio amore e
il figlio che non sapeva di avere, il cattivone che subisce la meritata
punizione che poi è una punizione pure per i propri avi, il figlio del
cattivone che redime il sangue della propria stirpe schierandosi con i
buoni, ecc ecc) che già ci si immagina ai due terzi di romanzo come andrà a
finire. Un deciso passo indietro di Faletti che già nella sua seconda opera
era andato a scomodare eventi "misteriosi" e "soprannaturali" per dipanare
la matassa. Dopo aver riflettuto su tutto questo mi è tornato in mente che
del suo primo romanzo e che resta sicuramente il migliore, "io uccido", non
mi ricordo più nè come si sbrogliava la matassa nè chi fosse l'assassino. E
pensando a ciò mi tornavano alla mente tante intricate trame di emeriti
giallisti quali Agatha Christie e S.S. Van Dine, di cui a distanza di anni
mi ricordo i nomi dei personaggi e le intricatissime trame con delitti della
camera chiusa. Faletti, bocciato: prego ripassi le prossime volte, affronti
la scrittura con maggiore umiltà e si ripassi i classici del giallo.

Joe Lansdale – Ciclo di Hap & Leo


Con Rumble Tumble ho terminato di leggere la serie dei romanzi di Hap
Collins e Leonard Pine di Joe R. Lansdale. L'originalità, la bellezza della
serie sta essenzialmente nei due protagonisti, tanto irreali e bizzarri da
sembrare assurdi. Il susseguirsi di vicende senza capo né coda è esilarante,
ne capitàno di tutti i colori alla coppia più famosa del Texas orientale.
Hap, bianco, progressista, romantico e malinconico ma anche un eccellente
cecchino col fucile e esperto di arti marziali. Leo, nero, gay, repubblicano
e liberista, cinico e duro ma fedele all'amicizia vera con Hap, con cui
condivide l'esperienza nella lotta e nelle arti marziali, cosa che li caverà
dai pasticci più di una volta.
Leggere un qualsiasi romanzo della serie, per il lettore italiano medio, è
una esperienza al limite dello sconvolgente. Ritmo indiavolato, parolacce e
turpiloquio, sparatorie e inseguimenti, storie e personaggi completamente
fuori dagli schemi. Letto il primo gli altri in genere vengono di
conseguenza. E dire che il clichè è simile in quasi tutti i romanzi del
ciclo: la presenza di una donna che catalizza gli eventi (tranne un caso,
dove la vicenda viene iniziata dal fidanzato di Leo), lo svolgimento di una
indagine o una azione o il compiersi di una ricerca, la conclusione finale
dove si tirano le somme e il finale a sorpresa ci scappa più o meno sempre.
Protagonista indiscusso della storia è il Texas orientale, patria dei 2 ma
anche di Lansdale (e di tutte le sue opere) e le storie, le persone che lo
popolano, il razzismo ancora strisciante, echi di Ku Klux Klan, avventurieri
e criminali di ogni risma.
È così che van letti questi romanzi: il profondo in loro è solo il ritratto
di una regione dalla natura spesso selvaggia e di una società ancora rurale
e che non si arrende al mondo moderno, ma conserva ancora i tratti e le
tradizioni antiche. Storie divertenti, dove basta solo farsi prendere dalla
curiosità di vedere in che pasticci finiranno i due protagonisti e come
sapranno cavarsela.
Il ciclo è composta da 7 romanzi, tutti editi in italia (ma il secondo,
Mucho mojo, che è quello più "giallo", è introvabile), che andrebbero letti
in sequenza ma anche se non lo si fa poco importa e il filo regge lo stesso.
Solo gli ultimi 2, Rumble Tumble e Capitani Oltraggiosi, perdono forse un
poco della verve che si notava specialmente in Mucho mojo e Il mambo degli
orsi (nettamente i migliori della serie).

P.S.

Tempo fa alla Feltrinelli di Firenze partecipai a un incontro con Joe Lansdale. Una persona veramente alla mano che ha saputo dialogare simpaticamente col pubblico – con la mediazione del suo traduttore ufficiale Seba Pezzani , che l’inglese con accento texano del nostro è abbastanza incomprensibile. Raccontando del suo ultimo romanzo, Echi Perduti che non è affatto male specie nel finale, ha detto una grande verità: che uno scrittore fa bene il suo lavoro quando scrive di cose, situazioni, argomenti, luoghi che conosce. Quando va oltre, rischia di sbagliare. Grande dichiarazione di umiltà e modestia a mio avviso, per cui da parte di Lasdale concentrarsi sulle vicende texane non è da considerarsi un limite.

A parte ciò, fra le mille cose che avrei voluto chiedergli alla fine ho posto la domanda:

"Come le sono venuti in mente due personaggi così bizzarri come Hap e Leo?"

Lui prima ha detto ironicamente che non sono bizzarri, comunque che persone così dalle sue parti ne esistono. CHe Leo prende spunto da alcuni suoi conoscenti, mentre – tutto sommato era ovvio – Hap Collins è Joe R. Lansdale stesso.

Elogio del Cross

Sapevo che ne sarei rimasto felice, ma così tanto veramente no.
E' un elogio del cross quel che voglio scrivere, e non solo della gara di
stamani - la prima del genere da me disputata in tanti anni - ma della
competizione in sè.
Gente di ogni età che si riscalda, assiste, corre, chiacchiera, commenta.
Agonismo, partenze folli, curve e controcurve da affrontare con calma e
misura. Concentrazione che non deve mai mancare perchè sennò è facile
cadere, inciampare o anche essere superati. Atmosfera bellissima quindi,
nonostante come ogni cross che si rispetti il clima fosse
freddo-umido-nebbioso.
La gara non si svolgeva in una zona "agricola" come alcuni dalle mie parti
bensì in un parco cittadino. Ovviamente la prima cosa che ho fatto appena
arrivato è andare a studiare il percorso. Molto molto tortuoso,
praticamente tutto pianeggiante, qualche radice o albero cui fare
attenzione, molta erba, molte foglie, poco fango. Quindi sorge il dubbio:
con che scarpe - delle 3 paia portate dietro, ovvio nessuna chiodata -
corro? Inizio quindi con delle vecchie Kayano ancora un pochino
"tassellate" il riscaldamento correndo anche su tratti del percorso.
Onestamente mi pare un fondo morbido e nient'affatto scivoloso per cui alla
fine propendo per le Phantom a fondo liscissimo. Tanto per tranquillizzare
chi legge, dico subito che la scelta è stata azzeccata: la leggerezza ha
garantito più brio mentre nessun problema c'è stato in fase di tenuta, in
curva ecc
La partenza della mia categoria è molto affollata. Tremo all'idea di poter
arrivare tra gli ultimissimi, meno male che in soli 4 giri non è scontato
l'esser doppiato. Nelle curve mi mantengo volutamente all'esterno per poter
essere più fluido, per un maratoneta è veramente duro dover affrontare
tutte queste curve. Nonostante l'essermi trattenuto anche io son partito
forte e 7Km mi spaventano nonostante venga da periodi dove così poco non li
facevo manco nelle sedute rigeneranti. All'ultimo giro le posizioni sono
consolidate e sono certo di non essere doppiato, vorrei provare a aumentare
ma senza saperlo ho preso quel mio ritmo da "resistente" e ora non ho più
la forza di cambiare ritmo. Arrivo in pratica in fondo al gruppone, dietro
non sono tanti ma nemmeno pochi, mi sono difeso onerevolmente e di ciò sono
contento.

Ma quello che più entusiasmato, lo ripeto se non si fosse capito, è il tipo
di competizione. Divertente, molto agonistica, da duri. E soprattutto,
allenantissima. E' un pò una banalità perchè molti lo dicono ma chissà poi
perchè non molti poi praticano questa disciplina. Sbagliando, perchè una
gara del genere è certamente molto più allenante di tante altre. In soli
7Km - e quindi con un traumatismo ridotto dato anche il fondo morbido - si
allena la forza, la potenza aerobica, la resistenza alla potenza aerobica,
le qualità lattacide, la concentrazione, la mente che è messa a dura prova
dall'agonismo esasperato, la sopportazione della stanchezza e dell'acido
lattico, la stabilità dell'appoggio, la sensibilità delle piante dei
piedi...
Me lo confermano le mie gambe, che certo dopo 7000 metri non sono stanche
ma nemmeno così riposate come lo sarebbero se li avessi corsi sull'asfalto.
Avverto quella "stanchezza positiva" chiaro segno di aver svolto una seduta
molto allenante, come se fossi contemporaneamente stato in palestra e a
fare delle ripetute. Eccellente quindi specie nelle fasi iniziali di una
preparazione (per quelli come me dediti in genere ad altre distanze).

Che dire quindi? Andiamo tutti a fare cross, via!


Non faceva più paura

Alla fine il Pinochet non faceva più paura a nessuno. Quello che terrorizzava, che comandava e disponeva della vita e della morte di tante persone, alla fine era solo un povero vecchio inerme costretto agli arresti domiciliari e a fingersi un deficiente senza più senno, per non finire in galera.
Da quando era stato costretto all’esilio forzato in Gran Bretagna per sfuggire al giudice Garzòn ormai era un derelitto ormai in attesa della morte. Che se lè goduta da vecchio, come tanti non han potuto fare

Riprendendo una canzone rammentata da un mio carissimo amico, ricordiamo Pinochet con della musica in tema:

I’m gonna tell you fascists
You may be surprised
The people in this world
Are getting organized
You’re bound to lose
You fascists bound to lose

Race hatred cannot stop us
This one thing we know
Your poll tax and Jim Crow
And greed has got to go
You’re bound to lose
You fascists bound to lose.

All of you fascists bound to lose:
I said, all of you fascists bound to lose:
Yes sir, all of you fascists bound to lose:
You’re bound to lose! You fascists:
Bound to lose!

People of every color
Marching side to side
Marching ‘cross these fields
Where a million fascists dies
You’re bound to lose
You fascists bound to lose!

I’m going into this battle
And take my union gun
We’ll end this world of slavery
Before this battle’s won
You’re bound to lose
You fascists bound to lose!

(Testo di Woody Guthrie, Musica di Billy Bragg)
http://italy.indymedia.org/uploads/2005/09/06_-_all-you-fascists-bound-to-lose-_live_-_oct_nov-98_.mp3

A dicembre

Correre a dicembre dà sempre una sensazione strana. La stagione delle gare autunnali è finita, le gare invernali non mi hanno mai appassionato, il cambio di stagione dà effetti deleteri. Mi disse una volta un fisioterapista che è naturale, al cambio di stagione, tirare il fiato ed è quindi necessario darsi subito un obiettivo, sia pure a medio termine

Dato che dopo la Firenze Marathon non ne potevo più di allenamenti in pianura, in questi giorni ho fatto un bel trittico:
-venerdì 1h35′ di trail in collina, tra i boschi
-ieri ripetute in piano (4×200, 4×400, 2×600, 1×1000, rispettivamente circa in 43", 1h29", 2’19", 3’47")
– oggi ripetute in salita (20x60metri) seguite dalla trasformazione (1×400 in 1’23 + 4′ veloci campestre + vari allunghi veloci di 80 metri)

Non male, pensavo che le lunghe distanze mi avessero fatto perdere molta brillantezza e velocità, invece non è così. Forse sarebbe bene davvero darsi subito un obiettivo ma sono indeciso, vedrò poi. Per intanto continuiamo con questi allenamenti di preparazione invernale che tanto andranno bene qualunque cosa faccia poi in primavera. E domani si inizia la palestra.

Cominciamo

Ecco un bel primo e inutile post di prova. Dopo aver provato svariate forme di comunicazione internetica, vediamo anche come ce la caviamo col BLOG!

Visto che deve essere un diario, parliamo di qualcosa fatto oggi.

Stato in libreria, dove dopo svariate indecisioni alla fine ho optato per acquistare "la scimmia di pietra", giallo-thriller di Jeffery Deaver (perchè mi sono accorto che sul comodino giace un episodio della stessa serie di Lincoln Rhyme ma successivo) e una delle tante opere di quello che mi piace maggiormente adesso nella letteratura italiana, ovvero il noir – per la precisione, "è stato un attimo" del mitico Sandrone Dazieri .

Solo che la pila di libri sul comodino sta aumentando a vista d’occhio, nonostante ne
legga in quantità. Forse la causa sta nel fatto che buona parte del mio stipendio cade soventemente nelle mani di astuti librai???

Passione e pensieri vissuti correndo