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Come un cinghiale nel fango

Il dopo-TartufoTrail è stato segnato da questioni fisiche e mentali. Un riacutizzarsi del solito dolorino all’achilleo sinistro, un problemino al ginocchio, il consistente calo di motivazioni dovuto all’obiettivo raggiunto a prezzo di sacrifici, insomma è stato normale aver ripreso 2Kg di peso. Però la voglia di correre non è sparita: solo che l’ho dovuta centellinare…. ma mi è rimasto il pallino dell’ultratrail, il Tartufo mi ha fatto capire che probabilmente sono più adatto a gare del genere che a trail più brevi. E in più la LavaredoUltratrail non è così lontana. Quindi mi sono iscritto al Trail del Cinghiale che è pure vicino a casa. Solo che ci sono arrivato senza la minima preparazione mentale e fisica, quasi improvvisando. Come se cercassi un modo di mettermi in difficoltà.

Levataccia alla 4, partenza alle 7 quando albeggia e il paese risplende delle luminarie natalizie, si sale subito per 6Km fino ad affrontare la neve e un ventaccio teso, per fortuna non è freddo. Gara tutta di saliscendi sul versante romagnolo dell’Appennino, la recente nevicata aveva fatto cadere vari alberi, con alcuni tronchi che dovevamo superare scavalcando o strisciando sotto, e costringendo a un cambio di percorso che portava a ben 2 passaggi intermedi dal traguardo e a dover percorrere 3 anelli diversi. Il passaggio intermedio è naturalmente un grosso problema mentale per molti. A me invece non è dispiaciuto. Mi è piaciuto molto meno il fatto che dopo 20Km ero completamente svuotato, con gambe molli e senza fiato. Probabilmente non avevo digerito bene la colazione, ma mi è bastato mangiare dell’uvetta e bere della cola al vecchio borgo di Lozzole per ripartire. Il terzo anello , che poi è esattamente la seconda metà di gara, è quello che mi è  piaciuto di più, e finalmente ho visto Fontana Moneta, che è un piccolo rifugio con una chiesetta di un migliaio di anni fa nell’alta valle del Sintria, torrente stretto tra Senio e Lamone dove adoro sempre correre essendo una zona pochissima urbanizzata e veramente selvaggia. Abbiamo poi toccato un bel pezzo del sentiero 505 Colla-Faenza, e ricordavo un allenamento di quasi 10 anni fa fatto qui con alcuni romagnoli… sì, il trail per me è anche un amarcord, rivedere luoghi dopo anni e pensare “ehi ma qui ci ho corso già una volta”. Ben oltre il 50°Km comincia a far buio, quando manca ancora una salitona, alcuni saliscendi fangosissimi e una ripida discesa. Insomma, è la prima volta che mi tocca metter la frontale a gara in corso. Sento un po’ di stanchezza ma nella seconda parte avrò recuperato una decina di posizioni e questo è molto positivo.

Questo è il mio terzo ultratrail sopra i 50, oltre questa distanza diventa tutto più duro,  e mi piace , mi diverto a far fatica a sentire le gambe legnose quando c’è da spingere, il respiro affannoso in salita, l’agile saltellare dei piedi in discesa, il pianificare ogni dettaglio di sforzo alimentazione e idratazione prima e durante la corsa salvo poi lasciarsi andare alle sensazioni del corpo. Adoro enormente l’arrivo e il farsi la doccia raschiando via il fango e la terra di dosso, e il pasta party dopo. Sapete cosa mi piace di queste garette, e perchè le preferisco ai trail autogestiti? Mi piace il sorriso delle persone dello staff, quello di chi ti dà il pettorale e il pacco gara, quello di chi serve la pastasciutta al pranzo finale, quello di chi versa l’acqua nelle borracce ai ristori. Mi piace perchè in maggioranza sono persone legate a un territorio lontano dalle grandi città. Non ho niente contro le città, sono un fan della contemporaneità e della tecnologia. Forse proprio per questo sono affascinato dall’incontrare persone dei paesini dell’Appennino, e ritrovo sempre gli stessi sorrisi a Palazzuolo così come a Stia, Badia Prataglia, Serramazzoni, Busana: li percepisco diversi da quelli che potrei fare io che son di città, forse perchè in questi paesi l’evento è qualcosa di speciale e noi che corriamo anche nelle retrovie siamo protagonisti.

Ma ho divagato: pensate ad esser stati sulle gambe oltre 10 ore e dover affrontare una lunga discesa anche ripida su sentiero con foglie e fango, piove ed è buio pesto, si scivola che è una bellezza e non vedi il paese dove dovrai arrivare. Compare solo all’ultimo e allora spariscono i dolori. Finisher anche stavolta nonostante qualche difficoltà, e neanche stavolta tra gli ultimi. Ora sono alle prese con i dolori, ed anche con i pensieri “quando sarà il prossimo?” Le mie articolazioni vorrebbero un po’ di riposo ma la mia mente spera sia presto.

La traccia GPS

Una squadra fortissimi

Monte Morello è il terreno ideale per svolgere allenamenti impegnativi: difficile trovare un luogo così vicino a Firenze che sia così impervio da permettere di prepararsi al meglio per le gare più toste. Quando la mania del trail ha preso possesso di molti atleti della mia squadra è diventato la palestra di tutti. Non solo nostra, tanti altri conoscevano bene quella montagna che domina la piana fiorentina, biker trailer e camminatori. E finalmente qualcuno di questi ha tirato fuori questa gara, lo skytrail, ormai alla seconda edizione. Ovviamente, non ce la facciamo sfuggire. Anche se ormai conosciamo questi sentieri a menadito.
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Il gruppone del Ponte, oggi 1 novembre, è diviso in due. Da una parte quelli – reduci da gare dure, o in convalescenza per infortuni – ad aiutare lo staff della Mugello Outdoor. Dall’altra, quelli che corrono, non moltissimi, forse molti sono stanchi di una lunga e impegnativa stagione, ma tutti agguerriti.    Su tutti una giornata luminosissima, sole splendente e arietta frizzante al mattino, una luce incantevole e il cielo terso che in lontananza ci mostra le Apuane. Convenevoli prima della partenza, un lieve riscaldamento, le risate osservando quei due dei nostri che mettono sui polpacci i manicotti dell’ultratrail del mugello invece che i gambali compressivi. Si parte sempre col sorriso in faccia, poi però arriva il difficile. Anche per il nostro Lorenzo, tra i favoriti, che osserviamo scaldarsi con facilità e leggerezza.
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Un anno fa mi ero cimentato come scopa, e con poco allenamento feci pure tanta fatica. Oggi parto bello aggressivo, deciso a far bene sul mio terreno preferito. Facciamo una digressione tecnica: la gara la si può dividere in due parti, una prima metà con tanta discesa, direi facile nonostante i molti tratti in single track. Molto divertente, ad esempio la discesa sulla pista delle mountain bike. Anche un bel tratto di strada bianca, discese non tecnicamente difficili, anche perché con la siccità che c’è l’umidità è davvero pochissima.
Poi però inizia il difficile. La salita del versante nord della Terza Punta, col finale davvero massacrante e ripido. Qui i bastoncini portati dietro aiutano tanto, e supero tanta gente, fino alla vetta: si esce dal bosco e il sole ti acceca, ti godi il punto più alto della gara, ammiri per un attimo il panorama che già conosci a memoria ma che ogni volta ti fa battere il cuore da trailer, poi giù a rotta di collo per il Rompistinchi. Trovo i nostri fotografi Fabio e Daniele, che ci immortalano e faranno degli scatti stupendi. Mi avvisano che Lorenzo è in testa, ne ero certo e mi sale l’agonismo: stavolta il Rompistinchi non è umido e scivoloso come sempre e provo a forzare un poco. In fondo ecco il nostro fotografo ufficiale Umberto e il resto del team oggi in servizio, tutti impegnatissimi a rifocillare i trailer al ristoro della fonte del ciliegio. Un attimo di sosta per riempire la borraccia ed ecco la salita temibilissima della fonte del nocciolo, 1Km circa al 28% di pendenza, alcune rampe micidiali ed il difficile proprio in cima… e per fortuna poi si addolcisce per toccare seconda e poi la Prima Punta, dove una folla ci attende, tutti baciati dal sole. Discesona del Tedesco Morto, poi il tratto più agevole del Cippo dei Partigiani … comincio ad accusare la stanchezza, proprio quando comincia l’ultima salita, il Noncibuki al contrario, coi suoi tornanti e le rampe da scalare. Non finisce mai anche se solo 700metri, la vista delle antenne del Poggio al Giro sono un miraggio ma poi compaiono davvero. Manca c’è solo una velocissima discesa fino all’arrivo al Caravanserraglio, che supero in 4ore spaccate.
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In genere la gara è la gara, si corre, si ascolta il proprio corpo, si legge nella propria mente che stringe i denti e sopporta la fatica, si ammira il paesaggio, si gode della natura. Oggi è stata emozionante e la palestra Morello ha saputo sorprenderci con una giornata calda e assolatissima pure il 1° novembre. E poi tac! scatta il terzo tempo, e questo di oggi è stato di quelli davvero belli. Già un ristoro con la birra è da applaudire. Poi c’è Lorenzo che ha vinto, e giù festeggiamenti come piovesse. Vien chiamato sul podio e gli applausi fioccano perché è arrivato il gruppone che era al ristoro e a far foto e quindi la claque diviene rumorosissima, noi ci sappiamo sempre far riconoscere. Il pasta-party è di quelli luculliani, tra lasagne di ogni tipo in grossa quantità, uno spezzatino con patate veramente gustoso: il Ponte requisisce 4 tavoli e ci mettiamo a banchettare ridendo e scambiandoci battute e aneddoti. Scorre la birra, girano altri piatti, qualcuno tira fuori un piatto di tortelli mugellani: il lavoro dello staff del Caravanserraglio davvero mitico, un pasta-party così è indimenticabile. Non ci va di tornare a casa  e continuiamo con le chiacchiere, il sole bacia i belli e ci abbronziamo, tutto per far durare di più questa giornata passata con una squadra di fortissimi, agonisticamente e umanamente. Non vedo l’ora di poter ricorrere, su questa montagna o altrove, ovunque purché con la mia squadra, coi miei amici

Traccia gps

Un perfetto week-end di trail running

Scrivo non proprio a caldo ma ancora ebbro di quanto vissuto questo fine settimana. Raramente una gara mi aveva lasciato così tante emozioni, una intensità di vita così forte. Avevo decisamente sottovalutato quanto mi avrebbe coinvolto. Meglio così, mi son fatto travolgere volentieri dall’entusiasmo inatteso di questo weekend. Eppure son 28 anni che corro e ho tatuate dentro di me tante di quelle date, tante di quelle gare e persino allenamenti che non è facile fare un’esperienza che mi doni uno tsunami di sensazioni. Poi questa prova a Cortina nacque per caso in uno dei tanti momenti di pausa agonistica della mia vita di runner, in uno di quei momenti in cui non ho per niente voglia di prendere impegni con me stesso, di soffrire. Nacque con Isacco che su Whatsapp mi disse “ehi Leo, per farti tornare un po’ di voglia, ci sarebbe questa cosa qui… noi proviamo a vincere il sorteggio per essere ammessi”. Ma sì, mi dissi, tanto quando mai vinco qualcosa …. Invece vinsi il privilegio di iscrivermi, non mi rendevo conto di quanto fossi stato fortunato. Ma in fondo era dalla prima edizione che volevo cimentarmi in questa gara e ora che è diventata il principale trail italiano è stato giusto e bello affrontarla. Ok, mi dissi, sono in ballo ma mica posso sfigurare. Un minimo ho dovuto allenarmi coniugando scarsità di tempo e soprattutto propensione agli infortuni ogni volta che supero i 10Km. Inverno e primavera provando ad allungare le distanze, a buttar giù un paio di kili (una decina sarebbe stato meglio, lo so, non infierite), a fare varie gare come allenamenti, finendo spesso in fondo classifica. Cortina si avvicinava e pian piano la tensione cresceva: per l’evento, per questa piccola impresa di gruppo. La prospettiva per Giulia Simone Alessandro e Fabio di correre 120 km sulle Dolomiti aveva generato empatia, solidarietà, ammirazione per il loro coraggio. Non potendo correre tale distanza, noi 5 impegnati sul corto (!) di 47Km vivevamo comunque la loro tensione, la fatica dei loro duri allenamenti. Tutto ciò ha portato ad un’alchimia speciale: è stata un ingrediente importante per affrontare questa prova.

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“La voglio estrema!!!” (Simone in uno slancio di entusiasmo a 2 ore dal via, un attimo prima di un nubifragio)

Gli ultratrailer son partiti 2 giorni in anticipo per acclimatarsi e prepararsi con calma all’Impresa. La vigilia della gara faccio l’ingresso nella nostra base del fine settimana, un appartamentino stile anni ’50 in una casetta di legno a San Vito di Cadore e sento l’eccitazione nell’aria. Gli ultratrailer non lo ammetteranno ma nonostante le risate in quella casa si poteva percepire la trepidazione di chi osa: non paura e nemmeno ansia ma quel mix di eccitazione, di concentrazione, di lucida ebbrezza di chi sta per affrontare una grande Prova, di chi sa che in ogni caso portare a casa la preda non sarà facile e ci sarà da soffrire e stringere i denti e tirare fuori le unghie e usarle contro quella parte di te che dirà “ma chi te lo fa fare?” : e solo questa tensione può garantire il risultato. Dicevo, un pranzo pantagruelico con ampio carico di carboidrati, una voracità da veri podisti che cercano di riempirsi di glicogeno come un cammello di acqua prima della traversata del Sahara. Per noi poveri umani impegnati con la 47Km la tensione è molto minore – tranne il Mela, ovviamente, che è all’esordio in una gara oltre i 30km!!!- però complici le vibrazioni degli ultra anche noi entriamo progressivamente in fibrillazione. Ritiro pettorale con controllo minuzioso e capillare del materiale obbligatorio – sui 47 però ero uno dei pochi col pantalone lungo, e dalla dimensione dello zaino dubito che gli altri ce lo avessero. Certosina preparazione dello zaino che è paurosamente pesante, stracolmo di vesti, liquidi e gel zuccherini. Un bel problema, ma in una gara in semiautosufficienza è giusto così, fa parte del gioco. È il 24 sera e a 4 ore dal via gli ultratrailer fanno l’ultimo pasto, procedono alla vestizione, li accompagniamo a Cortina sotto un pauroso nubifragio. Alle 23 è la partenza, appena finito di piovere. E nel mezzo a una folla festante e plaudente si incamminano nella notte con le loro frontali accese, verso l’oscurità delle vette dolomitiche. In trepidazione per loro, consci che ora tocca a noi, non è facile dormire pur sapendo che 47Km non sono chissà quale impresa, in fondo non ci abbiamo riversato le stesse quantità di energie mentali. Ma una gara è sempre una gara, tanto più in alta montagna. Si affronta l’ignoto. Si affrontano le montagne e il cielo

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“C’è sempre un <chi lo sa?>” (un Isacco per nulla spavaldo dopo 100m dalla partenza)

La luce dell’alba mi coglie alle 5 e mi scaraventa giù dal letto. Nella casetta di legno apro le finestre e mi godo l’aria frizzante e la vista del Pelmo che sovrasta la vallata, ricordandoci la maestosità della Montagna. La colazione ci regala le stesse vibrazioni di eccitazione che avevano colto i nostri compagni il giorno precedente, in più abbiamo i loro tempi intermedi e leggiamo colti di ammirazione tempi colossali in un contesto di grandissimi atleti: hanno osato ma hanno ancora tanti Km davanti. Da quel momento cessiamo di pensare a loro, dobbiamo concentrarci su di noi. Cortina è luminosissima, affollata di runners colorati. La tensione sale, le rituali foto o le chiacchiere goliardiche la stemperano ben poco. La musica di Morricone sparata dallo speaker fa il resto, il cuore pompa più adrenalina che sangue, il conto alla rovescia è una endovenosa di caffeina. C’è il via e Isacco Alberto Franco e il Mela scappano. Ora ci sarà solo da correre nelle magnifiche Dolomiti d’Ampezzo. Perché il trail è esplorazione, è essenzialmente esplorazione: dei luoghi, e della propria mente. Soprattutto di quest’ultima . Sarà la crema solare di cui sono cosparso, o il caldo, o l’umidità, o il poco allenamento ma dopo 3Km sono già un lago di sudore e già devo iniziare a intaccare le preziose riserve di liquidi. Una prima salitella di riscaldamento, un breve discesa, comunque in 8Km siamo già nel nostro elemento naturale: la montagna, la salita, il bosco, la roccia, il sentiero, il guado, il fango. Dopo una dozzina di Km entriamo nella Val Travenanzes. Stretta tra le Tofane, i Fanes e il Lagazuoi, una vallata deserta e molto poco accessibile, umida di acque e ombra, ampie cascate che scorrono giù dal cielo o da chissà quale lembo di neve. Attorno a noi vette luccicanti al sole, sotto di noi il greto del torrente che guado volentieri ritemprandomi col gelo dell’acqua mentre altri cercano di evitare di bagnarsi le zampe. La salita al Col de Bos non è facile ma essendo al 20°Km la posso affrontare bene tanto che ammiro più le vette delle Tofane che l’asperità del sentiero. Che belle queste Dolomiti, da Fassano ad honorem le avevo sempre sottovalutate, lo confesso. Belle ed assolate affrontando la discesa per il Col Gallina. Primo ristoro al 24°Km, i trailer si avventano come locuste verso i liquidi e i cibi. Io forse ho caricato un pelo di troppo lo zaino ma riempio una borraccia e mi avvio lemme lemme verso la Cima Coppi della prova, il temutissimo Averau. Già qui mi distraggo meno, la vista delle 5 Torri e delle altre montagne è meravigliosa ma la pendenza è crudele. Il mio (sovra)peso mi induce a rallentare e salire del mio bradipesco ritmo, sorpassato da vari ultratrailer che già han fatto 100Km, quelli più forti che volano da una pietra all’altra. La vista dell’Averau rinfranca gli occhi, ammirare il crinale che separa la conca Ampezzana dall’Agordino li riempie della meraviglia che coglie l’uomo al cospetto della grandezza della Natura. Davanti a me nelle nebbie si scorge pure la maestosa Regina Marmolada. Ora però c’è il Giau, e un lungo e frastagliato sentiero di crinale che auspicavo fosse meno ostico. Arrivare al passo non è facile e spreco energie preziose.

Penso ai miei amici, spero che gli vada tutto bene. Il Mela avrà sofferto la distanza per lui ignota? Isacco avrà recuperato dalla Extreme? E Alberto così poco preparato per questa prova? Franco non ha problemi, mi dico, ma gli ultratrailer che sono già oltre i 100? Gli dico forza ragazzi, so che soffriranno sull’Averau ma faccio il tifo. Simone e Fabio andranno alla grande, ne sono sicuro, ma Alessandro che aveva un po’ di febbre? E Giulia, la nostra Wonder Woman… mi giro ogni tanto e mi aspetto di essere raggiunto eppure non la vedo, possibile che lei così infrangibile abbia sofferto?

Il cartello dice che mancano 16Km ma so che non saranno banali. Proseguiamo verso una muraglia di roccia che non lascia presagire niente di buono, la cartina stampata sul pettorale annuncia una breve ma ripida salita, e mi trovo a maledire una discesa e una perdita di dislivello che so che dovrò ripagare con gli interessi. Non sono stanco, o meglio non lo sono più degli altri attorno a me, che neanche si accorgono dei fischi delle numerose marmotte sui prati attorno, infastidite da questa folla sudata nel loro regno. Dietro una curva appare, la salita più dura e inattesa, la Forcella Giau. Una processione di lenti podisti che arrancano al sole verso una vetta appena visibile- e son soli 200m di dislivello ma in meno di 800m, tanto per dare un po’ di numeri. Un calvario maledettamente ripido nel mezzo delle rocce. Qui ho avuto l’unico momento di difficoltà, la mia avversione alle pendenze in salita ha colpito solo adesso, ma per fortuna non è stata una crisi, c’era solo stanchezza che mi imponeva di procedere molto lentamente. In vetta c’era il premio meritato. Prati a perdita d’occhio, rocce rosse di dolomite, laghetti, un sole splendente che regalava colori abbacinanti amplificati dal netto contrasto con la tetra grandezza del Civetta e del Pelmo in lontananza. Sentiero più agevole, la mia GoPro spara video in continuazione e riprendo umore chiacchierando con gli altri, che mi paiono più stanchi di me. Una piccola forcella ci fa svoltare verso sinistra, verso la valle: la Croda da Lago ci osserva mentre le sfiliamo accanto, in fondo c’è il laghetto dove riposano le ceneri di Buzzati e l’ultimo ristoro. Mi getto in questo toboga con le residue energie per gli ultimi 10Km, più impegnativi del previsto con una discesa molto tecnica e ripida con tante radici e qui rimpiango di non avere i bastoncini che mi avrebbero dato più sicurezza. Per fortuna non sono stanchissimo e riesco a saltare abbastanza bene evitando sassi e radici degli abeti. La quota persa stavolta mi rinfranca, la vista delle prime case della periferia di Cortina ancora di più, un cartello con la scritta “ultimo Km” mi genera un guizzo di forza che mi butta il cuore verso l’arrivo. Il corso finale è una passerella dove ricevo applausi come fossi un campione, mi eccitano così tanto da gettarmi nella più inutile volata della mia vita sportiva, così da onorare fino in fondo questa magnifica gara, una volata forsennata tanto da farmi accasciare su una sedia al traguardo, come se ci fosse stato chissà cosa in palio. Volevo finire entro le 10h, avendo conosciuto prima le difficoltà mi sarei accontentato pure di un poco oltre, invece il cronometro fermo sulle 9h20 e una classifica nei primi 900 mi fanno essere nel mio piccolo davvero soddisfatto.

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“Corribile… una sega!!!” (Fabio all’arrivo, che si aspettava un percorso più agevole)

I ragazzi impegnati nei 47Km sono tutti arrivati: chi da tanto tempo, col Mela alla miglior gara della sua ancor breve carriera, chi da meno ma tutti bravi contenti e soddisfatti. Il classico rituale post gara – doccia, pasta party, chiacchiere e soprattutto birra – è infranto dall’attesa dei nostri ultratrailer, di cui studiamo avidamente i passaggi intermedi su TDS, ne immaginiamo la spossatezza, ne fantastichiamo la grinta, ne temiamo le avversità sul percorso. Alla spicciolata, ma arriveranno nel corso della serata. Giulia mai doma, grintosa come sempre per arrivare dopo 20 ore, stanca e tremante come non l’abbiamo mai vista. Fabio e Simone ritrovatisi insieme nel finale come insieme si sono preparati da mesi, arrivano sorridenti, bravissimi a mascherare gli inevitabili dolori e il freddo patito. Alessandro ci ha fatto temere ma ha superato la crisi pur sapendo di dover poi affrontare la notte il gelo e la pioggia in alta quota, si è saputo riprendere come solo i grintosi possono fare. Noi ad attenderne notizie, a trepidare in attesa del loro avvistamento, tifavamo come gli ultras allo stadio che incitano i propri beniamini, i propri eroi. Ora che è finita, come i tifosi di una squadra vittoriosa gioiamo per i successi di altri che in fondo sentiamo anche nostri, solo perché ci sentiamo parte di un unico grande gruppo.

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“Cercare la felicità non è solo vivere il momento, ma è avere progetti, pensieri, valori e seguirli” (Kilian Jornet i Burgada)

Cala la notte su Cortina, il temporale è finito e lascia lo spazio alle stelle che guardo dalle finestre di casa provando a immaginare il Pelmo laddove non se ne vedono. Penso a chi ancora sarà sul percorso, agli ultimissimi che dovranno affrontare la seconda notte insonne, la Forcella Giau e poi la ripida discesa nel buio fitto e mi sento vicino a questi perfetti sconosciuti che mai vedrò, con una forza d’animo che ammiro incondizionatamente. Crollo stremato sul materasso, nel dormiveglia percepisco l’arrivo di Alessandro cui non avevo assistito e mi tranquillizzo, ero sicuro avrebbe superato la sua crisi.

La missione è compiuta: 9 finisher su 9, tutti contenti, tutti vittoriosi. Ripenso a quando cominciai a fare trail e tutti mi davano del grullo mentre invece fui solo uno dei primi malati di questa disciplina. La passione con cui i miei compagni affrontano queste prove è gioia per gli occhi di chi questa passione ce l’ha da tempo. Mi capiterà poi di rivedere i video girati in gara e di trovare il medesimo sguardo in tutti gli altri partecipanti, la stessa capacità di stringere i denti, lo stesso amore profondo per la corsa per il trail e per la montagna che hanno i miei compagni e che ho io. Il giorno dopo a colazione ci ritroveremo tutti nonostante le poche ore di sonno e racconteremo le nostre sensazioni, o almeno ci proveremo. Ma cadendo nelle braccia di Morfeo non pensavo al giorno successivo, ci sarebbe stato tempo per tutti noi per narrare aneddoti, per riposarsi ridere e rifocillarsi; ed altri giorni ancora per ripensare malinconici e orgogliosi alla gara conclusa e trovare nuove sfide a noi stessi, consapevoli di essere più forti consapevoli ed esperti. No, in procinto di addormentarmi avevo la mente perfettamente sgombra, colma della soddisfazione di una giornata perfetta. Compiaciuto del mio minuscolo risultato personale e ancor più del meritato successo dei miei carissimi amici mi addormento con la bocca increspata da un sorriso, cullato dal silenzio delle Dolomiti.

Traccia GPS su GPSies

Video:

 

Winter Trail del Senio

Secondo anno di fila che partecipo a questa bella garetta dicembrina a Palazzuolo, le mie zone. Il percorso con la neve sarebbe fantastico e difficilissimo. Invece c’è il solito fango ovunque, un cielo nebbioso e grigissimo. Dopo un primo tratto abbastanza impegnativo ma facile, si arriva in un meraviglioso paesino abbandonato, Lozzole, cui giriamo attorno su pendii molto scoscesi. Poi si risale nel fango, single track e saliscendi senza fine, una lunghissima discesa finale (con un intermezzo devastante al 20%) in mezzo ai castagni. Arrivo nel bellissimo paesino sperduto nell’Appennino. Docce, pasta party, tutto OK. Un trail bellissimo per far conoscere zone e sentieri dimenticati.

 

In memoria del guru Prof. Enrico Arcelli

c’era una volta un ragazzino grassoccio, il cui babbo aveva da poco smesso
di fumare ed aveva cominciato a correre, persino a fare imprese che mi
sembravano al limite dell’umano come una maratona! quel babbo un giorno
compro’ quel libro chiamato buffamente “correre è bello”, titolo che faceva
sorridere chiunque sbuffava come un mantice durante l’ora di educazione fisica.
un giorno quel ragazzino cominciò per caso a corricchiare, capì che quel titolo
aveva un senso, e che correre poteva persino essere meraviglioso.
e fu conquistato da quel libro che era un sapiente mix di aneddotica sulla
corsa, principi di fisiologia dello sport e di scienza dell’allenamento,
oltretutto scritto in un bellissimo italiano, semplice eppure efficace.
era anche una descrizione di un’italia industriosa che col benessere cominciava
anche a pensare ad altro che non fosse la solidità economica, che iniziava a
capire l’importanza della salute fisica e del piacere mentale.
quel libro lo lesse decine di volte, lo sfoglio’ centinaia, sperimentò tutto, gli
diede l’ispirazione per tante gare, fece nascere la passione, sempre più profonda,
e solidissima grazie a quella miscela di amore per lo sport e di dotte spiegazioni
scientifiche delle basi del running.
Infuse passione non solo a me, ma anche a tantissimi altri, ed è tuttora il libro
di sport più venduto in Italia.

Ti sia lieve la terra, Enrico.
e grazie infinite

Come divenni un ultratrailer (Mugello 2015)

Erano anni che avevo questo tarlo. Da quando iniziai a fare trail, nella preistoria della disciplina. Poi impegni, la scarsa diffusione di questo tipo di gare, infortuni, acciacchi, un redivivo interesse per il bitume, la  mancanza di voglia di farmi il mazzo, hanno complottato per farmi anche solo ipotizzare la possibilità di diventare ultratrailer. E mi son dovuto giocoforza accontentare del limite dei 42Km, rigorosamente offroad. Poi l’anno scorso un gruppetto di coraggiosi ha deciso quel che mi pareva un sogno: organizzare un ultra dietro casa mia. Sull’Appennino di cui mi sento figlio adottivo, non qui nato ma qui trapiantato, ormai cittadino di questi boschi, di questa campagna, di queste vette, non alte ma impervie. Un anno fa l’assaggio della prova più corta di 24Km. Una gara tosta ma già meravigliosamente e meticolosamente organizzata. Non me la posso perdere, mi dissi.

Ma il principio di realtà cozzava col mio sogno. Il mio fisico dopo oltre un quarto di secolo di running si lamenta se provo ad azzardare qualcosa di più. Ogni allenamento più duro, ogni seduta di ripetute, sono un fattore di rischio.  A novembre riuscii a correre una mezza maratona in poco meno di 2h, il mio peggior tempo all time sulla distanza. Sembrava che il complotto anti-ultratrail si ergesse forte. Poi sono arrivati i miei amici pazzi. E mi hanno convinto. Ok, ci provo, mi iscrivo. L’obiettivo è improbo, allenarsi per 11 ore di corsa partendo da un livello aerobico infimo e da una autonomia limitata.

È quello il primo passo, il gradino più duro. Porsi un obiettivo è il primo passo per raggiungerlo. E osare nel correre è come il pizzico di sale in un piatto, regala quel sapore speciale che ti fa godere anche nella preparazione, che ti dà forza anche nella sofferenza. Ti dà la motivazione, che poi diventa grinta, che si trasforma in consapevolezza, in autostima, in determinazione. Il primo gradino è stato più difficile. Poi il resto è venuto da sé. E i miei amici mi hanno accompagnato e facendosi ispirare dalla mia esperienza hanno dato forza a tutto un gruppo via via ingrandito, che ha cominciato ad allenarsi insieme sulla spinta della motivazione della curiosità della passione.

E così sono nati allenamenti di gruppo sul nostro amato monte Morello a uno sputo da Firenze, una vera palestra per il trailer. Levatacce, lotte col freddo, con gli alberi abbattuti da una tempesta di marzo, col fango e le piogge. E la passione che saliva, e la determinazione che montava. Ci siam fatti le nostre gare che erano di allenamento e di prova assieme. Fino al 2 maggio, alzarsi ancora a buio, giungere al momento della partenza avvolti in una nebbia fittissima che copre tutto il crinale appennico assieme a una pioviggine fredda e fastidiosa che copre le abetaie della Badia di Moscheta.

Devo partire coperto con una giacca antivento, mai successo prima. Qualche foto, trepidazione, desiderio di voler partire, voglia di faticare e di stringere i denti. Il via è stato festoso e fangoso. Una prima salita corsa più del previsto perché non dura. La prima vetta è il monte Acuto, ci spira un vento fortissimo, al massimo 20 metri di visibilità. Peccato.

Seconda salita prima ripida, poi facile, poi il lago di fango. In dei punti non sapevo come fare a restare in piedi, sembravano le sabbie mobili, altri parevano piste da sci. Un pickup disperso su uno stradino legato a degli alberi per impedirgli di precipitare in un burrone, ovviamente inciampo in una corda e mi copro di fango dalla testa ai piedi, sembro uscito dalla Parigi Roubaix in un giorno di tregenda. La nebbia non passa, il crinale è ancora avvolto dalle nubi ma almeno non piove più. Il maledetto fango rimane, spendo preziose energie per tentare di rimanere in piedi il più possibile. Dopo 3 ore sono al Giogo di Scarperia, paradiso dei motociclisti e mi mancano ancora 42Km, per fortuna sono ancora fresco. Da quel momento farò una gara in rimonta. Peccato che non riesca a sfruttare la lunga discesa, tanto è accidentata, ma l’importante è divertirsi. E vi giuro, mi stavo divertendo da pazzi. Al 24° al museo della civiltà contadina c’è un nuovo ristoro, mi cambio  e comincia una parte di salita di 20Km. Se normalmente sono un bradipo, in salita divento una lumaca. Vado del mio passo, che è prudente. E un passo dopo l’altro supero la salita che mi porta al 30°. Metà gara, e son passate oltre 5h30’.

Ma sto bene e non mollo, divertendomi come un bambino nel successivo single track vallonato che porta al ristoro di Valdiccioli e poi su per la forestale verso Prato all’Albero, dove ci sono gli unici 10metri di asfalto, e qui entro nella parte più in alto della prova. Sul crinale, manco a dirlo, ancora tutto nuvoloso e la Romagna la si può solo immaginare.

Questa salita non finisce mai, e la discesa successiva veloce e poi sassosissima quasi la si rimpiange. Si entra nella valle del gelido Rio Rovigo le cui acque si devono guadare più volte, si risale al rifugio dei Diacci col famoso passaggio sotto la cascata. Nuovo single track nel bosco… ehi, ma quello sembra il sole. Qui, verso il 48°, inizio per la prima volta a sentire le gambe un po’ dure, mi spiace perché ero stato da dio fino a quel momento, ma non mi lamento e comunque guadagno ancora altre posizioni.

La discesa del 54° in mezzo ai castagni e finalmente col cielo sereno è una benedizione, la stanchezza sparisce di nuovo e sento l’odore del traguardo. Nel fondovalle ci sono i 2 guadi, lì trovo 2 dei miei amici un po’ pazzi, la lunghezza della gara li ha provati mentalmente ma riesco a dar loro coraggio e mi trainano per l’impervia Valle dell’Inferno in un single track micidiale per chi è stanco, ricco di salti e gradoni per gli ultimi 3 infiniti Km. L’odore dell’arrivo è intenso, ci facciamo forza e chiacchieriamo come fossimo al bar, indispettendo gli altri concorrenti. Gustiamo già il sapore della comune vittoria. Tanto per gradire devo combattere l’ultima mezz’ora con una brutta contrattura che mi fa veder le stelle ancora oggi. Conto alla rovescia, poi l’arrivo, i nostri compagni del Machese’grulloTrailTeam che ci hanno atteso e ci regalano le ultime forze, siamo in tre ci siamo fatti forza per mesi e il coronamento del nostro sogno è lo stringerci per mano e passare il traguardo assieme a braccia levate.

Ricorderemo a lungo quei momenti, quei kilometri finali in cui la stanchezza fisica e mentale veniva scacciata dal sapore dell’imminenza del traguardo. Ricorderemo la preparazione fatta assieme, contornati dagli altri membri del nostro gruppo oramai ammalati di trail, così come ricorderemo la birra stragoduta alla fine, il gelato che pregustavamo ancora nella valle dell’Inferno, quei momenti di gioia dopo il traguardo che nei nostri cuori dureranno a lungo, istanti brevi ed infiniti allo stesso tempo.

Il mio video: https://www.youtube.com/watch?v=FHoKTmFfBUw

Video ufficiale: https://vimeo.com/127095552

Traccia: http://www.gpsies.com/map.do?fileId=jjjtndvwifldrxpn

Foto dei finisher: https://www.flickr.com/photos/124275857@N06/

Firenze Urban Trail

Spiegone di cosa sia un Urban Trail (oddio, anche io non ne avevo mai visto uno)
Trattasi di gara trail in un contesto urbanizzato, città e zone limitrofe. Tendenzialmente si corre il meno possibile su strada e il più possibile NON su strada, qualunque cosa sia: un parco, un bosco o campagna nei pressi, strade bianche, forestali, sentieri. Dislivello, quel che c’è. Se siamo in città, se ci sono si corre in zone accidentate: scalinate, gradinate, aiuole, vicoli, pertugi, giardini, camminamenti pedonali, piste ciclabili, greti di fiumi, qualunque pendenza ci sia.
Il FUT (Firenze Urban Trail) alla prima edizione, ha visto una anteprima, la corsa in notturna con lampada frontale. Purtroppo mutilata nel percorso dalla tempesta di pochi giorni fa, il passaggio dal Giardino di Boboli è scomparso 🙁
Il giorno successivo siam partiti quindi dalla meraviglia che è Piazza Santa Croce. Capolino in Piazza Signoria, Ponte Vecchio poi su per le stradine che si inerpicano sulle colline, discesa sull’Arno e sentiero nei parchi lungo il fiume. Giornata ancora ventosa ma soleggiatissima. Questo tratto lungo l’Arno è lunghissimo, si abbandona per entrare in una zona di salite con molto asfalto (purtroppo, ma non ci sono alternative), per finire con una salita in single track bella tosta che finisce… dentro un castello!!! ampio ristoro e inizia un lungo tratto di saliscendi nelle campagne per finire dentro Fiesole.
Sono partito con un approccio molto prudente, sfoggiando per l’occasione uno zainetto idrico Quechua extraleggero con sacca colma di adorata cocacola. Lento in pianura, di passo svelto in salita, di corsa sui sentieri, godendomi la giornata soleggiata, i panorami, gli odori della vicina primavera. L’avvicinamento a Fiesole è magico, e dopo una salitona ripida arrivare in vetta è un sollievo. I podisti si affollano al belvedere a godersi la vista su Firenze, nella piazza del duomo c’è un fantastico slalom tra auto d’epoca. Nuove salite verso la vetta del percorso a Monte Ceceri, e una discesona ipertecnica per le cave di Maiano. Oltre il 30° Km la gara si fa dura per i numerosi saliscendi nei boschi verso Settignano. Altra asfalto, altra discesa, poi di nuovo il greto dell’Arno. i 6Km finali in piano sono tosti, riesco a correre sia pur come una lumaca. Vedere la cupola del Brunelleschi che si avvicina sempre più è incoraggiante, dà sollievo allo spirito affaticato. L’arrivo in mezzo ai turisti di nuova in Santa Croce… Guardo i monumenti della mia città, e dico come sempre che la bellezza del correre risiede nel fatto che le percezioni sensoriali si amplificano, e ciò che è bello diventa ancor più bello, ce lo godiamo ancor di più, si tratti di un capolavoro dell’ingegno umano o della natura.

Il tempo è lento, 5h33′, ma comunque migliore delle attese. Il corpo ha reagito bene, allenarsi in montagna paga, la stanchezza è quella normale, l’importante è il non essere distrutti. Vado avanti come un bischero per il mio obiettivo, ora con uno slancio in più, so di potercela fare.

Amo correre. Really love running.

Traccia: http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=3108397

Video: http://youtu.be/qosMKNAMIP4

Il mio 2014 di corsa

qualche breve considerazione sul 2014, tanto per aggiornare il blog
iniziato bene, la condizione c’era, la salute anche, riuscito a tornare a
un tempo decente in mezza (1h41′) e sui 10Km (45’10”) senza nemmeno
allenarmi tanto
poi un primo problema al solito achilleo sx, 20gg di stop
forma sparita completamente, un paio di Kg presi 🙁
riuscito a maggio a fare 3 bellissimi trail
mugello, dietro casa, 23,5Km 3h30′, bello duro
marnia, 28Km, soft ma fangoso, 3h
borbotto, 32Km, https://www.youtube.com/watch?v=kzCHlFUUjZY
a giugno caduta in un trail, poi mi son rifatto sempre sul falterona che è
una montagna che adoro

luglio, passo più lungo della gamba: riuscito in extremis ad accaparrarmi
un pettorale e approfittando delle (poche vacanze), son riuscito a
concludere la dolomites skyrace. gara che fatta senza allenamento è
veramente durissima, specie se si è tirata la prima parte per rientrare nei
cancelli. la molta neve presente ha fatto il resto, è stata veramente dura
ad agosto ho provato a riallenarmi decenemtente e un pò ci son riuscito,
facendo qualche gara interessante (ecomezza di monte sole a rioveggio, e
soprattutto il neonato trail di vallombrosa, bellissimo davvero)
poi di nuovo il tendine d’achille 🙁 10gg di stop e forma che se ne va di
nuovo a ramengo
rientro in tempo per farmi qualche bel trail autogestito dalle mie parti ,
ad esempio https://www.youtube.com/watch?v=2x1KKUK1UXU e un altro bel trail
in zona a Palazzuolo sul Senio

un bel successo comunque l’ho raggiunto: molti miei compagni di squadra son
diventati malati di trail, e non si limitano più a presenze sporadiche. con
mio padre abbiamo organizzato dei trail autogestiti brevi, con grossa
partecipazione. uno bello tosto lo farò domenica

2015
c’è un unico obiettivo, deciso trascinatomi dai miei amici: essere finisher
al mugello ultratrail , 60Km e 3000m di dislivello
sarà durissima, e mancano solo 17 settimana, proviamoci!

2015
c’è un unico obiettivo, deciso trascinatomi dai miei amici: essere finisher
al mugello ultratrail , 60Km e 3000m di dislivello
sarà durissima, e mancano solo 17 settimana, proviamoci!

Duathlon, ovvero come una foratura diviene un’opportunità

Sono negato per la meccanica. La bici in questo è quasi un oggetto misterioso per me. Ci provo a smontare qualche pezzo ma non sapendo come andare avanti mi ritraggo impaurito e lo rimonto. Ovvio che poi quelle 1-2 volte l’anno che foro è un dramma, non saprei dove mettere le mani per smontare una ruota. Essendo privo di scarpe da bici, pedalo con scarpe da corsa. E come l’altro giorno, durante un tremendo acquazzone che mi aveva colto, se foro abbandono le 2 ruote e torno a casa di corsa. Trasformo così un evento negativo in uno positivo, la possibilità di fare un allenamento doppio bici+corsa. L’altro giorno tornare a casa sotto l’acqua non fu piacevolissimo. Ieri è stato invece molto gradevole andare a Borgo S. Lorenzo dal meccanico a ritirare il mezzo a piedi, oltre 9 Km collinari al caldo nella splendida campagna di maggio. E poi una mezzoretta di bici per tornare a casa, invertendo il duathlon della foratura: mezz’ora tirata al massimo salendo sui pedali nei brevi tratti in salita, cosa che mi pare molto allenante. Specie a giudicare le sensazioni post-allenamento, quel mix di spossatezza e benessere che gli atleti di endurance ben conoscono.

Va meglio, a giudicare sempre dalle sensazioni, su 2 ruote che a piedi. Sulle prime avverto dei miglioramenti di condizione. A correre invece mi accorgo solo di quanto sono lento, e il tallone un pò duole sempre e impedisce allenamenti migliori – cioè allungare il kilometraggio. Oggi dopo 4 mesi ritorno alle gare dietro casa salendo per i miei monti al trofeo Scarabone. Tutto molto bello, tempo inguardabile ma l’importante è partecipare.

Testarsi in vista della maratona

L’esimio prof. Rondelli, nel suo blog sul sito del Corriere della Sera , http://dicorsa.corriere.it/2012/02/28/i-test-verso-la-prima-maratona/  ha raccontato e proposto dei test per verificare le proprie capacità in maratona

Li riporto qua

 test specifici che possono indicare con alto grado di attendibilità il livello di preparazione raggiunto e l’ipotetico tempo finale realizzabile il giorno della maratona.

TEST DI RESISTENZA ORGANICA. Il primo test da affrontare, ad almeno cinque settimane di distanza dalla maratona, riguarda il cosidetto test organico. Sotto questo aspetto le opzioni sono principalmente due :

A) correre una maratona intera andando sotto ritmo, per i primi 32 chilometri, rispetto all’ipotetico ritmo di gara, per poi provare a correre gli ultimi dieci chilometri all’ipotetico ritmo di gara previsto il giorno dell’esordio.

B) correre 20 km su un percorso collinare, logicamente sotto il ritmo previsto per la maratona, per poi farne altri 12 su terreno piatto al ritmo di gara ipotizzato per la gara d’esordio.

A mio modestissimo avviso, questi test hanno delle controindicazioni:

– chi ha una grande abitudine all’endurance, e magari fa anche 3-4 maratone l’anno (ce ne sono molti ormai), non dovrebbe avere molta difficoltà a fare questo test. Ma è anche quello che ne ha meno bisogno.

– viceversa, in chi ha meno abitudine alla lunghissima distanza , questi non sono test veri e propri ma degli allenamenti clou di tutta la preparazione. Il primo in particolare è di una durezza estrema e richiede tanta preparazione per farlo, direi almeno un lunghissimo di 34Km e una seduta di ritmo maratona di 28-30 più tutto il resto (ripetute, medi, progressivi, gare test sulla mezza). Farlo a 5 settimane dalla gara vera e propria richiederebbe di partire con molto anticipo nella preparazione, col risultato di far durare il periodo speciale non le canoniche 8-12 settimane (scarico finale incluso) ma anche di più, con i conseguenti rischi di un decadimento di forma proprio prima della maratona

– notare che Rondelli cita espressamente chi non ha mai fatto una maratona: mi paiono dei test veramente impossibili per chi è all’esordio.

Il secondo B) tuttavia mi pare molto interessante e potrebbe essere un eccellente test, seppur veramente tosto. Ma ugualmente lo sconsiglierei a un esordiente, seppur di buona levatura

A) invece lo modificherei così, correre i 42Km d’allenamento

  • lentamente dal 1° al 30°, poi  al ritmo maratona vera fino 35°, poi di nuovo lentamente fino al 42°
  • 4x (8Km lenti + 2Km ritmo maratona)

A mio avviso un ulteriore test eccellente di resistenza organica è correre una distanza pari a circa il 75%  della maratona a ritmo maratona stessa, inserito in una preparazione comunque dura, in cui si arriva a tale lunghissimo a ritmo maratona in condizioni non ottimali. Questo test  – in realtà non l’ho certo inventato io – in realtà soffre di un problema predittivo, che chi è lento e magari sovrappeso, diciamo un maratoneta da 4h, è capace senza grossissimi problemi di fare una seduta di 30-32 Km a ritmo maratona, per cui partendo molto più lentamente supererebbe il test alla grande; viceversa, trovatemi un top runner che si prepara correndo 28Km a ritmo gara: io nei programmi che ho letti (Bordin Baldini Viceconte ed altri) non ne ho mai trovati. Per questo la percentuale dovrebbe essere adattata, del 80-85% per chi è più lento, del 60% per i più veloci, con le conseguenti vie di mezzo

Poi, come scrissi anni fa, c’è sempre il test predittivo che si basa sul confronto tra i tempi in una mezza tirata al massimo corsa nei 3 mesi precedenti i 42195 e le analoghe mezze corse nei mesi precedenti

 

Vediamo i secondi due test:

 TEST DI BRILLANTEZZA ORGANICA. Il secondo test, da affrontare circa tre settimane prima dalla maratona, complementare con quello di resistenza organica, è invece il test di brillantezza organica. Anche in questo caso le opzioni sono principalmente due:

A) una doppia seduta, che gli atleti di medio-alto livello svolgono in un solo giorno fra mattina e pomeriggio e che invece gli amatori possono eventualmente affrontare a distanza di 24 ore comprendente come prima prova un terzo di maratona, cioè 14 chilometri corsi al ritmo teorico previsto per la gara e come seconda prova altri 10 km corsi invece al ritmo teorico previsto per una gara di mezza maratona.

B) tre ripetute sui 5 km corsi al ritmo teorico previsto per una mezza maratona con recupero attivo di 5 minuti e poi di seguito una prova sui 10 km al ritmo previsto per la gara di maratona.

 

Il test A) sembra oltremodo semplice: per chi prepara una maratona, correre 14Km a un ritmo maratona è oltremodo semplice e non lascia problemi per poter correre il giorno successivo 10Km a ritmo mezza. Ancora, questo test è veramente semplice per chi è lento e/o sovrappeso e ci impiegherà ben più di 4ore. Un po’ più difficile per chi è veloce e finisce in meno di 2h50′

Il test B) mi piace molto , per me è il migliore dei 4, è molto duro ma fattibile, si corre una distanza di circa 25Km + i 15’ di recupero attivo. Ho fatto ben di peggio durante la preparazione delle mie migliori maratone (il top fu un collinare di 25Km +  2×2000 ritmo mezza rec 1000 lenti , ma non lo raccomando a nessuno…)

Ah, comunque evitare il fantomatico ed inutile test di Yasso è sufficiente 🙂 E comunque, meglio evitare test basati su prove troppe brevi, in cui perde completamente il rapporto con la qualità fondamentale del maratoneta, cioè la resistenza specifica a ritmi medi e la potenza lipidica.

 

Ma, in conclusione, chi sono io per criticare il prof. Rondelli, esimio allenatore di grandi campioni??? Sono un signor nessuno. Ma i miei due cents, sulla base della mia piccolissimissima esperienza, li ho voluti comunque gettare.

Autunno tra alti e bassi

Dopo un agosto un settembre e un ottobre deprimenti, con pochissima voglia di corsa, a novembre la voglia comincia a tornare, scontrandosi con vari acciacchi, doloretti di adattamento che si fanno vivi su ritmi un filo intensi. Il ritorno è stato ben azzardato, la Mezza Maratona di Agliana, chiusa col tempo di 1h48 tuttavia temevo molto molto peggio invece ero fresco all’arrivo. Ottima la prestazione al Trofeo 3 Ville a Castello a Firenze, la bellissima gara nei parchi delle Ville Medicee Reale e Petraia. Soffro il freddo a Sesto, l’achilleo duole ma torno decentemente ad Ellera su un duro percorso collinare di 15Km. Oggi azzardo e dopo anni mi ripresento al Cross del Parco di Galceti a Prato. Inadatto e iper-non-allenatissimo sul breve e veloce, con il duplice ambizioso obiettivo di non esser doppiato e non finire ultimo, riesco a centrare il risultato stringendo i denti e beandomi della bellezza di quel parco in mezzo alla città. Ora un mesetto dedicato agli allenamenti, sperando che la salute resti.

Avviso ai naviganti

29 Novembre

Il correre per me va così così, poche cose da raccontare. Poche motivazioni ma forse, tallone sinistro permettendo, mi sta tornando un pò di voglia e comincio a pensare a cosa correre nel 2012. Per ora il primo obiettivo sarebbe il Giotto Trail a fine febbraio a Vicchio, su un percorso duro ma che già conosco. Poi chissà… Colli Euganei? Da Piazza a Piazza? ritorno al Ventasso? chissà

Comunque volevo solo avvertire che a breve, causa chiusura della piattaforma Splinder, questo blog verrà spostato altrove. Dove di preciso non so, ma al momento sto testando WordPress, qui una bozza del  nuovo blog.
magorunning.wordpress.com

Ad maiora!

 

Aggiornamento del 3 dicembre :

sono riuscito a trasportare i miei vecchi post su WordPress, così ho salvato l’archivio e tutti i link alle vecchie immagini! Ho già attivato un redirect dal vecchio al nuovo blog, che credo sarà dismesso il 31 gennaio 2012.

 

Scarpinata in Roveta

Nonostante l'ambiente si presti bene non è un trail. Tutto asfalto, partendo dal paesino di San Martino alla Palma presso Scandicci, salita alla Roveta, discesa molto leggera tranne l'ultimo tratto, salita finale di 1200 metri con picchi al 16%. Partenza al tramonto con grasse risate coi compagni di squadra del Ponte, almeno quelli che non sono ad organizzare. Dopo un avvio stentato mi accorgo che nonostante la Ecomaratona di 3 giorni prima sono in forma. Soffro nella ripida salita del Masseto, ma per il resto tutto OK.

Traccia GPS

http://www.everytrail.com/swf/widget.swf

E' una grande emozione, correre dopo tanti giorni sulle strade su cui mi sono allenato anche intensamente per anni… ci credo che un tempo andavo forte, tirando certi allenamenti su certi percorsi la forma veniva veloce. Il panorama poi resta fantastico: un grande gara anche dal punto di vista paesaggistico, probabilmente la più bella nottura assieme a quella dell'Alberaccio di venerdì scorso. A Marciola inizia la discesa, non ripida ma veloce dove bisogna spingere. Si oltrepassa Roveta, sempre in mezzo alla campagna. A Vigliano inizia una discesa ripidissima, dove vado alla grande, seguita dalla salitona finale dove mi difendo ma recuperando comunque varie posizioni. L'erta finisce alla bellissima chiesa di S. Martino e subito dopo l'arrivo.
E dopo… cena spettacolo cogli amici pontini, finocchiona vinta nelle varie gare, schiacciata, penne alla carrettiera fantasmagoriche, pizza. Saluti agli amici e alle gare, per un pò riposo, iniziano le vacanze (ma mica smetto di correre, mi sa…)

In vetta al Ventasso

Più o meno un anno fa mi ritrovavo a casa con un piede rotto e la gamba completamente ingessata, situazione oltremodo spiacevole per chi è abituato a correre. Una volta guarito e riabilitato  ovviamente le condizioni erano pessime: decisamente sovrappeso, completamente fuori forma, e nemmeno molto motivato. Occorreva un obiettivo: dato che per dimagrire contano i Kilometri, pensai a qualcosa di lungo. E alto: la croce del Ventasso, quell'ecomaratona che avevo già corso 3 volte ma che aveva cambiato percorso. Arrivando fino alla vetta della montagna. Ecco, mi dissi, proviamoci.
Passano i mesi, velocemente a differenza della mia andatura. Però un barlume di condizione atletica arriva, e mi iscrivo. Passa un altro mese, ed eccomi pronto. Fremente già dai giorni precedenti. Una nottata breve e quasi insonne per l'emozione. Sveglia prima dell'alba, con tanta emozione e già adrenalina che scorre a fiumi. Autostrada, la bella campagna della valle del Crostolo, la maestosa Pietra di Bismantova. La vetta del Ventasso sta lassù, dura da conquistare.
 
La piazzetta della piccola Busana è già animatissima alle 7. Tanti trailer, come al solito. Un saluto di qua, uno di là, dopo tanto tempo ritrovo la mia tribù di appassionati del trail. Come al solito l'intera comunità dei paesi attorno al Ventasso ci accoglie con una cordialità unica: e l'importanza di questo evento è resa dal cartello fisso sul punto della partenza, con tanto di mappa del percorso.

http://www.everytrail.com/swf/widget.swf

Il via alle 8,30. Non starò a raccontare del percorso, che già tante altre volte ho descritto. Dirò solo che ogni anno tutti quei saliscendi e la temibile e lunga salita del Tirone sembrano sembre più duri: gli anni che passano sicuramente. In più fa un caldo terrificante, il sudore scende a litri. Una volta arrivati all'affollato (di famigliole) Lago Calamone, ecco la novità. Mi avevano avvisato: << Quando giungerai al lago e guarderai verso l'alto e vedrai questo muro verticale su cui arrampicarsi e la processione dei corridori a inerpicarsi su, ti prenderà paura… e saranno dolori>>. Sono arrivato al lago, ho guardato in alto, e li ho visti, sotto un sole accecante. Impressionante e temibile. Ma non ho provato paura. Era un anno che sognavo di essere qui, al cospetto di cotanta ascesa, e non sentivo paura, ma solo esaltazione, forza, orgoglio. Sì, gli faccio un culo tanto a 'sta montagna, mi son detto. Ero un po’ in difficoltà dopo il Tirone, ma vedere la fila indiana in salita mi ha fatto tornare le forze. Attivate le ridotte sono salito regolare, passo breve e frequente: recupero tante posizioni nonostante il sole a picco. Finisce il bosco, ecco il pratone, pendenze da urlo. Ma non ho paura, anzi è godimento allo stato puro…. WOOOAAA mi esalto e vado su tranquillo (son proprio un bischero a godere delle difficoltà!). Il GPS mi segnala l'altitudine e mentalmente faccio il calcolo… "mancano 100 metri… mancano 50 metri" … ed eccola lì, l'agognata croce. Fermata obbligatoria a godermi il panorama, faccio qualche foto col cellulare, e via mi lancio in discesa….. WOOOOWW  adoro le discese su questi sentierini di alta montagna, in mezzo ai prati, mi butto a capofitto ululando belluinamente di gioia. Il vecchio percorso prevedeva la discesa a Pratizzano dal versante sud del monte, ora si va sul versante ovest in una discesa ancor più tecnica. Peccato per le lunghe file, a un certo punto mi sono rotto e mi sono lanciato in un sorpassone alla GillesVilleneuve sul terreno scosceso a fianco del sentiero… e via giù in slalom tra gli alberi a rotta di collo. Bellissima anche la modifica successiva che evita il lungo tratto in asfalto. Al 32° Km, Montemiscoso, il percorso torna quello classico… quei terribili saliscendi infiniti che portano all'arrivo, che tutti soffrono. Ho stretto i denti fino al traguardo finendo in rimonta in 6h22', tanto ma necessari su un percorso così duro e con questo caldo.
 
Ma mica è finita qui… macchè, la goduria del Ventasso è anche il dopo – coda delle docce escluse – il ritrovarsi in piazzetta a ridere schezare commentare prendersi in giro mangiare bere abbronzarsi. Verrebbe voglia di rimanere lì per ore, a gustarsi la compagnia e a ripensare alla meravigliosa natura che abbiamo assaporato. In conclusione il Ventasso con questa modifica diviene una vera regina dell'Ecomaratona italiana. Per vari motivi: innanzitutto la qualità dell'accoglienza, l'efficiente e capillare macchina organizzativa, l'esser riusciti a valorizzare un territorio montano sconosciuto imponendo l'evento a livello locale con la frecciatura permanente. La varietà della natura incontrata, dalla bassa montagna a quella media fino a quella alta, dalla campagna agricola al bosco deciduo fino a quello sempreverde e ai pascoli e ai prati d'alta quota. Tutto favoloso, solo questo può pensare chi è all'arrivo attendendo il momento di tornarsene a casa, salutando questo e quello, un membro o l'altro di questa tribù del Ventasso, adoratori della fatica e della natura.  

Traccia Ecomaratona del Ventasso 2011

Calda estate di corse

L'estate impazza e il caldo rende difficile correre al meglio. Però qualcosa di buono si può riuscire a combinare.

Da amante di prim'ordine e quasi cittadino onorario delle Dolomiti e della Val di Fassa era un delitto non aver mai partecipato alla Traslaval ("attraverso la valle", in ladino, che poi è una delle prime gare a tappe create in Italia (ora ne crescono come funghi) Per caso ero in valle proprio lo scorso w.e., per caso alloggiavo in centro  di Moena dove lunedì vi era la partenza della seconda tappa. Dal letto allo striscione di partenza in 30", in pratica, notevole 🙂
Gara tosta, non pensavo così dura: 2Km pianeggianti, poi 2,5Km di salita su sentiero stretto, durissima, 300 metri di dislivello, solo la vista del Latemar poteva rinfrancare un poco. discesa soft su strada forestale dove tutti corrono come dannati… ehi ma è una gara a tappe, dovreste risparmiarvi per i prossimi giorni!!! al termine vengo pinzato da un insetto, continuo imperterrito sui saliscendi finali fino all'arrivo in piaz de ramon. discreta prova. paesaggi fantastici, ovvio, dai boschi fittissimi ai fondovalle verdi, con la vista delle più belle montagne del mondo poi….  poi  basta, le altre tappe le lascio ai veri concorrenti, tra cui l'ultima durissima con 1000 metri di dislivello e l'arrivo al col rodella

Domenica scorsa, classica prova del campionato provinciale sulle colline di Legri di Calenzano. Arrivarvi è una vera iattura: causa Gran Premio di motociclismo c'è traffico anche alle 7, la località è vicinissima a casa , 5-6Km in linea d'aria, ma la conformazione dei monti la rende distante quasi 50Km! Gara fatta tantissime volte, ottimo test per la condizione estiva, ci ho rimediato in passato molti premi e medaglie. Stavolta invece basta fare un buon allenamento e ridere in compagnia coi compagni di squadra alla fine. Non è caldissimo e ciò aiuta, gara tirata fin da subito… in pianura sono una schiappa, in salita sorprendentemente vado molto meglio, benino in discesa.  Arrivo dopo una gara tirata ma in buonissime condizioni, e mi godo il fresco dei boschi.
Traccia GPS: http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=1179962

 
 
Infine venerdì un mini-trail appena fuori Firenze, alle Case di San Romolo, un paesino minuscolo in cima a una collina. Un trail bellissimo, panorami mozzafiato da Firenze fino all'Appennino (Senario, Falterona Secchieta e Pratomagno). Ottima sgambata pre-Ventasso.
Traccia GPS: http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=1179965