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Trail, quasi Sky (running)

La mia prima e per ora unica ecomaratona mi ha fatto comprendere come in questo genere di gare l’abitudine all’endurance, all’impegno organico prolungato, sia un fattore essenziale in vista di gare del genere, sedute "banali" di 2-3 ore potrebbero inadeguate. Mi urgeva quindi affrontare ben altro. Così sabato 16 giugno ne ho approfittato e mi son tolto uno sfizio. Recatomi quindi nell’alto appennino pistoiese-bolognese, ho affrontato un bel percorso tosto. Partenza quota 1300 circa, boschi. Clima fresco tanto da farmi optare per maglietta a mezza manica e pantacollant a 3/4 di gamba. Vento e nubi in quota, poco sole. Neanche condizioni ottimali, ma col caldo che picchia su questi monti col sole forse meglio così. Parto, supero il bosco su una pista bella morbida ma già ripida e raggiungo il crinale, lo spartiacque tirreno-adriatico che in questa zona è interamente Toscana e ancora basso sui 1600. Ora si tratta solo di seguire per ampia parte questo sentiero della GEA (grande escursione appenninica). Continui saliscendi, Passo della Nevaia Fonte dell’Uccelliera non c’è un’ anima e te credo siamo in mezzo alla nebbia e meno male non si vedono le montagne più alte avanti. Salite e discese ripidissime. Sul crinale il vento è fortissimo, ti sposta letteralmente c’è quasi da aver paura dati gli Orridi che vedi sotto di te basta poco e ci cadi. Dopo neanche tanto tempo sono in vetta al Corno alle Scale, quasi 2000m, però niente male. Il cielo si apre un pò, col sole è tutto più bello ma sempre ventosissimo urge indossare il gilet antivento, meditando quasi se indossare il kway. Pochissimi escursionisti. Riscendo sul versante Emiliano a 1500, risalgo al Lago Scaffaiolo a 1800 circa, fino a riscendere ancora alla Doganaccia di nuovo Toscana ancora 1500. Si torna indietro, con calma però. Le salite ripide rigorosamente camminate tutte, facilissimo andare oltre soglia se le si corrono anche lentamente. Torno sullo spartiacque, Monte Spigolino, Passo Strofinatoio, Monte Gennaio. Mi fa male il tallone sinistro, il terreno è veramente impervio, spesso tocca camminare anche in discesa per i numerosi sassi o il sentiero strettissimo. Rientro nel bosco, dove la discesa è più liscia scendo  veloce e con buona reattività, ne avrei ancora. Rieccomi all’auto, neanche tanto stanco, incredibile a dirsi. Luoghi bellissimi, da tornarci presto. Esito: 5 ore nette, stima distanza sui 31Km abbondanti, dislivello 1900m. Data la quota la durezza del percorso e del fondo, il fatto di aver corso sulle vette, direi più sky che trail. Sempre un’emozione.

PS

Percorso ed altimetria

Percorso da satellite

Altimetria

PS 2:

a metà salita in zona veramente sperduta senza un’anima ho avvistato un paio di animalotti pelosi che correvano, evidentemente infastiditi dalla mia presenza. Marmotte, direi, che non pensavo ci fossero nell’Appennino

Marmotta in appennino

Doppietta trail

(recupero vecchi post mai inviati)

In vista del Ventasso ho avuto l’intenzione di migliorare la mia "tenuta" sulla lunga durata. Ovvio che ai Marsi ho patito un po’ l’inesperienza, un po’ l’entusiasmo e la prima metà veloce, un po’ la carenza di iperlunghi. Naturalmente sarà quella stessa esperienza a fare da allenamento sulla distanza. E poi anche le 2h45 umidissime del passatore di fine maggio. Insomma, nel primo w.e. di giugno avevo come programma originario un lungo trail di 3h30 almeno, con diciamo 1200-1400 di dislivello. Da solo purtroppo. E dulcis in fundo, sabato temporali pioggia vento ecc 🙁 Cosa fare? Nel dubbio, sabato pomeriggio sono andato a esplorare una montagna in zona. La dirimpettaia del famoso "monte" della mia prima esperienza di vero allenamento trail lungo, dall’altra parte della valle dove c’è l’autostrada del sole. In vetta era coperta da nubi, però sono partito dal basso. Dotazione: Salomon d’ordinanza ai piedi, pantaloni lunghi invernali in previsione pioggia, maglia traspirante, zaino idrico, giubbino antivento, cappello, carta dei sentieri. Esploro qualche sentiero qua e là rimanendo sempre sul basso, il tempo è estremamente variabile. Non ho tanta voglia esplorativa, la montagna è brulla e mi piace poco, preferisco il bosco. La vetta è lontana e nebbiosa. Alla fine un po’ stanco e demotivato mi becco l’ultima pioggia e chiudo dopo 2h, circa18Km e +-550 di dislivello. Cena tutt’altro che frugale 🙂 . Errore lo so ma lo stomaco urlava. La mattina dopo mi sveglio prestino. Tempo grigio, ma decido di riprovarci. Stavolto però torno al "monte". Parto con una strada forestale molto bella in mezzo a pini e abeti, che mi porta dolcemente all’attacco finale alla vetta dal versante più duro. Dove in 1Km scarso si sale di oltre 250 metri tra rocce sterpi, fondo scivoloso e estremamente sconnesso. Corro pochissimo, se ci provo dopo poco mi fermo ansimante e col cuore in gola. Arrivo in cima, il vento ulula e fa paura, il cielo è coperto, fa bello freddo. Attacco subito a correre in discesa, terra fango, rocce bagnate, scivolo ogni tanto, falsopiano riattacco la salita alla vetta successiva, così più o meno per tutto l’allenamento. Per fortuna a farmi compagnia nella mattinata fredda c’erano comunque molti escursionisti e vari bikers. Continuo più o meno così tutta la mattina, dopo quasi 3 ore riprendo la discesa che mi porta all’auto. Meno male che alla fine la temperatura si era alzata, così che mi son bevuto tutto il contenuto dello zaino. Utilissimi i pantaloni a 3/4 di gamba, altrimenti i rovi mi avrebbero graffiato abbondantemente. Alla fine 3h8′, +-1100 di dislivello, circa 25Km. Che sommati al pomeriggio precedente fa un bel lavoro davvero per un fine settimana. Non so se la doppietta sarà utile ai fini dell’ecomaratona, della preparazione sulla lunga distanza, però alla fine di ieri ero bello cotto, sulle salite ripide ero costretto a camminare, però dove il terreno lo permetetva riuscivo a correre sia pur in modo non brillante. Diciamo che sono riuscito comunque, in presenza di pessimo meteo, a correre abbastanza. Gli scoiattoli che si arrampicavano sugli alberi, il capriolo che mi ha tagliato la strada nel folto del bosco, da soli han valso il prezzo del biglietto.

Un mese fa

Dopo lunga assenza…

Un mese fa, ancora non tanto ripresomi dall’ecomaratona dei Marsi, corsi il primo della 100Km del Passatore. Caldo e afa, com’è quasi sempre nella prima parte. ecco quello che scrivevo dentro di me

Afa bestiale a Firenze. Salire a Fiesole era un calvario. Meno male dopo il caldo diminuiva ma era sempre elevato, ho sudato davvero copiasamente. E meno male doveva essere un allenamento…  Alla fine 32Km in 2h47, vabbè mi accontento, avevo completamente mollato di testa propria nel momento dove dovevo spingere. In gara non facevo altro che pensare come era umanamente possibile arrivare a Faenza … certe cose continuano a sfuggirmi… bisogna avere un coraggio e una determinazione da leoni. In compenso la mattina successiva defatigamento con una garetta di corsa in montagna di 10Km, quasi meglio di ieri come sensazioni. ma era molto più fresco.

Ritorno alle gare brevi

Dopo la Eco di domenica scorsa, settimana di riposo. Mi sono stupito come sia stato possibile dopo la Eco conclusa anche maluccio (a onor del vero, ho pagato il poco allenamento sulle lunghissime distanze, olter le 3ore) guidare l’auto per quasi 4 ore come nulla fosse, e arrivato a casa non aver manco bisogno di sgranchirmi le gambe, facendo poi le scale senza niun problema. ah! Dopo la maratona di Firenze avevo le gambe dure come marmo e per 2 giorni non facevo le scale.

Comunque sono tornato alle gare brevi: giovedi una garetta di 6Km tranquilla, anche perchè sono arrivato con largo anticipo sul luogo e ne ho approfittato per un giro nei campi in collina, alla caccia di lepri (tantissime!) e fagiani. Oggi 12Km ondulati con un bel salitone e arrivo in falsopiano in salita. Buono ma poco brillante. Dalla prossima settimana si ricomincia a andar giù duri di allenamenti!

La mia prima gara Trail

Questa storia inizia a novembre del 2006.  Affranto da una dura preparazione per la maratona di Firenze, realizzai di averne abbastanza. Abbastanza di corsa in pianura, sull’asfalto, in circuito, il solito gesto ripetuto all’infinito, scandito dall’osservazione del cronometro che inesorabile dettava la tua condizione.  Già prima di correre quella gara avevo deciso per un basta! Dovevo andare oltre. Ma dove? Acquistati alcuni dei testi che mi mancavano, come quello di Speciani sull’Ultra o di Massa sul Trail, mi gettai a capofitto nella lettura annusando un’aria nuova.  Sì, quella poteva essere una nuova dimensione.  Iniziò quindi una preparazione invernale dura e massiccia, con tanto lavoro mirato su forza, potenziamento, e i primi assaggi di corsa offroad tanto per gradire. Pensavo ad obiettivi altisonanti come Pistoia-Abetone ad esempio. In qualche modo, mi prese la fissa per la corsa trail. Si infittirono uscite sui sentieri, e mi coglieva la sensazione che quel modo di intendere la corsa mi si confaceva parecchio. Serate su serate passate su innernet a studiare i materiali, i calendari, a far programmi.  Per iniziare mi parve onesto considerare le ecomaratone. La prima, era oggi. A Collelongo, Abruzzo, i Marsi.

Eccomi quindi giunto dopo un caldo e solitario viaggio nel paesino marsicano. Davanti a me, i monti che il giorno dopo avrei affrontato. Non avevo idea di quanto sangue mi avrebbero fatto sputare. Tutto il paese è coalizzato per organizzare questa manifestazione e questo è un aspetto devo dire molto piacevole della gara: le donne che preparano i cibi (pesanti!) alla mensa scolastica, gli alpini che aiutano agli incroci, tantissimi che lavorano ai numerosi ristori, chi non lavora comunque fa il tifo addirittura arrampicandosi su aspri sentieri.  La gara inizia praticamente la sera prima con la cena offerta in piazza, prosegue per una nottata passata a digerire i par d’etti di pasta ultracondita (e meno male ho rinunciato alla salsiccia), ma ha  il suo clou alla partenza. alle 8,30. Dopo la colazione anch’essa offerta dagli organizzatori.

La prima parte – 17Km – sono "facili". quasi tutti offroad, si esplorano le pendici della bella conca di Amplero, che si percorre tutta  camminando sull’erba (e qui, si fa notare un imbecille che taglia il percorso per risparmiare un 200m. Su una corsa di 43Km. mah!) Mi era stato raccomandato di partire tranquillo, e in effetti sono andato tranquillo. Almeno per quello che era il mio concetto di "tranquillo", dopo di ieri non è più lo stesso.

Dopo, inizia la salitona di circa 7Km, che porta a oltre 1500 attraversando i boschi. La strada forestale è impegnativa e corro ampi tratti. Poi si restringe, diventa sentiero, diviene poi un percorso nel sottobosco interamente ricoperto da un ampio strato di foglie morte. Viene da chiedersi come si farà a percorrerlo in  discesa. Ma prima di arrivarci, alla discesa finale, c’è altro. Quasi un’ora per la salita, percorsa alla grande.  In cima mi sento un leone, ma dopo qualche minuto di falsopiano in discesa comincio ad avvertire i primi segni della crisi. Ci sono sempre più concorrenti che mi superano in tromba a velocità doppia, ora mi ritrovo a camminare tutte le salite. E che salite, quella di solo 1Km ma durissima che porta al 30° finisce l’opera. Da questo momento si tratta solo di arginare la crisi e limitare i danni.  La gara prosegue, passando da enormi e splendire faggete a pascoli dove possiamo vedere mucche vitellini e cavalli in quantità. Ma è difficile concentrarsi su qualunque cosa che non sia il proprio cuore in gola. Comincia a prendermi anche un po’ di nausea, forse ho bevuto troppo,acqua e zuccheri. In ogni caso cammino lentamente in salita ma dove è piano riesco a correre abbastanza bene. Peccato sia quasi tutta salita però! O forse mi ricordo solo quella?!?  Al 35° Km circa, la mazzata: la scalata al punto più alto della gara, 1700m, una montagna sassosa che da oggi ricorderò come Mont Ventoux (ma la si potrebbe chiamare anche Golgota), tanto è ventosa e assolata. La salita è ripidissima, arranco , o meglio tanti arrancano e camminano – e come si potrebbe mai correre qui – ma ugualmente mi superano praticamente tutti: realizzo di non avere la preparazione per fare una gara del genere, beh poco male in fondo ci arriverò lo stesso benchè stanco morto. E sarà di lezione per il futuro. Che sia anche l’altura a farmi pagare il conto? Il termine della salita resta da scendere su una pietraia paurosa, il rischio di mettere un piede in fallo è altissimo ma scendo comunque abbastanza bene nonostante le gambe siano tutt’altro che agili. Idem sulla discesa nel sottobosco, con i sassi nascosti sotto le foglie che si muovono in continuazione e l’equilibrio è precario. Mi domando come si possa solo pensare come si possa correre con una scarpa non da trail qui ai Marsi. Dopo un po’ la discesa da sentiero aspro ritorna a essere una stradina, e qui si può spingere ,  meno male mi rimangono ancora energie da spendere e ho ripreso un po’ di verve.  Ormai è fatta, resta solo il giro del paese con gli ultimi 400 lunghissimi metri di salita nel viale alberato. E’ finita, con il magro tempo di 4h54′. Si può anche dire che nel trail i tempi contino poco, ma comunque l’aver sbagliato completamente l’interpretazione della gara mi lascia con l’amaro in bocca. Non sapevo proprio, non mi rendevo conto cosa avevo davanti. Rimango seduto per parecchi minuti a chiacchierare e riposarmi. Inebetito, quasi in preda ad allucinazioni fantozziane a sfondo mistico. Non avrei mai osato pensare che si potesse fare così fatica a correre o anche a camminare.  Piano piano però mi riprendo, azzardo qualche passo, mangio qualcosa del pranzo offerto ai concorrenti e poi dopo l’immancabile doccia. E un lungo caldo ritorno a casa in auto, dove però arrivo non zoppicando come temevo ma anzi in buone condizioni, cammino davvero bene e ho già recuperato. E anche ora, 24 ore dopo, mi accorgo che dopo una maratona classica sono ben più rovinato. Almeno le torture dei giorni dopo forse le evito, ed è piacevole vedere come si possono fare le scale di corsa in salita o in discesa anche dopo una corsa come questa.

Cosa mi rimane, dopo la mia prima gara di trail? Molto, moltissimo, direi. Una gara del genere devo dire che è inimmaginabile per chi corre solo distanze inferiori e in pianura. Senza correrle, non ci si rende conto  di cosa sono, di quale devastazione fisica e mentale si rischia.  Ma anche di quale appagamento, di quale senso di realizzazione riescono a darti. Un modo diverso di interpretare la corsa, probabilmente più vicino alla natura dell’uomo, abituato com’era fin dalla preistoria a correre e marciare per ore per cacciare o procurarsi il cibo. Sì, alla fine sia pure dopo una sofferenza mai provata prima, devo dire che pur avendone corsa solo una, amo già questo tipo di gare. Amo il trail, adoro le gambe pesanti e dure, il cuore in gola, la nausea, le vesciche ai piedi e le unghie nere, la sofferenza.  I Marsi, per me, non sono stati un punto d’arrivo. Sono stati un inizio. Mai come questa volta ho gridato forte all’arrivo un "Basta, mai più!".

Mai come questa volta mi dico adesso, a freddo, "Ancora, ancora, ANCORAAA!!!"

Aprile dolce dormire

Veramente ho dormito parecchio poco. Iniziato il 1 aprile con il Ghibellino, 20 e rotti di corsa in montagna con la mia seconda performance alltime. A Pasquetta record nella mezza nei miei ultimi 11 anni, 1h27’50 a Prato, niente male. Weekend successivo doppietta: sabato 1h17′ 16Km collinari di fartlek lungo (e duro), domenica 25Km in progressione alla mezza di Firenze. Temperatura 30°! Allucinante

Giovedì successivo, 3h di lungo in collina su sentieri. Domenica dopo, il 22, gara tranquilla di 13,5Km a 4’2" di media! Era una vita che non andavo così forte, e dire che avevo 100Km nelle gambe la settimana precedente!

I momenti clou intanto si avvicinano. Fiducioso (o almeno lo ero)

Ultime 2 settimane

Ultime 2 settimane davvero intense. Prima il lunghissimo trail di 15gg fa, poi alcune sedute toste di ripetute in salita, un 8×500+1×2000 (in 7’41"!!!) in piano. Domenica scorsa, prima gara di corsa in montagna di 14,5Km in 1h4 ottima prestazione. In settimana l’eccellentissimo 4×3000 del mercoledì (i 3000 in media a 12’12", il recupero di 1000 metri ritmo medio a 4’35)

Giovedì, sci e la sera un corto veloce su saliscendi nei campi

Ieri poi il Ghibellino. Grande, come al solito

Ora c’è la settimana di scarico. Lunedì di Pasqua grande appuntamento a Prato sui 21,097!

Il Ghibellino

(nota storica: il Ghibellino era il condottiero Castruccio Castracani non ridete si chiamava proprio così)

Anni che non ci correvo, a Massa e Cozzile (2 borghi medievali nei pressi di Montecatini ndr). Ricordo come fosse ieri la prima volta che gareggiai su queste strade: una corsa dura, aspra, cattiva oserei dire. Quasi 21Km dove si può andare in crisi in ogni momento, anche nella lunga discesa finale; ma se si è tirato troppo la corsa nei primi Km, la crisi giungerà inesorabile molto prima, nella lunga salita ripidissima tra gli antichi borghi oppure nel tratto zeppo di saliscendi nel bosco. Le condizioni di quest’anno sono state pessime, con la pioggia che aveva reso difficilmente percorribile il tratto in pavè tra i paesi, a scivolamento verso valle garantito. Il bosco era forse in condizioni migliori ma sempre pessime, anche se il molto fango esigeva grande concentrazione e lucidità, e direi anche un ottimo allenamento su percorsi off-road per poter procedere con sicurezza e velocità allo stesso tempo.

Una corsa "cattiva", dicevo: dopo 8Km circa corsi in mezzo a "normali" colline e "solito" paesaggio toscano, inizia uno dei tratti più duri e ripidi che penso si possano trovare, quel Km circa dove si sale per un 200metri di dislivello.

ghibellino5_lì non hai tempo di guardare il paesaggio, no. Al massimo cerchi verso l’alto il castello di Cozzile , che per minuti  minuti sembra irraggiungibile in cielo; sempre si abbia la forza di piegare in su il

capo.  Appena ci arrivi non hai tempo di rifiatare che tutti si lanciano di volata verso il bosco dove come dicevo ènecessario esser veloci e concentrati.

Il passaggio dal ponte medievale lo fai quasi in trance dopo una discesa estremamente sconnessa, e poi subito dopo la strada si impenna nuovamente tanto per cambiare. Usciti dal bosco, ci

attende una discesa a rotta di collo dove però è naturale recuperare molte posizioni se si è ben distribuito lo sforzo. Da qui all’arrivo è un amen.

ghibellino2Per me si è trattto di un ottimo test, in dieci partecipazioni a questa gara penso di aver fatto la mia seconda miglior prestazione, migliorando cronometricamente quella migliore in assoluto ormai di svariati anni fa ma sul vecchio percorso più lungo che richiedeva qualche minuto in più.

Ottimo ritmo specie nel bosco e in discesa, con ancora qualche energia da spendere nel finale; e stavolta l’impennata tra Massa e Cozzile non mi ha stravolto, anzi ho recuperato diverse posizioni, gli allenamenti in salita sono serviti eccome e l’1h36′ finale con il 62° posto è per le mie possibilità un ottimo risultato.

Il Ghibellino resta per me un ottimo esempio, da manuale, di come organizzare una manifestazione podistica. Perchè si riesce ad abbinare, cosa rara, gli aspetti tecnici e le esigenze agonistiche della gara competitiva, un percorso stupendo e affascinante con una organizzazione perfetta anche per i non e i meno competitivi. Gara con moltissimi premi (ho fatto la spesa per una settimana) e un meraviglioso ristoro finale dove non ho potuto mancare come tutti gli anni di bermi il mio bicchier di vino, ingollare le sempre ottime penne al sugo e stavolta pure c’era pure la pizza in quantità massicce.

Che dire, amici del Ghibellino, data la stanchezza che ci prende al traguardo il prossimo anno fateci trovare pure il tiramisu che dopo 21Km di salite continue ne avremmo bisogno!

Un paio di mesi

Quanto tempo che non scrivo qui

Facciamo una sintesi:

– fine gennaio: nevosissima settimana bianca

– primi di febbraio: gara a Empoli, 16,8 Km in collina, migliorato di 3 minuti rispetto a 1 anno fa

– metà febbraio: qualche bel lungo in collina fino a sfiorare le 3h. buoni allenamenti di velocità

– primi di marzo: mezza maratona di Fucecchio , partito bene ma calato nel finale,  gran caldo. 1h29’02"

– metà marzo: gara di 10 Km straventosissima, 40’07". ottimo tempo e gara molto regolare.

Mi sto facendo un gran mazzo, il trail dell’altro giorno è stato tosto: ancora organicamente non l’ho recuperato benissimo, e dire che mi pareva di essere fresco.

Il Monte

A circondare Firenze non ci sono solo colline. C’è, sulla parte nord-

ovest, anche un Monte. Non altissimo, solo 930m circa, che però svetta

sulla piana che invece sta quasi 900m più in basso.

E’ affascinante, questa montagna (nota come Monte Morello): una specie

di cono da un lato, una successione di colline più basse ma sempre

ripide dall’altro, che degrada verso il capoluogo. Praticamente un

immenso bosco, di abeti soprattutto. Una gigantesca pietraia, i molti

sentieri che la affrontano sono sconnessi e irti di sassi traditori e

acuminati.

Anni fa si svolgevano varie gare di corsa in montagna qui su, ora non

più. Purtroppo. Perchè, sebbene l’ambiente non sia poi così

favorevole, in realtà il colpo d’occhio è eccezionale. A pochissimi Km

da una città, da zone industriali sterminate, da fitte autostrade, c’è

questa oasi selvaggia, dove non abita anima viva, che non è vera

montagna ma  l’odore che si respira è quello, che svetta così tanto

sul piano da entrare nei proverbi ("Quando Monte Morello porta il

cappello, fiorentin, prendi l’ombrello!").

La scosa settimana stavo pensando a dove avrei potuto svolgere il

lunghissimo del weekend. Un pò stanco delle solite colline,

impegnative ma ormai battute in lungo e largo, ho pensato a lui. Al

Monte. A scalarlo, conquistarlo. Con le mie gambe. E’ come mi si fosse

accesa una lampadina in testa, una volta formatasi l’idea non ne

potevo più metterla a tacere. Era deciso.

Sabato mattina, quindi. Preparo il necessario, prendo l’auto, mi

dirigo al paesino di Quinto Alto dove, tra il limitare inferiore del

bosco e la necropoli etrusca della zona, parcheggio l’auto, mi preparo

e parto.

Sono le 9.15 di una mattinata che si annuncierà calda. E intensa.

Il sentiero che imbocco, dopo un inizio soft, si impenna e tocca

camminare subito per alcuni piccoli tratti troppo ripidi. Il cardio,

che ho indossato per valutarmi nel corso della prova, subito schizza

in alto ricordandomi che dovrò dosare le energie. In poco tempo, con

una falcata brillante, arrivo al primo terzo di montagna dove si apre

un lungo viale alberato pianeggiante che taglia il monte interamente a

metà come fosse una curva di livello, completamente in terra battuta,

con un filare di cipressi a segnarlo e renderlo visibile anche dal

basso.

Da qui si aprono diversi sentieri per salire il secondo terzo di

montagna, cerco sulla cartina che mi sono portato dietro qual

e fare e percorro il viale in puro spirito esplorativo.

Vada per quello più sassoso, che poi è quello più diretto in salita e

verso le vette.

L’ambiente è incontaminato, non c’è anima viva qui, nessuna traccia

umana per Km e Km. Il sentiero è ripido ma non troppo e ci si corre

bene. In un amen arrivo alla Torre di Baracca, antico fortilizio

chissà come mai qui costruito (e che difendeva, i sassi e i rovi?): è

il segno che sto arrivando al termine del secondo terzo di salita,

contrassegnato da una sorgente. Ho ancora la borraccia piena e vado

oltre, qui è il punto più alto dove arriva la comoda strada asfaltata

e ci sono già molte auto dei tanti escursionisti che troverò.

Imbocco adesso la strada forestale, è in buone condizioni e in lieve

falsopiano e posso permettermi di provare a allungare la gamba. Ma

dopo un pò la pendenza sale, davanti a me si erge maestosa la cima

della vetta più a est: il Monte infatti culmina con 3 cime diverse,

quella più alta che è la mia meta è quella più a ovest. La strada gira

intorno alle altre 2 e ad un tratto termina: inizia l’ultimo pezzo,

quello che non conosco e non ho mai visto prima ma che so essere

terrificante per le pendenze e il fondo. Si inizia nel bosco fitto, i

rovi mi graffiano le gambe ma proseguo di buona lena, qui occorre

saltare vari ostacoli: tronchi d’albero caduti, pietroni, fossi.

L’ultimissimo pezzo è proprio "da capre" e non si può correre, in

pratica una lunga scalinata naturale. Finisce il bosco, segno che sono

vicino, ecco dal basso la croce che sta in cima, ecco il pratone in

alto. Ci sono, ce l’ho fatta. Che emozione, sono alla "terza punta",

Poggio all’Aia, nel punto più in alto della zona, sotto di me vedo

l’immensa pianura metropolitana tra Firenze e Prato seminascosta dalla

foschia. Il sole picchia e decido di ripartire, sono ancora abbastanza

fresco e scattante e soprattutto ci ho messo poco a salire, sono

appena passate le 10.30. La discesa avviene dall’altro versante, a

questo punto mi vien naturale salire le altre 2 vette che da questo

lato sono più facilmente avvicinabili senza mai mettersi a marciare.

La zona è densa di escursionisti e bikers, è bello salutarsi per

persone che condividono la passione per questi luoghi.

Arrivo in cima alla prima vetta, quella a est, anche qui un bellissimo

prato dove sarebbe bello fermarsi a prendere il sole, ma la voglia di

correre ancora è tanta mi pare di aver appena iniziato, studio la

carta e decido di esplorare i numerosi sentieri intorno alle varie

vette.

Il primo pezzo di discesa è veramente ripidissimo, anche questa una

scala naturale che mette a dura prova gambe, piedi e scarpe. Il tutto

si rivela reattivo e efficiente, e posso affrontare bene anche i

numerosi saliscendi dei sentieri che percorro dopo sempre in mezzo ai

boschi. Il dover studiare le carte per orientarsi e decidere il

percorso da affrontare, stimare distanze e tempi, scrutare i panorami

per capire la zona.. un piacere estremo, che mai avevo affrontato

prima. Dopo una ulteriore oretta intorno ai 6-800 metri di quota viene

il momento di scendere a valle e affrontare il grosso della discesa.

Non prima di una sosta ristoratrice a una fonte e il saluto a un cippo

che commemora una terribile battaglia dell’ultima guerra.

L’ultima parte della discesa la affronto già stanco, e qui torna ad

essere veramente impegnativa. Ripida e sassosa, non bisogna perdere

mai la concentrazione, la lucidità è essenziale così come l’avere

gambe ancora reattive e pronte ad appoggi poco stabili. Le scarpe da

trail superano la prova alla grande su un terreno così’ impegnativo,

ma la relativa freschezza delle gambe mi dà ancor più soddisfazione.

Sono già sulle 3 ore di corsa, e un tratto piano mi fa sentire le

gambe ormai vuote e senza più energie, i piedi doloranti per gli

attriti subiti in discesa, ho una vescica persino sopra il piede che

mi fa vedere le stelle.

Ma ormai manca poco, l’ultima tratto di discesa è meno impegnativo e

lo faccio in scioltezza.

Sono passate, comprese le numerose soste per bere o studiare le carte,

oltre 3h20′. Più dell’ultima maratona, eppure sto bene, non sto

crepando di fame, le gambe sono stanche e probabilmente svuotate di

energia ma i muscoli non hanno sofferto troppo, casomai più i piedi

con qualche vescica e 2 unghie nere che infatti dol
evano non poco

specie nei tratti da capre. Sensazioni comunque ottime, un lungo in

pianura mi avrebbe consumato ben di più. Asciugarsi e cambiarsi è

tutt’uno col pensare alla prossima volta, dove magari sarà meno

fascinoso conquistare la vetta del Monte ma comunque resterà una

grande emozione; senza contare i sentieri da percorrere e esplorare,

dove porterà quello? E prendendo quell’altro, arriverei fino a quella

chiesetta abbandonata?

Direi il mio primo vero allenamento di trail, mi è parso estremo e

tosto ma una esperienza veramente indimenticabile, gli altri che avevo

fatto erano ben poca cosa. Qui c’è stato il grande dislivello, il

percorso interamente selvaggio e parzialmente ignoto, il terreno aspro

e difficoltoso, la fatica, il dolore, la distanza. Capisco anche come

mai chi fa trail dice che i numeri sono poco importanti: come fai a

misurare un percorso del genere, dove nelle salite e discese si fa un

continuo zigzag, continuo slalom tra alberi sterpi e pietre? Una stima

approssimativa mi dice 29,5Km e 1300-1400 m di dislivello, ma sono

dettagli. L’aver conquistato la vetta del Monte, quello è importante.

Porsi obiettivi, studiarli, rispettarli, affrontarli, con umiltà e

consapevolezza. Superarli. Pensare ai prossimi, sempre più importanti,

sempre più stimolanti. Questa è vita.

Grazie Piero!

Piero Giacomelli è un ex podista di Prato, un grande atleta vincitore di tante gare. Con il tempo ha smesso di correre e dopo aver superato un cancro ha cominciato a fare il fotografo di eventi podistici. Completamente gratis, con un sito suo e un marchio – il classico smile – "Regalami un sorriso", che sostiene una associazione contro il cancro ( AIMAC )

Andate sul sito di Piero, trovate in Home un suo bellissimo scritto sul suo periodo di lotta contro la malattia. E se capitate a correre in una gara dalle parti di Firenze, sarete da lui immortalati. Grazie mille Piero!

PS:

ne approfitto, pubblicando un paio di mie foto delle ultime gare

Firenze - Befana

Esagero?

Anche ieri gara e corsa lunga. Sabato la gara è stata impegnativa ma ormai gare di un’ora anche tirate non mi sfiancano più di tanto. Pensavo di fare un’oretta in mezza in collina, ma poi dalle mie parti si svolgeva una gara collinare di 11KM, praticamente dove sarei andato a passare allenandomi. Quindi deciso: ci arrivo presto, mi iscrivo e faccio un riscaldamento lungo di una mezzoretta, e poi la gara.

Per il riscaldamento mi sono buttato diritto nel folto del bosco, fino ad arrivare in cima a un valico, e poi son tornato indietro. Sentieri deserti, bosco fitto e umido, tranquillità assoluta,

Poi – quasi me ne rammarico – è iniziata la gara, fatta con i compagni di squadra. Siam partiti pure allegri e la salitona finale è stata impegnativa e l’ho tirata al massimo. Ma sto esagerando, non mi è bastata così ne ho rifatta una metà buona in discesa e poi ri-salita per andare a trovare gli altri amici. In tutto 20Km, e 650 metri di dislivello complessivo.

E stasera mi sono massacrato in palestra, direi che sto esagerando.

E dopo il buon anno, la buona Befana

Stamani gara in pianura a Firenze, più di 1000 persone. Non mi è toccato nemmeno il pacco gara

13,6KM in pianura, un buon ritmo tra i 4’5 e i 4’10 (finale 56’20")  nonostante il gran freddo: ohiohi sono invecchiato lo sopporto bene ma le mie gambe lo sentono eccome. Comunque sono andato molto bene e nonostante i tanti lavori di forza (salite, palestre) anche ben agile. Vuol dire che come elasticità sto andando bene.

E domattina un’oretta e mezza tra le colline. Tanto per riposarsi un pò

La corsa degli auguri di buon 2007

Penultimo giorno dell’anno, oggi si chiude un anno di corse. Circa 2600Km, mi sa che è il record. Eppure non sono stanco, nè mi sento svogliato. Ho solo voglia di finire l’anno in bellezza.

Per cui mi vesto grintoso nonostante l’aria grigia di questo inizio inverno. Abbigliato dalla testa ai piedi Asics – mi devo far pagare come testimonial- metto pure il lettore MP3 e parto. Decido di iniziare con un bella salita, quasi 3Km al 10% dopo un bel riscaldamento. E’ dura ma ho voglia di spingere sull’asfalto umido che mi fa anche scivolare. In cime alla salita non sono neanche stanco e proseguo per un lungo giro nei boschi lungo il crinale delle colline. Foglie morte per terra sono un morbido tappeto su cui correre, lievi saliscendi mi invogliano a spingere pur stancandom. Altro che lungo collinare, questo diventa un medio e pure allegro. E una ottima musica nelle orecchie (Dido, "Live in Brixton") mi dà ancora più carica.

Inizia la discesa, ma per non farla troppo facile scendo sempre nel bosco dove però la strada spesso decide di riprendere un pò di salita. Sennò sarebbe troppo semplice, mentre ho voglia di far fatica.

Ecco, sono quasi in fondo. Ma guardo il cronometro e mi accorgo di essere ancora a solo 1h30 e decido di fare delle variazioni in mezzo agli uliveti, stavolta. Cacciatori coi loro cani mi guardano straniti, cosa ho che non va? sono solo uno che si sta divertendo come un pazzo. Chiudo uscendo dall’uliveto e passando dall’argine del fiume arrivo a casa. Non potevo chiudere meglio un 2006 denso di soddisfazioni podistiche. Che valga come un augurio di un gran 2007 di corse.

E che questo valga anche come un grande augurio per tutti. Felice 2007 a chi legge.