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29 Novembre

Il correre per me va così così, poche cose da raccontare. Poche motivazioni ma forse, tallone sinistro permettendo, mi sta tornando un pò di voglia e comincio a pensare a cosa correre nel 2012. Per ora il primo obiettivo sarebbe il Giotto Trail a fine febbraio a Vicchio, su un percorso duro ma che già conosco. Poi chissà… Colli Euganei? Da Piazza a Piazza? ritorno al Ventasso? chissà

Comunque volevo solo avvertire che a breve, causa chiusura della piattaforma Splinder, questo blog verrà spostato altrove. Dove di preciso non so, ma al momento sto testando WordPress, qui una bozza del  nuovo blog.
magorunning.wordpress.com

Ad maiora!

 

Aggiornamento del 3 dicembre :

sono riuscito a trasportare i miei vecchi post su WordPress, così ho salvato l’archivio e tutti i link alle vecchie immagini! Ho già attivato un redirect dal vecchio al nuovo blog, che credo sarà dismesso il 31 gennaio 2012.

 

Scarpinata in Roveta

Nonostante l'ambiente si presti bene non è un trail. Tutto asfalto, partendo dal paesino di San Martino alla Palma presso Scandicci, salita alla Roveta, discesa molto leggera tranne l'ultimo tratto, salita finale di 1200 metri con picchi al 16%. Partenza al tramonto con grasse risate coi compagni di squadra del Ponte, almeno quelli che non sono ad organizzare. Dopo un avvio stentato mi accorgo che nonostante la Ecomaratona di 3 giorni prima sono in forma. Soffro nella ripida salita del Masseto, ma per il resto tutto OK.

Traccia GPS

http://www.everytrail.com/swf/widget.swf

E' una grande emozione, correre dopo tanti giorni sulle strade su cui mi sono allenato anche intensamente per anni… ci credo che un tempo andavo forte, tirando certi allenamenti su certi percorsi la forma veniva veloce. Il panorama poi resta fantastico: un grande gara anche dal punto di vista paesaggistico, probabilmente la più bella nottura assieme a quella dell'Alberaccio di venerdì scorso. A Marciola inizia la discesa, non ripida ma veloce dove bisogna spingere. Si oltrepassa Roveta, sempre in mezzo alla campagna. A Vigliano inizia una discesa ripidissima, dove vado alla grande, seguita dalla salitona finale dove mi difendo ma recuperando comunque varie posizioni. L'erta finisce alla bellissima chiesa di S. Martino e subito dopo l'arrivo.
E dopo… cena spettacolo cogli amici pontini, finocchiona vinta nelle varie gare, schiacciata, penne alla carrettiera fantasmagoriche, pizza. Saluti agli amici e alle gare, per un pò riposo, iniziano le vacanze (ma mica smetto di correre, mi sa…)

In vetta al Ventasso

Più o meno un anno fa mi ritrovavo a casa con un piede rotto e la gamba completamente ingessata, situazione oltremodo spiacevole per chi è abituato a correre. Una volta guarito e riabilitato  ovviamente le condizioni erano pessime: decisamente sovrappeso, completamente fuori forma, e nemmeno molto motivato. Occorreva un obiettivo: dato che per dimagrire contano i Kilometri, pensai a qualcosa di lungo. E alto: la croce del Ventasso, quell'ecomaratona che avevo già corso 3 volte ma che aveva cambiato percorso. Arrivando fino alla vetta della montagna. Ecco, mi dissi, proviamoci.
Passano i mesi, velocemente a differenza della mia andatura. Però un barlume di condizione atletica arriva, e mi iscrivo. Passa un altro mese, ed eccomi pronto. Fremente già dai giorni precedenti. Una nottata breve e quasi insonne per l'emozione. Sveglia prima dell'alba, con tanta emozione e già adrenalina che scorre a fiumi. Autostrada, la bella campagna della valle del Crostolo, la maestosa Pietra di Bismantova. La vetta del Ventasso sta lassù, dura da conquistare.
 
La piazzetta della piccola Busana è già animatissima alle 7. Tanti trailer, come al solito. Un saluto di qua, uno di là, dopo tanto tempo ritrovo la mia tribù di appassionati del trail. Come al solito l'intera comunità dei paesi attorno al Ventasso ci accoglie con una cordialità unica: e l'importanza di questo evento è resa dal cartello fisso sul punto della partenza, con tanto di mappa del percorso.

http://www.everytrail.com/swf/widget.swf

Il via alle 8,30. Non starò a raccontare del percorso, che già tante altre volte ho descritto. Dirò solo che ogni anno tutti quei saliscendi e la temibile e lunga salita del Tirone sembrano sembre più duri: gli anni che passano sicuramente. In più fa un caldo terrificante, il sudore scende a litri. Una volta arrivati all'affollato (di famigliole) Lago Calamone, ecco la novità. Mi avevano avvisato: << Quando giungerai al lago e guarderai verso l'alto e vedrai questo muro verticale su cui arrampicarsi e la processione dei corridori a inerpicarsi su, ti prenderà paura… e saranno dolori>>. Sono arrivato al lago, ho guardato in alto, e li ho visti, sotto un sole accecante. Impressionante e temibile. Ma non ho provato paura. Era un anno che sognavo di essere qui, al cospetto di cotanta ascesa, e non sentivo paura, ma solo esaltazione, forza, orgoglio. Sì, gli faccio un culo tanto a 'sta montagna, mi son detto. Ero un po’ in difficoltà dopo il Tirone, ma vedere la fila indiana in salita mi ha fatto tornare le forze. Attivate le ridotte sono salito regolare, passo breve e frequente: recupero tante posizioni nonostante il sole a picco. Finisce il bosco, ecco il pratone, pendenze da urlo. Ma non ho paura, anzi è godimento allo stato puro…. WOOOAAA mi esalto e vado su tranquillo (son proprio un bischero a godere delle difficoltà!). Il GPS mi segnala l'altitudine e mentalmente faccio il calcolo… "mancano 100 metri… mancano 50 metri" … ed eccola lì, l'agognata croce. Fermata obbligatoria a godermi il panorama, faccio qualche foto col cellulare, e via mi lancio in discesa….. WOOOOWW  adoro le discese su questi sentierini di alta montagna, in mezzo ai prati, mi butto a capofitto ululando belluinamente di gioia. Il vecchio percorso prevedeva la discesa a Pratizzano dal versante sud del monte, ora si va sul versante ovest in una discesa ancor più tecnica. Peccato per le lunghe file, a un certo punto mi sono rotto e mi sono lanciato in un sorpassone alla GillesVilleneuve sul terreno scosceso a fianco del sentiero… e via giù in slalom tra gli alberi a rotta di collo. Bellissima anche la modifica successiva che evita il lungo tratto in asfalto. Al 32° Km, Montemiscoso, il percorso torna quello classico… quei terribili saliscendi infiniti che portano all'arrivo, che tutti soffrono. Ho stretto i denti fino al traguardo finendo in rimonta in 6h22', tanto ma necessari su un percorso così duro e con questo caldo.
 
Ma mica è finita qui… macchè, la goduria del Ventasso è anche il dopo – coda delle docce escluse – il ritrovarsi in piazzetta a ridere schezare commentare prendersi in giro mangiare bere abbronzarsi. Verrebbe voglia di rimanere lì per ore, a gustarsi la compagnia e a ripensare alla meravigliosa natura che abbiamo assaporato. In conclusione il Ventasso con questa modifica diviene una vera regina dell'Ecomaratona italiana. Per vari motivi: innanzitutto la qualità dell'accoglienza, l'efficiente e capillare macchina organizzativa, l'esser riusciti a valorizzare un territorio montano sconosciuto imponendo l'evento a livello locale con la frecciatura permanente. La varietà della natura incontrata, dalla bassa montagna a quella media fino a quella alta, dalla campagna agricola al bosco deciduo fino a quello sempreverde e ai pascoli e ai prati d'alta quota. Tutto favoloso, solo questo può pensare chi è all'arrivo attendendo il momento di tornarsene a casa, salutando questo e quello, un membro o l'altro di questa tribù del Ventasso, adoratori della fatica e della natura.  

Traccia Ecomaratona del Ventasso 2011

Calda estate di corse

L'estate impazza e il caldo rende difficile correre al meglio. Però qualcosa di buono si può riuscire a combinare.

Da amante di prim'ordine e quasi cittadino onorario delle Dolomiti e della Val di Fassa era un delitto non aver mai partecipato alla Traslaval ("attraverso la valle", in ladino, che poi è una delle prime gare a tappe create in Italia (ora ne crescono come funghi) Per caso ero in valle proprio lo scorso w.e., per caso alloggiavo in centro  di Moena dove lunedì vi era la partenza della seconda tappa. Dal letto allo striscione di partenza in 30", in pratica, notevole 🙂
Gara tosta, non pensavo così dura: 2Km pianeggianti, poi 2,5Km di salita su sentiero stretto, durissima, 300 metri di dislivello, solo la vista del Latemar poteva rinfrancare un poco. discesa soft su strada forestale dove tutti corrono come dannati… ehi ma è una gara a tappe, dovreste risparmiarvi per i prossimi giorni!!! al termine vengo pinzato da un insetto, continuo imperterrito sui saliscendi finali fino all'arrivo in piaz de ramon. discreta prova. paesaggi fantastici, ovvio, dai boschi fittissimi ai fondovalle verdi, con la vista delle più belle montagne del mondo poi….  poi  basta, le altre tappe le lascio ai veri concorrenti, tra cui l'ultima durissima con 1000 metri di dislivello e l'arrivo al col rodella

Domenica scorsa, classica prova del campionato provinciale sulle colline di Legri di Calenzano. Arrivarvi è una vera iattura: causa Gran Premio di motociclismo c'è traffico anche alle 7, la località è vicinissima a casa , 5-6Km in linea d'aria, ma la conformazione dei monti la rende distante quasi 50Km! Gara fatta tantissime volte, ottimo test per la condizione estiva, ci ho rimediato in passato molti premi e medaglie. Stavolta invece basta fare un buon allenamento e ridere in compagnia coi compagni di squadra alla fine. Non è caldissimo e ciò aiuta, gara tirata fin da subito… in pianura sono una schiappa, in salita sorprendentemente vado molto meglio, benino in discesa.  Arrivo dopo una gara tirata ma in buonissime condizioni, e mi godo il fresco dei boschi.
Traccia GPS: http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=1179962

 
 
Infine venerdì un mini-trail appena fuori Firenze, alle Case di San Romolo, un paesino minuscolo in cima a una collina. Un trail bellissimo, panorami mozzafiato da Firenze fino all'Appennino (Senario, Falterona Secchieta e Pratomagno). Ottima sgambata pre-Ventasso.
Traccia GPS: http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=1179965

  

Di nuovo trailer!

Meraviglioso fascinoso mistico trail del Falterona. Una gara importante per me, prima gara trail corsa da un anno a questa parte. L'ultima fu questa stessa prova, 364 giorni fa. Forma pochina, ma era giusto provarci su una montagna così vicina a casa. Da questo paesino in Casentino, Papiano, dove un bus ci porta alla partenza in basso nel paese più grande di Stia, patria del ferro battuto. Partenza subito in salita, anche abbastanza dura, passaggio dal castello di Porciano e poi comincia una lunga strada bianca, non ripida ma neanche facile. Mi accorgo di essere in grado di correre sempre, senza dover per forza camminare. In un'ora si arriva a mille metri dove il percorso corto scende, ma noi proseguiamo su, dove il gioco si fa duro. Nella sterminata foresta casentinese di pini abeti e faggi, e il percorso d'ora in poi su sentiero si fa molto molto ripido per circa 1Km dove si sale al 20%. Breve tregua che porta al lago degli Idoli e poi alla sorgente dell'Arno, e ultimo tratto prima della vetta su un single track asperrimo e umidissimo che in 1300 m ci fa salire di 300m. 12° Km, ecco la vetta al solito immersa nelle nubi che impediscono la visuale, la salita è stata dura e lunga, 1h55' per 1200 mt di dislivello. A differenza di un anno fa non inizia la lunga discesa bensì un tratto in cresta sul confine tra Toscana e Romagna. Si tocca il Monte Falco dove si incontra il GEA e gli impianti sciistici di Campigna. Sensazioni difficili a raccontare: peraltro con i pochi partecipanti sono da solo da oltre un'ora e lo sarò quasi fino alla fine, nessuna anima viva a parte qualche escursionista e gli addetti dell'organizzazione. Ma era tanto che non vivevo quell'emozione del trail, una comunione mistica con la natura, la sua bellezza, la sua maestosità. Sul crinale appenninicoa la riesco a vivere così tanto da non sentire la fatica, immerso su questi falsopiani asfissianti, su una mulattiera immersa nei faggi che la coprono come un tunnel, un in fantastico indimenticabile single track in mezzo ai pini mughi. Fino ai pratoni della Burraia, maestosi assolati e deserti.
http://www.everytrail.com/swf/widget.swf>

La Toscana è colma di foschie, la Romagna invece serena e luminosa, e si vedono le colline che dalle vette degradano verso Premilcuore, Santa Sofia, Forlì. Inizia la discesa in solitaria, pochi i tratti ripidi e molti tecnici, sempre in mezzo alle foreste che spesso lasciano ampi spazi a pratoni di felci. Al ristoro successivo si entra in una foresta di pini talmente fitta da avvertire l'odore di resina, in un single track in pianura tortuoso sui ripidi fianchi del Monte Falco, dove si era passati poco prima 500 m più su. Vengo sorpassato da alcuni che si erano persi nonostante le buone segnalazioni, càpita: poi, di nuovo da solo sempre fino all'arrivo. All'ultimo ristoro si entra nel sentiero finale, tecnicissimo colmo di sassi ai margini di un torrente rumoroso.
Il tratto finale è assolato e arranco in salita, oramai ingolfato dallo sforzo in discesa. Picchiata finale sul pavè fino all'arrivo. Veramente soddisfatto, anche perché arrivo relativamente fresco. In sintesi percorso veramente eccellente, tosto ma nient'affatto impossibile, organizzazione buona e presente sul percorso. A freddo analizzando il dato osservo che il ritmo è stato il medesimo dell'anno scorso, sia per la salita fino al Falterona che in discesa, solo che stavolta c'erano pure 6Km in più, l'intermezzo sul crinale in alta quota e tanti falsopiani e salitelle nella seconda parte. Quindi, data la maggiore lunghezza e il maggior dislivello, decisamente meglio, nonostante il poco allenamento. Niente male, trailer!

31,5Km

Due anni dopo, mi sono ripresentato al via in Via Calzaioli a Firenze in
mezzo al muccchio di eroi, veri atleti ognuno un campione nel suo piccolo
per avere anche solo il coraggio di prepararsi e affrontare quel colpo di
sparo che ti presenta davanti 100 km per arrivare al traguardo
Tranquilli, il mio era un semplice allenamento: sono così poco in forma che
da solo 30 Km non li farei mai, per cui c'ero anche io. Tanto per
motivarmi: fare da lepre all'amico Sauro – uno dei pochi lettori di questo
insignificante blog- al suo esordio, molto timoroso e
tentato di correr lento. Invece è giusto correre prudenti ma del proprio
passo. Mi sono divertito un casino a fare a scudiero. Certo che oggi era un
gran caldo, temperato da un bel vento fresco da nord che però soffiava
contro. Il vento spazza le nubi e i colori delle mie montagne oggi erano
veramente favolosi, nitidi e lucenti. Dura salita per Fiesole, saliscendi
massacranti, discesa fresca. Tante chiacchiere così per passare il tempo,
saluti agli amici che facevano da coreografici spettatori. La mia non-forma
si fa sentire al ristoro di Faltona e lascio il mio amico al suo destino
 proficuo ed emozionante (molto bene in salita con un ottimo 5h11 alla Colla,  un pò
in calo in discesa buona tenuta verso Faenza fino ad un buon 11h04).
Grande spettacolo, comunque. L'ho mai detto che una corsa del genere regala
emozioni così vivide che ogni maratoneti dovrebbe pensarci una volta nella vita?
Guardo la classifica finale, e vedo che Calcaterra – che
ho avuto l'onore di  salutare alla partenza cedendogli il posto al wc
chimico augurandogli un bel in bocca al lupo, e spiegando alla sua compagna
la strada per trovare il percorso di gara- ha demolito il record di
Ardemagni portandosi a 6h25' di risultato finale. probabilmente stimolato
dalla presenza di Di Cecco, all'esordio sui 100km e anche lui sotto
al recordo precedente con 6h28, staccato solo negli ultimi 20Km dal forte
tassista romano. Carlin come sempre prima in 7h45'. Sono degli alieni, dei
veri campioni.

Simil – trail brevi

Giornata soleggiata e il profumo degli alberi di maggio, cosa c'è di meglio per una bella gara trail?!? Era il weekend del Da Piazza a Piazza ma le distanze da percorrere anche camminando erano troppo elevate per le mie giunture, così ho ripiegato su qualcosa di più snello. Aperitivo sabato esplorando le stradine poderali e i sentieri nel boschetto tra Coldaia e Scaffaia, amene località sul margine della Sieve. Domenica, dopo tanti anni, la gara di Vaglia (altro paese nei pressi di casa: che bellezza poter gareggiare senza fare tanti Km in auto!). Come il resto della valle, Vaglia si trova adagiata tra due pendii di montagne belle ripide, e su uno di questi sorge il circolo Angiolo Nardi (un pittore rinascimentale che da questi monti arrivò sino a Madrid) dove parte la gara. Difficile anche trovare parcheggio, se non nei prati..
Per fare Km faccio un ampio riscaldamento, sin troppo duro su queste pendenze. Si parte, pochi ma appassionati di questa che è una vecchia gara alla 34° edizione, un trail ante litteram (solo all'ultimo Km si troverà un assaggio d'asfalto). Partenza vallonata su una vecchia stradina di campagna sassosa, molto molto accidentata tanto che in discesa vado più cauto del solito (o forse avrei dovuto calzare scarpe da trail più rigide).http://www.everytrail.com/swf/widget.swf Si esplora la valle del Carlone, sul pendio del Poggio Selvanera, molto molto aspro. La salita si fa sentire subito, bella ripida. Al 4° Km ristoro ed ecco la salita vera, 1Km al 15% circa tutto in sentiero single track, anche accidentato: stranamente riesco a correre e recupero pure delle posizioni. Molti si fermano a guardare i panorami, che spaziano sul Mugello

Trofeo Scarabone

Nulla in confronto a quelli in vetta al Monte Gennaio, che spaziano dal Monte Maggiore sopra le Croci fino alla Calvana. Si lambisce l'enorme e spettacolare pineta in vetta, piante svettanti da una parte, pratoni dall'altra. Poi appare il retro di Monte Morello, selvaggissimo, mentre a sinistra incombe l'ampio Monte Senario. Si prosegue in questo scenario da favola, frequentato anche da molti biker ardimentosi (siamo a oltre 650mt., 400 sopra il fondovalle)

Domenica successiva, giornata grigia e promettente pioggia. Dopo un anno si torna ad altra gara simil – trail in quel di Leccio di Reggello dove accanto a un grande modernissimo outlet c'è un bosco e una campagna selvaggia, possenti alberi di sequoie, una garetta poco frequentata per cultori del genere. Stavolta ampia rappresentanza dei compagni di squadra con cui affrontiamo il percorso, al 99% su sterrato e con lunghe salite anche se leggere. Ennesima gara bellissima, senza tanti partecipanti ma come si suol dire meglio pochi ma buoni, capaci di apprezzare la bellezza, gli odori e i colori del percorso.

Pane vino e zucchero a Monte Senario

Era una vita , tipo 25 o 30 anni, che non mangiavo pane vino e zucchero. E non ero mai stato, cosa grave per un fiorentino, al santuario di Monte Senario. E stavolta ci son arrivato invece. Mattinata fredda e grigia, qui sulle colline mugellane. Coincidenza, giorni fa scoprivo che la tradizionale Magnalonga del 1° maggio si sarebbe svolta proprio nel mio paesino minuscolo. La tentazione di correre senza per una volta dover prendere l'auto è stata troppo forte! La Magnalonga l'avevo già corsa 3 anni fa, in altro luogo. C'è infatti l'abitudine di farla girare per vari paesini del Mugello, e stavolta è toccato al mio. In realtà non si dovrebbe correre, e mi sa che anche stavolta ero l'unico. Tutti camminano, e mangiano e bevono. Io corro (o meglio arranco!) e assaggio e basta.
Dopo coda inenarrabile all'iscrizione si parte. Sui miei sentieri di questi ultimi anni! Proprio sulle colline di casa, che bellezza! Dopo 1Km si entra sulla via degli Dei – Bologna/Firenze, che proseguirà per un bel pezzo. In salita ripida si superano varie case coloniche, ci si addentra nel bosco. E' un serpentone interminabile e non corro perché siamo tutti in fila, salgo solo di gran passo. Primo ristoro all'abbazia abbandonata del Buonsollazzo, mangio velocemente della bruschetta e bevo del buon bianco, poi via in salita in un bosco fitto di querciole. La salita procede a strappi in un ambiente molto selvaggio, sentiero single track dove si procede in fila indiana. Dopo un poco si allarga e spiana, siamo giunti sul crinale in alto ben oltre i 700 metri. Da qui inizio a correre abbastanza lentamente, anche appesantito dallo zaino. Le querce lasciano il passo ai pini che si fanno ben più frequenti, ed ecco di lontano il viale d'accesso al santuario. Ora c'è il sole, già forte. In vetta al secondo ristoro i camminatori mangiano, io sgranocchio il pan vin e zucchero che mi riporta a tanti anni fa, pilucco altro e assaggio del vino. Panorama a 360° sui monti sulla piana mugellana e su Firenze, incantevole. Ripartenza ora tutta di corsa. Finalmente discesa, dopo un breve tratto già corso nella pineta ci si getta a capofitto in un single track molto ripido e tecnico coperto di foglie che celano sassi pericolosamente mobili. Procedo con molta cautela fino a che non diventa corribile, per fortuna il tratto ripidissimo è breve. Asfalto poi una bella mulattiera che scende verso il piano in una zona ancor più selvaggia per l'asprezza dei pendii. Si arriva attraverso stradine di campagna abbandonate fin quasi il paese di San Piero, saltato con un passaggio suggestivo lungo un laghetto artificiale in mezzo a un paesaggio di campi coltivati tipicamente toscano. Crinale finale che già conoscevo e arrivo, il sole ora picchia. 3h e 5', non male, nel finale sono andato abbastanza forte seppure stanco. Ne ho ancora e per allenarmi allungo la gittata correndo un'altra oretta. Al termine saranno 4h abbondanti (più le pause-cibo), 28,5Km e ben oltre i 1000mt di dislivello. Un po' di stanchezza alla fine ma anche tanta soddisfazione.

Qui traccia GPS e alcune foto

Gare di fine aprile

Ultime due gare, negli ultimi 2 w.e., abbastanza controverse. Comincia domenica 17 con una gara finalmente nel Mugello, che dopo anni riesco finalmente a correre, la "4 passi nel Mugello". Percorso su strade stranote, l'inizio molto duro coincidente con la salita che si trova a un terzo di Passatore. Poi interi saliscendi e falsopiani col vento contro, ovvio, e una bella stradina nei campi. Ritmo finale sui 4'53 che ci può stare visto che in salita non mi son sembrato affatto brillante. Eccellente compagnia coi miei compagni di squadra ritrovati dopo tempo, e terzo posto finale del team.

Qui la traccia GPS

Pasquetta invece dedicata alla Mezza Maratona: Prato, come quasi sempre ogni anno. Un tempo adoravo la distanza classica dei 21,097, ne facevo a ripetizione. Ora devo confessare che mi intriga veramente poco. La corro un po’ svogliatamente con l'obiettivo di far bene e, in subordine, di testarmi. Subito dopo 3Km abbasso la cresta, ogni sogno di tempo under 100' lo abbandono. Reggo fino in fondo e chiudo alla media di 4'59, 1h45 insomma. Un po’ deluso, poi la bilancia mi fa scontrare con la realtà: da quando mi sono tolto il gesso il peso è calato pochissimo, magari per effetto di qualche muscolo messo su in palestra e piscina. In compenso la seduta rigenerante il giorno dopo è andata molto bene con quasi un'ora corsa senza dolori vari, cui ci ho aggiunto anche 40' di mountain nike.
Ora ricomincio con qualche assaggio trail, e vedremo.

Ghibellino!

Un quadriennio dopo, torno a Massa e Cozzile per la Maratonina del Ghibellino. Ultimamente l'avevo saltata in ossequio a degna concomitanza, la Traversata dei Colli Euganei. Stavolta neanche è lo stesso giorno ma la ecomaratona padovana è pure sold out e la mia autonomia al massimo mi concede di non sfigurare nella bella gara nel pistoiese. Nota di attenzione: dopo quasi 9 mesi torno a fare una gara competitiva, ma l'impegno non è bastato per piazzarmi a premio.
Maratonina, perché più o meno è una mezza maratona. Ghibellino, perché di tal bandiera era Castruccio Castracani quando si era asserragliato nei castelli attraversati dalla gara. Difficoltà che non sta tanto nella distanza quanto nel dislivello e nelle difficoltà tecniche del percorso. 4 Km iniziali di saliscendi ma scorrevoli, 4 Km di salita continua più o meno intensa, poi i terribili 800 metri sul sentiero di pavè medievale tra Massa e Cozzile al 21% di pendenza media. Sigh, l'ultima volta che gareggiai li feci praticamente tutti correndo, stavolta invece ho sofferto molto. Uno poi dice "arrivi in cima e dopo è facile". Col piffero, iniziano 4Km di puro trail tutto strappi falsopiani e discese ripide in continua variazione, col ponte medievale nel mezzo e tanto fango pure ora che non piove da giorni. Ovviamente questi 4km finiscono in salita, poi riecco la strada ma mica è finita qua perché la discesa si fa attendere quando arriva non è banale: 3Km circa e bella ripida, da scendere a rotta di collo spingendo. Quest'anno poi pure la sorpresa con una variante bella tosta nel finale in mezzo ai campi e un suggestivo passaggio nel mezzo di un frantoio! Proprio in questo tratto non mi riusciva più di spingere, avevo finito la benzina e sono arrivato solo sull'inerzia. Una ventina di minuti in più rispetto a un quadriennio di fa, non è una dato confortante nonostante le mille scusanti. Ma neanche così pessimo, dato che in questo gara ho sempre osservato una notevolissima varianza, secondo le attitudini e la forma nei vari anni.

Traccia GPS

Vicopisano, assaggio di trail

Premessa: Già anni fa mi ero scontrato con un tipo di corse non competitive che mi avevan lasciato quasi subito perplesso: quelle del trofeo delle 3 province (pisa livorno lucca) che occasionalmente sconfinano anche tra prato e firenze. Gare rigorosamente non competitive, in cui vige la regola della partenza libera e infatti tutti partono alle 7,30, più o meno l'ora in cui arrivo a Vicopisano sotto una fitta pioggerella. Faccio il cartellino (economico) , aspetto l'amico Vincenzo con cui correrò l'inizio e si parte.

Prima parte della gara: slalom. Slalom tra gli ombrelli. Sapevo che era così ma ne ignoravo le dimensioni. Qua non corrono, camminano. I corridori sono pochissimi, la maggioranza – persone non più giovanissime in larga parte- camminano e neanche tanto velocemente. Ombrello-muniti, quindi, rendendo difficoltoso il sorpasse sulle stradine di campagna. Ma si prosegue, risalendo una salita sempre più aspra.

Seconda parte: il Lombardone. Salutato Vincenzo, accelero proprio quando la pendenza si fa più dura. Siamo saliti già tanto e si vedo l'Arno e la pianura di Cascina in lontananza molto sotto di noi. Si arriva a una rampa di cui avevo sentito vociferare, il monte Lombardone, 1Km al 18% di pendenza di sentiero e poi cemento nel tratto più ripido. Veramente atroce. Il vetta però comincia una tranquilla pista forestale fangosissima in mezzo a boschi di castagni e faggi, molto bella. Un effetto della partenza libera è che sono spesso da solo, nn mi dispiace anzi sentire il solo ciaf ciaf delle mie scarpe mi fa ricordare sensazioni trail dimenticate da tempo

Terza parte: la beffa. Purtroppo ci evitano la salita alla vetta del Serra (maledizione!) e si scende prima su asfalto poi su sterrato. Un bellissimo bosco di pini, un sentierino molto divertente. Comincio ad avvertire sintomi di stanchezza, non sono abituato a percorsi fangosi ed ora è veramente aspro, non ho la brillantezza di un tempo in discesa. Mi accorgo sempre più spesso che non ci sono molti cartelli segnalatori, a un bivio indugio un po’ ma vedo altri che vanno avanti e li seguo, verremo poi raggiunti da altri… discesona ancora più aspra, arriviamo a Cascine di Buti e realizziamo, avvisati anche da uno che passa, che hanno saltato una frecciatura. Sono imbufalito, un conto è sbagliare da soli in un bivio dubbio, un altro sbagliare causa una segnalazione assente , e sì che siamo andati sempre dritti.
Poco male, a posteriori vedo che ho pure allungato un pochetto. Nonostante ciò come mi avevano raccontato le distanze sono molto approssimative e generose, arriveremo in fondo con 22Km e non contento allungo un po’ girando per le campagne di Vicopisano, e poi anche per la rocca e il paesino vecchio. Mi consolo, bagnato fradicio, con dell'eccellente bruschetta agliata.

Sintesi: percorso molto bello ed impegnativo, organizzazione pessima nella gestione del percorso (pochi volontari presenti a presidiarlo), ristori validissimi ma ne ho visti di migliori. Come tipo di gare proprio non mi piace, preferisco le non competitive fiorentine dove c'è un'ora precisa di partenza perché qua si corre da soli molto a lungo. Quanto a me, alla fine ero bello stanco e pure adesso lo sono. Ma va bene lo stesso, erano 8 mesi che non correvo così a lungo. E il piede oramai è guarito!

Traccia GPS

82

Ero rimasto al 29 ottobre, con qualche bella descrizione di giri in bici. Passarono un paio di giorni, e decisi di rimettere le scarpette da corsa. Dopo la frattura, quale sarebbe stato il momento giusto per ricominciare minimizzando i rischi? Non lo potevo sapere, mi sono affidato quindi all'istinto. In verità, mi ha aiutato anche una prova: attraversare la strada di corsa per rimanere col verde coi pedoni. 50 metri in cui il piede non dava segni di cedimento. Però, mi dissi, potrei pure provare. E provai! per ricominciare 3 km in piano, qualche giro del paese. Il piede andava bene, non soffrendo per nulla! Il problema era tutto il resto: la bilancia per cominciare, segnando un terrificante 82Kg (anzi, 82,9, lo confesso). Quasi il personal best, che credo risalga alla mia adolescenza di deciso sovrappeso quasi un quarto di secolo fa.
Quindi, che si fa, mi dissi? Piano piano, un passo dopo l'altro, si arriva ovunque: quindi si ricomincia. Mantenendo un pò di nuoto, di palestra, di bici, ricominciai
Dopo poco più di un mesetto, la prima gara non competitiva, per combinazione lungo le strade su cui preparai il Passatore. Poi il clima non ha aiutato a correre, pel freddo o per la neve. Approfittando della grande nevicata che ha bloccato tutta la Toscana, mi sono cimentato un paio di volte nello snow running, disciplina faticosa ma affascinante e in cui riesco anche benino. Qui un breve video girato col mio smartphone.

Ma l'allenamento era poco, e forse l'assenza di sensibili e veloci progressi mi frenava un poco. Anche perchè il peso, come si sa, diminuiva molto, troppo lentamente.
Ad anno nuovo , un paio di gare in pianura, molto simili : roba che ai tempi d'oro correvo a 4'/Km. Prima a Firenze, sul nuovo percorso di allenamento della pausa pranzo (parco delle Cascine), stamane a Campi Bisenzio con ben 15Km (scarsi) e con un deciso miglioramento, specie di sensazioni, rispetto a 10giorni prima. Ho faticato ma alla fine le ho concluse entrambe molto meglio del previsto, a poco meno di 5'/Km. Il peso cala leggermente ma ancora è il vincolo principale a un miglioramento delle prestazioni: aumentare le distanze ad oggi risulta difficile, dovrei provare senza dubbio a mangiare un filo meno. Comunque già 6 anni fa dimagrii molto iniziando un periodo di grandi soddisfazioni: è il momento di rifarlo

Passata un’estate

E' passata più di una intera stagione dall'ultimo post. In compenso, tanti cambiamenti da allora.
Finiva la primavera, lo scorso 20 giugno. Corsi l'ultima gara, cioè allora non lo sapevo che sarebbe stata l'ultima per un bel pezzo. Ero a Stia, il paese più in alto del Casentino, famoso per il ferro battuto, per l'ottima cucina, per il meraviglioso parco delle foreste Casentinesi dove ho già corso , perché ci hanno girato il film "il ciclone". La gara era il trail del Falterona, dove partendo dalla meravigliosa piazzetta del paesino si saliva prima per le campagne e poi per piovosissime foreste alla sorgente dell'Arno e poi alla vetta del Monte, oltre 1600mt. Poi una lunga discesa pedalabile fino a un paesino con annessa Sagra della Trota. Pioggia a catinelle a parte, veramente tutto molto bello.
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Poi ci sono state lunghe e meritate vacanze. Oddio, chiamiamole con il nome giusto, viaggio di nozze. Pozza di FassaDato che mi garba distinguermi per l'originalità dei miei gusti, ho iniziato il viaggio prima delle nozze stesse, visto che il matrimonio fu celebrato nell'amata Val di Fassa. Non solo luogo di vacanza, ma luogo dell'anima.

E poi partenza per la Germania, ove non ero mai stato, e viaggio on the road con l'Opel Corsa. Fussen, Monaco, Erfurt e dintorni della Turingia (Weimar, Eisenach, Muhlhausen), Berlino. Tanto per deviare, Praga. Tanta birra, tanto mangiare, tanto shopping, tanto ammirare un paese che a me è sembrato abitato da genti non molto diversi dagli italiani, solo terribilmente più ordinati efficienti e soprattutto ricchi.

Al ritorno, potevo ributtarmi nei trail. La forma però era poca. E soprattutto un giorno crack, frattura del metatarso del piede destro, stupidamente mentre mi accingevo a fare il bagno al lago. Tanto gesso, tanto riposo sul divano, tanti libri – meraviglioso "Vedi di non morire" di Bazell letto in sala d'attesa del pronto soccorso mentre mi accingevo ad apprendere la ferale diagnosi , fantastici "The getaway man"   e "Anche i poeti uccidono " consigliati dal loro traduttore Luca Conti –  poi tanto sport televisivo – anonimi campionati europei di atletica, belli invece quelli di nuoto. Tanto per confermare la mia vocazione consumistica, ora ho uno smartphone, finalmente. Figata galattica, va detto. Un computer nel palmo della mano. Del telefono me ne faccio poco, ma avere un GPS e un accesso a Internet in tasca è una novità. Già sperimentato pure come registratore di attività sportive.

Da un mese sono tornato al lavoro e ad una vita più normale, il piede sta meglio e l'intervento chirurgico è scongiurato. Niente corsa però. Piscina in pausa pranzo, palestra ogni tanto la sera, nel week end divertenti giri in mountain-bike sulla mia nuova fiammante Bianchi Kuma. Per ora tanto asfalto, dove mi pare di andar meglio ma l'indole trail sopravvive e su sentieri o strade bianche mi sento un altro.

Leggo in rete di tante gare, di tanti trail passati presenti e futuri. Ho percepito la tristezza di chi si è visto annullare il Monte Bianco, ho trepidato per i grandi partecipanti al Tour de Geants, così impossibile da essere diventato fenomeno mediatico con partecipanti celebrati come superman (gente, almeno i pochi che conosco di persona, assolutamente normale invece: solo, con un testa grande così). Al momento la corsa non mi manca molto, avevo avvertito che mi dovevo ripulire la mente e trovare nuovi stimoli. D'altronde erano 5 anni e mezzo che ci davo dentro come un matto. Forse non tutto il male vien per nuocere, e intanto ne approfitto per testare le due ruote, che per ora mi piacciono parecchio, incluse quelle tremende fatiche in salita. Ma un giorno tornerò, a correre per strada o per boschi. E, rigenerato, troverò nuovi stimoli, nuove forze magari anche per tornare a viaggiare veloce.

Trail autogestito dei Malandrini

Pracchia è un paesino minuscolo col buffo nome nei pressi di Pistoia: per la particolare conformazione geologica della zona, in questa angusta e fredda valle, seguendo il Reno si scenderebbe verso Porretta e Bologna. Un paesino tra i tanti di un Appennino remoto, attraversato da una piccola ferrovia, primo tentativo nel '800 di valicare con strade ferrate la tortuosa catena montuosa che divideva in due l'Italia. Un paesino un tempo meta di villeggiatura per molti, ora meno battuto ma sempre gradevole. Soprattutto per noi trailer, specie rara che si aggira per i boschi affamata non di prede bensì di natura incontaminata, di paesaggi spettacolari, di boschi rigogliosi e di prati a perdita d'occhio. I miei sodali di quest'avventura di oggi, di questo Trail Autogestito – d'ora in poi nomati "i Malandrini" –  ieri si son fatti una specie di ecomaratona, giungendo qui da Prato, quasi 40Km e oltre 2000 metri di dislivello positivo ( solo 1500 in discesa). Oggi, domenica, mi aggiungo pure io e qualcun altro. Convenevoli e foto di rito, la partenza è subito in aspra e interminabile ascesa, ripida e tortuosa, tutta in single track, tutti in fila indiana ad ammirare il paesaggio che filtra tra i rami, la valle dell'Orsigna dove abita ancora lo spirito libero di Tiziano Terzani. Nel mentre della sudata salita, ecco l'apparizione di Beppe, quel mulo partito stanotte dall'Abetone e che ci ha raggiunto, tanto per allenarsi al buio. In compagnia di cotanto runner si arriva al rifugio del Montanaro, sosta e foto ed ecco al luogo che dà il nome a tutta la traversata: il Poggio dei Malandrini, dove finisce il bosco e inizia il crinale scoperto, prati e balzi di pietra, valli scoscese e gli impressionanti orridi. I suggestivi toponimi – Nevaia, Monte Gennaio, Pedata del Diavolo, Passo del Cancellino – ci portano fino al Rifugio PortaFranca, succoso e costoso tè caldo e si riparte fino alla salita del Passo dello Strofinatoio, dove il single track diviene una pietraia scoscesa, sotto la croce del Corno alle Scale. Qui, nei pressi del Lago Scaffaiolo, incontriamo torme di escursionisti che sfidano il meteo: il sole si è trasformato in una nuvola, foschie che solo raramente lasciano intravedere le verdi valli che scendono verso San Marcello o verso Lizzano in Belvedere o Porretta. Accurata e succulenta sosta mangereccia al rifugio, con ottime tagliatelle che ci forniranno le ultime energie. Dal lago è ancora tutto crinale, fino alla fine. Crinale nebbioso, incerto, il paesaggio della valle della Lima si fa vedere solo di rado. Si prosegue sfilacciati, il ritmo è diverso per tutti noi. Spigolino, Croce Arcana, Acquamarcia, la dura salita verso Cima Tauffi ove comincia il tratto più tecnico tra discesa ghiaiosa, single track in cresta e passaggi dove occorre usare le mani. Davanti a noi, la piramide maestosa del Cimone, grigia e temibile. Più vicine, le vette gemelle del Libro Aperto si possono solo immaginare, che sono dentro un temporale. Che si sente, un paio di fulmini cadono vicini, inizia a piovere tanto per non farci mancare nulla. Ma sapete che questa pioggia non dispiace per niente, col sole sarebbe stata molto più dura, e 4 gocce non danno così fastidio. Inizia l'ultima salita, verso il Libro Aperto, zuppi d'acqua. Ma chi si potrebbe mai avventurare in mezzo alla bufera a quota 1900 in una domenica di giugno, se non un gruppetto di trailer un pò bischeri? Finalmente la vetta del Libro arriva, inizia una tumultuosa e galoppante discesa verso quel paesino che si vede da tempo ma che ora appare a un passo. Discesa tecnica, divertentissima. Bosco, ultima salitella per Monte Maiori e arrivo in paese. Discesa, gelato, doccia. Saluti, con un pò di rimpianto. Ringraziamenti a chi si è prodigato per organizzare tutto… Kappadocio, Gaggio, Rundiamo, Fede e tutta la banda dei Malandrini, ma anche chi è arrivato fin qui da lontano, Massi, Roby, Nuvola… Certe giornate rimangono impresse nella mente e nel cuore, nessuna gara potrà mai pareggiare l'empatia che si sviluppa in certe occasioni con queste persone speciali.

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Ho provato a metter giù qualche parola. Posso solo aggiungere il report degli organizzatori,
http://blognew.aruba.it/blog.malandrinotrail.it/RESOCONTO_DEL_TA_DEL_MALANDRINO__5_6_GIUGNO_2010__32454.shtml
e qualche foto, non le mie che sono pessime ma quelle di Fede
http://picasaweb.google.com/aiosimona/TADelMalandrino560620101Tappa#
http://picasaweb.google.com/aiosimona/TADelMalandrino560620102Tappa#
e Alessio
http://picasaweb.google.it/kappadocio/TADelMalandrino#
e infine la traccia GPS: dopo lunghe elaborazioni, l'intero tragitto viene 70Km e qualche metro, 4700 dislivello positivo (3400 negativo)
http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=654873

E' passato qualche giorno, ma nonostante conoscessi bene quel percorso mi è rimasta una gran voglia di tornarvi…. ragazzi, quando si torna a correre?

Istantanee di un Passatore

Come avevo annunciato, non ho gareggiato. Niente forma, niente testa, niente gambe. Non è certo una prova che si può fare senza motivazioni. Però non mi è riuscito starne lontano, e sono andato a vedere. Vestito "da corsa". Alla Madonna dei 3 fiumi, 40° km ed inizio della parte più impegnativa della salita, 8Km belli tosti. Passa il primo dei miei conoscenti/compagni di allenamento o gare, lo seguo e gli faccio compagnia fino al passaggio della Colla. Salire per questa stretta vallata verso il crinale è sempre qualcosa di magico, in qualunque modo lo faccia. Un verde intenso che abbaglia, l'odore pungente dei pini, la fresca brezza della montagna. Tra chiacchiere e ricordi salire in vetta è un attimo, infatti in un'ora completiamo la scalata. Abbandono al suo destino romagnolo il mio amico e scendo a raggiungere il secondo, che si fa il suo bell'allenamento in vista dell'Abetone. Nuovamente pacemaker improvvisato lo guido fino alla vetta, stavolta solo per 1Km. E riscendo. Il terzo, mio compagno di squadra che sale alla grande nonostante dica sia stanco. E riscendo di nuovo, stavolta fino ai -3 dalla vetta. Altri amici, altri saluti, altre promesse di vedersi alla prossima prova. Oramai al tramonto, ripercorro all'incontrario questo serpentone di valorosi. Stupiti di vedere qualcuno in senso contrario alla marcia, mi punzecchiano di battutine "già sei arrivato a Faenza e torni indietro?" "vuoi rifare la salita?" "guarda che il traguardo è dall'altra parte" "che tempo fa in Romagna?". Li ammiro. Non perdono la testa, sono consapevoli della fatica che fanno e faranno ma la depositano in quel cantuccio della testa per lasciare spazio alla determinazione che li spingerà all'arrivo. Arrivo all'auto che è già buio, passano gli ultimi marciatori, grandi come tutti gli altri perchè la loro avventura durerà ancora di più.
Complimenti a tutti i miei "accompagnati": Leonardo, Sauro, David, Samuel, Alessio, Marco, per la loro prestazione.