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Di nuovo trailer!

Meraviglioso fascinoso mistico trail del Falterona. Una gara importante per me, prima gara trail corsa da un anno a questa parte. L'ultima fu questa stessa prova, 364 giorni fa. Forma pochina, ma era giusto provarci su una montagna così vicina a casa. Da questo paesino in Casentino, Papiano, dove un bus ci porta alla partenza in basso nel paese più grande di Stia, patria del ferro battuto. Partenza subito in salita, anche abbastanza dura, passaggio dal castello di Porciano e poi comincia una lunga strada bianca, non ripida ma neanche facile. Mi accorgo di essere in grado di correre sempre, senza dover per forza camminare. In un'ora si arriva a mille metri dove il percorso corto scende, ma noi proseguiamo su, dove il gioco si fa duro. Nella sterminata foresta casentinese di pini abeti e faggi, e il percorso d'ora in poi su sentiero si fa molto molto ripido per circa 1Km dove si sale al 20%. Breve tregua che porta al lago degli Idoli e poi alla sorgente dell'Arno, e ultimo tratto prima della vetta su un single track asperrimo e umidissimo che in 1300 m ci fa salire di 300m. 12° Km, ecco la vetta al solito immersa nelle nubi che impediscono la visuale, la salita è stata dura e lunga, 1h55' per 1200 mt di dislivello. A differenza di un anno fa non inizia la lunga discesa bensì un tratto in cresta sul confine tra Toscana e Romagna. Si tocca il Monte Falco dove si incontra il GEA e gli impianti sciistici di Campigna. Sensazioni difficili a raccontare: peraltro con i pochi partecipanti sono da solo da oltre un'ora e lo sarò quasi fino alla fine, nessuna anima viva a parte qualche escursionista e gli addetti dell'organizzazione. Ma era tanto che non vivevo quell'emozione del trail, una comunione mistica con la natura, la sua bellezza, la sua maestosità. Sul crinale appenninicoa la riesco a vivere così tanto da non sentire la fatica, immerso su questi falsopiani asfissianti, su una mulattiera immersa nei faggi che la coprono come un tunnel, un in fantastico indimenticabile single track in mezzo ai pini mughi. Fino ai pratoni della Burraia, maestosi assolati e deserti.
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La Toscana è colma di foschie, la Romagna invece serena e luminosa, e si vedono le colline che dalle vette degradano verso Premilcuore, Santa Sofia, Forlì. Inizia la discesa in solitaria, pochi i tratti ripidi e molti tecnici, sempre in mezzo alle foreste che spesso lasciano ampi spazi a pratoni di felci. Al ristoro successivo si entra in una foresta di pini talmente fitta da avvertire l'odore di resina, in un single track in pianura tortuoso sui ripidi fianchi del Monte Falco, dove si era passati poco prima 500 m più su. Vengo sorpassato da alcuni che si erano persi nonostante le buone segnalazioni, càpita: poi, di nuovo da solo sempre fino all'arrivo. All'ultimo ristoro si entra nel sentiero finale, tecnicissimo colmo di sassi ai margini di un torrente rumoroso.
Il tratto finale è assolato e arranco in salita, oramai ingolfato dallo sforzo in discesa. Picchiata finale sul pavè fino all'arrivo. Veramente soddisfatto, anche perché arrivo relativamente fresco. In sintesi percorso veramente eccellente, tosto ma nient'affatto impossibile, organizzazione buona e presente sul percorso. A freddo analizzando il dato osservo che il ritmo è stato il medesimo dell'anno scorso, sia per la salita fino al Falterona che in discesa, solo che stavolta c'erano pure 6Km in più, l'intermezzo sul crinale in alta quota e tanti falsopiani e salitelle nella seconda parte. Quindi, data la maggiore lunghezza e il maggior dislivello, decisamente meglio, nonostante il poco allenamento. Niente male, trailer!

31,5Km

Due anni dopo, mi sono ripresentato al via in Via Calzaioli a Firenze in
mezzo al muccchio di eroi, veri atleti ognuno un campione nel suo piccolo
per avere anche solo il coraggio di prepararsi e affrontare quel colpo di
sparo che ti presenta davanti 100 km per arrivare al traguardo
Tranquilli, il mio era un semplice allenamento: sono così poco in forma che
da solo 30 Km non li farei mai, per cui c'ero anche io. Tanto per
motivarmi: fare da lepre all'amico Sauro – uno dei pochi lettori di questo
insignificante blog- al suo esordio, molto timoroso e
tentato di correr lento. Invece è giusto correre prudenti ma del proprio
passo. Mi sono divertito un casino a fare a scudiero. Certo che oggi era un
gran caldo, temperato da un bel vento fresco da nord che però soffiava
contro. Il vento spazza le nubi e i colori delle mie montagne oggi erano
veramente favolosi, nitidi e lucenti. Dura salita per Fiesole, saliscendi
massacranti, discesa fresca. Tante chiacchiere così per passare il tempo,
saluti agli amici che facevano da coreografici spettatori. La mia non-forma
si fa sentire al ristoro di Faltona e lascio il mio amico al suo destino
 proficuo ed emozionante (molto bene in salita con un ottimo 5h11 alla Colla,  un pò
in calo in discesa buona tenuta verso Faenza fino ad un buon 11h04).
Grande spettacolo, comunque. L'ho mai detto che una corsa del genere regala
emozioni così vivide che ogni maratoneti dovrebbe pensarci una volta nella vita?
Guardo la classifica finale, e vedo che Calcaterra – che
ho avuto l'onore di  salutare alla partenza cedendogli il posto al wc
chimico augurandogli un bel in bocca al lupo, e spiegando alla sua compagna
la strada per trovare il percorso di gara- ha demolito il record di
Ardemagni portandosi a 6h25' di risultato finale. probabilmente stimolato
dalla presenza di Di Cecco, all'esordio sui 100km e anche lui sotto
al recordo precedente con 6h28, staccato solo negli ultimi 20Km dal forte
tassista romano. Carlin come sempre prima in 7h45'. Sono degli alieni, dei
veri campioni.

Simil – trail brevi

Giornata soleggiata e il profumo degli alberi di maggio, cosa c'è di meglio per una bella gara trail?!? Era il weekend del Da Piazza a Piazza ma le distanze da percorrere anche camminando erano troppo elevate per le mie giunture, così ho ripiegato su qualcosa di più snello. Aperitivo sabato esplorando le stradine poderali e i sentieri nel boschetto tra Coldaia e Scaffaia, amene località sul margine della Sieve. Domenica, dopo tanti anni, la gara di Vaglia (altro paese nei pressi di casa: che bellezza poter gareggiare senza fare tanti Km in auto!). Come il resto della valle, Vaglia si trova adagiata tra due pendii di montagne belle ripide, e su uno di questi sorge il circolo Angiolo Nardi (un pittore rinascimentale che da questi monti arrivò sino a Madrid) dove parte la gara. Difficile anche trovare parcheggio, se non nei prati..
Per fare Km faccio un ampio riscaldamento, sin troppo duro su queste pendenze. Si parte, pochi ma appassionati di questa che è una vecchia gara alla 34° edizione, un trail ante litteram (solo all'ultimo Km si troverà un assaggio d'asfalto). Partenza vallonata su una vecchia stradina di campagna sassosa, molto molto accidentata tanto che in discesa vado più cauto del solito (o forse avrei dovuto calzare scarpe da trail più rigide).http://www.everytrail.com/swf/widget.swf Si esplora la valle del Carlone, sul pendio del Poggio Selvanera, molto molto aspro. La salita si fa sentire subito, bella ripida. Al 4° Km ristoro ed ecco la salita vera, 1Km al 15% circa tutto in sentiero single track, anche accidentato: stranamente riesco a correre e recupero pure delle posizioni. Molti si fermano a guardare i panorami, che spaziano sul Mugello

Trofeo Scarabone

Nulla in confronto a quelli in vetta al Monte Gennaio, che spaziano dal Monte Maggiore sopra le Croci fino alla Calvana. Si lambisce l'enorme e spettacolare pineta in vetta, piante svettanti da una parte, pratoni dall'altra. Poi appare il retro di Monte Morello, selvaggissimo, mentre a sinistra incombe l'ampio Monte Senario. Si prosegue in questo scenario da favola, frequentato anche da molti biker ardimentosi (siamo a oltre 650mt., 400 sopra il fondovalle)

Domenica successiva, giornata grigia e promettente pioggia. Dopo un anno si torna ad altra gara simil – trail in quel di Leccio di Reggello dove accanto a un grande modernissimo outlet c'è un bosco e una campagna selvaggia, possenti alberi di sequoie, una garetta poco frequentata per cultori del genere. Stavolta ampia rappresentanza dei compagni di squadra con cui affrontiamo il percorso, al 99% su sterrato e con lunghe salite anche se leggere. Ennesima gara bellissima, senza tanti partecipanti ma come si suol dire meglio pochi ma buoni, capaci di apprezzare la bellezza, gli odori e i colori del percorso.

Gare di fine aprile

Ultime due gare, negli ultimi 2 w.e., abbastanza controverse. Comincia domenica 17 con una gara finalmente nel Mugello, che dopo anni riesco finalmente a correre, la "4 passi nel Mugello". Percorso su strade stranote, l'inizio molto duro coincidente con la salita che si trova a un terzo di Passatore. Poi interi saliscendi e falsopiani col vento contro, ovvio, e una bella stradina nei campi. Ritmo finale sui 4'53 che ci può stare visto che in salita non mi son sembrato affatto brillante. Eccellente compagnia coi miei compagni di squadra ritrovati dopo tempo, e terzo posto finale del team.

Qui la traccia GPS

Pasquetta invece dedicata alla Mezza Maratona: Prato, come quasi sempre ogni anno. Un tempo adoravo la distanza classica dei 21,097, ne facevo a ripetizione. Ora devo confessare che mi intriga veramente poco. La corro un po’ svogliatamente con l'obiettivo di far bene e, in subordine, di testarmi. Subito dopo 3Km abbasso la cresta, ogni sogno di tempo under 100' lo abbandono. Reggo fino in fondo e chiudo alla media di 4'59, 1h45 insomma. Un po’ deluso, poi la bilancia mi fa scontrare con la realtà: da quando mi sono tolto il gesso il peso è calato pochissimo, magari per effetto di qualche muscolo messo su in palestra e piscina. In compenso la seduta rigenerante il giorno dopo è andata molto bene con quasi un'ora corsa senza dolori vari, cui ci ho aggiunto anche 40' di mountain nike.
Ora ricomincio con qualche assaggio trail, e vedremo.

Ghibellino!

Un quadriennio dopo, torno a Massa e Cozzile per la Maratonina del Ghibellino. Ultimamente l'avevo saltata in ossequio a degna concomitanza, la Traversata dei Colli Euganei. Stavolta neanche è lo stesso giorno ma la ecomaratona padovana è pure sold out e la mia autonomia al massimo mi concede di non sfigurare nella bella gara nel pistoiese. Nota di attenzione: dopo quasi 9 mesi torno a fare una gara competitiva, ma l'impegno non è bastato per piazzarmi a premio.
Maratonina, perché più o meno è una mezza maratona. Ghibellino, perché di tal bandiera era Castruccio Castracani quando si era asserragliato nei castelli attraversati dalla gara. Difficoltà che non sta tanto nella distanza quanto nel dislivello e nelle difficoltà tecniche del percorso. 4 Km iniziali di saliscendi ma scorrevoli, 4 Km di salita continua più o meno intensa, poi i terribili 800 metri sul sentiero di pavè medievale tra Massa e Cozzile al 21% di pendenza media. Sigh, l'ultima volta che gareggiai li feci praticamente tutti correndo, stavolta invece ho sofferto molto. Uno poi dice "arrivi in cima e dopo è facile". Col piffero, iniziano 4Km di puro trail tutto strappi falsopiani e discese ripide in continua variazione, col ponte medievale nel mezzo e tanto fango pure ora che non piove da giorni. Ovviamente questi 4km finiscono in salita, poi riecco la strada ma mica è finita qua perché la discesa si fa attendere quando arriva non è banale: 3Km circa e bella ripida, da scendere a rotta di collo spingendo. Quest'anno poi pure la sorpresa con una variante bella tosta nel finale in mezzo ai campi e un suggestivo passaggio nel mezzo di un frantoio! Proprio in questo tratto non mi riusciva più di spingere, avevo finito la benzina e sono arrivato solo sull'inerzia. Una ventina di minuti in più rispetto a un quadriennio di fa, non è una dato confortante nonostante le mille scusanti. Ma neanche così pessimo, dato che in questo gara ho sempre osservato una notevolissima varianza, secondo le attitudini e la forma nei vari anni.

Traccia GPS

82

Ero rimasto al 29 ottobre, con qualche bella descrizione di giri in bici. Passarono un paio di giorni, e decisi di rimettere le scarpette da corsa. Dopo la frattura, quale sarebbe stato il momento giusto per ricominciare minimizzando i rischi? Non lo potevo sapere, mi sono affidato quindi all'istinto. In verità, mi ha aiutato anche una prova: attraversare la strada di corsa per rimanere col verde coi pedoni. 50 metri in cui il piede non dava segni di cedimento. Però, mi dissi, potrei pure provare. E provai! per ricominciare 3 km in piano, qualche giro del paese. Il piede andava bene, non soffrendo per nulla! Il problema era tutto il resto: la bilancia per cominciare, segnando un terrificante 82Kg (anzi, 82,9, lo confesso). Quasi il personal best, che credo risalga alla mia adolescenza di deciso sovrappeso quasi un quarto di secolo fa.
Quindi, che si fa, mi dissi? Piano piano, un passo dopo l'altro, si arriva ovunque: quindi si ricomincia. Mantenendo un pò di nuoto, di palestra, di bici, ricominciai
Dopo poco più di un mesetto, la prima gara non competitiva, per combinazione lungo le strade su cui preparai il Passatore. Poi il clima non ha aiutato a correre, pel freddo o per la neve. Approfittando della grande nevicata che ha bloccato tutta la Toscana, mi sono cimentato un paio di volte nello snow running, disciplina faticosa ma affascinante e in cui riesco anche benino. Qui un breve video girato col mio smartphone.

Ma l'allenamento era poco, e forse l'assenza di sensibili e veloci progressi mi frenava un poco. Anche perchè il peso, come si sa, diminuiva molto, troppo lentamente.
Ad anno nuovo , un paio di gare in pianura, molto simili : roba che ai tempi d'oro correvo a 4'/Km. Prima a Firenze, sul nuovo percorso di allenamento della pausa pranzo (parco delle Cascine), stamane a Campi Bisenzio con ben 15Km (scarsi) e con un deciso miglioramento, specie di sensazioni, rispetto a 10giorni prima. Ho faticato ma alla fine le ho concluse entrambe molto meglio del previsto, a poco meno di 5'/Km. Il peso cala leggermente ma ancora è il vincolo principale a un miglioramento delle prestazioni: aumentare le distanze ad oggi risulta difficile, dovrei provare senza dubbio a mangiare un filo meno. Comunque già 6 anni fa dimagrii molto iniziando un periodo di grandi soddisfazioni: è il momento di rifarlo

Tavola di Prato

Reduce dalle 3 gare dure di Aprile, il primo giorno di maggio ho voluto fare una cosa un pò più breve, che durasse poco. Eccomi quindi a Prato, anzi in una sua frazione nella campagna (di quelle mirabilmente tratteggiate da Benigni in "Berlinguer ti voglio bene", per la Festa del Podista. Tutta pianura, tutta strada. Tranne un sontuoso e meraviglioso passaggio per il Parco delle Cascine, antica area agricola della Villa Medicea di Poggio a Caiano, oggi tutta boschi e prato. Un buon allenamento veloce.

http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=623783

50Km di Romagna: il “piccolo Passatore”

Per un pignolissimo puntiglio personale ho voluto fare quella gara cui un anno fa non potei partecipare. In effetti allora ero ben più preparato e motivato, mentre stavolta la scarsa forma, l'approssimativa preparazione e la carenza di stimoli avrebbero sconsigliato la partecipazione. Mica una garetta da 4 soldi, bensì la "50km di Romagna". Una prova storica, storicamente la gara preparatoria al Passatore. Così è infatti intesa da tutti. Tranne che da me, che per quest'anno mi accontento così. Di esserci, a Castel Bolognese che a dispetto del nome è nel ravennate. Partenza tranquilla, cielo coperto, risate e chiacchiere nel gruppone. La strada impercettibilmente sale. Sale e sale, lo si sente appena, eppure sì, sale. Prima verso Riolo Terme che attraversiamo costeggiando la bella rocca. Poi lungo la valle del Senio, più aspra e stretta rispetto a quella del Lamone. Già il Lamone, fiume simbolo del Passatore, che è una valle più in là – anzi due che c'è pure quella del Sintria, che è zona trail, del trail del Poggiolo: i richiami podistici sono ben presenti, così come quelli storici ,è il 25 aprile e qui nelle montagne che degradano verso la Romagna sono state scritte tante storie nell'ultima guerra. Si continua a salire, tantissimi dolci falsopiani che succhiano preziose energie. Saliscendi docili ed insidiosi che ci portano verso Casola Valsenio, paese delle erbe officinali: giro del paese e si comincia a salire: siamo a metà gara e ora si fà sul serio. Il Montalbano non è alto ma quei 5Km di ascesa si fanno sentire, la pendenza non è insostenibile ma spesso costringe a marciare perché la mente ricorda che manca ancora molto al traguardo. Intanto il sole fa capolino e cominciamo a sentire pure il caldo. Al 30° Km finisce l'ascesa e ci si getta in una impetuosa e soleggiata discesa nella valle del Sintria, lungo la Via della Lavanda. A Zattaglia, in fondo alla valle, ricomincia la pianura ed è necessario impostare un ritmo regolare, mancano solo 15 Km. In lontananza, sulla propria destra si ammirano le vene di gesso della zona di Brisighella. In questa valletta isolata, senza traffico e con pochi spettatori, i concorrenti sono diradati e si fanno da lepre l'uno l'altro. Che poi fosse solo pianura era solo una mia falsa speranza, che alcuni perfidi maledettesaliscendi mi costringono a rallentare pesantemente subito prima del passaggio alla maratona: in effetti rendono molto dura la prova, e sebbene siano appenna accennati dopo 40Km si fanno sentire. Accetto i miei limiti e scelgo di risparmiarmi camminando laddove sale, che poi non sono solo e anzi sono più quelli che supero che coloro che mi sopravanzano. Tornando a costeggiare il Senio arriva la vera pianura, riprendo fiducia e chiudo gli ultimi 5Km in progressione, con il collo e le spalle bruciate dal sole e dal sale di questi primi caldi di stagione. Arrivo stanco, in poco più di 5 ore, e mi fiondo subito su una panchina ombreggiata a ricordare questa giornata di fatica. La stanchezza dell'ultramaratona è indicibile, anche perché la si dimentica subito. Ma mi pare già una buona cosa l'aver finito, e neanche tanto male, ed avere ancora dopo il traguardo il sorriso e la forza di ridere alle battute degli amici. E di ripensare a questo "piccolo Passatore", così definisco questa gara e non sarò certo il primo, perché racchiude in sé in piccolo la durezza della sorella più grande e più dura: i tanti falsopiani, l'ascesa verso metà gara, il lunghissimo finale, il dislivello per niente trascurabile. Tutto a metà, più o meno, tranne il mito, che quello della sorella è troppo superiore, e la notte, che le garantisce un fascino che la 50 non può avere.

50 Km di Romagna

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Maratonina di Tavarnelle

La maratonina di Tavarnelle è stata la mia prima mezza maratona. Oramai tanti anni fa. Allora mi sorpresi per una buonissima e inaspettata prestazione, che negli migliorai finchè divenne una delle mie gare preferite, che più si adattavano. Quest'anno ci son tornato, più che altro per reincontrare gli amici della squadra "il Ponte" di Scandicci che mi hanno salutato calorosamente (grazie ragazzi!) non credendo alla mia apparizione dopo tanti mesi lontano dalle gare su strada. Condizioni di forma scarsucce, mi aspettavo un tempo vergognosamente lento. Dopo il primo terzo di gara, che ha oltre 200 metri di dislivello in discesa, però ho sentito ruggirmi dentro qualcosa. Conoscendo il percorso mi ero risparmiato. All'attacco della salita al 7° Km, dicevo, ho sentito i cavalli fremere: quella bellissima sensazione per cui sai di avere benzina e hai intenzione di castigare tutti. Inizio così la mia rimonta in progressione, inesorabile su per i tornanti dalla Sambuca Val di Pesa, fino all'adorato falsopiano che porta a San Donato in Poggio. Mica è finita, nuova discesa molto leggera, insidiosa perché si rischia di bruciare energie, e poi gli ultimi 5Km abbondanti in prevalente e lenta inesorabile ascesa dove ho dato il meglio, come spesso mi è riuscito in questa gara. Finale a tutta e volata vinta: gara in paurosa rimonta, dopo i primi 500 metri non ho subito un sorpasso. Considerazioni: 1. sempre bello correre in queste colline ai margini del Chianti, giornata soleggiata e fresca, colori favolosi. 2. i percorsi su salite lievi, non ripide, e frequenti falsopiani sono quelli che mi si addicono di più: ulteriore conferma 3. non ci sono cristi, nonostante il tanto trail per caratteristiche fisiche sono uno stradaiolo. Temo che nel trail non farò mai benissimo 4. brillantezza però sempre poca: dovrei darci dentro con allenamenti di qualità, ma la voglia è poca 5. ma quanto è corta una gara di 21 Km e di meno di 1h45'??? Dopo il Passatore, dopo tante Ecomaratone, correre 1h44' su strada in assetto mentale competitivo è un'inezia. Sono arrivato al traguardo e mi pareva di essere appena partito. Oramai sono un ultra_ in tutti i sensi. Ma la strada per migliorarmi passa anche dal velocizzarmi pure sul breve.

Maratonina di Tavarnelle 2010

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Traversata dei Colli Euganei 2010


Tre anni di fila: la prima domenica non pasquale di aprile la sveglia suona ben prima delle 5, salto in auto col buio pesto, infilo l’autostrada deserta ascoltando improbabili programmi radiofonici riservati ai sonnambuli. La pianura padana piatta e grigia mi accoglie, poi quei colli che spuntan come funghi all’improvviso. Appare il verde di una vallata montana anche se siamo a soli 25m slm, costoni rocciosi e boschi oscuri, ecco Villa di Teolo. Dove si ritrovano, da anni, facce di appassionati trail che qui si accingono a compiere la fangosissima Traversata dei Colli Euganei. Ogni volta sembra sempre più dura e cattiva, c’è sempre quella salitella in più che non ti ricordavi che ti aspetta ghignante; quella discesa assassina che neanche ti permette di accelerare ma ti costringe ad improbabili equilibrismi sul pantano; quello stradello strappato alle sabbie mobili pregno dell’ordore di aglio selvatico. E quei volontari, quegli alpini con una passione infinita che affolano i ristori, che ti  fanno sentire a casa tua, che regalano un sorriso a chi non ha più il fiato per ringraziare; sembrano sempre più numerosi e sempre più ospitali. La TCE è davvero l’apoteosi del trail, una summa dello spirito che deve animare queste gare: cordialità, amicizia, risate, fatica, sudore, birra, natura, salite e discese, una corsa pane e salame, niente barrette o fiale ma minestrone e uova sode, corsa che pur povera offre molto di più di ciò di cui un podista ha bisogno. Un grazie è troppo poco: nel pomeriggio si torna a casa sentendosi in debito e certamente non bastano queste 2 righe a saldarlo.

Traversata dei Colli Euganei 2010

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Questo è un commentino che ho pubblicato su Spirito Trail. In preda a manie 
 di grandezze, mi sono anche fatto il video mentre scendo da quelle spettacolari discese.

Montalbano trail, Capraia Fiorentina

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Un’auto completamente assiderata mi accoglie di domenica mattina. Neve copiosa, ghiaccio sul parabrezza sia dentro che fuori, cielo limpidissimo. meno male che avevo pulito il parcheggio la sera prima, i santi pneumatici invernali mi tirano fuori dal lastrone ed eccomi per strada. Il termometro della mia Corsa segna l’esorbitante cifra di -18°C, che non aveva mai raggiunto nemmeno in girate invernali sul Pordoi. Montagne e colline bianche, scendendo dall’Appennino anche la pianura fiorentina è incredibilmente candida, di quel candore che significa neve spessa almeno25 cm: scusate ma qui da me è veramente raro trovare un tempo del genere, per niente mi sarei perso l’occasione di un bianco Winter Trail a pochi passi da casa, in un territorio ben poco noto alla neve. Arrivo a Capraia Fiorentina, paesino dell’empolese dove parte la seconda tappa del Montalbano Trail, edizione zero, temperatura sottozero e neanche mite, si sfiorano i -10°C: i più veraci trailer della zona – e pochissimi forestieri dato il tempo inclemente  si sono sfidati già la sera prima alla luce della frontale per una dozzina di Km tutti innevati nelle colline attorno. Tanti sono amici di trail ultramaratone o gare comuni, tutti mi raccontano estasiati della corsa della sera prima alla luce della frontale con la tenue luminosità della neve attorno. La partenza è un pò ritardata, non ho per niente invidiato gli organizzatori: una nevicata prima di Natale è davvero un evento che può accadere una volta in mezzo secolo da queste parti, saranno stati una serata e una nottata intera a ritracciare il percorso, e in effetti sono stati costretti ad accorciarlo. Un gelo neanche un pò attenuato dal solicello dicembrino dà il via, atteso ardentemente dai pochi partenti. Dopo un poco si entra nel prato: bianco bianchissimo, e sarà sempre così fino all’arrivo. Prime salitelle, saliscendi, falsopiani in continuazione. Correre con la neve mi esalta, mi inebria: forse per questo riesco a correre forte anche nonostante il periodo-no. Con la neve il trucco è evitare come la peste i tratti su cui facilmente si scivolerebbe: la terra compatta ghiacciata, la neve battuta, i solchi delle ruote delle auto passate, mentre conviene cercare addirittura i tratti di manto vergine: conta anche avere buone scarpe e le mie Lasportiva da skyrace, artigliatissime, sono l’ideale. Nonostante il freddo si suda copiosamente, imbottiti divesti multistrato come siamo: mi avvento ferocemente sulla bottiglia di sali che mi ero portato nello zainetto, assieme agli zuccheri che tornano utili però il consumo energetico sale paurosamente con queste condizioni.Il percorso continua tra deliziosi stradellini nel bosco, in queste pinete di cui il Montalbano è colmo stranamente coperte da tanta neve: il panorama è suggestivo, di tanto in tanto la vegetazione si apre e mostra le pianureverso ovest: interamente bianche, mai penso da almeno un quarto di secolo ci sarà stata questa vista, con tutta la Toscana occidentale coperta di bianco, i paesi come Vinci Empoli San Miniato più in là il Padule di Fucecchio e le colline delle Cerbaie placidamente candide. Dopo un poco si arriva al paesino di Castra che ben mi ricordo per una gara di corsa in salita corsa tanti anni fa. Il percorso qui diventa di asfalto, soffro un poco perchè la pendenza è tanta ma tutti rallentano. Arrivati ai 400 metri di altezza siamo di nuovo in pineta, si comincia a scendere per poi risalire d’un botto per un sentierino negli olivi, ripidissimo su cui finalmente mi sento più a mio agio recuperando qualche posizione. Brevi discese tecniche, provo a lanciarmi ma i tratti ripidi dove potrei fare la differenza sono troppo pochi: il percorso fino all’arrivo è su una stradina di campagna in mezzo alla pineta… ovviamente completamente ghiacciata e per evitare scivoloni corro ai margini. Nel finale si lascia il bosco per entrare negli oliveti: nonostante siano esposti a solatio sono ricoperti di neve, sofferenti per il freddo della notte: spero che di vittime ce ne siano poche, il freddo purtroppo spesso non dà scampo a questi alberi. Altro pezzo asfaltato finoal centro del paese vecchio di Capraia, già noto per esser teatro della famosa Otto Ore. Discesa in picchiata nei vicoli fino al traguardo, a una ambitissima e direi meritata doccia bollente, a un pranzo in compagnia cheè il vero premio che ci attende alla fine. Per essere una edizione zero funestata da un meteo sfavorevole direi niente male: tracciatura perfetta (la sera prima so che ci sono stati degli errori ma le condizioni erano veramente al limite), percorso non impegnativo ma reso tosto dalla neve,23Km e 650 metri di dislivello. Un peccato non aver partecipato alla notturna, ma sarà per la prossima volta.

tracce gps:
tappa 1 (non mia) : http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=444030
tappa 2 (mia) : http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=446601

A questo giochino…

"A questo giochino bisogna allenarsi", con il sottinteso "..sennò si combina poco". Come dicevamo io e il babbo agli amici che regolarmente seminavamo, anni fa. Gli inglesi direbbero "No pain, no gain" – È una regola cardine nel mondo della corsa, non si può barare, non si può far bene senza una preparazione almeno decente. E lo sapevo. Infatti l’idea originale era non partecipare. Poi pensavo che potevo fare 28Km anche senza pettorale. Poi decisi di iscrivermi all’ultimo tuffo solo per fare quattro chiacchiere con amici maratoneti e godermi il serpentone di folla.
Infine, una volta lì in quel bellissimo Piazzale Michelangelo inondato dal sole, ho deciso di finire. Ovviamente, ultimo iscritto e mi sono trovato in fondo al serpentone, 5 minuti per varcare il via. Mi sono goduto una rimonta in progressione, ritmo tranquillo, molti fastidi per le strettoie in centro, per i momenti in cui non riuscivo a superare i grupponi con i pacer. Via via che correvo incontravo gente con cui non mancava mai un saluto, un incoraggiamento, 2 chiacchiere sulle gare fatte e gli obiettivi futuri. Passaggio alla mezza in 1h56, in effetti una volta in gioco volevo giocare e speravo in qualcosa sulle 3h50. La progressione continua nel nuovo passaggio dal centro storico, saluto i compagni di squadra che controllano il percorso ed ecco le Cascine, il mio terreno di caccia, dove supero tanti. Al 34, giro di boa all’Indiano, come mi capita puntualmente tutti gli anni, iniziano i problemi: non mi sembra neanche di aver sudato eppure le gambe non vanno più: non resta che stringere i denti e proseguire. Molto lentamente. Finisco in 3h57′, con sensazioni per niente buone: contento solo di aver fatto un buon allenamento e di aver fatto compagnia a 10mila altri maratoneti, a decretare il successo di una delle migliori maratone italiane.

Torno a scrivere: Ecomaratona del Chianti 2009

finalmente torno a scrivere due cose. tanto per tranquillizzare i miei fan (ah ah ah). sono vivo e vegeto, corro raramente e con pochi Km, sono dedicato alla casa, e ho neanche tanta voglia di correre.
Possono esserci periodi in cui si ha poca voglia, ed allora è inutile insistere.
Oggi comunque sono tornato alla terza edizione della Eco del Chianti. La maggiore attrattiva per me era il ritrovare tanti amici e il partecipare assieme ai miei compagni di squadra, scesi in massa da Scandicci per correre i 18Km ma specialmente la Eco. Freddo e vento, partenza in compagnia e passo i primi 10Km a illustrare il percorso, spiegare le salite, godermi in compagnia il Cippo di Montaperti poi Monte Giachi.
Ottima la salita principale del percorso a Villa a Sesta, però dopo rallento un pò troppo e dopo san Gusmè stringo i denti per finire di mio passo in 4h34′. Contando che l’anno scorso ero più in forma ma ci ho messo poco meno sono contento. Quando la voglia tornerà avrò solo l’imbarazzo di scegliere quali gare puntare.

Trail Foreste Casentinesi 2009

Trail FAVOLOSO
pochissimo asfalto, un migliaio di Km di dislivello, un par d’ore di corsa, pochissimo cielo visibile sepolti come siamo in una delle più belle foreste d’Europa. Foresta vera e propria, mica bosco: alberi fitti, faggi castagni pini abeti. La cosa più bella: i raggi del sole che timidi si infiltrano nel folto del bosco, collidono con l’umidità e creano quell’atmosfera magica , una luminosità soffusa, con le ombre degli atleti davanti a te che si muovono dolcemente in mezzo alla luce. Si parte subito su una salita aspra e senza respiro, però è all’inizio e si corre. Seguono poi una bella discesa ripida, tanti tantissimi saliscendi, fino all’Eremo di Camaldoli, altra salitina falsopiani interminabili, ultima discesa finale molto tecnica in mezzo a sentieri sassi e pigne.
Pranzo offerto ai partecipanti, ottimo e abbondante. Compagnia di trailer: eccellente. Logisticamente ben piazzata così che c’è gente da mezza Italia e si va ad aggiungere ai vicini aretino-fiorentini. Grazie della compagnia a tutti.
 

Totti – Lentula – Torri

Carenza di gare estive, eppure avevo voglia di ricominciare. Sul calendario trovo la gara in oggetto. Abbastanza nota, una gara agostana ma che sapevo essere molto competitiva. Bene, cerchiamo di capire dove si trova questo Torri. Diamine, una delle più anguste e irraggiungibili vallate dell’Appennino Toscoemiliano, tra Pistoia e Porretta eppure i tempi stimati da mister Google per arrivarci paiono assurdi, così come le strade per arrivarci, le capre saprebbero trovare tratturi più agevoli. Trattasi della valle della Limentrella Orientale, che poi finisce nel Lago di Suviana e quindi nel Reno. Per arrivarci in modo più agevole scendo verso l’autostrada e la pianura e risalgo da Pistoia, una bella salitona deserta da cui si domina la piana pratese. Ad un tratto, puff! finisce il panorama e ci si trova in una valletta angusta, boscosissima. I toponimi parlano da soli della piovosità della zona: Fossato, L’Acqua, Acquerino. Avevo notato la valle durante il Da Piazza a Piazza, boscosissima. Il paese di Torri lo si raggiunge dopo una lunga salita, ovviamente è in vetta a una collina che domina la valle. Sapevo che non sarebbe stato semplice. La gente di qui parla un toscano strano, si sente l’influenza emiliana e d’altronde al dialetto della zona anche Guccini, che abita a pochissimi Km da Torri, ci ha dedicato un libro e ci ha scritto il romanzo Croniche Epafaniche.

Adoro la discesa, ma odio partire in discesa. Mi piace alla fine della corsa, all’inizio mi stanco troppo. Molta gente al via venuti da ogni parte, dal senese al modenese. Partenza a tutta, discesa asfaltata al 6% di pendenza, quasi continua. Pulsazioni alle stelle, sudore copioso nonostante l’altitudine – oltre 900mt al massimo – In fondo alla discesa, in fondo alla valle, il caldo si fa più intenso, mi superano in diversi, rallento. Per fortuna comincia subito la salita. Niente asfalto, una strada bianca abbastanza rovinata, bisogna guardare dove si mettono i piedi. Ripida, questa. Molti camminano, io prendo il mio passo regolare, mi rilasso all’inizio e poi ne supero diversi. La parte finale è la più tosta e ripida, molti arrancano, io accelero. Arrivo nel bel paesino arroccato sotto la chiesa che domina la valle appoggiata su uno sperone di roccia. Mi dicono che sono 40°, ultimo dei premiati. Piccola soddisfazione, addirittura mi chiamano sul palco con tanto di miss che mi porge un pacco di generi alimentare, addirittura bacio e foto di rito.

Mah, si vede che la gara qua è l’evento dell’anno. In effetti fino a qualche decennio fa qui al massimo  ci facevano il carbone e in effetti dall’altra parte della valle c’è il sentiero dei carbonai. Il ritorno a casa è avventuroso. Tornare nella piana fiorentina equivale ad affrontare il caldo torrido, preferisco godermi a finestrino aperto le stradine da capre e valico 3 valli trasversalmente. Poche auto su questi monti, anche i gitanti le evitano, almeno i pochi non intenti a cercare fresco o more o mirtilli. Si scende, si risale fino al tabernacolo di Gavigno dove c’era il mitico ristoro della schiacciata del DPAP. Poi discesa, salita, discesa, una strada che molti avrebbero timore di farla col Discovery, io con la mia Corsa d’antiquariato vado tranquillo facendo slalom tra buche e pietroni. Ce ne vorrebbero altre di gare così, tanto per far conoscere meglio luoghi sconosciuti e irraggiungibili. Gareggiare per me ha sempre voluto dire soprattutto questo, conoscere nuove zone, nuovi paesaggi, nuove terre; non importa se lontane o vicine a casa, basta ampliare la conoscenza del territorio, di strade e boschi, di persone e luoghi.