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Sul Ventasso

Alla fine è andata bene, anche se speravo in un crono migliore. Andiamo con ordine: arrivo a Busana sabato pomeriggio, fa un gran caldo, meno che in pianura dove si superavano i 35° ma anche qui non scherza. Mollo le borse e corro a ritirare il pettorale assieme a Gualtiero che mi spiega il percorso con dovizia di particolari. il depliant che ci dànno con il profilo altimetrico è devastante, l’altimetria che pensavo essere sui 1500 di dislivello in realtà si rivela essere sui 1900: non sembra tanto per chi è pratico di queste corse, ma quei 400 metri vogliono dire che la corsa sarà molto più aspra di quanto avevo previsto. Ci si avvede subito che l’organizzazione è qualcosa di grandioso, nulla da invidiare a quella delle maratone più prestigiose. Reggono bene l’urto dei 355 iscritti, record precedente stracciato credo di un centinaio di unità: ma a differenza della classica maratona cittadina qui avverti l’impegno di un piccolo paese di montagna per la riuscita della manifestazione: penso che alla fine questa gente che sembra lavorare senza sosta alla fine sarà molto più stanca dei maratoneti, e quella che mi stupisce di più è che tutti sorridono, sono cortesi e gentili in una maniera che forse noi gente di città ormai non conosciamo più e perciò ci stupiamo di trovare.

Dopo il pasta-party, si va a nanna. Domenica, il gran giorno. Alle 8 è già un caldo terrificante, ci sarà da sudare.

1partenzaAlle 8,30 il via, prima con un giro nel paese ma poi ci inoltriamo nei fitti boschi dei dintorni. Il primo terzo di gara è molto mosso, con una bella salita centrale con vari tratti in asfalto.

3discesaTratto potenzialmente pericoloso perché si è freschi e invoglia a forzare. Qui corrono quasi tutti, salgo con il mio passo deciso ma non veloce cercando di non esagerare. Il secondo terzo di gara inizia con il famigerato “tirone”, circa 7Km di aspra ascesa continua tutta nel bosco, con un dislivello di oltre 750m. è praticamente impossibile correre, se non dei brevi tratti. Il tempo sembra non passare mai, la salita durerà circa un’ora, anche qui è fondamentale non esagerare ma tenersi freschi. Mi fermo per togliermi una scarpa, mi accorgo di avere una brutta vescica sanguinante a un tallone, maledizione si vede che in quel punto non mi ero coperto di vasellina. Fa un male cane a salire, ma stringo i denti.

5lagoSi arriva al 20°Km al punto più in alto, si scende al lago, si risale su un’altra vetta con una salita ancor più aspra. Intorno al 25° c’è una bella discesa estremamente tecnica e ripida, mi accorgo di superare tanta gente che sembra ferma rispetto a me, per fortuna mi fanno passare senza problemi. Inizia una brutta serie di saliscendi che ci accompagnerà fino al 38°. Vari tratti asfaltati, prati, boschi, continue variazioni di ritmo, ci sono pochi tratti all’ombra e ormai il sole è a picco e si patisce la sete. Queste continuo saliscendi mi stronca, in discesa sono OK ma nelle salite e nei falsipiani patisco parecchio, l’ombra della crisi patita ai Marsi comincia ad affiorare nella mia mente. Per fortuna ai ristori riesco a bere, gli zuccheri portati dietro mi aiutano a ritrovare energie. Il cartello agognato dei 35 che non sembrava arrivare mai mi rincuora e incremento un po’. Supero Gualtiero, in evidente crisi alimentare che non ce fa proprio a correre, lo accompagno per un po’ ma non è di un incoraggiamento che ha bisogno. La salita leggera ma lunga che c’è al 38°Km la corro tutta, sono praticamente l’unico che lo fa, stavolta per fortuna sono riuscito a gestirmi bene e recupero varie posizioni. Discesona finale, i piedi sono a pezzi e non riescono più a sopportare gli urti con i sassi di questo tratto, per fortuna so che questo tratto è breve, ecco siamo già in paese, ci siamo è finita e alzo le braccia. 8arrivo

Stavolta mi sono saputo gestire, forse potevo valere qualche minuto meno ma proprio un’inezia, il caldo ha tenuto alti i tempi di tutti. Mi stendo all’ombra a riposare prima di una meritata doccia e del pranzo offerto ai podisti che gusto chiacchierando con l’amico Gerardo. Quasi tutti si ritrovano vestiti con la bellissima maglietta del pacco gara, con il disegno dei bambini delle locali scuole elementari, proprio una maglietta carina e originale e devo dire molto apprezzata a giudicare da quanti la indossavano. Non resta che tornarsene a casa in mezzo all’esodo di rientro , con un 85° posto e un 5h12’ in saccoccia, che non è poi granché ma comunque mi regala soddisfazione e un bel senso di appagamento. Fino alla prossima sfida, si intende. Sfida trail, ovviamente.

7 mesi

Penso a questa gara da 7 mesi. Da quando decisi che il trail poteva essere la mia strada. E individuai questa manifestazione di domenica prossima, con un ampio lasso di tempo nel mezzo per cercare di costruirmi nuove prospettive, per provare a trasformarmi da maratoneta da asfalto e rigorosamente in pianura a corridore da boschi sentieri montagne e pietraie. Dopo 7 mesi direi che sono riuscito nel mio intento. Anche con un buon anticipo dato che non sarà un esordio come ecomaratona.

Tutto questo duro lavoro domenica si sublimerà in quasi 5 ore di sforzo, fatica, sudore. Quasi 5 ore di libidine insomma. Non ho paure, non provo nervosismi, anzi contrariamente al solito non sono emozionato, sarà per le 3 garette di fila che mi son fatto la scorsa settimana, tutte tirate ma non al massimo; per ora non vivo l’attesa, sono quasi in trance, in una sorta di placida tranquillità. Meglio, dato che ci sarà da spremersi. Tutto è a posto, tutto programmato, devo solo scegliere la scarpa e qualche altro piccolo dettaglio. Il motore è pronto, dopo 7 mesi di allenamenti è ai suoi massimi come potenza e resistenza. E comunque vada, sarà un successo.

Un mese fa

Dopo lunga assenza…

Un mese fa, ancora non tanto ripresomi dall’ecomaratona dei Marsi, corsi il primo della 100Km del Passatore. Caldo e afa, com’è quasi sempre nella prima parte. ecco quello che scrivevo dentro di me

Afa bestiale a Firenze. Salire a Fiesole era un calvario. Meno male dopo il caldo diminuiva ma era sempre elevato, ho sudato davvero copiasamente. E meno male doveva essere un allenamento…  Alla fine 32Km in 2h47, vabbè mi accontento, avevo completamente mollato di testa propria nel momento dove dovevo spingere. In gara non facevo altro che pensare come era umanamente possibile arrivare a Faenza … certe cose continuano a sfuggirmi… bisogna avere un coraggio e una determinazione da leoni. In compenso la mattina successiva defatigamento con una garetta di corsa in montagna di 10Km, quasi meglio di ieri come sensazioni. ma era molto più fresco.

Ritorno alle gare brevi

Dopo la Eco di domenica scorsa, settimana di riposo. Mi sono stupito come sia stato possibile dopo la Eco conclusa anche maluccio (a onor del vero, ho pagato il poco allenamento sulle lunghissime distanze, olter le 3ore) guidare l’auto per quasi 4 ore come nulla fosse, e arrivato a casa non aver manco bisogno di sgranchirmi le gambe, facendo poi le scale senza niun problema. ah! Dopo la maratona di Firenze avevo le gambe dure come marmo e per 2 giorni non facevo le scale.

Comunque sono tornato alle gare brevi: giovedi una garetta di 6Km tranquilla, anche perchè sono arrivato con largo anticipo sul luogo e ne ho approfittato per un giro nei campi in collina, alla caccia di lepri (tantissime!) e fagiani. Oggi 12Km ondulati con un bel salitone e arrivo in falsopiano in salita. Buono ma poco brillante. Dalla prossima settimana si ricomincia a andar giù duri di allenamenti!

La mia prima gara Trail

Questa storia inizia a novembre del 2006.  Affranto da una dura preparazione per la maratona di Firenze, realizzai di averne abbastanza. Abbastanza di corsa in pianura, sull’asfalto, in circuito, il solito gesto ripetuto all’infinito, scandito dall’osservazione del cronometro che inesorabile dettava la tua condizione.  Già prima di correre quella gara avevo deciso per un basta! Dovevo andare oltre. Ma dove? Acquistati alcuni dei testi che mi mancavano, come quello di Speciani sull’Ultra o di Massa sul Trail, mi gettai a capofitto nella lettura annusando un’aria nuova.  Sì, quella poteva essere una nuova dimensione.  Iniziò quindi una preparazione invernale dura e massiccia, con tanto lavoro mirato su forza, potenziamento, e i primi assaggi di corsa offroad tanto per gradire. Pensavo ad obiettivi altisonanti come Pistoia-Abetone ad esempio. In qualche modo, mi prese la fissa per la corsa trail. Si infittirono uscite sui sentieri, e mi coglieva la sensazione che quel modo di intendere la corsa mi si confaceva parecchio. Serate su serate passate su innernet a studiare i materiali, i calendari, a far programmi.  Per iniziare mi parve onesto considerare le ecomaratone. La prima, era oggi. A Collelongo, Abruzzo, i Marsi.

Eccomi quindi giunto dopo un caldo e solitario viaggio nel paesino marsicano. Davanti a me, i monti che il giorno dopo avrei affrontato. Non avevo idea di quanto sangue mi avrebbero fatto sputare. Tutto il paese è coalizzato per organizzare questa manifestazione e questo è un aspetto devo dire molto piacevole della gara: le donne che preparano i cibi (pesanti!) alla mensa scolastica, gli alpini che aiutano agli incroci, tantissimi che lavorano ai numerosi ristori, chi non lavora comunque fa il tifo addirittura arrampicandosi su aspri sentieri.  La gara inizia praticamente la sera prima con la cena offerta in piazza, prosegue per una nottata passata a digerire i par d’etti di pasta ultracondita (e meno male ho rinunciato alla salsiccia), ma ha  il suo clou alla partenza. alle 8,30. Dopo la colazione anch’essa offerta dagli organizzatori.

La prima parte – 17Km – sono "facili". quasi tutti offroad, si esplorano le pendici della bella conca di Amplero, che si percorre tutta  camminando sull’erba (e qui, si fa notare un imbecille che taglia il percorso per risparmiare un 200m. Su una corsa di 43Km. mah!) Mi era stato raccomandato di partire tranquillo, e in effetti sono andato tranquillo. Almeno per quello che era il mio concetto di "tranquillo", dopo di ieri non è più lo stesso.

Dopo, inizia la salitona di circa 7Km, che porta a oltre 1500 attraversando i boschi. La strada forestale è impegnativa e corro ampi tratti. Poi si restringe, diventa sentiero, diviene poi un percorso nel sottobosco interamente ricoperto da un ampio strato di foglie morte. Viene da chiedersi come si farà a percorrerlo in  discesa. Ma prima di arrivarci, alla discesa finale, c’è altro. Quasi un’ora per la salita, percorsa alla grande.  In cima mi sento un leone, ma dopo qualche minuto di falsopiano in discesa comincio ad avvertire i primi segni della crisi. Ci sono sempre più concorrenti che mi superano in tromba a velocità doppia, ora mi ritrovo a camminare tutte le salite. E che salite, quella di solo 1Km ma durissima che porta al 30° finisce l’opera. Da questo momento si tratta solo di arginare la crisi e limitare i danni.  La gara prosegue, passando da enormi e splendire faggete a pascoli dove possiamo vedere mucche vitellini e cavalli in quantità. Ma è difficile concentrarsi su qualunque cosa che non sia il proprio cuore in gola. Comincia a prendermi anche un po’ di nausea, forse ho bevuto troppo,acqua e zuccheri. In ogni caso cammino lentamente in salita ma dove è piano riesco a correre abbastanza bene. Peccato sia quasi tutta salita però! O forse mi ricordo solo quella?!?  Al 35° Km circa, la mazzata: la scalata al punto più alto della gara, 1700m, una montagna sassosa che da oggi ricorderò come Mont Ventoux (ma la si potrebbe chiamare anche Golgota), tanto è ventosa e assolata. La salita è ripidissima, arranco , o meglio tanti arrancano e camminano – e come si potrebbe mai correre qui – ma ugualmente mi superano praticamente tutti: realizzo di non avere la preparazione per fare una gara del genere, beh poco male in fondo ci arriverò lo stesso benchè stanco morto. E sarà di lezione per il futuro. Che sia anche l’altura a farmi pagare il conto? Il termine della salita resta da scendere su una pietraia paurosa, il rischio di mettere un piede in fallo è altissimo ma scendo comunque abbastanza bene nonostante le gambe siano tutt’altro che agili. Idem sulla discesa nel sottobosco, con i sassi nascosti sotto le foglie che si muovono in continuazione e l’equilibrio è precario. Mi domando come si possa solo pensare come si possa correre con una scarpa non da trail qui ai Marsi. Dopo un po’ la discesa da sentiero aspro ritorna a essere una stradina, e qui si può spingere ,  meno male mi rimangono ancora energie da spendere e ho ripreso un po’ di verve.  Ormai è fatta, resta solo il giro del paese con gli ultimi 400 lunghissimi metri di salita nel viale alberato. E’ finita, con il magro tempo di 4h54′. Si può anche dire che nel trail i tempi contino poco, ma comunque l’aver sbagliato completamente l’interpretazione della gara mi lascia con l’amaro in bocca. Non sapevo proprio, non mi rendevo conto cosa avevo davanti. Rimango seduto per parecchi minuti a chiacchierare e riposarmi. Inebetito, quasi in preda ad allucinazioni fantozziane a sfondo mistico. Non avrei mai osato pensare che si potesse fare così fatica a correre o anche a camminare.  Piano piano però mi riprendo, azzardo qualche passo, mangio qualcosa del pranzo offerto ai concorrenti e poi dopo l’immancabile doccia. E un lungo caldo ritorno a casa in auto, dove però arrivo non zoppicando come temevo ma anzi in buone condizioni, cammino davvero bene e ho già recuperato. E anche ora, 24 ore dopo, mi accorgo che dopo una maratona classica sono ben più rovinato. Almeno le torture dei giorni dopo forse le evito, ed è piacevole vedere come si possono fare le scale di corsa in salita o in discesa anche dopo una corsa come questa.

Cosa mi rimane, dopo la mia prima gara di trail? Molto, moltissimo, direi. Una gara del genere devo dire che è inimmaginabile per chi corre solo distanze inferiori e in pianura. Senza correrle, non ci si rende conto  di cosa sono, di quale devastazione fisica e mentale si rischia.  Ma anche di quale appagamento, di quale senso di realizzazione riescono a darti. Un modo diverso di interpretare la corsa, probabilmente più vicino alla natura dell’uomo, abituato com’era fin dalla preistoria a correre e marciare per ore per cacciare o procurarsi il cibo. Sì, alla fine sia pure dopo una sofferenza mai provata prima, devo dire che pur avendone corsa solo una, amo già questo tipo di gare. Amo il trail, adoro le gambe pesanti e dure, il cuore in gola, la nausea, le vesciche ai piedi e le unghie nere, la sofferenza.  I Marsi, per me, non sono stati un punto d’arrivo. Sono stati un inizio. Mai come questa volta ho gridato forte all’arrivo un "Basta, mai più!".

Mai come questa volta mi dico adesso, a freddo, "Ancora, ancora, ANCORAAA!!!"

Aprile dolce dormire

Veramente ho dormito parecchio poco. Iniziato il 1 aprile con il Ghibellino, 20 e rotti di corsa in montagna con la mia seconda performance alltime. A Pasquetta record nella mezza nei miei ultimi 11 anni, 1h27’50 a Prato, niente male. Weekend successivo doppietta: sabato 1h17′ 16Km collinari di fartlek lungo (e duro), domenica 25Km in progressione alla mezza di Firenze. Temperatura 30°! Allucinante

Giovedì successivo, 3h di lungo in collina su sentieri. Domenica dopo, il 22, gara tranquilla di 13,5Km a 4’2" di media! Era una vita che non andavo così forte, e dire che avevo 100Km nelle gambe la settimana precedente!

I momenti clou intanto si avvicinano. Fiducioso (o almeno lo ero)

Il Ghibellino

(nota storica: il Ghibellino era il condottiero Castruccio Castracani non ridete si chiamava proprio così)

Anni che non ci correvo, a Massa e Cozzile (2 borghi medievali nei pressi di Montecatini ndr). Ricordo come fosse ieri la prima volta che gareggiai su queste strade: una corsa dura, aspra, cattiva oserei dire. Quasi 21Km dove si può andare in crisi in ogni momento, anche nella lunga discesa finale; ma se si è tirato troppo la corsa nei primi Km, la crisi giungerà inesorabile molto prima, nella lunga salita ripidissima tra gli antichi borghi oppure nel tratto zeppo di saliscendi nel bosco. Le condizioni di quest’anno sono state pessime, con la pioggia che aveva reso difficilmente percorribile il tratto in pavè tra i paesi, a scivolamento verso valle garantito. Il bosco era forse in condizioni migliori ma sempre pessime, anche se il molto fango esigeva grande concentrazione e lucidità, e direi anche un ottimo allenamento su percorsi off-road per poter procedere con sicurezza e velocità allo stesso tempo.

Una corsa "cattiva", dicevo: dopo 8Km circa corsi in mezzo a "normali" colline e "solito" paesaggio toscano, inizia uno dei tratti più duri e ripidi che penso si possano trovare, quel Km circa dove si sale per un 200metri di dislivello.

ghibellino5_lì non hai tempo di guardare il paesaggio, no. Al massimo cerchi verso l’alto il castello di Cozzile , che per minuti  minuti sembra irraggiungibile in cielo; sempre si abbia la forza di piegare in su il

capo.  Appena ci arrivi non hai tempo di rifiatare che tutti si lanciano di volata verso il bosco dove come dicevo ènecessario esser veloci e concentrati.

Il passaggio dal ponte medievale lo fai quasi in trance dopo una discesa estremamente sconnessa, e poi subito dopo la strada si impenna nuovamente tanto per cambiare. Usciti dal bosco, ci

attende una discesa a rotta di collo dove però è naturale recuperare molte posizioni se si è ben distribuito lo sforzo. Da qui all’arrivo è un amen.

ghibellino2Per me si è trattto di un ottimo test, in dieci partecipazioni a questa gara penso di aver fatto la mia seconda miglior prestazione, migliorando cronometricamente quella migliore in assoluto ormai di svariati anni fa ma sul vecchio percorso più lungo che richiedeva qualche minuto in più.

Ottimo ritmo specie nel bosco e in discesa, con ancora qualche energia da spendere nel finale; e stavolta l’impennata tra Massa e Cozzile non mi ha stravolto, anzi ho recuperato diverse posizioni, gli allenamenti in salita sono serviti eccome e l’1h36′ finale con il 62° posto è per le mie possibilità un ottimo risultato.

Il Ghibellino resta per me un ottimo esempio, da manuale, di come organizzare una manifestazione podistica. Perchè si riesce ad abbinare, cosa rara, gli aspetti tecnici e le esigenze agonistiche della gara competitiva, un percorso stupendo e affascinante con una organizzazione perfetta anche per i non e i meno competitivi. Gara con moltissimi premi (ho fatto la spesa per una settimana) e un meraviglioso ristoro finale dove non ho potuto mancare come tutti gli anni di bermi il mio bicchier di vino, ingollare le sempre ottime penne al sugo e stavolta pure c’era pure la pizza in quantità massicce.

Che dire, amici del Ghibellino, data la stanchezza che ci prende al traguardo il prossimo anno fateci trovare pure il tiramisu che dopo 21Km di salite continue ne avremmo bisogno!

Esagero?

Anche ieri gara e corsa lunga. Sabato la gara è stata impegnativa ma ormai gare di un’ora anche tirate non mi sfiancano più di tanto. Pensavo di fare un’oretta in mezza in collina, ma poi dalle mie parti si svolgeva una gara collinare di 11KM, praticamente dove sarei andato a passare allenandomi. Quindi deciso: ci arrivo presto, mi iscrivo e faccio un riscaldamento lungo di una mezzoretta, e poi la gara.

Per il riscaldamento mi sono buttato diritto nel folto del bosco, fino ad arrivare in cima a un valico, e poi son tornato indietro. Sentieri deserti, bosco fitto e umido, tranquillità assoluta,

Poi – quasi me ne rammarico – è iniziata la gara, fatta con i compagni di squadra. Siam partiti pure allegri e la salitona finale è stata impegnativa e l’ho tirata al massimo. Ma sto esagerando, non mi è bastata così ne ho rifatta una metà buona in discesa e poi ri-salita per andare a trovare gli altri amici. In tutto 20Km, e 650 metri di dislivello complessivo.

E stasera mi sono massacrato in palestra, direi che sto esagerando.

E dopo il buon anno, la buona Befana

Stamani gara in pianura a Firenze, più di 1000 persone. Non mi è toccato nemmeno il pacco gara

13,6KM in pianura, un buon ritmo tra i 4’5 e i 4’10 (finale 56’20")  nonostante il gran freddo: ohiohi sono invecchiato lo sopporto bene ma le mie gambe lo sentono eccome. Comunque sono andato molto bene e nonostante i tanti lavori di forza (salite, palestre) anche ben agile. Vuol dire che come elasticità sto andando bene.

E domattina un’oretta e mezza tra le colline. Tanto per riposarsi un pò

Elogio del Cross

Sapevo che ne sarei rimasto felice, ma così tanto veramente no.
E' un elogio del cross quel che voglio scrivere, e non solo della gara di
stamani - la prima del genere da me disputata in tanti anni - ma della
competizione in sè.
Gente di ogni età che si riscalda, assiste, corre, chiacchiera, commenta.
Agonismo, partenze folli, curve e controcurve da affrontare con calma e
misura. Concentrazione che non deve mai mancare perchè sennò è facile
cadere, inciampare o anche essere superati. Atmosfera bellissima quindi,
nonostante come ogni cross che si rispetti il clima fosse
freddo-umido-nebbioso.
La gara non si svolgeva in una zona "agricola" come alcuni dalle mie parti
bensì in un parco cittadino. Ovviamente la prima cosa che ho fatto appena
arrivato è andare a studiare il percorso. Molto molto tortuoso,
praticamente tutto pianeggiante, qualche radice o albero cui fare
attenzione, molta erba, molte foglie, poco fango. Quindi sorge il dubbio:
con che scarpe - delle 3 paia portate dietro, ovvio nessuna chiodata -
corro? Inizio quindi con delle vecchie Kayano ancora un pochino
"tassellate" il riscaldamento correndo anche su tratti del percorso.
Onestamente mi pare un fondo morbido e nient'affatto scivoloso per cui alla
fine propendo per le Phantom a fondo liscissimo. Tanto per tranquillizzare
chi legge, dico subito che la scelta è stata azzeccata: la leggerezza ha
garantito più brio mentre nessun problema c'è stato in fase di tenuta, in
curva ecc
La partenza della mia categoria è molto affollata. Tremo all'idea di poter
arrivare tra gli ultimissimi, meno male che in soli 4 giri non è scontato
l'esser doppiato. Nelle curve mi mantengo volutamente all'esterno per poter
essere più fluido, per un maratoneta è veramente duro dover affrontare
tutte queste curve. Nonostante l'essermi trattenuto anche io son partito
forte e 7Km mi spaventano nonostante venga da periodi dove così poco non li
facevo manco nelle sedute rigeneranti. All'ultimo giro le posizioni sono
consolidate e sono certo di non essere doppiato, vorrei provare a aumentare
ma senza saperlo ho preso quel mio ritmo da "resistente" e ora non ho più
la forza di cambiare ritmo. Arrivo in pratica in fondo al gruppone, dietro
non sono tanti ma nemmeno pochi, mi sono difeso onerevolmente e di ciò sono
contento.

Ma quello che più entusiasmato, lo ripeto se non si fosse capito, è il tipo
di competizione. Divertente, molto agonistica, da duri. E soprattutto,
allenantissima. E' un pò una banalità perchè molti lo dicono ma chissà poi
perchè non molti poi praticano questa disciplina. Sbagliando, perchè una
gara del genere è certamente molto più allenante di tante altre. In soli
7Km - e quindi con un traumatismo ridotto dato anche il fondo morbido - si
allena la forza, la potenza aerobica, la resistenza alla potenza aerobica,
le qualità lattacide, la concentrazione, la mente che è messa a dura prova
dall'agonismo esasperato, la sopportazione della stanchezza e dell'acido
lattico, la stabilità dell'appoggio, la sensibilità delle piante dei
piedi...
Me lo confermano le mie gambe, che certo dopo 7000 metri non sono stanche
ma nemmeno così riposate come lo sarebbero se li avessi corsi sull'asfalto.
Avverto quella "stanchezza positiva" chiaro segno di aver svolto una seduta
molto allenante, come se fossi contemporaneamente stato in palestra e a
fare delle ripetute. Eccellente quindi specie nelle fasi iniziali di una
preparazione (per quelli come me dediti in genere ad altre distanze).

Che dire quindi? Andiamo tutti a fare cross, via!