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Come un cinghiale nel fango

Il dopo-TartufoTrail è stato segnato da questioni fisiche e mentali. Un riacutizzarsi del solito dolorino all’achilleo sinistro, un problemino al ginocchio, il consistente calo di motivazioni dovuto all’obiettivo raggiunto a prezzo di sacrifici, insomma è stato normale aver ripreso 2Kg di peso. Però la voglia di correre non è sparita: solo che l’ho dovuta centellinare…. ma mi è rimasto il pallino dell’ultratrail, il Tartufo mi ha fatto capire che probabilmente sono più adatto a gare del genere che a trail più brevi. E in più la LavaredoUltratrail non è così lontana. Quindi mi sono iscritto al Trail del Cinghiale che è pure vicino a casa. Solo che ci sono arrivato senza la minima preparazione mentale e fisica, quasi improvvisando. Come se cercassi un modo di mettermi in difficoltà.

Levataccia alla 4, partenza alle 7 quando albeggia e il paese risplende delle luminarie natalizie, si sale subito per 6Km fino ad affrontare la neve e un ventaccio teso, per fortuna non è freddo. Gara tutta di saliscendi sul versante romagnolo dell’Appennino, la recente nevicata aveva fatto cadere vari alberi, con alcuni tronchi che dovevamo superare scavalcando o strisciando sotto, e costringendo a un cambio di percorso che portava a ben 2 passaggi intermedi dal traguardo e a dover percorrere 3 anelli diversi. Il passaggio intermedio è naturalmente un grosso problema mentale per molti. A me invece non è dispiaciuto. Mi è piaciuto molto meno il fatto che dopo 20Km ero completamente svuotato, con gambe molli e senza fiato. Probabilmente non avevo digerito bene la colazione, ma mi è bastato mangiare dell’uvetta e bere della cola al vecchio borgo di Lozzole per ripartire. Il terzo anello , che poi è esattamente la seconda metà di gara, è quello che mi è  piaciuto di più, e finalmente ho visto Fontana Moneta, che è un piccolo rifugio con una chiesetta di un migliaio di anni fa nell’alta valle del Sintria, torrente stretto tra Senio e Lamone dove adoro sempre correre essendo una zona pochissima urbanizzata e veramente selvaggia. Abbiamo poi toccato un bel pezzo del sentiero 505 Colla-Faenza, e ricordavo un allenamento di quasi 10 anni fa fatto qui con alcuni romagnoli… sì, il trail per me è anche un amarcord, rivedere luoghi dopo anni e pensare “ehi ma qui ci ho corso già una volta”. Ben oltre il 50°Km comincia a far buio, quando manca ancora una salitona, alcuni saliscendi fangosissimi e una ripida discesa. Insomma, è la prima volta che mi tocca metter la frontale a gara in corso. Sento un po’ di stanchezza ma nella seconda parte avrò recuperato una decina di posizioni e questo è molto positivo.

Questo è il mio terzo ultratrail sopra i 50, oltre questa distanza diventa tutto più duro,  e mi piace , mi diverto a far fatica a sentire le gambe legnose quando c’è da spingere, il respiro affannoso in salita, l’agile saltellare dei piedi in discesa, il pianificare ogni dettaglio di sforzo alimentazione e idratazione prima e durante la corsa salvo poi lasciarsi andare alle sensazioni del corpo. Adoro enormente l’arrivo e il farsi la doccia raschiando via il fango e la terra di dosso, e il pasta party dopo. Sapete cosa mi piace di queste garette, e perchè le preferisco ai trail autogestiti? Mi piace il sorriso delle persone dello staff, quello di chi ti dà il pettorale e il pacco gara, quello di chi serve la pastasciutta al pranzo finale, quello di chi versa l’acqua nelle borracce ai ristori. Mi piace perchè in maggioranza sono persone legate a un territorio lontano dalle grandi città. Non ho niente contro le città, sono un fan della contemporaneità e della tecnologia. Forse proprio per questo sono affascinato dall’incontrare persone dei paesini dell’Appennino, e ritrovo sempre gli stessi sorrisi a Palazzuolo così come a Stia, Badia Prataglia, Serramazzoni, Busana: li percepisco diversi da quelli che potrei fare io che son di città, forse perchè in questi paesi l’evento è qualcosa di speciale e noi che corriamo anche nelle retrovie siamo protagonisti.

Ma ho divagato: pensate ad esser stati sulle gambe oltre 10 ore e dover affrontare una lunga discesa anche ripida su sentiero con foglie e fango, piove ed è buio pesto, si scivola che è una bellezza e non vedi il paese dove dovrai arrivare. Compare solo all’ultimo e allora spariscono i dolori. Finisher anche stavolta nonostante qualche difficoltà, e neanche stavolta tra gli ultimi. Ora sono alle prese con i dolori, ed anche con i pensieri “quando sarà il prossimo?” Le mie articolazioni vorrebbero un po’ di riposo ma la mia mente spera sia presto.

La traccia GPS

Una squadra fortissimi

Monte Morello è il terreno ideale per svolgere allenamenti impegnativi: difficile trovare un luogo così vicino a Firenze che sia così impervio da permettere di prepararsi al meglio per le gare più toste. Quando la mania del trail ha preso possesso di molti atleti della mia squadra è diventato la palestra di tutti. Non solo nostra, tanti altri conoscevano bene quella montagna che domina la piana fiorentina, biker trailer e camminatori. E finalmente qualcuno di questi ha tirato fuori questa gara, lo skytrail, ormai alla seconda edizione. Ovviamente, non ce la facciamo sfuggire. Anche se ormai conosciamo questi sentieri a menadito.
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Il gruppone del Ponte, oggi 1 novembre, è diviso in due. Da una parte quelli – reduci da gare dure, o in convalescenza per infortuni – ad aiutare lo staff della Mugello Outdoor. Dall’altra, quelli che corrono, non moltissimi, forse molti sono stanchi di una lunga e impegnativa stagione, ma tutti agguerriti.    Su tutti una giornata luminosissima, sole splendente e arietta frizzante al mattino, una luce incantevole e il cielo terso che in lontananza ci mostra le Apuane. Convenevoli prima della partenza, un lieve riscaldamento, le risate osservando quei due dei nostri che mettono sui polpacci i manicotti dell’ultratrail del mugello invece che i gambali compressivi. Si parte sempre col sorriso in faccia, poi però arriva il difficile. Anche per il nostro Lorenzo, tra i favoriti, che osserviamo scaldarsi con facilità e leggerezza.
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Un anno fa mi ero cimentato come scopa, e con poco allenamento feci pure tanta fatica. Oggi parto bello aggressivo, deciso a far bene sul mio terreno preferito. Facciamo una digressione tecnica: la gara la si può dividere in due parti, una prima metà con tanta discesa, direi facile nonostante i molti tratti in single track. Molto divertente, ad esempio la discesa sulla pista delle mountain bike. Anche un bel tratto di strada bianca, discese non tecnicamente difficili, anche perché con la siccità che c’è l’umidità è davvero pochissima.
Poi però inizia il difficile. La salita del versante nord della Terza Punta, col finale davvero massacrante e ripido. Qui i bastoncini portati dietro aiutano tanto, e supero tanta gente, fino alla vetta: si esce dal bosco e il sole ti acceca, ti godi il punto più alto della gara, ammiri per un attimo il panorama che già conosci a memoria ma che ogni volta ti fa battere il cuore da trailer, poi giù a rotta di collo per il Rompistinchi. Trovo i nostri fotografi Fabio e Daniele, che ci immortalano e faranno degli scatti stupendi. Mi avvisano che Lorenzo è in testa, ne ero certo e mi sale l’agonismo: stavolta il Rompistinchi non è umido e scivoloso come sempre e provo a forzare un poco. In fondo ecco il nostro fotografo ufficiale Umberto e il resto del team oggi in servizio, tutti impegnatissimi a rifocillare i trailer al ristoro della fonte del ciliegio. Un attimo di sosta per riempire la borraccia ed ecco la salita temibilissima della fonte del nocciolo, 1Km circa al 28% di pendenza, alcune rampe micidiali ed il difficile proprio in cima… e per fortuna poi si addolcisce per toccare seconda e poi la Prima Punta, dove una folla ci attende, tutti baciati dal sole. Discesona del Tedesco Morto, poi il tratto più agevole del Cippo dei Partigiani … comincio ad accusare la stanchezza, proprio quando comincia l’ultima salita, il Noncibuki al contrario, coi suoi tornanti e le rampe da scalare. Non finisce mai anche se solo 700metri, la vista delle antenne del Poggio al Giro sono un miraggio ma poi compaiono davvero. Manca c’è solo una velocissima discesa fino all’arrivo al Caravanserraglio, che supero in 4ore spaccate.
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In genere la gara è la gara, si corre, si ascolta il proprio corpo, si legge nella propria mente che stringe i denti e sopporta la fatica, si ammira il paesaggio, si gode della natura. Oggi è stata emozionante e la palestra Morello ha saputo sorprenderci con una giornata calda e assolatissima pure il 1° novembre. E poi tac! scatta il terzo tempo, e questo di oggi è stato di quelli davvero belli. Già un ristoro con la birra è da applaudire. Poi c’è Lorenzo che ha vinto, e giù festeggiamenti come piovesse. Vien chiamato sul podio e gli applausi fioccano perché è arrivato il gruppone che era al ristoro e a far foto e quindi la claque diviene rumorosissima, noi ci sappiamo sempre far riconoscere. Il pasta-party è di quelli luculliani, tra lasagne di ogni tipo in grossa quantità, uno spezzatino con patate veramente gustoso: il Ponte requisisce 4 tavoli e ci mettiamo a banchettare ridendo e scambiandoci battute e aneddoti. Scorre la birra, girano altri piatti, qualcuno tira fuori un piatto di tortelli mugellani: il lavoro dello staff del Caravanserraglio davvero mitico, un pasta-party così è indimenticabile. Non ci va di tornare a casa  e continuiamo con le chiacchiere, il sole bacia i belli e ci abbronziamo, tutto per far durare di più questa giornata passata con una squadra di fortissimi, agonisticamente e umanamente. Non vedo l’ora di poter ricorrere, su questa montagna o altrove, ovunque purché con la mia squadra, coi miei amici

Traccia gps

Un perfetto week-end di trail running

Scrivo non proprio a caldo ma ancora ebbro di quanto vissuto questo fine settimana. Raramente una gara mi aveva lasciato così tante emozioni, una intensità di vita così forte. Avevo decisamente sottovalutato quanto mi avrebbe coinvolto. Meglio così, mi son fatto travolgere volentieri dall’entusiasmo inatteso di questo weekend. Eppure son 28 anni che corro e ho tatuate dentro di me tante di quelle date, tante di quelle gare e persino allenamenti che non è facile fare un’esperienza che mi doni uno tsunami di sensazioni. Poi questa prova a Cortina nacque per caso in uno dei tanti momenti di pausa agonistica della mia vita di runner, in uno di quei momenti in cui non ho per niente voglia di prendere impegni con me stesso, di soffrire. Nacque con Isacco che su Whatsapp mi disse “ehi Leo, per farti tornare un po’ di voglia, ci sarebbe questa cosa qui… noi proviamo a vincere il sorteggio per essere ammessi”. Ma sì, mi dissi, tanto quando mai vinco qualcosa …. Invece vinsi il privilegio di iscrivermi, non mi rendevo conto di quanto fossi stato fortunato. Ma in fondo era dalla prima edizione che volevo cimentarmi in questa gara e ora che è diventata il principale trail italiano è stato giusto e bello affrontarla. Ok, mi dissi, sono in ballo ma mica posso sfigurare. Un minimo ho dovuto allenarmi coniugando scarsità di tempo e soprattutto propensione agli infortuni ogni volta che supero i 10Km. Inverno e primavera provando ad allungare le distanze, a buttar giù un paio di kili (una decina sarebbe stato meglio, lo so, non infierite), a fare varie gare come allenamenti, finendo spesso in fondo classifica. Cortina si avvicinava e pian piano la tensione cresceva: per l’evento, per questa piccola impresa di gruppo. La prospettiva per Giulia Simone Alessandro e Fabio di correre 120 km sulle Dolomiti aveva generato empatia, solidarietà, ammirazione per il loro coraggio. Non potendo correre tale distanza, noi 5 impegnati sul corto (!) di 47Km vivevamo comunque la loro tensione, la fatica dei loro duri allenamenti. Tutto ciò ha portato ad un’alchimia speciale: è stata un ingrediente importante per affrontare questa prova.

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“La voglio estrema!!!” (Simone in uno slancio di entusiasmo a 2 ore dal via, un attimo prima di un nubifragio)

Gli ultratrailer son partiti 2 giorni in anticipo per acclimatarsi e prepararsi con calma all’Impresa. La vigilia della gara faccio l’ingresso nella nostra base del fine settimana, un appartamentino stile anni ’50 in una casetta di legno a San Vito di Cadore e sento l’eccitazione nell’aria. Gli ultratrailer non lo ammetteranno ma nonostante le risate in quella casa si poteva percepire la trepidazione di chi osa: non paura e nemmeno ansia ma quel mix di eccitazione, di concentrazione, di lucida ebbrezza di chi sta per affrontare una grande Prova, di chi sa che in ogni caso portare a casa la preda non sarà facile e ci sarà da soffrire e stringere i denti e tirare fuori le unghie e usarle contro quella parte di te che dirà “ma chi te lo fa fare?” : e solo questa tensione può garantire il risultato. Dicevo, un pranzo pantagruelico con ampio carico di carboidrati, una voracità da veri podisti che cercano di riempirsi di glicogeno come un cammello di acqua prima della traversata del Sahara. Per noi poveri umani impegnati con la 47Km la tensione è molto minore – tranne il Mela, ovviamente, che è all’esordio in una gara oltre i 30km!!!- però complici le vibrazioni degli ultra anche noi entriamo progressivamente in fibrillazione. Ritiro pettorale con controllo minuzioso e capillare del materiale obbligatorio – sui 47 però ero uno dei pochi col pantalone lungo, e dalla dimensione dello zaino dubito che gli altri ce lo avessero. Certosina preparazione dello zaino che è paurosamente pesante, stracolmo di vesti, liquidi e gel zuccherini. Un bel problema, ma in una gara in semiautosufficienza è giusto così, fa parte del gioco. È il 24 sera e a 4 ore dal via gli ultratrailer fanno l’ultimo pasto, procedono alla vestizione, li accompagniamo a Cortina sotto un pauroso nubifragio. Alle 23 è la partenza, appena finito di piovere. E nel mezzo a una folla festante e plaudente si incamminano nella notte con le loro frontali accese, verso l’oscurità delle vette dolomitiche. In trepidazione per loro, consci che ora tocca a noi, non è facile dormire pur sapendo che 47Km non sono chissà quale impresa, in fondo non ci abbiamo riversato le stesse quantità di energie mentali. Ma una gara è sempre una gara, tanto più in alta montagna. Si affronta l’ignoto. Si affrontano le montagne e il cielo

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“C’è sempre un <chi lo sa?>” (un Isacco per nulla spavaldo dopo 100m dalla partenza)

La luce dell’alba mi coglie alle 5 e mi scaraventa giù dal letto. Nella casetta di legno apro le finestre e mi godo l’aria frizzante e la vista del Pelmo che sovrasta la vallata, ricordandoci la maestosità della Montagna. La colazione ci regala le stesse vibrazioni di eccitazione che avevano colto i nostri compagni il giorno precedente, in più abbiamo i loro tempi intermedi e leggiamo colti di ammirazione tempi colossali in un contesto di grandissimi atleti: hanno osato ma hanno ancora tanti Km davanti. Da quel momento cessiamo di pensare a loro, dobbiamo concentrarci su di noi. Cortina è luminosissima, affollata di runners colorati. La tensione sale, le rituali foto o le chiacchiere goliardiche la stemperano ben poco. La musica di Morricone sparata dallo speaker fa il resto, il cuore pompa più adrenalina che sangue, il conto alla rovescia è una endovenosa di caffeina. C’è il via e Isacco Alberto Franco e il Mela scappano. Ora ci sarà solo da correre nelle magnifiche Dolomiti d’Ampezzo. Perché il trail è esplorazione, è essenzialmente esplorazione: dei luoghi, e della propria mente. Soprattutto di quest’ultima . Sarà la crema solare di cui sono cosparso, o il caldo, o l’umidità, o il poco allenamento ma dopo 3Km sono già un lago di sudore e già devo iniziare a intaccare le preziose riserve di liquidi. Una prima salitella di riscaldamento, un breve discesa, comunque in 8Km siamo già nel nostro elemento naturale: la montagna, la salita, il bosco, la roccia, il sentiero, il guado, il fango. Dopo una dozzina di Km entriamo nella Val Travenanzes. Stretta tra le Tofane, i Fanes e il Lagazuoi, una vallata deserta e molto poco accessibile, umida di acque e ombra, ampie cascate che scorrono giù dal cielo o da chissà quale lembo di neve. Attorno a noi vette luccicanti al sole, sotto di noi il greto del torrente che guado volentieri ritemprandomi col gelo dell’acqua mentre altri cercano di evitare di bagnarsi le zampe. La salita al Col de Bos non è facile ma essendo al 20°Km la posso affrontare bene tanto che ammiro più le vette delle Tofane che l’asperità del sentiero. Che belle queste Dolomiti, da Fassano ad honorem le avevo sempre sottovalutate, lo confesso. Belle ed assolate affrontando la discesa per il Col Gallina. Primo ristoro al 24°Km, i trailer si avventano come locuste verso i liquidi e i cibi. Io forse ho caricato un pelo di troppo lo zaino ma riempio una borraccia e mi avvio lemme lemme verso la Cima Coppi della prova, il temutissimo Averau. Già qui mi distraggo meno, la vista delle 5 Torri e delle altre montagne è meravigliosa ma la pendenza è crudele. Il mio (sovra)peso mi induce a rallentare e salire del mio bradipesco ritmo, sorpassato da vari ultratrailer che già han fatto 100Km, quelli più forti che volano da una pietra all’altra. La vista dell’Averau rinfranca gli occhi, ammirare il crinale che separa la conca Ampezzana dall’Agordino li riempie della meraviglia che coglie l’uomo al cospetto della grandezza della Natura. Davanti a me nelle nebbie si scorge pure la maestosa Regina Marmolada. Ora però c’è il Giau, e un lungo e frastagliato sentiero di crinale che auspicavo fosse meno ostico. Arrivare al passo non è facile e spreco energie preziose.

Penso ai miei amici, spero che gli vada tutto bene. Il Mela avrà sofferto la distanza per lui ignota? Isacco avrà recuperato dalla Extreme? E Alberto così poco preparato per questa prova? Franco non ha problemi, mi dico, ma gli ultratrailer che sono già oltre i 100? Gli dico forza ragazzi, so che soffriranno sull’Averau ma faccio il tifo. Simone e Fabio andranno alla grande, ne sono sicuro, ma Alessandro che aveva un po’ di febbre? E Giulia, la nostra Wonder Woman… mi giro ogni tanto e mi aspetto di essere raggiunto eppure non la vedo, possibile che lei così infrangibile abbia sofferto?

Il cartello dice che mancano 16Km ma so che non saranno banali. Proseguiamo verso una muraglia di roccia che non lascia presagire niente di buono, la cartina stampata sul pettorale annuncia una breve ma ripida salita, e mi trovo a maledire una discesa e una perdita di dislivello che so che dovrò ripagare con gli interessi. Non sono stanco, o meglio non lo sono più degli altri attorno a me, che neanche si accorgono dei fischi delle numerose marmotte sui prati attorno, infastidite da questa folla sudata nel loro regno. Dietro una curva appare, la salita più dura e inattesa, la Forcella Giau. Una processione di lenti podisti che arrancano al sole verso una vetta appena visibile- e son soli 200m di dislivello ma in meno di 800m, tanto per dare un po’ di numeri. Un calvario maledettamente ripido nel mezzo delle rocce. Qui ho avuto l’unico momento di difficoltà, la mia avversione alle pendenze in salita ha colpito solo adesso, ma per fortuna non è stata una crisi, c’era solo stanchezza che mi imponeva di procedere molto lentamente. In vetta c’era il premio meritato. Prati a perdita d’occhio, rocce rosse di dolomite, laghetti, un sole splendente che regalava colori abbacinanti amplificati dal netto contrasto con la tetra grandezza del Civetta e del Pelmo in lontananza. Sentiero più agevole, la mia GoPro spara video in continuazione e riprendo umore chiacchierando con gli altri, che mi paiono più stanchi di me. Una piccola forcella ci fa svoltare verso sinistra, verso la valle: la Croda da Lago ci osserva mentre le sfiliamo accanto, in fondo c’è il laghetto dove riposano le ceneri di Buzzati e l’ultimo ristoro. Mi getto in questo toboga con le residue energie per gli ultimi 10Km, più impegnativi del previsto con una discesa molto tecnica e ripida con tante radici e qui rimpiango di non avere i bastoncini che mi avrebbero dato più sicurezza. Per fortuna non sono stanchissimo e riesco a saltare abbastanza bene evitando sassi e radici degli abeti. La quota persa stavolta mi rinfranca, la vista delle prime case della periferia di Cortina ancora di più, un cartello con la scritta “ultimo Km” mi genera un guizzo di forza che mi butta il cuore verso l’arrivo. Il corso finale è una passerella dove ricevo applausi come fossi un campione, mi eccitano così tanto da gettarmi nella più inutile volata della mia vita sportiva, così da onorare fino in fondo questa magnifica gara, una volata forsennata tanto da farmi accasciare su una sedia al traguardo, come se ci fosse stato chissà cosa in palio. Volevo finire entro le 10h, avendo conosciuto prima le difficoltà mi sarei accontentato pure di un poco oltre, invece il cronometro fermo sulle 9h20 e una classifica nei primi 900 mi fanno essere nel mio piccolo davvero soddisfatto.

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“Corribile… una sega!!!” (Fabio all’arrivo, che si aspettava un percorso più agevole)

I ragazzi impegnati nei 47Km sono tutti arrivati: chi da tanto tempo, col Mela alla miglior gara della sua ancor breve carriera, chi da meno ma tutti bravi contenti e soddisfatti. Il classico rituale post gara – doccia, pasta party, chiacchiere e soprattutto birra – è infranto dall’attesa dei nostri ultratrailer, di cui studiamo avidamente i passaggi intermedi su TDS, ne immaginiamo la spossatezza, ne fantastichiamo la grinta, ne temiamo le avversità sul percorso. Alla spicciolata, ma arriveranno nel corso della serata. Giulia mai doma, grintosa come sempre per arrivare dopo 20 ore, stanca e tremante come non l’abbiamo mai vista. Fabio e Simone ritrovatisi insieme nel finale come insieme si sono preparati da mesi, arrivano sorridenti, bravissimi a mascherare gli inevitabili dolori e il freddo patito. Alessandro ci ha fatto temere ma ha superato la crisi pur sapendo di dover poi affrontare la notte il gelo e la pioggia in alta quota, si è saputo riprendere come solo i grintosi possono fare. Noi ad attenderne notizie, a trepidare in attesa del loro avvistamento, tifavamo come gli ultras allo stadio che incitano i propri beniamini, i propri eroi. Ora che è finita, come i tifosi di una squadra vittoriosa gioiamo per i successi di altri che in fondo sentiamo anche nostri, solo perché ci sentiamo parte di un unico grande gruppo.

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“Cercare la felicità non è solo vivere il momento, ma è avere progetti, pensieri, valori e seguirli” (Kilian Jornet i Burgada)

Cala la notte su Cortina, il temporale è finito e lascia lo spazio alle stelle che guardo dalle finestre di casa provando a immaginare il Pelmo laddove non se ne vedono. Penso a chi ancora sarà sul percorso, agli ultimissimi che dovranno affrontare la seconda notte insonne, la Forcella Giau e poi la ripida discesa nel buio fitto e mi sento vicino a questi perfetti sconosciuti che mai vedrò, con una forza d’animo che ammiro incondizionatamente. Crollo stremato sul materasso, nel dormiveglia percepisco l’arrivo di Alessandro cui non avevo assistito e mi tranquillizzo, ero sicuro avrebbe superato la sua crisi.

La missione è compiuta: 9 finisher su 9, tutti contenti, tutti vittoriosi. Ripenso a quando cominciai a fare trail e tutti mi davano del grullo mentre invece fui solo uno dei primi malati di questa disciplina. La passione con cui i miei compagni affrontano queste prove è gioia per gli occhi di chi questa passione ce l’ha da tempo. Mi capiterà poi di rivedere i video girati in gara e di trovare il medesimo sguardo in tutti gli altri partecipanti, la stessa capacità di stringere i denti, lo stesso amore profondo per la corsa per il trail e per la montagna che hanno i miei compagni e che ho io. Il giorno dopo a colazione ci ritroveremo tutti nonostante le poche ore di sonno e racconteremo le nostre sensazioni, o almeno ci proveremo. Ma cadendo nelle braccia di Morfeo non pensavo al giorno successivo, ci sarebbe stato tempo per tutti noi per narrare aneddoti, per riposarsi ridere e rifocillarsi; ed altri giorni ancora per ripensare malinconici e orgogliosi alla gara conclusa e trovare nuove sfide a noi stessi, consapevoli di essere più forti consapevoli ed esperti. No, in procinto di addormentarmi avevo la mente perfettamente sgombra, colma della soddisfazione di una giornata perfetta. Compiaciuto del mio minuscolo risultato personale e ancor più del meritato successo dei miei carissimi amici mi addormento con la bocca increspata da un sorriso, cullato dal silenzio delle Dolomiti.

Traccia GPS su GPSies

Video:

 

Come divenni un ultratrailer (Mugello 2015)

Erano anni che avevo questo tarlo. Da quando iniziai a fare trail, nella preistoria della disciplina. Poi impegni, la scarsa diffusione di questo tipo di gare, infortuni, acciacchi, un redivivo interesse per il bitume, la  mancanza di voglia di farmi il mazzo, hanno complottato per farmi anche solo ipotizzare la possibilità di diventare ultratrailer. E mi son dovuto giocoforza accontentare del limite dei 42Km, rigorosamente offroad. Poi l’anno scorso un gruppetto di coraggiosi ha deciso quel che mi pareva un sogno: organizzare un ultra dietro casa mia. Sull’Appennino di cui mi sento figlio adottivo, non qui nato ma qui trapiantato, ormai cittadino di questi boschi, di questa campagna, di queste vette, non alte ma impervie. Un anno fa l’assaggio della prova più corta di 24Km. Una gara tosta ma già meravigliosamente e meticolosamente organizzata. Non me la posso perdere, mi dissi.

Ma il principio di realtà cozzava col mio sogno. Il mio fisico dopo oltre un quarto di secolo di running si lamenta se provo ad azzardare qualcosa di più. Ogni allenamento più duro, ogni seduta di ripetute, sono un fattore di rischio.  A novembre riuscii a correre una mezza maratona in poco meno di 2h, il mio peggior tempo all time sulla distanza. Sembrava che il complotto anti-ultratrail si ergesse forte. Poi sono arrivati i miei amici pazzi. E mi hanno convinto. Ok, ci provo, mi iscrivo. L’obiettivo è improbo, allenarsi per 11 ore di corsa partendo da un livello aerobico infimo e da una autonomia limitata.

È quello il primo passo, il gradino più duro. Porsi un obiettivo è il primo passo per raggiungerlo. E osare nel correre è come il pizzico di sale in un piatto, regala quel sapore speciale che ti fa godere anche nella preparazione, che ti dà forza anche nella sofferenza. Ti dà la motivazione, che poi diventa grinta, che si trasforma in consapevolezza, in autostima, in determinazione. Il primo gradino è stato più difficile. Poi il resto è venuto da sé. E i miei amici mi hanno accompagnato e facendosi ispirare dalla mia esperienza hanno dato forza a tutto un gruppo via via ingrandito, che ha cominciato ad allenarsi insieme sulla spinta della motivazione della curiosità della passione.

E così sono nati allenamenti di gruppo sul nostro amato monte Morello a uno sputo da Firenze, una vera palestra per il trailer. Levatacce, lotte col freddo, con gli alberi abbattuti da una tempesta di marzo, col fango e le piogge. E la passione che saliva, e la determinazione che montava. Ci siam fatti le nostre gare che erano di allenamento e di prova assieme. Fino al 2 maggio, alzarsi ancora a buio, giungere al momento della partenza avvolti in una nebbia fittissima che copre tutto il crinale appennico assieme a una pioviggine fredda e fastidiosa che copre le abetaie della Badia di Moscheta.

Devo partire coperto con una giacca antivento, mai successo prima. Qualche foto, trepidazione, desiderio di voler partire, voglia di faticare e di stringere i denti. Il via è stato festoso e fangoso. Una prima salita corsa più del previsto perché non dura. La prima vetta è il monte Acuto, ci spira un vento fortissimo, al massimo 20 metri di visibilità. Peccato.

Seconda salita prima ripida, poi facile, poi il lago di fango. In dei punti non sapevo come fare a restare in piedi, sembravano le sabbie mobili, altri parevano piste da sci. Un pickup disperso su uno stradino legato a degli alberi per impedirgli di precipitare in un burrone, ovviamente inciampo in una corda e mi copro di fango dalla testa ai piedi, sembro uscito dalla Parigi Roubaix in un giorno di tregenda. La nebbia non passa, il crinale è ancora avvolto dalle nubi ma almeno non piove più. Il maledetto fango rimane, spendo preziose energie per tentare di rimanere in piedi il più possibile. Dopo 3 ore sono al Giogo di Scarperia, paradiso dei motociclisti e mi mancano ancora 42Km, per fortuna sono ancora fresco. Da quel momento farò una gara in rimonta. Peccato che non riesca a sfruttare la lunga discesa, tanto è accidentata, ma l’importante è divertirsi. E vi giuro, mi stavo divertendo da pazzi. Al 24° al museo della civiltà contadina c’è un nuovo ristoro, mi cambio  e comincia una parte di salita di 20Km. Se normalmente sono un bradipo, in salita divento una lumaca. Vado del mio passo, che è prudente. E un passo dopo l’altro supero la salita che mi porta al 30°. Metà gara, e son passate oltre 5h30’.

Ma sto bene e non mollo, divertendomi come un bambino nel successivo single track vallonato che porta al ristoro di Valdiccioli e poi su per la forestale verso Prato all’Albero, dove ci sono gli unici 10metri di asfalto, e qui entro nella parte più in alto della prova. Sul crinale, manco a dirlo, ancora tutto nuvoloso e la Romagna la si può solo immaginare.

Questa salita non finisce mai, e la discesa successiva veloce e poi sassosissima quasi la si rimpiange. Si entra nella valle del gelido Rio Rovigo le cui acque si devono guadare più volte, si risale al rifugio dei Diacci col famoso passaggio sotto la cascata. Nuovo single track nel bosco… ehi, ma quello sembra il sole. Qui, verso il 48°, inizio per la prima volta a sentire le gambe un po’ dure, mi spiace perché ero stato da dio fino a quel momento, ma non mi lamento e comunque guadagno ancora altre posizioni.

La discesa del 54° in mezzo ai castagni e finalmente col cielo sereno è una benedizione, la stanchezza sparisce di nuovo e sento l’odore del traguardo. Nel fondovalle ci sono i 2 guadi, lì trovo 2 dei miei amici un po’ pazzi, la lunghezza della gara li ha provati mentalmente ma riesco a dar loro coraggio e mi trainano per l’impervia Valle dell’Inferno in un single track micidiale per chi è stanco, ricco di salti e gradoni per gli ultimi 3 infiniti Km. L’odore dell’arrivo è intenso, ci facciamo forza e chiacchieriamo come fossimo al bar, indispettendo gli altri concorrenti. Gustiamo già il sapore della comune vittoria. Tanto per gradire devo combattere l’ultima mezz’ora con una brutta contrattura che mi fa veder le stelle ancora oggi. Conto alla rovescia, poi l’arrivo, i nostri compagni del Machese’grulloTrailTeam che ci hanno atteso e ci regalano le ultime forze, siamo in tre ci siamo fatti forza per mesi e il coronamento del nostro sogno è lo stringerci per mano e passare il traguardo assieme a braccia levate.

Ricorderemo a lungo quei momenti, quei kilometri finali in cui la stanchezza fisica e mentale veniva scacciata dal sapore dell’imminenza del traguardo. Ricorderemo la preparazione fatta assieme, contornati dagli altri membri del nostro gruppo oramai ammalati di trail, così come ricorderemo la birra stragoduta alla fine, il gelato che pregustavamo ancora nella valle dell’Inferno, quei momenti di gioia dopo il traguardo che nei nostri cuori dureranno a lungo, istanti brevi ed infiniti allo stesso tempo.

Il mio video: https://www.youtube.com/watch?v=FHoKTmFfBUw

Video ufficiale: https://vimeo.com/127095552

Traccia: http://www.gpsies.com/map.do?fileId=jjjtndvwifldrxpn

Foto dei finisher: https://www.flickr.com/photos/124275857@N06/

Il mio 2014 di corsa

qualche breve considerazione sul 2014, tanto per aggiornare il blog
iniziato bene, la condizione c’era, la salute anche, riuscito a tornare a
un tempo decente in mezza (1h41′) e sui 10Km (45’10”) senza nemmeno
allenarmi tanto
poi un primo problema al solito achilleo sx, 20gg di stop
forma sparita completamente, un paio di Kg presi 🙁
riuscito a maggio a fare 3 bellissimi trail
mugello, dietro casa, 23,5Km 3h30′, bello duro
marnia, 28Km, soft ma fangoso, 3h
borbotto, 32Km, https://www.youtube.com/watch?v=kzCHlFUUjZY
a giugno caduta in un trail, poi mi son rifatto sempre sul falterona che è
una montagna che adoro

luglio, passo più lungo della gamba: riuscito in extremis ad accaparrarmi
un pettorale e approfittando delle (poche vacanze), son riuscito a
concludere la dolomites skyrace. gara che fatta senza allenamento è
veramente durissima, specie se si è tirata la prima parte per rientrare nei
cancelli. la molta neve presente ha fatto il resto, è stata veramente dura
ad agosto ho provato a riallenarmi decenemtente e un pò ci son riuscito,
facendo qualche gara interessante (ecomezza di monte sole a rioveggio, e
soprattutto il neonato trail di vallombrosa, bellissimo davvero)
poi di nuovo il tendine d’achille 🙁 10gg di stop e forma che se ne va di
nuovo a ramengo
rientro in tempo per farmi qualche bel trail autogestito dalle mie parti ,
ad esempio https://www.youtube.com/watch?v=2x1KKUK1UXU e un altro bel trail
in zona a Palazzuolo sul Senio

un bel successo comunque l’ho raggiunto: molti miei compagni di squadra son
diventati malati di trail, e non si limitano più a presenze sporadiche. con
mio padre abbiamo organizzato dei trail autogestiti brevi, con grossa
partecipazione. uno bello tosto lo farò domenica

2015
c’è un unico obiettivo, deciso trascinatomi dai miei amici: essere finisher
al mugello ultratrail , 60Km e 3000m di dislivello
sarà durissima, e mancano solo 17 settimana, proviamoci!

2015
c’è un unico obiettivo, deciso trascinatomi dai miei amici: essere finisher
al mugello ultratrail , 60Km e 3000m di dislivello
sarà durissima, e mancano solo 17 settimana, proviamoci!

In vetta al Ventasso

Più o meno un anno fa mi ritrovavo a casa con un piede rotto e la gamba completamente ingessata, situazione oltremodo spiacevole per chi è abituato a correre. Una volta guarito e riabilitato  ovviamente le condizioni erano pessime: decisamente sovrappeso, completamente fuori forma, e nemmeno molto motivato. Occorreva un obiettivo: dato che per dimagrire contano i Kilometri, pensai a qualcosa di lungo. E alto: la croce del Ventasso, quell'ecomaratona che avevo già corso 3 volte ma che aveva cambiato percorso. Arrivando fino alla vetta della montagna. Ecco, mi dissi, proviamoci.
Passano i mesi, velocemente a differenza della mia andatura. Però un barlume di condizione atletica arriva, e mi iscrivo. Passa un altro mese, ed eccomi pronto. Fremente già dai giorni precedenti. Una nottata breve e quasi insonne per l'emozione. Sveglia prima dell'alba, con tanta emozione e già adrenalina che scorre a fiumi. Autostrada, la bella campagna della valle del Crostolo, la maestosa Pietra di Bismantova. La vetta del Ventasso sta lassù, dura da conquistare.
 
La piazzetta della piccola Busana è già animatissima alle 7. Tanti trailer, come al solito. Un saluto di qua, uno di là, dopo tanto tempo ritrovo la mia tribù di appassionati del trail. Come al solito l'intera comunità dei paesi attorno al Ventasso ci accoglie con una cordialità unica: e l'importanza di questo evento è resa dal cartello fisso sul punto della partenza, con tanto di mappa del percorso.

http://www.everytrail.com/swf/widget.swf

Il via alle 8,30. Non starò a raccontare del percorso, che già tante altre volte ho descritto. Dirò solo che ogni anno tutti quei saliscendi e la temibile e lunga salita del Tirone sembrano sembre più duri: gli anni che passano sicuramente. In più fa un caldo terrificante, il sudore scende a litri. Una volta arrivati all'affollato (di famigliole) Lago Calamone, ecco la novità. Mi avevano avvisato: << Quando giungerai al lago e guarderai verso l'alto e vedrai questo muro verticale su cui arrampicarsi e la processione dei corridori a inerpicarsi su, ti prenderà paura… e saranno dolori>>. Sono arrivato al lago, ho guardato in alto, e li ho visti, sotto un sole accecante. Impressionante e temibile. Ma non ho provato paura. Era un anno che sognavo di essere qui, al cospetto di cotanta ascesa, e non sentivo paura, ma solo esaltazione, forza, orgoglio. Sì, gli faccio un culo tanto a 'sta montagna, mi son detto. Ero un po’ in difficoltà dopo il Tirone, ma vedere la fila indiana in salita mi ha fatto tornare le forze. Attivate le ridotte sono salito regolare, passo breve e frequente: recupero tante posizioni nonostante il sole a picco. Finisce il bosco, ecco il pratone, pendenze da urlo. Ma non ho paura, anzi è godimento allo stato puro…. WOOOAAA mi esalto e vado su tranquillo (son proprio un bischero a godere delle difficoltà!). Il GPS mi segnala l'altitudine e mentalmente faccio il calcolo… "mancano 100 metri… mancano 50 metri" … ed eccola lì, l'agognata croce. Fermata obbligatoria a godermi il panorama, faccio qualche foto col cellulare, e via mi lancio in discesa….. WOOOOWW  adoro le discese su questi sentierini di alta montagna, in mezzo ai prati, mi butto a capofitto ululando belluinamente di gioia. Il vecchio percorso prevedeva la discesa a Pratizzano dal versante sud del monte, ora si va sul versante ovest in una discesa ancor più tecnica. Peccato per le lunghe file, a un certo punto mi sono rotto e mi sono lanciato in un sorpassone alla GillesVilleneuve sul terreno scosceso a fianco del sentiero… e via giù in slalom tra gli alberi a rotta di collo. Bellissima anche la modifica successiva che evita il lungo tratto in asfalto. Al 32° Km, Montemiscoso, il percorso torna quello classico… quei terribili saliscendi infiniti che portano all'arrivo, che tutti soffrono. Ho stretto i denti fino al traguardo finendo in rimonta in 6h22', tanto ma necessari su un percorso così duro e con questo caldo.
 
Ma mica è finita qui… macchè, la goduria del Ventasso è anche il dopo – coda delle docce escluse – il ritrovarsi in piazzetta a ridere schezare commentare prendersi in giro mangiare bere abbronzarsi. Verrebbe voglia di rimanere lì per ore, a gustarsi la compagnia e a ripensare alla meravigliosa natura che abbiamo assaporato. In conclusione il Ventasso con questa modifica diviene una vera regina dell'Ecomaratona italiana. Per vari motivi: innanzitutto la qualità dell'accoglienza, l'efficiente e capillare macchina organizzativa, l'esser riusciti a valorizzare un territorio montano sconosciuto imponendo l'evento a livello locale con la frecciatura permanente. La varietà della natura incontrata, dalla bassa montagna a quella media fino a quella alta, dalla campagna agricola al bosco deciduo fino a quello sempreverde e ai pascoli e ai prati d'alta quota. Tutto favoloso, solo questo può pensare chi è all'arrivo attendendo il momento di tornarsene a casa, salutando questo e quello, un membro o l'altro di questa tribù del Ventasso, adoratori della fatica e della natura.  

Traccia Ecomaratona del Ventasso 2011

Di nuovo trailer!

Meraviglioso fascinoso mistico trail del Falterona. Una gara importante per me, prima gara trail corsa da un anno a questa parte. L'ultima fu questa stessa prova, 364 giorni fa. Forma pochina, ma era giusto provarci su una montagna così vicina a casa. Da questo paesino in Casentino, Papiano, dove un bus ci porta alla partenza in basso nel paese più grande di Stia, patria del ferro battuto. Partenza subito in salita, anche abbastanza dura, passaggio dal castello di Porciano e poi comincia una lunga strada bianca, non ripida ma neanche facile. Mi accorgo di essere in grado di correre sempre, senza dover per forza camminare. In un'ora si arriva a mille metri dove il percorso corto scende, ma noi proseguiamo su, dove il gioco si fa duro. Nella sterminata foresta casentinese di pini abeti e faggi, e il percorso d'ora in poi su sentiero si fa molto molto ripido per circa 1Km dove si sale al 20%. Breve tregua che porta al lago degli Idoli e poi alla sorgente dell'Arno, e ultimo tratto prima della vetta su un single track asperrimo e umidissimo che in 1300 m ci fa salire di 300m. 12° Km, ecco la vetta al solito immersa nelle nubi che impediscono la visuale, la salita è stata dura e lunga, 1h55' per 1200 mt di dislivello. A differenza di un anno fa non inizia la lunga discesa bensì un tratto in cresta sul confine tra Toscana e Romagna. Si tocca il Monte Falco dove si incontra il GEA e gli impianti sciistici di Campigna. Sensazioni difficili a raccontare: peraltro con i pochi partecipanti sono da solo da oltre un'ora e lo sarò quasi fino alla fine, nessuna anima viva a parte qualche escursionista e gli addetti dell'organizzazione. Ma era tanto che non vivevo quell'emozione del trail, una comunione mistica con la natura, la sua bellezza, la sua maestosità. Sul crinale appenninicoa la riesco a vivere così tanto da non sentire la fatica, immerso su questi falsopiani asfissianti, su una mulattiera immersa nei faggi che la coprono come un tunnel, un in fantastico indimenticabile single track in mezzo ai pini mughi. Fino ai pratoni della Burraia, maestosi assolati e deserti.
http://www.everytrail.com/swf/widget.swf>

La Toscana è colma di foschie, la Romagna invece serena e luminosa, e si vedono le colline che dalle vette degradano verso Premilcuore, Santa Sofia, Forlì. Inizia la discesa in solitaria, pochi i tratti ripidi e molti tecnici, sempre in mezzo alle foreste che spesso lasciano ampi spazi a pratoni di felci. Al ristoro successivo si entra in una foresta di pini talmente fitta da avvertire l'odore di resina, in un single track in pianura tortuoso sui ripidi fianchi del Monte Falco, dove si era passati poco prima 500 m più su. Vengo sorpassato da alcuni che si erano persi nonostante le buone segnalazioni, càpita: poi, di nuovo da solo sempre fino all'arrivo. All'ultimo ristoro si entra nel sentiero finale, tecnicissimo colmo di sassi ai margini di un torrente rumoroso.
Il tratto finale è assolato e arranco in salita, oramai ingolfato dallo sforzo in discesa. Picchiata finale sul pavè fino all'arrivo. Veramente soddisfatto, anche perché arrivo relativamente fresco. In sintesi percorso veramente eccellente, tosto ma nient'affatto impossibile, organizzazione buona e presente sul percorso. A freddo analizzando il dato osservo che il ritmo è stato il medesimo dell'anno scorso, sia per la salita fino al Falterona che in discesa, solo che stavolta c'erano pure 6Km in più, l'intermezzo sul crinale in alta quota e tanti falsopiani e salitelle nella seconda parte. Quindi, data la maggiore lunghezza e il maggior dislivello, decisamente meglio, nonostante il poco allenamento. Niente male, trailer!

Defatigamento (un par di palle) in MTB …

Post lunghissimo al Passatore ho voluto sfruttare una splendida giornata di sole, tersa e calda, per fare un lauto defatigamento in bici. Inforco le due ruote e risalgo il Carza sulla mulattiera per il Carlone, la stanchezza del giorno prima si fa un po’ sentire. La valle del Carlone è come al solito deserta, selvaggia, il sole batte in fronta e fa sudare copiosamente. Salita leggera ma fondo pessimo, a pietre e gradoni, nei pochi punti ripidi è difficile rimanere in sella tuttavia me la cavo egregiamente a scavalcare le pietre più grandi e a trovare la migliore traiettoria. Guado del torrente e ultima salita e si arriva tra Legri e Le Croci. Stavolta però sono in vena di esplorazione e mi fiondo verso Lavacchio, obiettivo il Castello del Trebbio, per arrivarci dovrò superare il monte che guarda il Lago di Bilancino da sud. Ci sono le segnaletiche CAI a guidarmi però a posteriori mi fanno prendere la strada peggiore per le due ruote, un sentiero single track nella boscaglia stracolmo di pietroni grandi, tocca riscendere chè non riesco a stare in piedi, comincia a dolere la schiena per i tanti colpi di reni dati per superare i gradini più grandi. Saliscendi fino alla chiesina di Cupo, un ambiente veramente selvaggio, si vede il Lago abbagliato dal sole e gli Appennini in lontananza. Ultima salita breve ma anche questa molto tecnica e poi una lunga discesa non ripida ma molto sconnessa, serve frenare molto spesso per evitare salti pericolosi, le spalle dolgono per tenere saldo il mezzo. Finalmente si arriva al Castello, nuova salitella per S.Giovanni fatta molto bene. Giro intorno al Lago affollato di turisti, oramai è quasi solo asfalto dove provo a spingere ma comincio a sentire la fatica. 40Km, oltre metà offroad su tratti molto difficili, 2h35', mi pare un'ottima prestazione.

http://www.everytrail.com/swf/widget.swf

Simil – trail brevi

Giornata soleggiata e il profumo degli alberi di maggio, cosa c'è di meglio per una bella gara trail?!? Era il weekend del Da Piazza a Piazza ma le distanze da percorrere anche camminando erano troppo elevate per le mie giunture, così ho ripiegato su qualcosa di più snello. Aperitivo sabato esplorando le stradine poderali e i sentieri nel boschetto tra Coldaia e Scaffaia, amene località sul margine della Sieve. Domenica, dopo tanti anni, la gara di Vaglia (altro paese nei pressi di casa: che bellezza poter gareggiare senza fare tanti Km in auto!). Come il resto della valle, Vaglia si trova adagiata tra due pendii di montagne belle ripide, e su uno di questi sorge il circolo Angiolo Nardi (un pittore rinascimentale che da questi monti arrivò sino a Madrid) dove parte la gara. Difficile anche trovare parcheggio, se non nei prati..
Per fare Km faccio un ampio riscaldamento, sin troppo duro su queste pendenze. Si parte, pochi ma appassionati di questa che è una vecchia gara alla 34° edizione, un trail ante litteram (solo all'ultimo Km si troverà un assaggio d'asfalto). Partenza vallonata su una vecchia stradina di campagna sassosa, molto molto accidentata tanto che in discesa vado più cauto del solito (o forse avrei dovuto calzare scarpe da trail più rigide).http://www.everytrail.com/swf/widget.swf Si esplora la valle del Carlone, sul pendio del Poggio Selvanera, molto molto aspro. La salita si fa sentire subito, bella ripida. Al 4° Km ristoro ed ecco la salita vera, 1Km al 15% circa tutto in sentiero single track, anche accidentato: stranamente riesco a correre e recupero pure delle posizioni. Molti si fermano a guardare i panorami, che spaziano sul Mugello

Trofeo Scarabone

Nulla in confronto a quelli in vetta al Monte Gennaio, che spaziano dal Monte Maggiore sopra le Croci fino alla Calvana. Si lambisce l'enorme e spettacolare pineta in vetta, piante svettanti da una parte, pratoni dall'altra. Poi appare il retro di Monte Morello, selvaggissimo, mentre a sinistra incombe l'ampio Monte Senario. Si prosegue in questo scenario da favola, frequentato anche da molti biker ardimentosi (siamo a oltre 650mt., 400 sopra il fondovalle)

Domenica successiva, giornata grigia e promettente pioggia. Dopo un anno si torna ad altra gara simil – trail in quel di Leccio di Reggello dove accanto a un grande modernissimo outlet c'è un bosco e una campagna selvaggia, possenti alberi di sequoie, una garetta poco frequentata per cultori del genere. Stavolta ampia rappresentanza dei compagni di squadra con cui affrontiamo il percorso, al 99% su sterrato e con lunghe salite anche se leggere. Ennesima gara bellissima, senza tanti partecipanti ma come si suol dire meglio pochi ma buoni, capaci di apprezzare la bellezza, gli odori e i colori del percorso.

Pane vino e zucchero a Monte Senario

Era una vita , tipo 25 o 30 anni, che non mangiavo pane vino e zucchero. E non ero mai stato, cosa grave per un fiorentino, al santuario di Monte Senario. E stavolta ci son arrivato invece. Mattinata fredda e grigia, qui sulle colline mugellane. Coincidenza, giorni fa scoprivo che la tradizionale Magnalonga del 1° maggio si sarebbe svolta proprio nel mio paesino minuscolo. La tentazione di correre senza per una volta dover prendere l'auto è stata troppo forte! La Magnalonga l'avevo già corsa 3 anni fa, in altro luogo. C'è infatti l'abitudine di farla girare per vari paesini del Mugello, e stavolta è toccato al mio. In realtà non si dovrebbe correre, e mi sa che anche stavolta ero l'unico. Tutti camminano, e mangiano e bevono. Io corro (o meglio arranco!) e assaggio e basta.
Dopo coda inenarrabile all'iscrizione si parte. Sui miei sentieri di questi ultimi anni! Proprio sulle colline di casa, che bellezza! Dopo 1Km si entra sulla via degli Dei – Bologna/Firenze, che proseguirà per un bel pezzo. In salita ripida si superano varie case coloniche, ci si addentra nel bosco. E' un serpentone interminabile e non corro perché siamo tutti in fila, salgo solo di gran passo. Primo ristoro all'abbazia abbandonata del Buonsollazzo, mangio velocemente della bruschetta e bevo del buon bianco, poi via in salita in un bosco fitto di querciole. La salita procede a strappi in un ambiente molto selvaggio, sentiero single track dove si procede in fila indiana. Dopo un poco si allarga e spiana, siamo giunti sul crinale in alto ben oltre i 700 metri. Da qui inizio a correre abbastanza lentamente, anche appesantito dallo zaino. Le querce lasciano il passo ai pini che si fanno ben più frequenti, ed ecco di lontano il viale d'accesso al santuario. Ora c'è il sole, già forte. In vetta al secondo ristoro i camminatori mangiano, io sgranocchio il pan vin e zucchero che mi riporta a tanti anni fa, pilucco altro e assaggio del vino. Panorama a 360° sui monti sulla piana mugellana e su Firenze, incantevole. Ripartenza ora tutta di corsa. Finalmente discesa, dopo un breve tratto già corso nella pineta ci si getta a capofitto in un single track molto ripido e tecnico coperto di foglie che celano sassi pericolosamente mobili. Procedo con molta cautela fino a che non diventa corribile, per fortuna il tratto ripidissimo è breve. Asfalto poi una bella mulattiera che scende verso il piano in una zona ancor più selvaggia per l'asprezza dei pendii. Si arriva attraverso stradine di campagna abbandonate fin quasi il paese di San Piero, saltato con un passaggio suggestivo lungo un laghetto artificiale in mezzo a un paesaggio di campi coltivati tipicamente toscano. Crinale finale che già conoscevo e arrivo, il sole ora picchia. 3h e 5', non male, nel finale sono andato abbastanza forte seppure stanco. Ne ho ancora e per allenarmi allungo la gittata correndo un'altra oretta. Al termine saranno 4h abbondanti (più le pause-cibo), 28,5Km e ben oltre i 1000mt di dislivello. Un po' di stanchezza alla fine ma anche tanta soddisfazione.

Qui traccia GPS e alcune foto

Ghibellino!

Un quadriennio dopo, torno a Massa e Cozzile per la Maratonina del Ghibellino. Ultimamente l'avevo saltata in ossequio a degna concomitanza, la Traversata dei Colli Euganei. Stavolta neanche è lo stesso giorno ma la ecomaratona padovana è pure sold out e la mia autonomia al massimo mi concede di non sfigurare nella bella gara nel pistoiese. Nota di attenzione: dopo quasi 9 mesi torno a fare una gara competitiva, ma l'impegno non è bastato per piazzarmi a premio.
Maratonina, perché più o meno è una mezza maratona. Ghibellino, perché di tal bandiera era Castruccio Castracani quando si era asserragliato nei castelli attraversati dalla gara. Difficoltà che non sta tanto nella distanza quanto nel dislivello e nelle difficoltà tecniche del percorso. 4 Km iniziali di saliscendi ma scorrevoli, 4 Km di salita continua più o meno intensa, poi i terribili 800 metri sul sentiero di pavè medievale tra Massa e Cozzile al 21% di pendenza media. Sigh, l'ultima volta che gareggiai li feci praticamente tutti correndo, stavolta invece ho sofferto molto. Uno poi dice "arrivi in cima e dopo è facile". Col piffero, iniziano 4Km di puro trail tutto strappi falsopiani e discese ripide in continua variazione, col ponte medievale nel mezzo e tanto fango pure ora che non piove da giorni. Ovviamente questi 4km finiscono in salita, poi riecco la strada ma mica è finita qua perché la discesa si fa attendere quando arriva non è banale: 3Km circa e bella ripida, da scendere a rotta di collo spingendo. Quest'anno poi pure la sorpresa con una variante bella tosta nel finale in mezzo ai campi e un suggestivo passaggio nel mezzo di un frantoio! Proprio in questo tratto non mi riusciva più di spingere, avevo finito la benzina e sono arrivato solo sull'inerzia. Una ventina di minuti in più rispetto a un quadriennio di fa, non è una dato confortante nonostante le mille scusanti. Ma neanche così pessimo, dato che in questo gara ho sempre osservato una notevolissima varianza, secondo le attitudini e la forma nei vari anni.

Traccia GPS

Passata un’estate

E' passata più di una intera stagione dall'ultimo post. In compenso, tanti cambiamenti da allora.
Finiva la primavera, lo scorso 20 giugno. Corsi l'ultima gara, cioè allora non lo sapevo che sarebbe stata l'ultima per un bel pezzo. Ero a Stia, il paese più in alto del Casentino, famoso per il ferro battuto, per l'ottima cucina, per il meraviglioso parco delle foreste Casentinesi dove ho già corso , perché ci hanno girato il film "il ciclone". La gara era il trail del Falterona, dove partendo dalla meravigliosa piazzetta del paesino si saliva prima per le campagne e poi per piovosissime foreste alla sorgente dell'Arno e poi alla vetta del Monte, oltre 1600mt. Poi una lunga discesa pedalabile fino a un paesino con annessa Sagra della Trota. Pioggia a catinelle a parte, veramente tutto molto bello.
http://www.everytrail.com/swf/widget.swf

Poi ci sono state lunghe e meritate vacanze. Oddio, chiamiamole con il nome giusto, viaggio di nozze. Pozza di FassaDato che mi garba distinguermi per l'originalità dei miei gusti, ho iniziato il viaggio prima delle nozze stesse, visto che il matrimonio fu celebrato nell'amata Val di Fassa. Non solo luogo di vacanza, ma luogo dell'anima.

E poi partenza per la Germania, ove non ero mai stato, e viaggio on the road con l'Opel Corsa. Fussen, Monaco, Erfurt e dintorni della Turingia (Weimar, Eisenach, Muhlhausen), Berlino. Tanto per deviare, Praga. Tanta birra, tanto mangiare, tanto shopping, tanto ammirare un paese che a me è sembrato abitato da genti non molto diversi dagli italiani, solo terribilmente più ordinati efficienti e soprattutto ricchi.

Al ritorno, potevo ributtarmi nei trail. La forma però era poca. E soprattutto un giorno crack, frattura del metatarso del piede destro, stupidamente mentre mi accingevo a fare il bagno al lago. Tanto gesso, tanto riposo sul divano, tanti libri – meraviglioso "Vedi di non morire" di Bazell letto in sala d'attesa del pronto soccorso mentre mi accingevo ad apprendere la ferale diagnosi , fantastici "The getaway man"   e "Anche i poeti uccidono " consigliati dal loro traduttore Luca Conti –  poi tanto sport televisivo – anonimi campionati europei di atletica, belli invece quelli di nuoto. Tanto per confermare la mia vocazione consumistica, ora ho uno smartphone, finalmente. Figata galattica, va detto. Un computer nel palmo della mano. Del telefono me ne faccio poco, ma avere un GPS e un accesso a Internet in tasca è una novità. Già sperimentato pure come registratore di attività sportive.

Da un mese sono tornato al lavoro e ad una vita più normale, il piede sta meglio e l'intervento chirurgico è scongiurato. Niente corsa però. Piscina in pausa pranzo, palestra ogni tanto la sera, nel week end divertenti giri in mountain-bike sulla mia nuova fiammante Bianchi Kuma. Per ora tanto asfalto, dove mi pare di andar meglio ma l'indole trail sopravvive e su sentieri o strade bianche mi sento un altro.

Leggo in rete di tante gare, di tanti trail passati presenti e futuri. Ho percepito la tristezza di chi si è visto annullare il Monte Bianco, ho trepidato per i grandi partecipanti al Tour de Geants, così impossibile da essere diventato fenomeno mediatico con partecipanti celebrati come superman (gente, almeno i pochi che conosco di persona, assolutamente normale invece: solo, con un testa grande così). Al momento la corsa non mi manca molto, avevo avvertito che mi dovevo ripulire la mente e trovare nuovi stimoli. D'altronde erano 5 anni e mezzo che ci davo dentro come un matto. Forse non tutto il male vien per nuocere, e intanto ne approfitto per testare le due ruote, che per ora mi piacciono parecchio, incluse quelle tremende fatiche in salita. Ma un giorno tornerò, a correre per strada o per boschi. E, rigenerato, troverò nuovi stimoli, nuove forze magari anche per tornare a viaggiare veloce.

Trail autogestito dei Malandrini

Pracchia è un paesino minuscolo col buffo nome nei pressi di Pistoia: per la particolare conformazione geologica della zona, in questa angusta e fredda valle, seguendo il Reno si scenderebbe verso Porretta e Bologna. Un paesino tra i tanti di un Appennino remoto, attraversato da una piccola ferrovia, primo tentativo nel '800 di valicare con strade ferrate la tortuosa catena montuosa che divideva in due l'Italia. Un paesino un tempo meta di villeggiatura per molti, ora meno battuto ma sempre gradevole. Soprattutto per noi trailer, specie rara che si aggira per i boschi affamata non di prede bensì di natura incontaminata, di paesaggi spettacolari, di boschi rigogliosi e di prati a perdita d'occhio. I miei sodali di quest'avventura di oggi, di questo Trail Autogestito – d'ora in poi nomati "i Malandrini" –  ieri si son fatti una specie di ecomaratona, giungendo qui da Prato, quasi 40Km e oltre 2000 metri di dislivello positivo ( solo 1500 in discesa). Oggi, domenica, mi aggiungo pure io e qualcun altro. Convenevoli e foto di rito, la partenza è subito in aspra e interminabile ascesa, ripida e tortuosa, tutta in single track, tutti in fila indiana ad ammirare il paesaggio che filtra tra i rami, la valle dell'Orsigna dove abita ancora lo spirito libero di Tiziano Terzani. Nel mentre della sudata salita, ecco l'apparizione di Beppe, quel mulo partito stanotte dall'Abetone e che ci ha raggiunto, tanto per allenarsi al buio. In compagnia di cotanto runner si arriva al rifugio del Montanaro, sosta e foto ed ecco al luogo che dà il nome a tutta la traversata: il Poggio dei Malandrini, dove finisce il bosco e inizia il crinale scoperto, prati e balzi di pietra, valli scoscese e gli impressionanti orridi. I suggestivi toponimi – Nevaia, Monte Gennaio, Pedata del Diavolo, Passo del Cancellino – ci portano fino al Rifugio PortaFranca, succoso e costoso tè caldo e si riparte fino alla salita del Passo dello Strofinatoio, dove il single track diviene una pietraia scoscesa, sotto la croce del Corno alle Scale. Qui, nei pressi del Lago Scaffaiolo, incontriamo torme di escursionisti che sfidano il meteo: il sole si è trasformato in una nuvola, foschie che solo raramente lasciano intravedere le verdi valli che scendono verso San Marcello o verso Lizzano in Belvedere o Porretta. Accurata e succulenta sosta mangereccia al rifugio, con ottime tagliatelle che ci forniranno le ultime energie. Dal lago è ancora tutto crinale, fino alla fine. Crinale nebbioso, incerto, il paesaggio della valle della Lima si fa vedere solo di rado. Si prosegue sfilacciati, il ritmo è diverso per tutti noi. Spigolino, Croce Arcana, Acquamarcia, la dura salita verso Cima Tauffi ove comincia il tratto più tecnico tra discesa ghiaiosa, single track in cresta e passaggi dove occorre usare le mani. Davanti a noi, la piramide maestosa del Cimone, grigia e temibile. Più vicine, le vette gemelle del Libro Aperto si possono solo immaginare, che sono dentro un temporale. Che si sente, un paio di fulmini cadono vicini, inizia a piovere tanto per non farci mancare nulla. Ma sapete che questa pioggia non dispiace per niente, col sole sarebbe stata molto più dura, e 4 gocce non danno così fastidio. Inizia l'ultima salita, verso il Libro Aperto, zuppi d'acqua. Ma chi si potrebbe mai avventurare in mezzo alla bufera a quota 1900 in una domenica di giugno, se non un gruppetto di trailer un pò bischeri? Finalmente la vetta del Libro arriva, inizia una tumultuosa e galoppante discesa verso quel paesino che si vede da tempo ma che ora appare a un passo. Discesa tecnica, divertentissima. Bosco, ultima salitella per Monte Maiori e arrivo in paese. Discesa, gelato, doccia. Saluti, con un pò di rimpianto. Ringraziamenti a chi si è prodigato per organizzare tutto… Kappadocio, Gaggio, Rundiamo, Fede e tutta la banda dei Malandrini, ma anche chi è arrivato fin qui da lontano, Massi, Roby, Nuvola… Certe giornate rimangono impresse nella mente e nel cuore, nessuna gara potrà mai pareggiare l'empatia che si sviluppa in certe occasioni con queste persone speciali.

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Ho provato a metter giù qualche parola. Posso solo aggiungere il report degli organizzatori,
http://blognew.aruba.it/blog.malandrinotrail.it/RESOCONTO_DEL_TA_DEL_MALANDRINO__5_6_GIUGNO_2010__32454.shtml
e qualche foto, non le mie che sono pessime ma quelle di Fede
http://picasaweb.google.com/aiosimona/TADelMalandrino560620101Tappa#
http://picasaweb.google.com/aiosimona/TADelMalandrino560620102Tappa#
e Alessio
http://picasaweb.google.it/kappadocio/TADelMalandrino#
e infine la traccia GPS: dopo lunghe elaborazioni, l'intero tragitto viene 70Km e qualche metro, 4700 dislivello positivo (3400 negativo)
http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=654873

E' passato qualche giorno, ma nonostante conoscessi bene quel percorso mi è rimasta una gran voglia di tornarvi…. ragazzi, quando si torna a correre?

Da Piazza a Piazza

Dopo un anno torno a Prato per una grande festa del trekking e del trail. 80Km in due giorni, da Prato a Prato senza passare sul fiume ma risalendo tutta la valle. Ho già scritto l'anno scorso quindi non mi dilungo: bastino pochi accenni alla bellezza dei luoghi, ai boschi meravigliosamente verdi dopo le piogge di maggio, ai ristori sontuosi e ricchissimi di ogni prelibatezza (W la macedonia!). Alla fine mi accorgo di essermi sciroppato altri 40 Km senza colpo ferire, anzi direi una buonissima prestazione, 6h14'.
Il giorno dopo, riposo. Peccato, sarà per un'altra volta.

Da Piazza a Piazza 2010 – andata

http://www.everytrail.com/swf/widget.swf
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Traversata dei Colli Euganei 2010


Tre anni di fila: la prima domenica non pasquale di aprile la sveglia suona ben prima delle 5, salto in auto col buio pesto, infilo l’autostrada deserta ascoltando improbabili programmi radiofonici riservati ai sonnambuli. La pianura padana piatta e grigia mi accoglie, poi quei colli che spuntan come funghi all’improvviso. Appare il verde di una vallata montana anche se siamo a soli 25m slm, costoni rocciosi e boschi oscuri, ecco Villa di Teolo. Dove si ritrovano, da anni, facce di appassionati trail che qui si accingono a compiere la fangosissima Traversata dei Colli Euganei. Ogni volta sembra sempre più dura e cattiva, c’è sempre quella salitella in più che non ti ricordavi che ti aspetta ghignante; quella discesa assassina che neanche ti permette di accelerare ma ti costringe ad improbabili equilibrismi sul pantano; quello stradello strappato alle sabbie mobili pregno dell’ordore di aglio selvatico. E quei volontari, quegli alpini con una passione infinita che affolano i ristori, che ti  fanno sentire a casa tua, che regalano un sorriso a chi non ha più il fiato per ringraziare; sembrano sempre più numerosi e sempre più ospitali. La TCE è davvero l’apoteosi del trail, una summa dello spirito che deve animare queste gare: cordialità, amicizia, risate, fatica, sudore, birra, natura, salite e discese, una corsa pane e salame, niente barrette o fiale ma minestrone e uova sode, corsa che pur povera offre molto di più di ciò di cui un podista ha bisogno. Un grazie è troppo poco: nel pomeriggio si torna a casa sentendosi in debito e certamente non bastano queste 2 righe a saldarlo.

Traversata dei Colli Euganei 2010

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Questo è un commentino che ho pubblicato su Spirito Trail. In preda a manie 
 di grandezze, mi sono anche fatto il video mentre scendo da quelle spettacolari discese.