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Pane vino e zucchero a Monte Senario

Era una vita , tipo 25 o 30 anni, che non mangiavo pane vino e zucchero. E non ero mai stato, cosa grave per un fiorentino, al santuario di Monte Senario. E stavolta ci son arrivato invece. Mattinata fredda e grigia, qui sulle colline mugellane. Coincidenza, giorni fa scoprivo che la tradizionale Magnalonga del 1° maggio si sarebbe svolta proprio nel mio paesino minuscolo. La tentazione di correre senza per una volta dover prendere l'auto è stata troppo forte! La Magnalonga l'avevo già corsa 3 anni fa, in altro luogo. C'è infatti l'abitudine di farla girare per vari paesini del Mugello, e stavolta è toccato al mio. In realtà non si dovrebbe correre, e mi sa che anche stavolta ero l'unico. Tutti camminano, e mangiano e bevono. Io corro (o meglio arranco!) e assaggio e basta.
Dopo coda inenarrabile all'iscrizione si parte. Sui miei sentieri di questi ultimi anni! Proprio sulle colline di casa, che bellezza! Dopo 1Km si entra sulla via degli Dei – Bologna/Firenze, che proseguirà per un bel pezzo. In salita ripida si superano varie case coloniche, ci si addentra nel bosco. E' un serpentone interminabile e non corro perché siamo tutti in fila, salgo solo di gran passo. Primo ristoro all'abbazia abbandonata del Buonsollazzo, mangio velocemente della bruschetta e bevo del buon bianco, poi via in salita in un bosco fitto di querciole. La salita procede a strappi in un ambiente molto selvaggio, sentiero single track dove si procede in fila indiana. Dopo un poco si allarga e spiana, siamo giunti sul crinale in alto ben oltre i 700 metri. Da qui inizio a correre abbastanza lentamente, anche appesantito dallo zaino. Le querce lasciano il passo ai pini che si fanno ben più frequenti, ed ecco di lontano il viale d'accesso al santuario. Ora c'è il sole, già forte. In vetta al secondo ristoro i camminatori mangiano, io sgranocchio il pan vin e zucchero che mi riporta a tanti anni fa, pilucco altro e assaggio del vino. Panorama a 360° sui monti sulla piana mugellana e su Firenze, incantevole. Ripartenza ora tutta di corsa. Finalmente discesa, dopo un breve tratto già corso nella pineta ci si getta a capofitto in un single track molto ripido e tecnico coperto di foglie che celano sassi pericolosamente mobili. Procedo con molta cautela fino a che non diventa corribile, per fortuna il tratto ripidissimo è breve. Asfalto poi una bella mulattiera che scende verso il piano in una zona ancor più selvaggia per l'asprezza dei pendii. Si arriva attraverso stradine di campagna abbandonate fin quasi il paese di San Piero, saltato con un passaggio suggestivo lungo un laghetto artificiale in mezzo a un paesaggio di campi coltivati tipicamente toscano. Crinale finale che già conoscevo e arrivo, il sole ora picchia. 3h e 5', non male, nel finale sono andato abbastanza forte seppure stanco. Ne ho ancora e per allenarmi allungo la gittata correndo un'altra oretta. Al termine saranno 4h abbondanti (più le pause-cibo), 28,5Km e ben oltre i 1000mt di dislivello. Un po' di stanchezza alla fine ma anche tanta soddisfazione.

Qui traccia GPS e alcune foto

Ghibellino!

Un quadriennio dopo, torno a Massa e Cozzile per la Maratonina del Ghibellino. Ultimamente l'avevo saltata in ossequio a degna concomitanza, la Traversata dei Colli Euganei. Stavolta neanche è lo stesso giorno ma la ecomaratona padovana è pure sold out e la mia autonomia al massimo mi concede di non sfigurare nella bella gara nel pistoiese. Nota di attenzione: dopo quasi 9 mesi torno a fare una gara competitiva, ma l'impegno non è bastato per piazzarmi a premio.
Maratonina, perché più o meno è una mezza maratona. Ghibellino, perché di tal bandiera era Castruccio Castracani quando si era asserragliato nei castelli attraversati dalla gara. Difficoltà che non sta tanto nella distanza quanto nel dislivello e nelle difficoltà tecniche del percorso. 4 Km iniziali di saliscendi ma scorrevoli, 4 Km di salita continua più o meno intensa, poi i terribili 800 metri sul sentiero di pavè medievale tra Massa e Cozzile al 21% di pendenza media. Sigh, l'ultima volta che gareggiai li feci praticamente tutti correndo, stavolta invece ho sofferto molto. Uno poi dice "arrivi in cima e dopo è facile". Col piffero, iniziano 4Km di puro trail tutto strappi falsopiani e discese ripide in continua variazione, col ponte medievale nel mezzo e tanto fango pure ora che non piove da giorni. Ovviamente questi 4km finiscono in salita, poi riecco la strada ma mica è finita qua perché la discesa si fa attendere quando arriva non è banale: 3Km circa e bella ripida, da scendere a rotta di collo spingendo. Quest'anno poi pure la sorpresa con una variante bella tosta nel finale in mezzo ai campi e un suggestivo passaggio nel mezzo di un frantoio! Proprio in questo tratto non mi riusciva più di spingere, avevo finito la benzina e sono arrivato solo sull'inerzia. Una ventina di minuti in più rispetto a un quadriennio di fa, non è una dato confortante nonostante le mille scusanti. Ma neanche così pessimo, dato che in questo gara ho sempre osservato una notevolissima varianza, secondo le attitudini e la forma nei vari anni.

Traccia GPS

Passata un’estate

E' passata più di una intera stagione dall'ultimo post. In compenso, tanti cambiamenti da allora.
Finiva la primavera, lo scorso 20 giugno. Corsi l'ultima gara, cioè allora non lo sapevo che sarebbe stata l'ultima per un bel pezzo. Ero a Stia, il paese più in alto del Casentino, famoso per il ferro battuto, per l'ottima cucina, per il meraviglioso parco delle foreste Casentinesi dove ho già corso , perché ci hanno girato il film "il ciclone". La gara era il trail del Falterona, dove partendo dalla meravigliosa piazzetta del paesino si saliva prima per le campagne e poi per piovosissime foreste alla sorgente dell'Arno e poi alla vetta del Monte, oltre 1600mt. Poi una lunga discesa pedalabile fino a un paesino con annessa Sagra della Trota. Pioggia a catinelle a parte, veramente tutto molto bello.
http://www.everytrail.com/swf/widget.swf

Poi ci sono state lunghe e meritate vacanze. Oddio, chiamiamole con il nome giusto, viaggio di nozze. Pozza di FassaDato che mi garba distinguermi per l'originalità dei miei gusti, ho iniziato il viaggio prima delle nozze stesse, visto che il matrimonio fu celebrato nell'amata Val di Fassa. Non solo luogo di vacanza, ma luogo dell'anima.

E poi partenza per la Germania, ove non ero mai stato, e viaggio on the road con l'Opel Corsa. Fussen, Monaco, Erfurt e dintorni della Turingia (Weimar, Eisenach, Muhlhausen), Berlino. Tanto per deviare, Praga. Tanta birra, tanto mangiare, tanto shopping, tanto ammirare un paese che a me è sembrato abitato da genti non molto diversi dagli italiani, solo terribilmente più ordinati efficienti e soprattutto ricchi.

Al ritorno, potevo ributtarmi nei trail. La forma però era poca. E soprattutto un giorno crack, frattura del metatarso del piede destro, stupidamente mentre mi accingevo a fare il bagno al lago. Tanto gesso, tanto riposo sul divano, tanti libri – meraviglioso "Vedi di non morire" di Bazell letto in sala d'attesa del pronto soccorso mentre mi accingevo ad apprendere la ferale diagnosi , fantastici "The getaway man"   e "Anche i poeti uccidono " consigliati dal loro traduttore Luca Conti –  poi tanto sport televisivo – anonimi campionati europei di atletica, belli invece quelli di nuoto. Tanto per confermare la mia vocazione consumistica, ora ho uno smartphone, finalmente. Figata galattica, va detto. Un computer nel palmo della mano. Del telefono me ne faccio poco, ma avere un GPS e un accesso a Internet in tasca è una novità. Già sperimentato pure come registratore di attività sportive.

Da un mese sono tornato al lavoro e ad una vita più normale, il piede sta meglio e l'intervento chirurgico è scongiurato. Niente corsa però. Piscina in pausa pranzo, palestra ogni tanto la sera, nel week end divertenti giri in mountain-bike sulla mia nuova fiammante Bianchi Kuma. Per ora tanto asfalto, dove mi pare di andar meglio ma l'indole trail sopravvive e su sentieri o strade bianche mi sento un altro.

Leggo in rete di tante gare, di tanti trail passati presenti e futuri. Ho percepito la tristezza di chi si è visto annullare il Monte Bianco, ho trepidato per i grandi partecipanti al Tour de Geants, così impossibile da essere diventato fenomeno mediatico con partecipanti celebrati come superman (gente, almeno i pochi che conosco di persona, assolutamente normale invece: solo, con un testa grande così). Al momento la corsa non mi manca molto, avevo avvertito che mi dovevo ripulire la mente e trovare nuovi stimoli. D'altronde erano 5 anni e mezzo che ci davo dentro come un matto. Forse non tutto il male vien per nuocere, e intanto ne approfitto per testare le due ruote, che per ora mi piacciono parecchio, incluse quelle tremende fatiche in salita. Ma un giorno tornerò, a correre per strada o per boschi. E, rigenerato, troverò nuovi stimoli, nuove forze magari anche per tornare a viaggiare veloce.

Trail autogestito dei Malandrini

Pracchia è un paesino minuscolo col buffo nome nei pressi di Pistoia: per la particolare conformazione geologica della zona, in questa angusta e fredda valle, seguendo il Reno si scenderebbe verso Porretta e Bologna. Un paesino tra i tanti di un Appennino remoto, attraversato da una piccola ferrovia, primo tentativo nel '800 di valicare con strade ferrate la tortuosa catena montuosa che divideva in due l'Italia. Un paesino un tempo meta di villeggiatura per molti, ora meno battuto ma sempre gradevole. Soprattutto per noi trailer, specie rara che si aggira per i boschi affamata non di prede bensì di natura incontaminata, di paesaggi spettacolari, di boschi rigogliosi e di prati a perdita d'occhio. I miei sodali di quest'avventura di oggi, di questo Trail Autogestito – d'ora in poi nomati "i Malandrini" –  ieri si son fatti una specie di ecomaratona, giungendo qui da Prato, quasi 40Km e oltre 2000 metri di dislivello positivo ( solo 1500 in discesa). Oggi, domenica, mi aggiungo pure io e qualcun altro. Convenevoli e foto di rito, la partenza è subito in aspra e interminabile ascesa, ripida e tortuosa, tutta in single track, tutti in fila indiana ad ammirare il paesaggio che filtra tra i rami, la valle dell'Orsigna dove abita ancora lo spirito libero di Tiziano Terzani. Nel mentre della sudata salita, ecco l'apparizione di Beppe, quel mulo partito stanotte dall'Abetone e che ci ha raggiunto, tanto per allenarsi al buio. In compagnia di cotanto runner si arriva al rifugio del Montanaro, sosta e foto ed ecco al luogo che dà il nome a tutta la traversata: il Poggio dei Malandrini, dove finisce il bosco e inizia il crinale scoperto, prati e balzi di pietra, valli scoscese e gli impressionanti orridi. I suggestivi toponimi – Nevaia, Monte Gennaio, Pedata del Diavolo, Passo del Cancellino – ci portano fino al Rifugio PortaFranca, succoso e costoso tè caldo e si riparte fino alla salita del Passo dello Strofinatoio, dove il single track diviene una pietraia scoscesa, sotto la croce del Corno alle Scale. Qui, nei pressi del Lago Scaffaiolo, incontriamo torme di escursionisti che sfidano il meteo: il sole si è trasformato in una nuvola, foschie che solo raramente lasciano intravedere le verdi valli che scendono verso San Marcello o verso Lizzano in Belvedere o Porretta. Accurata e succulenta sosta mangereccia al rifugio, con ottime tagliatelle che ci forniranno le ultime energie. Dal lago è ancora tutto crinale, fino alla fine. Crinale nebbioso, incerto, il paesaggio della valle della Lima si fa vedere solo di rado. Si prosegue sfilacciati, il ritmo è diverso per tutti noi. Spigolino, Croce Arcana, Acquamarcia, la dura salita verso Cima Tauffi ove comincia il tratto più tecnico tra discesa ghiaiosa, single track in cresta e passaggi dove occorre usare le mani. Davanti a noi, la piramide maestosa del Cimone, grigia e temibile. Più vicine, le vette gemelle del Libro Aperto si possono solo immaginare, che sono dentro un temporale. Che si sente, un paio di fulmini cadono vicini, inizia a piovere tanto per non farci mancare nulla. Ma sapete che questa pioggia non dispiace per niente, col sole sarebbe stata molto più dura, e 4 gocce non danno così fastidio. Inizia l'ultima salita, verso il Libro Aperto, zuppi d'acqua. Ma chi si potrebbe mai avventurare in mezzo alla bufera a quota 1900 in una domenica di giugno, se non un gruppetto di trailer un pò bischeri? Finalmente la vetta del Libro arriva, inizia una tumultuosa e galoppante discesa verso quel paesino che si vede da tempo ma che ora appare a un passo. Discesa tecnica, divertentissima. Bosco, ultima salitella per Monte Maiori e arrivo in paese. Discesa, gelato, doccia. Saluti, con un pò di rimpianto. Ringraziamenti a chi si è prodigato per organizzare tutto… Kappadocio, Gaggio, Rundiamo, Fede e tutta la banda dei Malandrini, ma anche chi è arrivato fin qui da lontano, Massi, Roby, Nuvola… Certe giornate rimangono impresse nella mente e nel cuore, nessuna gara potrà mai pareggiare l'empatia che si sviluppa in certe occasioni con queste persone speciali.

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Ho provato a metter giù qualche parola. Posso solo aggiungere il report degli organizzatori,
http://blognew.aruba.it/blog.malandrinotrail.it/RESOCONTO_DEL_TA_DEL_MALANDRINO__5_6_GIUGNO_2010__32454.shtml
e qualche foto, non le mie che sono pessime ma quelle di Fede
http://picasaweb.google.com/aiosimona/TADelMalandrino560620101Tappa#
http://picasaweb.google.com/aiosimona/TADelMalandrino560620102Tappa#
e Alessio
http://picasaweb.google.it/kappadocio/TADelMalandrino#
e infine la traccia GPS: dopo lunghe elaborazioni, l'intero tragitto viene 70Km e qualche metro, 4700 dislivello positivo (3400 negativo)
http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=654873

E' passato qualche giorno, ma nonostante conoscessi bene quel percorso mi è rimasta una gran voglia di tornarvi…. ragazzi, quando si torna a correre?

Da Piazza a Piazza

Dopo un anno torno a Prato per una grande festa del trekking e del trail. 80Km in due giorni, da Prato a Prato senza passare sul fiume ma risalendo tutta la valle. Ho già scritto l'anno scorso quindi non mi dilungo: bastino pochi accenni alla bellezza dei luoghi, ai boschi meravigliosamente verdi dopo le piogge di maggio, ai ristori sontuosi e ricchissimi di ogni prelibatezza (W la macedonia!). Alla fine mi accorgo di essermi sciroppato altri 40 Km senza colpo ferire, anzi direi una buonissima prestazione, 6h14'.
Il giorno dopo, riposo. Peccato, sarà per un'altra volta.

Da Piazza a Piazza 2010 – andata

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Traversata dei Colli Euganei 2010


Tre anni di fila: la prima domenica non pasquale di aprile la sveglia suona ben prima delle 5, salto in auto col buio pesto, infilo l’autostrada deserta ascoltando improbabili programmi radiofonici riservati ai sonnambuli. La pianura padana piatta e grigia mi accoglie, poi quei colli che spuntan come funghi all’improvviso. Appare il verde di una vallata montana anche se siamo a soli 25m slm, costoni rocciosi e boschi oscuri, ecco Villa di Teolo. Dove si ritrovano, da anni, facce di appassionati trail che qui si accingono a compiere la fangosissima Traversata dei Colli Euganei. Ogni volta sembra sempre più dura e cattiva, c’è sempre quella salitella in più che non ti ricordavi che ti aspetta ghignante; quella discesa assassina che neanche ti permette di accelerare ma ti costringe ad improbabili equilibrismi sul pantano; quello stradello strappato alle sabbie mobili pregno dell’ordore di aglio selvatico. E quei volontari, quegli alpini con una passione infinita che affolano i ristori, che ti  fanno sentire a casa tua, che regalano un sorriso a chi non ha più il fiato per ringraziare; sembrano sempre più numerosi e sempre più ospitali. La TCE è davvero l’apoteosi del trail, una summa dello spirito che deve animare queste gare: cordialità, amicizia, risate, fatica, sudore, birra, natura, salite e discese, una corsa pane e salame, niente barrette o fiale ma minestrone e uova sode, corsa che pur povera offre molto di più di ciò di cui un podista ha bisogno. Un grazie è troppo poco: nel pomeriggio si torna a casa sentendosi in debito e certamente non bastano queste 2 righe a saldarlo.

Traversata dei Colli Euganei 2010

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Questo è un commentino che ho pubblicato su Spirito Trail. In preda a manie 
 di grandezze, mi sono anche fatto il video mentre scendo da quelle spettacolari discese.

Di tramonti, caprioli e boscaioli

Sabato pomeriggio, inizio aprile, cielo pulito, una bella luce primaverile. Cosa di meglio di un bel trail esplorativo sulle mie colline, che sto esplorando piano piano (troppo piano…). A sensazione, della serie "mi prefiggo una meta e la raggiungo passando un pò dove mi pare". Ecco, 1 Km e già sono su un bel sentierino ripidissimo e bello tecnico, quasi una mulattiera… anzi, scopro dopo, una mulattiera di boscaioli. Scopro infatti dopo un poco che si son mangiati diversi ettari di bosco in una valletta sopra casa, un pò nascosta. Avete mai provato a correre in un taglio del bosco? Un orrore unico: i sentieri anche se tracciati sono morti, sepolti, kaputt. Eppure si diceva che il mestiere di boscaiolo era estinto… mah, da queste parti sono più i boschi tagliati che quelli intatti. Che se ne faranno di questa legna? Alla fine mi è toccato tornare indietro nel fondovalle dove era rimasta una pista, non prima di aver perso la borraccio ed essermi scorticato le braccia. blog2  Ok, si riparte, Salgo lungo lo 00, una strada forestale su cui è tracciato il sentiero Bologna-Firenze. A Camporomano la stradella finisce e inizia un sentiero, veramente tosto, scavato dall'acqua in mezzo a muri di terra argillosa. Fango, fango, fango ma dopo un pò di bosco ecco i pratoni dell'Abbazia del Buonsollazzo.
Come dice il nome, deduco sia stata in passato una tappa obbligata, l'ultima probabilmente, della strada che tagliava l'Appennino. Ora l'Abbazia è in abbandono, abbandonate per fortuna anche i propositi di farne appartamenti. Vista notevole sulla vallata, sul castello del Trebbio. A Monte Senario, la montagna che domina la zona, ci arriverò un'altra volta, è tempo di scendere (discesa molto tecnica nella prima parte). Scendendo ecco che a un certo punto vedo un capriolo brucare l'erba dietro una curva: mi avvicino di soppiatto provando a immortalarlo ma si accorge di me e fugge. E sento il suo verso, e non mi ero mai reso conto che è pari pari l'abbaiare di un cane: blog1 mi spavento ma poi mi accorgo che era un grido di allarme. Scendendo, scopro per chi: in un pratone, una branco di una quindicina di caprioli sparsi, specialmente femmine. Qualcuno scappa, altri mi guardano e si lasciano fotografare da lontano: bellissimi e delicati, nella luce di uno scintillante tramonto primaverile.

Di tramonti, caprioli e boscaioli

Sabato pomeriggio, inizio aprile, cielo pulito, una bella luce primaverile. Cosa di meglio di un bel trail esplorativo sulle mie colline, che sto esplorando piano piano (troppo piano…). A sensazione, della serie "mi prefiggo una meta e la raggiungo passando un pò dove mi pare". Ecco, 1 Km e già sono su un bel sentierino ripidissimo e bello tecnico, quasi una mulattiera… anzi, scopro dopo, una mulattiera di boscaioli. Scopro infatti dopo un poco che si son mangiati diversi ettari di bosco in una valletta sopra casa, un pò nascosta. Avete mai provato a correre in un taglio del bosco? Un orrore unico: i sentieri anche se tracciati sono morti, sepolti, kaputt. Eppure si diceva che il mestiere di boscaiolo era estinto… mah, da queste parti sono più i boschi tagliati che quelli intatti. Che se ne faranno di questa legna? Alla fine mi è toccato tornare indietro nel fondovalle dove era rimasta una pista, non prima di aver perso la borraccio ed essermi scorticato le braccia. blog2  Ok, si riparte, Salgo lungo lo 00, una strada forestale su cui è tracciato il sentiero Bologna-Firenze. A Camporomano la stradella finisce e inizia un sentiero, veramente tosto, scavato dall'acqua in mezzo a muri di terra argillosa. Fango, fango, fango ma dopo un pò di bosco ecco i pratoni dell'Abbazia del Buonsollazzo.
Come dice il nome, deduco sia stata in passato una tappa obbligata, l'ultima probabilmente, della strada che tagliava l'Appennino. Ora l'Abbazia è in abbandono, abbandonate per fortuna anche i propositi di farne appartamenti. Vista notevole sulla vallata, sul castello del Trebbio. A Monte Senario, la montagna che domina la zona, ci arriverò un'altra volta, è tempo di scendere (discesa molto tecnica nella prima parte). Scendendo ecco che a un certo punto vedo un capriolo brucare l'erba dietro una curva: mi avvicino di soppiatto provando a immortalarlo ma si accorge di me e fugge. E sento il suo verso, e non mi ero mai reso conto che è pari pari l'abbaiare di un cane: blog1 mi spavento ma poi mi accorgo che era un grido di allarme. Scendendo, scopro per chi: in un pratone, una branco di una quindicina di caprioli sparsi, specialmente femmine. Qualcuno scappa, altri mi guardano e si lasciano fotografare da lontano: bellissimi e delicati, nella luce di uno scintillante tramonto primaverile.

Giogo sotto la neve

Gran sole lo scorso week end. E i monti del Mugello tutti bianchi! Pazzia, prendo l'auto e arrivo al Passo del Giogo, in genere meta di centauri, d'inverno di tante famigliole che fanno giocare i bimbi con le slitte. Zaino, bastoni, ghette, scarpe da neve e via sul sentiero 00 di crinale mentre le famigliole mi guardano perplesse. Sono coperto ma c'è un gran sole quindi mi spoglio un poco. Ohi, il sentiero se ne sta sul versante nord … e ifnatti ecco qua dei bellissimi cumuli di neve portata dal vento, dove è poca sono 5cm dove è tanta un metro e mezzo a dir poco. Quasi impossibile correre sia pur appoggiando i piedi su vecchie orme, ci vorrebbero le ciaspole. Nonostante si tratti di falsopiani la fatica è veramente tanta e decido di tornare indietro sul sentiero che sta in vetta… preferisco la salita, tanto se devo camminare. La fatica cresce ma il panorama ripaga. A sud il Mugello soleggiatissimo, il lago in lontananza, il rombo del circuito automobilistico sotto a me. A nord … una Romagna interamente coperta di bianco, difficile trovare così tanta neve a metà marzo. Discesa ripida in una favolosa abetaia, ci dovrò tornare d'estate. Sbirciatina al belvedere di Monte Altuzzo e ritorno all'auto. Quasi 7 Km e oltre 1h15', mah… decisamente troppa neve per poter correre, ma il divertimento non è mancato


Giogo di Scarperia d'inverno

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Anello del Carzola

Non sapendo che fare, domenica 7 mi son preso dietro il Biso e abbiamo esplorato la valle del Carzola, piccola ma talmente densa di sentieri che se ne scoprono sempre di nuovi. Partenza dalla stazione di Fontebuona, si sale dal piccolo borgo di Saltalavacca per il sentiero 61 … ehm, abbiamo battuto il record dello sbaglio di percorso più precoce, l'indicazione non era chiarissima così dopo 50 metri ci siamo addentrati subito in una folta macchia di alberelli nani e rovi. Noi, con la testa dura, mica siamo tornati indietro… macchè, oramai si prosegue, e giù sempre più rovi e sempre più graffi nelle gambe, salita veramente ripidissima (e non so il Biso come faceva con lo zaino da Marathon de Sables). Seguendo le piste dei cinghiali e qualche vecchia mulattiera di boscaioli arriviamo in cima a Poggio Conca: gran vista, da una parte Monte Morello con la neve, dall'altra Monte Senario maestoso. Discesa per il sentiero 68 e poi 61 verso la chiesina di Paterno poi strada bianca fino a Pescina. La siccità ora non c'è e ci facciamo delle foto alla Fonte Letizia. A Pescina decido per una deviazione nel fondo della valle del Carzola fino alla sua sorgente: un sentierino molto tecnico ma veloce in single track in mezzo ai pini, tutti saliscendi con salitona finale, molto tosto ma bellissimo. Dagli Scollini strada forestale fino a Ceppeto, Starniano, Conca dove stavolta scendiamo dal sentiero giusto, il 61. Molto ripido, da buoni discesisti. Infatti ehm il Biso cade e si procura una brutta contusione alla spalla: per un momento temo il peggio ma con un rapido esame vedo che muove ancora il braccio e può correre, quindi non dovrebbero esserci fratture e/o lussazioni. Scendiamo con calma fino all'auto. Bello, però la prossima volta si allunga!

Anello del Carzola
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Trail autogestito di Vicchio

Dopo quasi 2 mesi che non mi avvicinavo alla soglia dei 30Km, ho ormai la quasi-percezione che un periodaccio stia finendo e che il trend negativo, iniziato a fine agosto dopo l’ennesima gara al massimo del 2009, si sia arrestato. Un trail autogestito nelle mie terre, ottima occasione per rivedere vecchi amici e incontrarne di nuovi. Nebbione intenso e freddo pungente alla partenza alle 8,30 dal Lago di Montelleri in Vicchio, paese di Giotto. Riscaldamento d’obbligo in corsa, primi 5 Km di asfalto su insidioso falsopiano a salire. Poi, una bella salitona ripida su strada bianca che ci fa emergere dalla nebbia e costringe a lunghe soste fotografiche per ammirare il mare di nubi sotto di noi e le colline che emergono, baciate da un tiepido solicino invernale. Dopo queta prima salita, discesa a rotto di collo in mezzo a uno sterminato bosco di castagni fino al paesino di Villore. Dopo, nuova salitona, nuova discesa nel bosco, nuova salita in mezzo ai soliti castagneti e così via. A due terzi della prova a una svolta ristoro a sorpresa, con schiacciata biscotti tè bollente ecc ecc. Risate e digrignamento di denti, giusto rifocillarsi prima della picchiata verso un ruscelletto impossibile da attraversare: o meglio, lo si passa sì ma bagnandosi le zampe in un’acqua gelata, d’altronde in alto c’è ancora un pò di neve. Salita ripida a perdifiato in mezzo ai campi per asciugare i piedi, nuova discesa e nuovo ruscelletto in cui immergere le caviglie. Ultima salitona, manco a dirlo la più ripida, e lenta e inesorabile discesa in mezzo a pascoli boschi e campi, ammirando la campagna toscana inondata di sole. Ritorno alla partenza, nuovo ristoro con dolci, cola, persino il bitter con cui brindiamo allo spirito trail.

Foto
http://picasaweb.google.com/aiosimona/TAVicchioNelMugello21022010#
http://picasaweb.google.it/CorriGaggioCorri/TAVicchioDiMugello21Febbraio2010#5440814745553654626
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GPS:
http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=507789

 

Trail autogestito di Vicchio

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Da Montepiano a Prato via sentieri

Di un ottimo 2009 podistico mi sono rimasti ben pochi rammarichi: uno di questi era stato il non poter concludere la gara in 2 giorni del "Da Piazza a Piazza", evento trail/trekking sull’appennino pratese. A sorpresa invece mi si è presentata l’occasione per concludere in bellezza l’anno su un percorso analogo. Un trail autogestito organizzato in una settimana sul forum Spirito Trail, un gruppetto di appassionati di sport e montagna speranzosi di poter sfidare la distanza e il dislivello, meteo permettendo. Una mattina fredda e uggiosa, quella di domenica 27 dicembre, ma con l’adrenalina addosso mentre ci dirigiamo al paesino di Montepiano, sul valico appenninico verso Bologna. Foto di rito e partenza subito off-road, imboccando una salitina sul sentiero GEA.  Il percorso ci mostra subito il leit-motiv della giornata: un susseguirsi infinito di saliscendi, di brevi salitine il più delle volte ripide, discesa sassose e umide, falsopiani capaci di succhiarti il fiato e l’anima. Un bosco silenzioso, infreddolito, le montagne sopra di noi in alto imbiancate da una nevicata notturna, un cielo grigio che appena ti fermi ti congela. Dopo il valico della Crocetta un breve tratto asfaltato in cui ci rilassiamo per poi imboccare il sentiero che attraversa il parco della Linea Gotica: tutti i sentieri della zona corrono sul teatro di cruente battaglie della seconda guerra mondiale. Alcune discese sono veramente infide, piene di sassi semicoperti dal fogliame oppure un letto di ruscelli creatisi con le ultime piogge. Il tratto prima del borgo di Montecuccoli è veramente tosto: il fango come previsto qui è pauroso, pozze profonde come una fossa oceanica, saliscendi ancor più nervosi. Fino all’arrivo al minuscolo paesino , dove a sorpresa ci attende un ristoro improvvisato da un amico di alcuni dei partecipanti: cola, banane, pane e nutella, sachertorte, rum : troppa grazia, mi riempio e satollo soffrirò nell’ora successiva, proprio attaccando la prima salita impegnativa, il Monte Prataccio. In vetta il paesaggio cambia completamente, dal boschetto di querciole si passa al prato e alla pineta in alta quota. Percorso sempre nervoso, ora molto più spettacolare con ampia vista da una parte sul Mugello, il Lago di Bilancino e in lontananza il Monte Falterona innevato. Dall’altro lato, tutte le montagne pratesi e pistoiesi. Una breve sosta e poi nuova salita verso la più alta vetta di giornata, il Monte Maggiore: altro pascolo, cavalli bradi in vetta, pinete e laghetti in quota. Intanto la giornata da brumosa che era diviene tersa e soleggiata, di un sole tiepido che regala colore e contrasto ai paesaggi: queste ore di divertimento divengono anche occasione per gustarsi paesaggi indimenticabili. Discesa alle case di Valibona con un altro memoriale della guerra e inizia la salita più impegnativa, quella al Monte Cantagrilli: tutta visibile, e quindi deprimente. La stanchezza si fa sentire ed è impossibile correre. Ma la fatica è ripagata dalla splendida vista dalla vetta, si intuisce sullo sfondo la piana fiorentina, più vicine le montagne a me più care: in basso, nel fondovalle, l’autostrada del sole. Il percorso prosegue in alta quota (si fa per dire… sugli 800 metri), su questo stretto e lungo altopiano che è il monte della Calvana, così chiamata perchè priva di alberi: un pratone infinito, solo noi e i cavalli a correre. Davanti a noi la piana densamente popolata, e noi quassù a dominarla in una giornata ora di sole intenso: un piacere incredibile. Ed ecco la croce della Retaia, dove inizia la discesa aspra verso Prato: una spettacolare terrazza naturale sulle tentacolari città sottostanti. A malincuore iniziamo una discesa sassosa aspra e veramente tecnica specialmente per le nostre stanche gambe. Con calma e senza forzare eccoci in fondo, al ponte sul Bisenzio e a Prato. Siamo arrivati… o meglio no! Sì perchè stiamo simulando la seconda metà di quello che potrebbe essere il primo ultratrail toscano sull’appennino pratese, l’arrivo di oggi sarà quindi al parco di Galceti… dall’altra parte di Prato o quasi. Quindi, nuova salita su sentiero ripido, interminabile per le nostre poche energie, con il sole che sta calando sempre di più e le nostre forze oramai esaurite. Per fortuna si finisce dopo solo 150 m di dislivello e ricomincia la discesa, fangosa e boscosa. Oramai stremati giungiamo all’estremità del parco dove proviamo a forzare, fino al parcheggio dove ci attendono le auto, col sole che comincia a toccare le colline. E’ stata una giornata durissima, intensa, spettacolare, una compagnia divertente e piacevole: dopo aver indossato abiti asciutti ci aspetta un rinfreschino natalizio con panettone e spumante, quanto mai graditi. Ultime foto e saluti, con la promessa di ritrovarsi presto su quei pascoli, ideale territorio d’allenamento di un trailer.

39Km e spiccioli , dislivello circa +1600-2230

GPS
http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=450465

Foto
http://picasaweb.google.it/kappadocio/TATVB27122009
http://www.youtube.com/watch?v=FRf-w1Xc3is&feature=player_embedded

Video
http://www.youtube.com/watch?v=vqJvjMp8_3Q

Montalbano trail, Capraia Fiorentina

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Un’auto completamente assiderata mi accoglie di domenica mattina. Neve copiosa, ghiaccio sul parabrezza sia dentro che fuori, cielo limpidissimo. meno male che avevo pulito il parcheggio la sera prima, i santi pneumatici invernali mi tirano fuori dal lastrone ed eccomi per strada. Il termometro della mia Corsa segna l’esorbitante cifra di -18°C, che non aveva mai raggiunto nemmeno in girate invernali sul Pordoi. Montagne e colline bianche, scendendo dall’Appennino anche la pianura fiorentina è incredibilmente candida, di quel candore che significa neve spessa almeno25 cm: scusate ma qui da me è veramente raro trovare un tempo del genere, per niente mi sarei perso l’occasione di un bianco Winter Trail a pochi passi da casa, in un territorio ben poco noto alla neve. Arrivo a Capraia Fiorentina, paesino dell’empolese dove parte la seconda tappa del Montalbano Trail, edizione zero, temperatura sottozero e neanche mite, si sfiorano i -10°C: i più veraci trailer della zona – e pochissimi forestieri dato il tempo inclemente  si sono sfidati già la sera prima alla luce della frontale per una dozzina di Km tutti innevati nelle colline attorno. Tanti sono amici di trail ultramaratone o gare comuni, tutti mi raccontano estasiati della corsa della sera prima alla luce della frontale con la tenue luminosità della neve attorno. La partenza è un pò ritardata, non ho per niente invidiato gli organizzatori: una nevicata prima di Natale è davvero un evento che può accadere una volta in mezzo secolo da queste parti, saranno stati una serata e una nottata intera a ritracciare il percorso, e in effetti sono stati costretti ad accorciarlo. Un gelo neanche un pò attenuato dal solicello dicembrino dà il via, atteso ardentemente dai pochi partenti. Dopo un poco si entra nel prato: bianco bianchissimo, e sarà sempre così fino all’arrivo. Prime salitelle, saliscendi, falsopiani in continuazione. Correre con la neve mi esalta, mi inebria: forse per questo riesco a correre forte anche nonostante il periodo-no. Con la neve il trucco è evitare come la peste i tratti su cui facilmente si scivolerebbe: la terra compatta ghiacciata, la neve battuta, i solchi delle ruote delle auto passate, mentre conviene cercare addirittura i tratti di manto vergine: conta anche avere buone scarpe e le mie Lasportiva da skyrace, artigliatissime, sono l’ideale. Nonostante il freddo si suda copiosamente, imbottiti divesti multistrato come siamo: mi avvento ferocemente sulla bottiglia di sali che mi ero portato nello zainetto, assieme agli zuccheri che tornano utili però il consumo energetico sale paurosamente con queste condizioni.Il percorso continua tra deliziosi stradellini nel bosco, in queste pinete di cui il Montalbano è colmo stranamente coperte da tanta neve: il panorama è suggestivo, di tanto in tanto la vegetazione si apre e mostra le pianureverso ovest: interamente bianche, mai penso da almeno un quarto di secolo ci sarà stata questa vista, con tutta la Toscana occidentale coperta di bianco, i paesi come Vinci Empoli San Miniato più in là il Padule di Fucecchio e le colline delle Cerbaie placidamente candide. Dopo un poco si arriva al paesino di Castra che ben mi ricordo per una gara di corsa in salita corsa tanti anni fa. Il percorso qui diventa di asfalto, soffro un poco perchè la pendenza è tanta ma tutti rallentano. Arrivati ai 400 metri di altezza siamo di nuovo in pineta, si comincia a scendere per poi risalire d’un botto per un sentierino negli olivi, ripidissimo su cui finalmente mi sento più a mio agio recuperando qualche posizione. Brevi discese tecniche, provo a lanciarmi ma i tratti ripidi dove potrei fare la differenza sono troppo pochi: il percorso fino all’arrivo è su una stradina di campagna in mezzo alla pineta… ovviamente completamente ghiacciata e per evitare scivoloni corro ai margini. Nel finale si lascia il bosco per entrare negli oliveti: nonostante siano esposti a solatio sono ricoperti di neve, sofferenti per il freddo della notte: spero che di vittime ce ne siano poche, il freddo purtroppo spesso non dà scampo a questi alberi. Altro pezzo asfaltato finoal centro del paese vecchio di Capraia, già noto per esser teatro della famosa Otto Ore. Discesa in picchiata nei vicoli fino al traguardo, a una ambitissima e direi meritata doccia bollente, a un pranzo in compagnia cheè il vero premio che ci attende alla fine. Per essere una edizione zero funestata da un meteo sfavorevole direi niente male: tracciatura perfetta (la sera prima so che ci sono stati degli errori ma le condizioni erano veramente al limite), percorso non impegnativo ma reso tosto dalla neve,23Km e 650 metri di dislivello. Un peccato non aver partecipato alla notturna, ma sarà per la prossima volta.

tracce gps:
tappa 1 (non mia) : http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=444030
tappa 2 (mia) : http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=446601

Scarabone

Lo Scarabone è un colle sopra Vaglia, tra il paese e Monte Morello. Famoso, si fa per dire, tra i podisti fiorentini perchè omonimo del trofeo podistico che si svolge in maggio. Una delle gare più belle della zona, bella tosta con la salita verso la montagna e la grande pineta in vetta. Ora che abito in zona avevo in animo da tempo di tornarci, l’occasione si è presentata l’8 dicembre. Giornata autunnale, pioggia battente e vento, non freddissimo. Partenza dall’edicola di Vaglia si imbocca subito il sentiero n. 64 che sale verso il Podere dell’O, il nuovo campo sportivo pagato dalla TAV (bello in manto artificiale), ulteriore salita verso la torre dei Nocenti. Numerosi caprioli ci attraversano la strada, un vero branco. La strada bianca diventa un sentiero, rocciosissimo e bello ripido e ci porta in vetta alle praterie di Monte Scarabone. Da qui, sentiero 00 fino alla pineta e alla vetta di Monte Gennaio. Indecisi sul da farsi esploriamo un sentierino non tracciato irto di rovi che scenderebbe nella valle del Carlone: a un taglio nel bosco però il sentiero si interrompe, da lì diverrebbe troppo ripido: a malincuore tocca risalire alla pineta per poi riscendere a Vaglia. Tempo decisamente inclemente ma bellissimo tragitto in boschi selvaggi

gps: http://www.everytrail.com/view_trip.php?trip_id=446596

Trail autogestito di Monte Morello

Il secondo raduno degli spiriti trail fiorentini ha avuto luogo in una località tra le più sperdute del Mugello: Paterno, paesino vicino alla mia nuova abitazione, località estremamente fresca e ombrosa in mezzo a una  valle angusta, mio terreno di allenamento trail preferito. Poche case ancora abitate, una cava in disuso che ha scavato il fianco di una collina, il solito torrente disseccato dalla TAV di cui parlo spesso. Mattinata brumosa, nebbia in via di scomparsa, cielo grigiastro, boschi color ruggine. Saluti e via chiacchierando sulla salita di Pescina. Foto in corsa, foto ai cartelli CAI veramente abbondanti in zona e contemporanea memorizzazione dei numeri dei sentieri; dislivello che aumenta. Nuovo incrocio al "tedesco morto", punto cardine dell’escursionismo su Monte Morello, dove si dipartono ben 5 sentieri e 3 carrarecce forestali. Mi autoproclamo cicerone del luogo e illustro ai miei sodali le infinite possibilità di varianti che possiamo intraprendere, tra cui la famosa "direttissima" che sale a mo’ di skyrace fino al Poggio Cornacchiaccia. Come al solito opto per la variante facile e per me più bella attraverso Poggio Trini, nel mezzo della pineta. Quando si può si riesce a correre altrimenti camminiamo, la chiacchiera è l’unica costante di giornata. Poggio Trini e poi bivio tra sentiero 7 e 7b, prendiamo per salire facendo attenzione sulle roccette umidissime e scivolose. In vetta fa freschetto ed è molto umido: i miei compagni si dedicano a immortalare il luogo , la croce e noi stessi. Le vette in lontananza sono seminascoste dalle nubi, il crinale appenninico è sepolto delle brume, Firenze sembra lontana lontana. Il freddo impone di ripartire con la facile discesetta verso il Poggio Casaccia, più facile, in uno dei tratti trail che più amo: corsa a zig zag nel bosco saltando tronchi e con frequenti cambi di direzione, di pendenza, di fondo. Si scende alla Selletta e da qui si attacca la Terza Punta, Poggio all’Aia, per una breve ma ripidissima ascesa. Nuova sosta in vetta, ai miei compagni questi luoghi sembrano piacere molto, non posso che essere contento di questa condivisione. Da qui c’è il ritorno: ma cos’è un trail se non c’è una piccola componente esplorativa, se non occorre dare ogni tanto un’occhiata
approfondita alla carta, se non ci si sforza all’orientamento?? Mentre il versante sud ed est di Monte Morello è oltremodo battuto ed esplorato, quello nord è selvaggio e pochissimo frequentato. La compagnia è concorde
sul provare a cercare una via diversa da quella percorsa. Si scende, quindi: e ci accorgiamo subito che è proprio vero che questo lato è meno battuto, le pendenze sono molto accentuate, il terreno instabile con le foglie a coprire rami e sassi, la traccia appena visibile. Dopo un po’ di preoccupazione come per miracolo appare un palo CAI e prendiamo lo stretto sentiero 11 che gira attorno al monte attorno agli 800 metri di quota. Fino ad incontrare il nostro obiettivo, lo 00 che separa il Mugello dalle valli di Calenzano e che dobbiamo imboccare non avendolo trovato in precedenza (e si capisce il perché: non battuto, ripidissimo). È il momento diciamo più incerto della giornata, nella discesa la traccia del sentiero non si distingue, ci sono rovi in abbondanza che mi segnano le gambe, non si vedono i segnali CAI per circa 300 metri, a fatica provo a guidare i compagni distinguendo qualche rara orma umana seminascosta dal fogliame: coraggiosamente proseguiamo e l’ardire ci rende merito perché ritroviamo i segnali CAI fino a incontrare una carrareccia ben tracciata. Si odono rumori umani: un centinaio di cacciatori di cinghiali in massa, per fortuna ancora non in fase di battuta. Saluti e richiesta informazioni, nuova discesina molto tecnica su sentiero vario, tra roccette e fango. Finalmente si arriva a una strada bianca che percorreriamo con facilità, le difficoltà tecniche sono finite. Ma cosa avrà significato quel "in bocca al lupo" che compariva su quella casa colonica dalleparti di Mattiano? Mah, si continua a scendere, nuovi cartelli CAI che indicano lo 00 verso Vaglia e il Mugello: un pochino a malincuore torniamo però verso l’auto, attraversando il borgo di Cerreto Maggio e un branco di caprette che come ad Heidi ci fanno ciao e se ne vanno infastidite. Sosta alla chiesa del paesino, da dove si ammira il versante nord di Monte Morello: bosco fitto, ripido, selvaggio, in alcuni punti l’immaginazione ci fa intuire alcuni sentieri che potremmo percorrere la prossima volta. Ultimo Km in discesa e arriviamo al parcheggio. 13,4Km, 800 metri di dislivello, 2h15′ ma con moooolte soste.

Traccia GPS