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Cinguettii elettorali

ovvero le mie considerazioni sulle recenti elezioni, brevi o prolisse, a caldo o meditate, più vari link ad analisi molto interessanti

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Vaffanculo (favolosa)
http://www.ilpost.it/makkox/2013/02/25/m5s/

Ottima descrizione sull’elettorato di destra http://mob.ilfoglio.it/soloqui/16554
(l’aveva già detto Renzi http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-11-22/sondaggio-primarie-galvanizza-truppe-130556.shtml?uuid=AbmzjN5G)

Male che vada Renzi un posto da sondaggista lo trova
http://www.lapresse.it/politica/primarie-renzi-con-me-pd-al-40-con-loro-al-25-se-perdo-no-guerra-1.232603

Alfano intanto dichiara il pareggio tecnico . Domani parlerà di brogli

Ma Renzi il camper ce l’ha sempre o l’ha già venduto? Con una risistematina potrebbe tornargli comodo

Esito elettorale: 3 partiti che si odiano. Inizia ora un triello, come ne il buono il brutto il cattivo. Il PD nel ruolo di Lee Van Cleef
(cioè quello sopravvalutato che alla fine si fa sorprendere e muore)

Memo per le prossime elezioni: a sondaggi e exitpoll basta applicare una formula semplice, togliere 5 punti al centrosinistra
http://www.mariostaderini.it/sondaggisti-del-mio-stivale/

(questa è quella che mi è venuta meglio):
Il Papa si dimette, Napolitano ne ha per soli 2 mesi, chissà chi farà il premier e il capo della polizia è in ospedale. Il sogno di un anarchico

Il PDL ha perso milioni di voti ma il PD è riuscito a perdere lo stesso: fanno dei corsi appositi ai loro dirigenti?
http://www.lastampa.it/2013/02/27/italia/speciali/elezioni-politiche-2013/il-fiasco-perfetto-della-sinistra-che-non-seduce-la-lombardia-uUG29cJNGfn4sEGKy72pSO/pagina.html

… e discorsi più articolati

leggevo su facebook giorni fa i fan di enrico berlinguer che si
complimentavano con ingrao che era andato a quasi 100anni a votare su una
sedia a rotelle, votando per sel. molti gli davano del venduto perchè non
sosteneva ingroia. sono sicuro che anche chi sostiene ferrando da’ del
venduto a quelli di ingroia
cosa vuol dire: che semplicemente c’è sempre qualcuno più a sinistra di te
anche togliatti e bordiga avrebbero detto del PCI di Berlinguer che era
troppo a destra

io guardo ai numeri: dividiamo l’elettorato , spezziamolo in percentili e
distribuiamoli da destra a sinistra (è una grossa semplificazione lo so).
a sinistra vedo uno 1% di vari partitini comunisti , il 2% di Ingroia, il
3% di Vendola. siamo al 6%. vuol dire che tutto il resto dell’elettorato
vota per politiche di destra?
che piaccia o meno, il PD è nell’ala sinistra dell’elettorato. è
l’intero elettorato che si è spostato a destra. oppure semplicemente si usa
parametri rigidi per definire cosa e’ sinistra e cosa è destra.
parametri degli anni 70 e 80 ad esempio, in un mondo completamente diverso
in cui potevamo pure permetterci i dipendenti delle ferrovie in pensione
dopo 20 anni di servizio.

…col senno di poi la sua – di Renzi – “rottamazione” era fin troppo blanda. capisco che
vi stia sul culo ma quando cominciò a parlare di rottamazione fu
preso in giro da tutti. gli va dato atto di aver capito tutto per primo in
un contesto piddino molto conservatore e autocelebrativo.
se il PD fa da capofila di un governo di coalizione con Berlusconi si sobbarca un onere
potenzialmente devastante: quel 25% non è inossidabile, è già pronto per
essere eroso da Grillo. andando al voto tra 1 o 2 anni, con la crisi che
c’è, il PD proveninete da palazzo chigi rischia di andare al 15% (SEL poi
è già lì lì per fare la fine di Ingroia, metà dei suoi voti saranno di
Piddini che volevano riequilibrare a sinistra)
s’è infilato in un cul de sac di nulla… per Bersani era meglio aver
perso anche alla camera. ora rischia l’agonia, e comunque si muova rischia
di sbagliare.

Articoli più seri

http://www.ilpost.it/enricosola/2013/02/26/perche-perdiamo-sempre-
lipogramma-di-sinistra/

http://www.lastampa.it/2013/02/27/cultura/opinioni/editoriali/la-sinistra-che-non-impara-dai-suoi-errori-uss3TIeEJByFFzktfmRLFO/pagina.html

 

Per i più curiosi, le bellissime mappe di confronto di Youtrend
http://www.lastampa.it/italia/speciali/elezioni-politiche-2013/elezioni-2008#/c/2013-02-24/r/italy

http://www.youtrend.it/prime-analisi-i-partiti-della-scorsa-legislatura-perdono-13-milioni-di-voti/
http://www.youtrend.it/sondaggisti-i-veri-sconfitti-forse-no/

 

Infine, spostamenti di voti dal 2008
http://networkedblogs.com/IJEaf
http://www.europaquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/02/Analisi-Istituto-Cattaneo-Elezioni-politiche-2013-Flussi-elettorali-in-9-città.pdf

 

Sondaggi elettorali o lancio dei dadi?

ovvero, del perché stavolta i sondaggi potrebbero sbagliare più del solito. Qui sotto

si possono trovare le medie finali tra tutti i sondaggi svolti nell’ultimo periodo su scala nazionale (per la Camera). Situazione abbastanza chiara, non ci sono molte discordanze tra i vari sondaggisti: e le medie, dato il numero elevato di persone “campionate”, non dovrebbero sbagliare più di tanto. Ma dirò perché nemmeno possono essere precise più di tanto
Un po’ multiforme invece la situazione sondaggi per il Senato, che come è nota contano su base regionale, un po’ come le elezioni presidenziali americane. Multiforme nel senso che ci sono molte più discordanze tra i vari sondaggisti (ad esempio su Piemonte e Veneto). Un po’ tutti danno però come situazione di grossa vicinanza tra le 2 principali coalizioni in Lombardia e Sicilia, e un lieve vantaggio del centrosinistra in Friuli Campania Puglia, un vantaggio un po’ più consistente in Piemonte e Calabria per il centrosinistra e per il centrodestra in Veneto. Con le altre regioni date molte probabili al centrosinistra. I rumors che girano in rete negli ultimissimi giorni sui sondaggi non divulgabili confermano più o meno questa situazione.
Qui una situazione rappresentata da due sondaggisti, SP e Tecnè

Molti commentatori hanno evidenziato delle discrepanze tra i sondaggi nazionali e quelli regionali. Infatti nel 2008 il centrodestra fu il primo partito in alcune grosse regioni con larghissimo margine. Per esempio Sicilia Lombardia e Veneto di oltre 20 punti. Se adesso quelle stesse regioni sono diventate contendibili dal secondo avversario in lizza, il centrosinistra, che sembra avere a livello nazionale una forza comparabile a quella che aveva 5 anni fa, è logico pensare che qualcosa non torna: o sono sbagliati i sondaggi nazionali (sovrastimando il centrodestra) o sono sbagliati quelli regionali (sovrastimando il centrosinistra).
Cosa può essere successo quindi? O sono stati cannati alla grande i campioni di intervistati per i sondaggi delle regioni oppure i sondaggisti hanno tenuto conto di questa sottostima storica del 2% di Lega + PDL nelle rilevazioni nazionali e hanno sovrastimato questa forza. O un mix di entrambe le cose, come ritengo personalmente. È comunque difficile dare una risposta in anticipo in quanto in Italia non c’è una tradizione collaudata di sondaggi sulle sole regioni, come c’è invece negli USA, quindi i dubbi sono leciti.
Se guardiamo alla storia della recente sondaggistica italiana, si nota un fenomeno comune nelle ultime 2 elezioni: una sottostima della percentuale del centrodestra di circa 2 punti percentuali, una sovrastima della sinistra radicale. Ipotizzabile quindi che le 2 coalizioni siano vicine e che siano sbagliati i sondaggi regionali. Ma le cose sono ancor più complicate. Nel 2006 c’erano solo 2 coalizioni che presero in tutto il 99,5% dei voti validi! Nel 2008 c’erano 2 grosse coalizioni che si spartirono l’84% dei voti più alcuni piccoli partiti che si spartirono circa l’11% dei voti. Stavolta la media dei sondaggi assegnano alle 2 coalizioni maggiori meno di 2/3 dei voti. C’è una consistente coalizione moderata, e alcuni piccoli e agguerriti nuovi partiti, uno dei quali – 5 stelle – in forte crescita e “votabile” sia da chi si ritiene di destra o di sinistra.
Cosa comporta tale frammentazione? Che non ci sono serie storiche sufficienti per stimare la forza di tali partiti, non si sa come i loro elettori rispondano alle interviste dei sondaggisti. E che quindi stavolta gli errori possono essere più marcati. Prevedo ad esempio che se faranno gli exit poll stavolta potrebbero essere pure più peggiori delle altre volte, quando già erano pessimi.
In tale scenario complicato, i numeri sono l’unico elemento su cui possiamo fare ipotesi.
Ad esempio questa rilevazione è interessante perché mostra che i maggiori rischi li corre il centro destra: rischio di maggiore astensione, di maggiore cessione di voti verso la lista di Monti, di Grillo e di Giannino

E che forse anche la classica sottostima dei sondaggi per i centrodestra stavolta può portare a sottostimare anche queste ultime 3 liste. Specie quella di Grillo: cosa che nei giorni scorsi hanno lasciato trapelare sia alcuni opinionisti sia i recenti attacchi mossi dal quotidiano il Giornale sia a Giannino che a Grillo, o il fatto che Berlusconi abbia sposato alcuni punti del programma del Mov. 5 stelle. Fatto avvalorato ancor più da questa statistica  che mostra continui travasi di voti dal centrodestra alla lista grillina con una somma complessiva più o meno costante; il travaso di voti dal PD al Mov. 5 stelle qualcuno dice sia minore, anche per una maggiore fidelizzazione dell’elettorato di centrosinistra (personalmente ipotizzo un ottimo risultato del mov. 5 stelle che dopo il caso MPS ruberà diversi voti al PD ma che potrebbe impedire affermazioni del centrodestra in alcune regioni chiave e paradossalmente quindi favorire proprio il PD)
Il succo di tutto ciò? Che malgrado un certo vantaggio consistente del centrosinistra, stavolta le previsioni elettorali dei vari opinionisti potrebbero essere pure più sbagliate del solito.
Non faccio previsioni, dico solo che mi aspetto almeno 4-5 sorprese rispetto a queste medie di sondaggi (la scienza dei sondaggi sarà anche migliorata ma una frammentazione come quest’anno non c’era da decenni nel panorama italiano). In ogni caso sapremo qualcosa già dall’affluenza e da come è distribuita tra le varie regioni. Alcuni dicono che se sarà attorno al 80% Berlusconi potrebbe avere ottime chance di vincere alla Camera per pochi voti. Possibile, ma comunque non facile. Anche perché tutti concordano nel dire che una affluenza del 80% (come 5 anni fa) sarebbe incredibile, si ipotizza tra il 74% e il 78%
In conclusione, difficile in Italia in questa situazione fare come negli USA, dove c’è chi come Nate Silver ha azzeccato al 110% le elezioni presidenziali.
Non ho mai mai visto una campagna elettorale così , senza la minima proposta realizzabile , con tutti a discutere sul nulla, su proposte irrealizzabili o così fumose da poter avere poi le mani libere “…tanto non avevo promesso niente”. In pratica tutti ridotti a parlare delle boutade berlusconiane su IMU e condoni, irrealizzabili ma dette comunque perché ottime promesse per raccogliere voti.
Sono particolarmente deluso dalla campagna del PD, con una vaghezza poco credibile per un partito che è stato tanto all’opposizione. Unica minimale eccezione il programma neo-liberale di Fare molto basato su dati numerici, lista che però difficilmente raggiungerà il 4% per accedere alla Camera data la poca tradizione liberale italiana.

Scenari post-elettorali. Ne parliamo dopo le elezioni. Riassumo qui solo dei brevi pensieri
– un eventuale governo con una discreta maggioranza, che sia coeso o meno, dovrà affrontare momenti bui. Già ci sono voci sulla necessità di una manovra bis (altro che restituzione dell’IMU…), e le prospettive macroeconomiche per l’unione europea non parlano minimamente di crescita. Ma solo di un perpetuarsi della crisi
– nel caso di uno stallo totale con l’impossibilità del formarsi di qualsiasi coalizione, o nel caso di un peggioramento drastico della crisi, le pulsioni più qualunquistiche potrebbero portare a scenari simil-ellenici, con una ingovernabilità ancor maggiore anche dopo elezioni successive. Cosa che potrebbe portare pure a una crisi per mancanza di fiducia nell’italia, con primo effetto un balzo repentino dello spread

Aggiornamento:
Gli ultimi rumors non segnalano novità, o forse solo che la famosa “rimonta” berlusconiana non ci dovrebbe essere. In compenso i bookmaker hanno rivisto le quote su chi sarà il nuovo presidente del consiglio incrementando le chance per Bersani. Per chi volesse essere aggiornato sulle ultime voci , consiglio le corse clandestine dei cavalli oppure la mailing list di Electionista

Paesi del G20: i migliori e i peggiori per le donne

Dal bel blog del giornalista Simone Spetia http://simonespetia.wordpress.com/ riprendo questa bellissima infografica sulla situazione della donna nei paesi del G20

Risultati deludenti, direi. Come ho scritto su Twitter, la civiltà di un paese si misura da come tratta la minoranza più numerosa, le donne. E ad  uscirne male sembra sia l’intero genere umano

Infografica sulla situazione delle donne nei paesi del G20

#RossellaUrruLibera

Ieri era il blogging day per ricordare la prigionia di Rossella Urru. In netto ritardo mi unisco al ricordo. Metto il cancelletto o diesis nel titolo del post per simboleggiare che tanta della migliore comunicazione via internet oramai passa da Twitter: un social network che fa tendenza, agevolato dal fatto che è molto più facile rispetto a face book fregarsene delle cazzate e concentrarsi su informazioni serie, concise e intelligenti allo stesso tempo.
Quanto a Rossella Urru, conosco troppo poco la vicenda: e ha scritto tutto il mio amico Riccardo nel suo blog, che cito e linko

 

Siccome oggi è il blogging day per la liberazione di Rossella Urru, la cooperante rapita in Algeria quattro mesi fa e della quale non si sa tuttora nulla, non starò né a ricordare gli eventi, né a tracciare figure. Per questo basterà accedere a uno qualsiasi delle decine di blog, che hanno aderito all’iniziativa (tipo quello di Sabrina Ancarola). Mi preme soltanto ricordare che, assieme a Rossella, sono stati prelevati con lei dal campo di Rabouni Ainhoa Fernández de Rincán e Enric Gonyalons, e che questo blogghindèi è anche per loro e per tutti i cooperanti internazionali che sono prigionieri nel disinteresse generale o quasi
Con Rossella si va a tragedie che definire semplicemente “dimenticate” è poco.
I campi di rifugiati saharawi? O da quelle parti non c’è che sabbia infuocata? Addirittura un “popolo”? Profughi? Più che dimenticati, queste qui sono tragedie che viaggiano nel territorio dell’inesistenza; eppure ci sono delle persone che non mollano. Un giorno pigliano i bagagli e basta, dato che le armi non ce le hanno e le hanno già vendute tutte a stati, staterelli e bande, e vanno a farsi un mazzo di culo senza che nessuno ne sappia nulla. Quando poi càpita che le rapiscono, ben che vada si beccano una peraltro scarsa pubblica opinione che esprime elevatissimi concetti nelle rubriche di posta della Gazzetta del Chupachups o del Corriere dello Schiavo, del tipo “Se la sono andata a cercare” o “Ma che ci vanno a fare?”

Di forconi, euro e rivolte

Arrivo un pò in ritardo, forse, ma magari meglio così, in modo da ragionare a freddo a bocce ferme. Parlo dei movimenti dei forconi, blocchi di camionisti e tassisti, di un pò di fermento sociale che si nota in giro. Beh, che ci sia mi pare anche normale, in tempi di crisi. Ma la riflessione che voglio fare è un’altra.
Raccolgo qui sotto un pò di riferimenti: per cominciare, una bella analisi dei forconi siciliani abbastanza distaccata,  questa quest’altra e poi quest’altra ancora sul medesimo argomento, di siti di sinistra certo non benevoli nei riguardi dei governi moderati, infine quest’altro che invece simpatizza notevolmente e non si preoccupa di infiltrazioni neofasciste. Personalmente noto che certe proteste emergono quando al potere non c’è la destra, e la cosa un pò mi insospettisce. A freddo noto che questa protesta per ora si è fermata: i forconi tornano a spalare il fieno,nelle cascine, i camion a correre in autostrada neve permettendo, i tassisti a scorrazzare in città. Mi immagino però che, dai pescatori campani ai pastori sardi, ci siano ancora gruppi di persone, di imprenditori o semplici dipendenti, in forte difficoltà lavorativa. Che magari ora hanno serie difficoltà a protestare perchè troppo pochi, troppo soli, troppo inascoltati. Suppongo che, con un eventuale peggioramento di qualche parametro – ad esempio una crisi petrolifera con rincaro dei carburanti – certe proteste potrebbero riesplodere in forma più seria, così come per una ulteriore eventuale manovra governativa che tagli privilegi o pezzi di spesa pubblica. O peggio. Cosa ci potrebbe essere di peggio? Per esempio, una ulteriore crisi finanziaria, uno scivolamento lento verso una situazione simil-Grecia, dove di problemi di ordine pubblico ne hanno avuto tantini come si sa. Per non parlare di una situazione di default incontrollato o di uscita dall’Euro, quando si rimpiangerebbero i prezzi di oggi del gasolio ad esempio. Non è un caso che anche UBS, nella sua dettagliata analisi della situazione Euro e dei vari scenari possibili, parli chiaramente non solo di ordine pubblico ma persino di guerre civili  (paragrafo “Do monetary unions break up without civil wars?”). Scenari pessimi, si sa. Tra l’altro, ci sono molti intellettuali o gruppi di sinistra o militanti dell’antipolitica che vedrebbero di buon occhio nazionalizzazione delle banche, default incontrollato e uscita dall’euro, un pò quelli complottisti descritti qui dentro, generalmente amanti dei complotti. Ma  questi, onestamente, mi pare abbiano capito ben poco. E qui mi riallaccio alle analisi del movimento dei forconi o dei camionisti sopra raccontanti. Alla fine questo attuale governo messo su a raddrizzare l’Italia, mi pare sia la cosa meno peggio che ci possa capitare, come paese. Perchè le alternative sono peggiori, e tra queste non so neanche se metterci un ritorno di Berlusconi come paventa l’economista Zingales qui. No, scenari alternativi al governo Monti non sarebbero movimenti o rivoluzioni di sinistra. Sarebbero con molto probabilità le tipiche pulsioni dell’estrema destra, xenofobia in primis. Perchè questa è la natura dell’Italia: se non c’è stata una rivoluzione socialista nel 1920 o nel 1945, perchè ci dovrebbe essere adesso? Perchè in Italia le tensioni sociali storicamente si sono sempre evolute in sconfitte storiche sia per la sinistra moderata e riformista “di governo” che per quella radicale ed extraparlamentare. Figuriamoci in un mondo come quello di adesso in cui non è la povertà ad essere diffusa bensì un certo benessere.

UBS quindi ci dice che la crisi potrebbe evolvere, in caso di rottura nella zona Euro, in fortissime tensioni sociali. Perchè ci dice ciò? Sulla base di dati storici. In fondo l’Unione Europea nacque proprio in questo continente perchè storicamente è sempre stato questo il continente più rissoso e guerrafondaio, quello dove si sono svolte le più grandi guerre, dove sono morti più soldati e più persone comuni: nulla di più facile che una rottura dell’Euro e della UE , o di un suo pezzetto come la nostra penisola, portino nel breve a tensioni sociali poco sopportabili e nel lungo periodo a cose ben peggiori. Ecco perchè mi viene di sostenere a pie’ sospinto il governo Monti, come migliore argine a derive di estrema destra, come il miglior governo che ci può essere oggi in Italia: o almeno il meno peggio, diciamo. Vorrei in particolare far notare che il bocconiano stesso ha paventato il sorgere di problematiche del genere, magari anche solo nella forma del nazionalismo o del revanscismo, o dell’antigermanismo: ha evocato più questo come pericolo che il collasso del sistema interbancario, e per uno che si è occupato da sempre di scienza bancaria non è poco. Aggiungerei che ciò corrisponde molto anche al carattereste storico della destra nostrana – demagogia, corporativismo, illiberalismo ecc. – Sono consapevole che mi si potrebbe dire che sono scenari troppo pessimistici e politiche diverse dalle presenti e recenti  (più tasse? più spesa pubblica? uscita concordata dalla zona UE? mah ) potrebbero tamponare la situazione, ma più che strategie queste mi parrebbero speranze non supportate da dati; e se è vero che certi gruppi che protestano espongono istanze giuste cui un governo giusto deve venire incontro – sono d’accordo e questo dovrebbe essere compito di un bravo governo di qualsiasi colore-  , questo non implica che si debba tornare per forza a quantità immense di spese pubblica, che di per sè non garantiscono nulla (vedi gli USA che nonostante l’iniezione di denaro fresco ancora patiscono) e che ci porterebbero ad abbondare la zona euro ed entrare in un circolo vizioso in cui per placare le proteste si stamperebbe e distribuirebbe a chiunque una moneta del valore della cartigienica che nessuno vorrebbe. Chi veramente ha a cuore le istanze di chi rischia di sprofondare nella povertà dovrebbe pensare quindi principalmente a porre basi politiche per guidare la fase post-Monti.

 

Avviso ai naviganti

29 Novembre

Il correre per me va così così, poche cose da raccontare. Poche motivazioni ma forse, tallone sinistro permettendo, mi sta tornando un pò di voglia e comincio a pensare a cosa correre nel 2012. Per ora il primo obiettivo sarebbe il Giotto Trail a fine febbraio a Vicchio, su un percorso duro ma che già conosco. Poi chissà… Colli Euganei? Da Piazza a Piazza? ritorno al Ventasso? chissà

Comunque volevo solo avvertire che a breve, causa chiusura della piattaforma Splinder, questo blog verrà spostato altrove. Dove di preciso non so, ma al momento sto testando WordPress, qui una bozza del  nuovo blog.
magorunning.wordpress.com

Ad maiora!

 

Aggiornamento del 3 dicembre :

sono riuscito a trasportare i miei vecchi post su WordPress, così ho salvato l’archivio e tutti i link alle vecchie immagini! Ho già attivato un redirect dal vecchio al nuovo blog, che credo sarà dismesso il 31 gennaio 2012.

 

Elezioni amministrative 2011

Delle elezioni amministrative ultime si puòleggere in rete un pò di tutto.  Certo è incredibile come in rete le informazioni girino a velocità stratosferica nei momenti concitati delle proiezioni e dello spoglio. Io adoro in particolare i liveblogging di siti come Termometro Politico (vicino al centrosinistra) o Nota Politica (al centrodestra). Su quest'ultimo ho letto due tra i migliori articoli, questo e questo. Ottima anche l'analisi di Folli sul Sole 24 ore. 

Le mie poche umili considerazioni:
– Milano ha sempre anticipato le tendenze politiche in Italia, dalla fine del fascismo all'avvento del centrosinistra , all'ascesa di Craxi, la sua caduta e l'ascesa di Berlusconi.Questo è quindi il peggior segnale che poteva ricevere, il peggiore abbia mai ricevuto in 17 anni di carriera politica.
– d'altronde è pericoloso darlo per spacciato, ha risorse infinite 
– il PdL si conferma un partito vuoto, senz'anima se non quella delle clientele e della pura e semplice gestione del potere: per questo mantiene ampie posizioni ed è vincente al sud
– la Lega al governo rischia sempre di perdere appeal, schiacciata sulle futili esigenze del presidente del consiglio
– il PD gioisce e fa bene perchè appoggiando candidati non suoi riesce a fare ottimi risultati di lista, specie al nord. ma il successo non è pieno e la strategia non è semplice, dovendo mediare tra una vocazione moderata e riformista e l'appeal di certi candidati più radicali
– il Terzo Polo scommette tutto sulla fine del Berlusconismo, anche più del centrosx: ma nel frattempo conta pochino.

Non molto larga, questa banda

Come avrete letto, scrivo pochissimo o quasi in quanto privo a casa di una connessione telefonica. Ho una piccola chiavetta GPRS che usa la rete GSM di Wind, ma da queste parti in Mugello viaggia più lenta persino nel vecchio modem a 56K di quelli che usavamo una volta: magari avercelo adesso! In una rete che diventa sempre di più il modo migliore se non l’unico di chiedere informazioni, anche riguardo il settore della Pubblica Amministrazione, è molto grave che sia impossibile per tante zone avere accesso a contenuti della rete. E a me va bene: i miei cognati meno fortunati abitanti a Luco del Mugello sono anni che chiedono a Telecom la ADSL, ma quelli rispondono picche.

In questo contesto – ricordo che in Italia tantissimi non vivono nei capoluoghi di provincia ma in paesi più o meno piccoli – l’attuale governo della repubblica decide di tagliare i fondi per l’investimento per la diffusione dell’ADSL o simili. Provocando le ire degli operatori del settore come Fastweb, e quella di acerrimi nemici come la CGIL o la Confindustria. 800 miseri milioni, quando per una infrastruttura largamente più inutile – in quanto cattedrale nel deserto di ferrovie e autostrade – come il ponte di Messina si spenderebbero diversi miliardi di euro. Come dice il poeta, al peggio non c’è mai fine. Il dramma è non capire che le infrastrutture di rete possono persino sostituire le autostrade e le ferrovie, possono creare profitto per tante imprese: non sono solo un modo per chattare nel tempo libero. Cosa ci vogliamo aspettare da questi governanti?

C’è grossa crisi

Come i due gatti che leggono questo blog sapranno, sarò a breve proprietario immobiliare di un nuovissimo nonchè ristrettissimo microquadrilocale ubicato nel mezzo dei boschi tra Firenze e l’Appennino, sia pure a portata della strada statale che un tempo collegava nord e sud. Impegnato come sono a cercare arredamenti sono capitato in quel di Quarrata: ridente cittadina nella piana fiorentina nei pressi di Pistoia, nota per essere una specie di capitale toscana dell’arredamento, recatomi in passato lì solo per una bella gara collinare, in una di quella vinsi pure uno sgabello (sic!) di buon legno. Insomma, sapevo che lì potevo trovare decine e decine di negozi ansiosi solo di potermi offrire e vendere armadi letti e comò. In effetti il paese è caratterizzato da questa lunga strada dritta che dall’autostrada porta in centro, ricolmo a destra e sinistra di negozi di mobili. Parcheggio e mi incammino. E presto noto che una buona metà dei negozi, molti dei quali di vaste dimensioni, erano chiusi. E quelli che erano aperti avevano un bel tono dimesso, molto triste direi. E la gente in giro era molto molto poca: clienti pochi ed anzianotti. Un pò intristito, quasi come l’ambiente circostante, ho cambiato zona. Qualche giorno dopo invece faccio un salto all’Ikea fiorentina. OK, la qualità del mobilio è quella che è ma anche i prezzi sono molto bassi. Ma soprattutto, è un luogo affollato, divertente, pieno di giovani, bambini, dove la gente è interessata incuriosita e sorride. Traduzione: il modello quarratino dell’industria del mobile è destinato a fallire miseramente.
Da cui mi sono nati come spesso mi accade molti pensieri. Non sull’arredamento, che poco me ne intendo. Ma sulle capacità imprenditoriali dell’industrialotto italiano medio. Sul modello economico di tanti nostri paesi italiani, fondati su un business molto specifico – arredamento, tessile, calzatura, motori, acciaio ecc. Tanti di questi , in grossa crisi. Mi son ricordato quindi di prima che ci fosse l’Ikea a Firenze, che i mobilieri locali e in particolar modo di Quarrata si lamentavano che "sarebbe andato in difficoltà un distretto industriale", bla bla bla, "molti posti di lavoro in pericolo" yadda yadda yadda "
verrebbe attaccata la cultura toscana del mobile" ecc ecc. Come dire, fateci continuare a vendere a prezzi carissimi i nostri vecchissimi mobili che sennò ci tocca tenerceli in magazzino, vogliamo continuare ad avere il monopolio. Beh, ci provarono, d’altronde è solo l’ennesima dimostrazione della totale assenza in questo paese della cultura liberale, della cultura della concorrenza , dei diritti dei consumatori: e di come la cultura imprenditoriale sia deficitaria, chè quelli pensano che fare impresa sia solo pagare 2 euro gli operai e vendere magari in nero subito e il più possibile fregando magari i fornitori.
Tanto per metterci il carico, leggevo l’altro giorno della protesta a Prato: città enorme, la seconda della Toscana, fino a un quarto di secolo fa eternamente venduta all’industria tessile con quei macchinari infernali che funzionavano anche di notte (come in questo bel film di Nuti), adesso è in crisi nera, tra i cinesi che offrono lo stesso prodotto a un decimo del costo e la direi nessuna capacità di rinnovamento di tanta imprenditoria di queste parti che preferisce investire nella Porsche che nell’innovazione. Parafrasando un post del mio amico Riccardo , queste realtà nel loro attuale stato sarebbe bene che chiudessero , o meglio ancora facessero pulizia del vecchio imprenditorame e decidessero davvero di lavorare seriamente, che lo saprebbero fare ancor bene se solo gli tornasse la voglia.

Sorgenti secche

La mia prossima casa sorge nella valle del Carza, che dalle basse montagne a nord di Firenze (quelle dove amo correre trail) scendono verso nord verso il Mugello. Zona attraversata sottoterra dalla TAV, e la TAV ha fatto i suoi bravi danni al sistema idrico della zona. Una zona che ha già ha visto la creazione di un lago artificiale a Bilancino – costruzione prima criticata ma poi apprezzata sia dal lato paesaggistico che dal lato turistico e quindi economico – , i cantieri della Variante di Valico dell’Autosole eternamente aperti da una dozzina di anni. Personalmente sono sempre per le infrastrutture specie se utili e finalizzate a un serio risparmio di tempo e denaro, ma possibile comunque che in Italia vengano sempre realizzate male??
Alle mie terre Paolo Rumiz su Repubblica dedica un articolo, citando pure il paesino dove andrò ad abitare, in cui anni fa usava fare il bagno nel torrente (nei "tori", piscine naturali che si formano sotto le cascate). Lo si può leggere qui. Veloce ma bella descrizione, di uno che questi luoghi li ha davvero visitati.

Storie di strade

Sul blog del mio amico Riccardo leggo un post bellissimo
[nota:  Riccardo è un filologo-poliglotta-traduttore,di lui la rete è colma di racconti,della sua amata Isola d’Elba fino a episodi calcistici, da ricordi di manifestazioni politiche fino a racconti vari di qualunque tipo come si possono leggere sui suoi blog]

Parla delle mie campagne. Oddio, ora mi sono trasferito in Mugello, ma la mia giovinezza è rimasta a  Scandicci. Periferia metropolitana, Firenze e le zone industriali sono ad un passo ma a pochi metri dal casello autostradale di FI-Scandicci si esce dal dedalo di fabbriche e si entra in un labirinto di piccole strade di campagna pianeggianti. Ricordiamoci cos’è Firenze: antica città, sorta dove la valle dell’Arno si apriva in una pianura non molto fertile anzi persino paludosa (e non a caso ci stava un lago, tante decine di migliaia di anni fa: lo testimoniano i tanti fossili di ossa di balena che si trovano).
L’uomo ci aveva provato ad urbanizzare la piana: ma tenendosi sempre alla larga, costruendo i paesi a ridosse delle fertili colline. Solo pochi insediamenti erano rimasti in piano, ed osservando cartine topografiche militari si notava che le case potevano sorgere solo dove c’era un lievissimo rilievo, impercettibile all’uomo e non alla legge della gravità. Così, passando nei dintorni di Firenze dove oggi c’è l’Autostrada del Sole, si notano queste stradine ora asfaltate tutte ricavate molto al di sopra del terreno, rialzate sopra fossi e torrentelli, mentre i campi e gli orti se ne stavano in basso, future vittime di ogni minima alluvione, tanto che anche le località sono ispirate all’acqua (Stagnacci, Borgo ai Fossi, via di Porto, via della Nave della Badia). Ricordo con amore quelle strade: percorse in lungo e in largo da ragazzino in bici , con un innato senso di esplorazione già allora, curioso com’era di guardare sempre oltre. Poi, percorse in ogni senso di corsa, preparando maratone divorando kilometri su kilometri in pianura, e dove se non lì chè il traffico è sempre scarso. Ai fiorentini queste zone non piaccioni: cattivi odori, sole a picco d’estate e nebbia fitta d’inverno. Ma a me han sempre affascinato, e non solo a me se qualcuno ci costruì chiese paesi e abbazie tanto per far dispetto alla malaria. Scopro quindi che sono adorate anche dal mio amico blogger, soprendendomi che non sapesse che vi era pure la maestosa Badia di settimo e la tomba di Dino Campana (mugellano come io son’ora, tanto per dire che c’è sempre chi va e chi viene).
Finisco quindi questo elogio dell’antica civiltà contadina toscana: cultura praticamente estinta, distrutta dall’urbanizzazione e dall’industrializzazione del dopoguerra meravigliosamente raccontata dal Benigni capace tuttavia di colonizzare anche pianure mefitiche e, con l’ingegno dell’uomo , riuscire a costruirvi mirabili opere d’arte. A me e al mio amico Riccardo non resta che ricordare che di Toscana non esistono solo musei palazzi colline e vigneti, ma anche una cultura e una storia misconosciuta.

Sci e turismo in montagna: tra realismo e sostenibilità

L’altro giorno al Cimone , godendomi una neve dalla qualità alpina e una stazione sciistica molto migliorata, riflettevo sulla sostenibilità del rapporto sci-montagna . Da appassionato di sci alpino sono ovviamente contento e soddisfatto di piste allargate, piste nuove con relativo taglio dei boschi (oddio, i faggi mi stanno così antipatici …), nuovi impianti di risalita. Da amante della montagna in generale no. La questione è dibattuta: si veda ad esempio l’articolo di oggi di Paolo Rumiz su Repubblica. A leggere di speculazioni edilizie, impianti costruiti in località assurde, cattedrali nel deserto destinate ad una eternità di vuoto, mi prende proprio male. Come anche , durante i miei percorsi trail, trovarmi di fronte a piloni in cemento o sferraglianti funivi, non mi fa molto piacere. Tempo fa leggevo che anche dalle mie parti, sul Monte Secchieta nella Foresta di Vallombrosa famosa per l’omonima Abbazia, pensavano di costruire uno skilift e vari rifugi usati negli anni ’60-’70. Orribile al solo pensarci, non solo per la bellezza della foresta ma anche perchè a quote così basse l’innevamento è sempre minimo, se non assolutamente inesistente. Come si legge chiaramente nell’articolo di Rumiz, già sono in perdita le società di funivie più rinomate come quelle del Dolomiti Superski che già si giovano degli impianti più moderni e delle piste e delle località tra le più belle del pianeta: figuriamoci una misera stazioncina sperduta. In generale come spesso mi accade, resto in contraddizione, amo la montagna ma anche uno sport che non la rispetta totalmente (anche per colpa dei maleducati imbecilli che sporcano). Ma è davvero così , cioè che lo sci alpino fa male ai monti?
Il mio giudizio è: non lo so. Credo che come sempre l’integralismo siasbagliato, da una parte e dall’altra, quindi che abbiano piena dignità sia le ragioni degli sciatori alpini e anche di chi investe in quella disciplina, sia in chi sostiene una sacralità della montagna. Ai sostenitori degli impianti di risalita, direi di riflettere bene su quali ferite si infliggono ai monti, ai boschi. Che un certo modello di turismo, all’insegna della frenesia tipica dello sciatore, non può essere sostenibile nel lungo periodo, specie se non è in attivo e se è troppo legato al clima atmosferico, di questi tempi bizzoso. Che più sostenibile sarebbe un turismo più simile a quello estivo, fatto di gite escursioni, sci di fondo, pattinaggio, paesaggi. 
A chi  osteggia lo sci alpino… beh il discorso si fa più complesso. Occorre chiedersi: cosa sarebbe la montagna senza turisti? Specie quelli danarosi che praticano lo sci alpino? Pensiamo a cos’era prima: villaggi sperduti, pochi abitanti che facevano i boscaioli o i pastori, difficilmente gli agricoltori: espressioni di culture ataviche, ma anche nessuna apertura alla modernità, poche speranze in un futuro migliore e non a caso molti emigravano per fare gli operai o le servette in fondovalle. A questo proposito, potrei citare il bellissimo Museo Ladino di Fassa, a Vigo: sono conservati filmati di documentari RAI dove si mostrava la valle anche solo com’era 30 anni fa. Un luogo affascinante e di grande cultura, ma povero, dove si pativa la fame. Questo per le Alpi: per gli Appennini, penso a un film poco conosciuto di Pupi Avati , la Via degli Angeli, dove descrive favolosamente la misera vita delle genti delle valli del Reno e del Panaro di quei tempi, facilmente attratti dal miraggio di una festa in balera che li potesse per un attimo distrarre da una vita di stenti. Da quel punto di vista, è ovvio che la ricchezza degli ultimi anni ha solo parzialmente redento secoli di sofferenze delle genti dei monti.
Mi pare di aver descritto bene la complessità della situazione: da parte mia rimango nel dubbio, mi sento in colpa nello sciare e risalire con le funivie invece che a piedi, ma urlo di gioia mentro stringo una curva con i miei sci ai piedi. Urlo di gioia anche altre volte, come quando quest’estate a risalire a piedi le piste dell’Abetone in una giornata deserta contemplavo la bellezza della natura: basta che l’uomo sparisca per un pò che  si riappropria dei suoi beni, cosicchè le piste da discesa, d’inverno così caotiche, a giugno sono esclusivo patrimonio di colonie di marmotte e famiglie di cervi. Come ricordarci che possiamo ferire la natura quanto vogliamo, ma Lei è sempre la più forte.

A proposito di consumismo (si dice ci sia crisi)

Si dice ci sia la crisi. Intanto, l’altro giorno – antivigilia – il centro di Firenze e i negozi erano strapieni. Non so se la gente comprasse e spendesse, però c’era. E se c’è, in genere compra, magari spende meno , ma è difficile stare a vedere le vetrine senza comprare proprio niente. Si dice ci sia la crisi ma intanto l’8 dicembre al ritorno dalla montagna, che siano le piste innevate o i mercatini tirolesi di natale, sull’autostrada del Brennero si è formata una coda di 100 Km. Si dice ci sia la crisi, intanto i voli e i soggiorni alla Maldive sono tutti esauriti da tempo. E si dice anche ci sia la crisi , però qualche giorno fa ho prenotato la mia settimana bianca e a differenza degli altri anni ho faticato un casino a trovare un albergo e alla fine mi è toccato cambiare settimana. Ho pensato, e chiesto all’albergatore, se è perchè c’è tanta neve… "macchè, è tutto prenotato da ottobre". Ah, meno male che c’è la crisi. Intanto vado ogni tanto in pizzeria, e c’è sempre la solita gente che mangia e bene. Che crisi, eh! A meno che, come al solito, la crisi non colpisca i soliti noti: i precari, i giovani, i poveri, gli anziani, i disoccupati, chi ha un mutuo che strozza (magari perchè si è fatto il passo più lungo della gamba) , chi ha un contratto di lavoro di quelli che ti lasciano nell’incertezza (Ho sempre la sensazione che anche commercianti a imprenditori ai minimi segni di contrazione delle vendite alzino sempre la manina a chiedere aiuti vari allo stato).
Che dire, un poco mi vergogno: perchè mi rendo conto che sono un privilegiato, che ha un discreto lavoro abbastanza solido e discretamente remunerato (coi tempi che corrono…) ; e avevo detto che mi si era guastato il GPS, e dato che resterà mesi in assistenza ho optato per comprarmi l’ultima novità (Garmin 405): carino , ma superfluo. Sì mi vergogno e dico che sono un consumista, a mia discolpa dico che non spendo nulla di nulla se non in benzina, oggetti per correre e in genere sport, libri. Roba che sicuramente è superflua, ma per me non lo è perchè legata alle mie passioni. Nel frattempo, mi resta il dubbio che il superfluo , l’abbondanza è ciò che la gente predilige: cosa che non sento propriamente mia. Quanto alla crisi, di sicuro c’è: speriamo che l’anno nuovo sia migliore, specie per quelli che ne han davvero bisogno.

L’inesorabilità della montagna

Si dice che la montagna, così come il mare, esigono rispetto, competenza, buon senso. Spesso non basta nemmeno questo. Da appassionato di sci ho sentito un pò di brividi nel leggere questi racconti, pubblicati qui e che riporto , per come sono magistralmente scritti. Per il senso della insignificanza dell’uomo di fronte alla natura
http://www.nazioneindiana.com/2008/11/09/il-giorno-della-valanga/
(riporto il racconto del sopravvissuto, al link quello del soccorritore)

Il giorno della valanga

Chi disse “preferisco aver fortuna che talento” percepì l’essenza della vita (Woody Allen – Match Point).

Quante volte un minuscolo evento casuale può cambiare il corso della nostra vita? Come la pallina da tennis che prende il nastro può ricadere indifferentemente al di qua o al di là della rete, determinando l’esito della partita, così un minuto, un centimetro, una parola, a volte sono la differenza tra riuscire o fallire,vincere o perdere, vivere o morire. Certo, il blocco di neve che si stacca proprio quel giorno, proprio in quel momento, proprio in quel punto, non lo posso considerare un evento fortunato. Sarebbe bastato un altro minuto, forse mezzo, e sarei stato oltre. Se solo non mi fossi attardato a sistemami la linguetta dello scarpone, o avessi adottato un’andatura un po’ meno turistica. E d’altro canto se sono qui a scrivere, anche se un po’ acciaccato, è solo per un insieme di circostanze talmente fortunate da far pendere il bilancio della giornata decisamente a mio favore. Innanzitutto il mio compagno più vicino, pochi metri avanti a me, per fortuna (sua e mia) viene coinvolto solo marginalmente ed ha, evidentemente, l’autosoccorso nel sangue. L’istante in cui mi sento toccare la gamba destra è per me il segno che la pallina da tennis è finita dall’altra parte. Prima non avrei scommesso un euro sulla mia sopravvivenza. E poi il fatto di essere l’unico travolto di un gruppo numeroso, esperto ed attrezzato che può dedicare, e le dedica, tutte le sue energie al mio disseppelimento. Fossimo finiti sotto in tanti, o fossimo stati in pochi, chi può dire come sarebbe andata. Forse anche la polizza sulla vita sottoscritta poche settimane prima. Avevo insistito perchè fosse rimossa una clausola relativa al caso di morte per congelamento. Metti che finisco sotto una valanga, avevo scherzato con l’assicuratore. Chissà che faccia avrebbe fatto!Ma bando alle ciance, non voglio dilungarmi sulla cronaca, tutto sommato scontata. L’evento valanga, pur con tutta la sua drammaticità, non è descrivibile a parole senza cadere nel banale. Vorrei solo mettere nero su bianco le risposte ad alcune domande che, per il semplice fatto che mi sono state rivolte da più persone, ritengo di possibile interesse comune.Se ho provato a scappare, per esempio. Certo, appena ho visto il distacco, che pure all’inizio sembrava cosa da poco, ho cominciato a risalire il versante opposto con tutta la lena possibile. Ma è questione di secondi, non è che di strada se ne può fare tanta. Magari in fase di discesa ci si può mettere a uovo e tentare una libera alla Hermann Mayer, ma in salita, con le pelli ai piedi, il raggio d’azione è veramente risibile.Se ho provato a nuotare, come suggeriscono di fare. No, non ci ho provato. O meglio, non sono neanche riuscito a pensare di ipotizzare di tentare di provarci. L’onda d’urto che precede la massa valanghiva non ha nulla a che vedere con il vento, neanche con la Bora a centodieci che pure ho provato a Trieste, anni fa, e che mi faceva barcollare, è vero, ma non mi sollevava mica da terra! Dopo lo schiaffo dello spostamento d’aria, con relativo atterraggio scomposto, è difficile fare qualunque cosa. E poi la valanga, la mia valanga almeno (di altre non ho esperienza), non ha niente a che vedere con l’acqua.
E’ come trovarsi all’interno di una gigantesca betoniera: lo stile libero riesce malissimo. La massa ti avvolge, ti impasta, ti disarticola. Già mantenere una congruenza morfologica è un’impresa impossibile, coordinare dei movimenti è pura teoria. Forse varrebbe la pena togliersi gli sci e rannicchiarsi per cercare di salvare gli arti, ma non è detto che così non si finisca più sotto. Comunque, pensare di riuscire a dominare in qualche modo la situazione è per lo meno illusorio.Se ho provato a crearmi uno spazio, una nicchia, una bolla d’aria per poter respirare. Sì, ci ho provato. No, non ci sono riuscito.
Per un attimo ho creduto di avercela fatta. Quando mi sono fermato ce l’avevo. Poi è arrivato il resto della neve con il suo dolce peso da ippopotamo. Non solo si è ripresa tutti gli spazi disponibili: si è anche piazzata sul mio sterno rendendomi la respirazione complicata a prescindere dall’aria disponibile. Se si ha cognizione del sopra e del sotto. No, per niente. Non avrei mai detto di essere praticamente a testa in giù. Dicono di usare la saliva per orizzontarsi, ma questo ha senso solo se hai a disposizione dello spazio per fare qualcosa. Quando sei imbalsamato in un pilone di cemento non è che ti serva molto sapere dove sta il sopra. Se c’è luce. Sì, almeno, giurerei di sì. Non che ci sia molto da vedere, ma la mia impressione è quella che i cristalli di neve davanti ai miei occhi fossero visibili.Se si sentono i suoni. Sì, benissimo anche. Anche da un metro e mezzo sotto sentivo tutto quello che si diceva fuori. Non viceversa, nel senso che fuori non sentivano niente di quello che urlavo io. Strano effetto monodirezionale della propagazione del suono.Se fa freddo. Probabilmente sì, ma almeno nei primi minuti è l’ultimo dei problemi. Poi sì, un freddo becco, ma per fortuna ero giá fuori.Se mi è passata davanti tutta la vita. No, francamente no. L’impressione è quella di non avere pensato quasi niente. Per un po’, forse un minuto, ho creduto di essere spacciato, ma non c’è stato molto oltre questa lungimirante osservazione. L’immagine confusa di mia moglie che spiega ai bambini il perchè e il per come il papà non tornerà più, con l’assurdo sollievo di non essere io a doverlo fare. Un inizio di rassegnazione forse. Poi il tocco magico sullo scarpone e la certezza immediata che ce l’avrei fatta. Da lì tutti gli sforzi si sono concentrati sullo stare calmo, sul respirare piano, sul consumare il meno possibile, sullo stare vivo. Per la proiezione completa della mia vita non c’è stato proprio tempo.Se, infine, tornerò in montagna dopo questa singolare esperienza. E’ la domanda più difficile. Sono talmente lontano dalle condizioni fisiche minime anche solo per salire sul monte San Primo che non provo nessuna pulsione, nè di ritorno nè di ritiro. Cosa mi verrà voglia di fare, quando potrò farlo, non riesco a immaginarlo. Mi si fa notare che si è trattato di un evento non provocato, del tutto casuale, una vera sfiga come si suol dire, e che non posso rimproverarmi nessuna negligenza, nessun azzardo. Cosa vera in gran parte. Certo, se avessi scelto di uscire dal traccione e di passare più sulla sinistra… beh, avrei vinto il premio Nobel della premonizione, ed è solo uno scrupolo di coscienza che, di fronte al danno, mi porta ad interrogarmi sulle scelte improbabili che avrebbero potuto evitarlo. Tuttavia, forse proprio questa valutazione di ineluttabilità mi disturba. Fosse successo mentre, come tante volte, mi assumevo un rischio più o meno calcolato, potrei sempre pensare che, con una condotta più prudente, sarei in grado di aumentare a mio piacere il livello di sicurezza. Se fai una cazzata, dice il saggio, puoi sempre riprometterti di non cascarci più. Invece mi trovo, come unica consolazione, quella di pensare che una sfiga del genere non può capitarmi due volte, cosa del tutto falsa, come il calcolo delle probabilità insegna.Questo per quanto riguarda i motivi per non tornarci. La paura. Poi ci sono i motivi per tornarci. Il divertimento. Fino ad oggi ho sempre vissuto la montagna con serietà ma anche con spensieratezza. Un grande, immane, incommensurabile divertimento. Riuscirei a divertirmi come prima sapendo che a casa c’è una famiglia che conta i minuti alla fatidica telefonata, ok, tutto bene, siamo alla macchina? Fino ad oggi la mia attività montanara è stata, per la mia famiglia, un mero problema di assenza. Ora potrebbe diventare un grosso motivo di stress. Insomma, dobbiamo guarire in quattro da questa faccenda.

In conclusione, l’epilogo.
Come recitano i sacri testi, la probabilità di sopravvivere sotto una valanga è più del novanta per cento nei primi cinque minuti. Mai tempo fu calcolato con più giudizio. Quando vedo un guanto che spazzola gli ultimi strati di neve davanti alla mia faccia sono passati esattamenti cinque minuti, e la mia impressione è che non avrei retto il sesto. Forse solo una sensazione, nessuno potrà mai dirlo. L’immensa goduria di respirare è solo parzialmente mitigata da un dito che mi viene prontamente infilato in bocca alla ricerca di corpi estranei, come da procedura. Pare che la mia prima richiesta sia stata quella di levarsi dai testicoli, non in senso figurato ma strettamente fisico. D’altro canto non dev’essere facile capire come sono posizionato, mezzo Heather Parisi e mezzo Misery Non Deve Morire. A partire dalle angolazioni improbabili degli arti inferiori i miei testicoli potrebbero trovarsi dovunque, dunque è ragionevole che qualcuno, nell’ansia totalmente condivisibile di salvarmi la pellaccia, ci si sia piazzato sopra. Vedo facce di compagni che credevo molto più indietro. Avranno preso uno skilift, viceversa non mi spiego come possano essere già qui. Il resto è un walzer di scavi archeologici, teli termici, elicotteristi acrobatici, medici sans frontier, barelle, ambulanze, freddo, felicità, dolore fisico come non mai. Mi concentro sulla linda stanza d’ospedale dove, prima o poi, dovrei approdare per un meritato riposo sotto cospicua dose di antidolorifici. Un miraggio per il quale ci vogliono circa quattro ore, in gran parte spese per tirarmi su la temperatura da trentuno ai trentasei e mezzo regolamentari. Quando alla fine mi sparano nel calcagno il ferro per la trazione mi avvisano che mi farà un po’ male, ma a me sembra poco più di una puntura di insetto. Ormai ho la soglia del dolore tra Rambo e l’Uomo Chiamato Cavallo. Finalmente, verso le quattro, il sogno si avvera: sono in una linda stanza di ospedale con una pera di allucinogeni da 500cc appesa alla gruccia della flebo e non sento alcun dolore. E’ il 25 Aprile, giorno della Liberazione. Da quest`anno, per me, non solo dai Nazisti. (Roberto Cotti –Rolly)

Regolamentare Internet ???

Lo dice oggi il nostro illustre et comicisissimo Presidente del Consiglio, ma dubito lui sappia di cosa si tratti. Comunque in materia sono capitato poi sul Blog di questo Zambardino , che fa considerazioni molto interessanti e di buon senso. Ride anche lui di coloro che temono internet e di cosa potrebbe capitare ai loro figlioli : non so cosa sia il World of Warcraft che cita, ma l’altro giorno sono finito a registrarmi su uno dei siti più di moda, il famoso Facebook dove ora sono tutti. Tra gli amici che il sistema propone ci sono tutti i prossimi candidati sindaci al comune di Firenze (che nemmeno potrei votare!!). Continuo a preferire Usenet, però su questo coso potrei ritrovare i vecchi compagni di scuola. Ecco, Internet è questo moltiplicato per miliardi: la sola idea di poterla minimamente regolamente è ridicola. Al massimo, la si può censurare, come in Cina. Ma credo sia più forte anche della censura.