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Quasi scoppola

Quasi perchè fino a un par di mesi fa, per non parlare delle scorso elezioni europee e poliche, lo scenario più plausibile per le elezioni regionali era di un quasi cappotto del centrodestra tranne poche regioni centrali. Poi le cose sono un pò cambiate ma negli ultimi 20 giorni deve esserci stato un certo recupero, effetto Berlusconi ma soprattutto effetto Lega che a quanto pare risente poco dell'astensione ed è interpretato probabilmente come partito di lotta E di governo (mica come rifondazione quando stava al governo, che non era nè carne che pesce).
Comunque alla fine, anche se a sorpresa il PD riuscisse a riprendersi il Piemonte, la Conferenza Stato-Regioni, organo molto potente, passa al PDL+Lega. Quindi diciamo una quasi-scoppola. Emblematico il caso Lazio, dove vince la destra pur senza una lista. Emblematico  il caso Emilia, con un forte calo PD, enorme ascesa della Lega e della lista di Beppe Grillo. Emblematici anche i casi Calabria-Campania, una gestione evidentemente fallimentare ha provocato delle gravi sconfitte alla sinistra. Il PD si consola con una buona tenuta in Toscana, Marche, Liguria e Puglia (ma qui solo per merito dell'ultimo politico presentabile della sinistra italiana, Vendola). Di Pietro sale ma non troppo, sinistra a pezzi come negli ultimi 3 anni, UDC inutile nella politica italiana, Lega in gran spolvero come dicevo che reclamerà sempre più spazio. Spero sia vero – come dice Severgnini – che quando fanno certe sparate siano più che altro folklore.

Commenti politico-referendari

Passati i ballottaggi mi viene voglia di fare un punto della situazione politico-elettorale italiana ad oggi Partiamo quindi dalle

  • elezioni europee: in un contesto nella UE che ha visto grossa crisi dei partiti del PSE e una grossa crescita della destra, specie euroscettica, l’Italia si dimostra parzialmente un caso a sè stante. Con il PDL che vince ma non stravince e ottiene meno del previsto, con la Lega che vince ancor di più e comincia ad avventurarsi sotto gli Appennini, un UDC che rimane con la sua piccola nicchia di voto d’opinione senza poter incidere poi molto. Con il PD che perde ma non straperde, in compenso va male il resto della sinistra, magari non malissimo come alle politiche ma quasi, confermando però  di avere prospettive assari misere per il futuro.
  • referenda: quorum lontano anni luce, sono serviti solo a dimostrare l’insulsaggine della normativa attuale, completamente al di fuori dello spirito che portò l’Assemblea Costituente ad istituire il referendum abrogativo. Urge un draconiano aumento delle firme necessarie per indire un referendum e l’abolizione o la riduzione drastica del quorum. Su questi referendum vorrei far notare che tra i pochi votanti c’è stato un piccolo ma, dati i bassi numeri, significativo risultato del quesito sulla possibilità di potersi candidare solo in una area geografica e non in tutta Italia: ulteriore segnale di disaffezione e disapprovazione verso la classe politica tutta
  • amministrative. Bilancio pauroso per il lato sinistro del panorama politico italiano. C’è da sghignazzare amaramente a leggere manifestazioni di contentezza dell’attuale segretario del PD: c’è solo da ipotizzare che temessero una disfatta di proporzioni bibliche. Invece in una elezione amministrativa si deve giudicare principalmente sul numero di amministrazioni perse o conquistate all’avversario. E da questo punto di vista il centrosinistra ha perso in maniera drammatica. E’ pur vero che 5 anni fa raggiunse un massimo storico conquistando anche mezza lombardia, in un momento storico di grossa difficoltà per il governo Berlusconi di allora: però ci sono pesanti segnali di cedimento anche nelle roccaforti
  • andiamole a vedere queste roccaforti: le regioni dell’italia centrale, più qualche macchia di leopardo qua e là per l’Italia. Il PD resta il primo partito solo in due regioni a giudicare dalle europee, perde alcune significative piazze locali come Prato e Sassuolo, arretra generalmente cedendo qualche voto al partitino di Di Pietro e questo in compresenza con un analogo crollo di Rifondazione & co. Che si stia avverando la profezia di Tremonti sul PD che si avvia a diventare una Lega degli Appennini? In ogni caso la situazione di partenza in vista delle importanti regionali del 2010 è veramente deficitaria per le forze di opposizione
  • in effetti, la Lega scende e comincia a guadagnare consensi e consiglieri comunali persino in Toscana. Dove anche l’opposizione di centrodestra, specie le frange più militanti (diciamo vicine all’ex An o all’ex MSI) alzano il capo. Leggevo l’altro giorno un manifesto di un movimento giovanile di destra. Il manifesto riportava uno slogan contro attuali concetti chiave: mobilità flessibilità precarietà . Sembrava di leggere un manifesto di un partito di sinistra. Eccolo qui, un segno dei tempi: la difesa delle classi realmente o potenzialmente più deboli  della società non è più appannaggio del centrosinistra. E quindi un certo movimentismo ben organizzato sul territorio (come era organizzato una volta quello del PCI) porta consensi. E suppongo che pagherà sempre di più, se si dimostrerà non solo un vuoto contenitore di protesta e di lamenti. C’è da dire però che da un lato paga parlando alla pancia della gente soffiando sul fuoco delle paure causate dall’immigrazione, ma dall’altro sembra essere più vicino alla vita di tutti i giorni (se lo sia anche nella realtà è tutto da dimostrare)
  • tutto questo conferma il momento di grossa difficoltà del PD, partito che sembra lontano sia dalle esigenze di strati più deboli sia da quelle dei ceti produttivi. Un partito ancorato nello snobismo, in una antica presupponenza di superiorità che attualmente non ha più alcuna ragione di essere. Un partito che dovrebbe fare solo una cosa: svecchiarsi, nei fatti e non a parole, ricambiando completamente la classe dirigente e ringiovanendola a partire dalla fondamenta locali: più gioventù, più modernità, meno legami col passato, più primarie, più partecipazione dal basso, che dove sono state fatte bene hanno funzionato. Considerazioni che valgono sia per PD che per PS che RC e per un pò tutti i partiti di sinistra, che sembrano essere messi tutti molto male, sopravvivendo solo per rendite di posizioni consolidate, non si sa quanto solide pure in futuro
  • uno sguardo locale sulla Toscana: la sinistra complessivamente regge, la destra sale solo se presenta candidature innovative e contemporaneamente la sinistra fa harakiri. Candidature molto contestate come quella di Renzi a sindaco di Firenze han funzionato, proprio perchè basate sulla partecipazione dal basso e su programmi più moderni e meglio presentati. Anche a Firenze altre candidature avrebbero avuto molta molta difficoltà. La domanda che molti si fanno è: in futuro la Toscana reggerà all’assalto della Lega e del centro destra? Chissà, certamente se dimostrerà di essere più pratica e pragmatica, più comunicativa, sì senza problemi. Qualcuno a sinistra dice che lavorare troppo sulla comunicazione, sui programmi accattivanti, sia sinonimo di berlusconismo e quindi da accontonare se non da rifuggire come il demonio. Mah. Concezioni antiquate per il sottoscritto, il politico migliore è anche quello che vende meglio le cose che fa perchè riesce a convincere la gente che quel che fa è giusto. Alla fine chi mente non riuscirà a nascondere nulla, chi è convincente sarà vincente, specie se riesce a spiegare temi astrusi oppure argomenti delicati su cui è difficile avere consenso. Sì, lo so che è chi è di sinistra in Italia non è d’accordo: è uno dei motivi per cui attualmente la sinistra è perdente, infatti. Quindi, non è berlusconismo, è realismo, i politici in carica in tutto il mondo fanno opera di convincimento, a partire da uno che va per la maggiore come Obama.
  • non posso non chiudere sulle vicende del premier. Non mi riesce esser moralista come fanno alcuni a sinistra, anche un premier ha diritto di andare a letto quando e con chi gli pare nei limiti della legge. Non sono d’accordo sul discorso privacy invocato dalla stampa di destra, nel senso che l’essere personaggio pubblico impone anche un certo diritto di un popolo a poter valutare anche situazioni private. Però resta qualcosa su cui storcere la bocca: come lo squallore di chi sembra essere ossessionato dall’altro sesso. La ripugnanza nel sospettare che l’essere compagni di letto possa portare anche a incarichi politici o almeno candidature, e questo sì che va oltre la sfera privata e tocca il pubblico, ed è un fatto che impone delle spiegazioni. Infine, questa vicenda è solo l’ennesima dimostrazione di come sia anomala la situazione mediatica italiana: mentre altrove la CNN o il Times fanno servizi sulla vita privata di un premier di un altro paese scavando a fondo, qui si nasconde la polvere sotto il tappeto delle veline dei TG invocando il rispetto di una privacy che non sembra valere per tutti. Non penso si tratti solo di direttive dall’alto, sembra più uno squallido servilismo strisciante e ruffiano di basso livello, meccanismo pienamente italiano come il correre in soccorso del vincitore e del potente. Resta quindi solo l’evidenza, ormai talmente tacita e consolidata da neanche accorgercene più, di una situazione che è ai limiti del concetto di democrazia così come inteso nei paesi occidentali.

C’è grossa crisi

Come i due gatti che leggono questo blog sapranno, sarò a breve proprietario immobiliare di un nuovissimo nonchè ristrettissimo microquadrilocale ubicato nel mezzo dei boschi tra Firenze e l’Appennino, sia pure a portata della strada statale che un tempo collegava nord e sud. Impegnato come sono a cercare arredamenti sono capitato in quel di Quarrata: ridente cittadina nella piana fiorentina nei pressi di Pistoia, nota per essere una specie di capitale toscana dell’arredamento, recatomi in passato lì solo per una bella gara collinare, in una di quella vinsi pure uno sgabello (sic!) di buon legno. Insomma, sapevo che lì potevo trovare decine e decine di negozi ansiosi solo di potermi offrire e vendere armadi letti e comò. In effetti il paese è caratterizzato da questa lunga strada dritta che dall’autostrada porta in centro, ricolmo a destra e sinistra di negozi di mobili. Parcheggio e mi incammino. E presto noto che una buona metà dei negozi, molti dei quali di vaste dimensioni, erano chiusi. E quelli che erano aperti avevano un bel tono dimesso, molto triste direi. E la gente in giro era molto molto poca: clienti pochi ed anzianotti. Un pò intristito, quasi come l’ambiente circostante, ho cambiato zona. Qualche giorno dopo invece faccio un salto all’Ikea fiorentina. OK, la qualità del mobilio è quella che è ma anche i prezzi sono molto bassi. Ma soprattutto, è un luogo affollato, divertente, pieno di giovani, bambini, dove la gente è interessata incuriosita e sorride. Traduzione: il modello quarratino dell’industria del mobile è destinato a fallire miseramente.
Da cui mi sono nati come spesso mi accade molti pensieri. Non sull’arredamento, che poco me ne intendo. Ma sulle capacità imprenditoriali dell’industrialotto italiano medio. Sul modello economico di tanti nostri paesi italiani, fondati su un business molto specifico – arredamento, tessile, calzatura, motori, acciaio ecc. Tanti di questi , in grossa crisi. Mi son ricordato quindi di prima che ci fosse l’Ikea a Firenze, che i mobilieri locali e in particolar modo di Quarrata si lamentavano che "sarebbe andato in difficoltà un distretto industriale", bla bla bla, "molti posti di lavoro in pericolo" yadda yadda yadda "
verrebbe attaccata la cultura toscana del mobile" ecc ecc. Come dire, fateci continuare a vendere a prezzi carissimi i nostri vecchissimi mobili che sennò ci tocca tenerceli in magazzino, vogliamo continuare ad avere il monopolio. Beh, ci provarono, d’altronde è solo l’ennesima dimostrazione della totale assenza in questo paese della cultura liberale, della cultura della concorrenza , dei diritti dei consumatori: e di come la cultura imprenditoriale sia deficitaria, chè quelli pensano che fare impresa sia solo pagare 2 euro gli operai e vendere magari in nero subito e il più possibile fregando magari i fornitori.
Tanto per metterci il carico, leggevo l’altro giorno della protesta a Prato: città enorme, la seconda della Toscana, fino a un quarto di secolo fa eternamente venduta all’industria tessile con quei macchinari infernali che funzionavano anche di notte (come in questo bel film di Nuti), adesso è in crisi nera, tra i cinesi che offrono lo stesso prodotto a un decimo del costo e la direi nessuna capacità di rinnovamento di tanta imprenditoria di queste parti che preferisce investire nella Porsche che nell’innovazione. Parafrasando un post del mio amico Riccardo , queste realtà nel loro attuale stato sarebbe bene che chiudessero , o meglio ancora facessero pulizia del vecchio imprenditorame e decidessero davvero di lavorare seriamente, che lo saprebbero fare ancor bene se solo gli tornasse la voglia.

Quello di cui tutti parlano troppo

Sulla nota vicenda Englaro si è detto troppo, troppissimo se mi perdonate il superlativo: e spesso si è detto anche male. Sul merito specifico faccio fatica ad esprimermi, è un caso veramente limite, dove solo chi lo può vivere può sapere cosa sia. Quindi, le mie riflessioni sono sulla baruffa che si è scatenata.
1- la magistratura si è dimostrata probabilmente migliore della società che la esprime: in assenza di una legge ha provato a usare il buon senso e ad affidarsi alla Costituzione e soprattutto ai diritti lì sanciti, provando a calarli nel caso specifico. Non so se la decisione presa sia quella migliore, sicuramente però ha operato in buona fede e basandosi sui fatti. Anche nella conclusione che stiamo vivendo oggi. Se come sembra partirà un procedimento d’ufficio per calunnia contro gli sciacalli che hanno sfoderato il loro livore cianciando di omicidio potremo dire che lo Stato di Diritto esiste, sebbene sofferente.
2- la classe politica invece si è dimostrata allo stesso livello di emotività della gente comune di questo paese. Posizioni per partito prese, invettive, la parola "dubbio" messa costantemente da parte. In particolare mi hanno stupito espressioni nei riguardi di una famiglia che avrebbe considerato la propria figliola una semplice "scomodità", naturalmente basate su nessun giudizio oggettivo ma solo come supposizione di pancia. Veramente disgustoso. Cosa non si fa per raccogliere 2 voti
3- il giornalismo invece è persino peggio della società che prova a descrivere. Media scatenati, servizi a gogò, ossessione televisiva costante, ho sentito decine di persone che hanno scioperato dalla visione dei telegiornali ormai infastiditi. La partigianeria ovviamente ha preso il sopravvento: e NON mi ha stupito il fatto i pennivendoli di giornali e TV abbiano raccontato soprattutto le veglie i cortei le preghiere INVECE di intervistare esperti e provare a spiegare cosa sia uno stato vegetativo (beh in effetti non farebbe troppa audience)
4- infine, questo caso (unito alla famosa vicenda dei lefevriani reazionari ed antisemiti) fa toccare alla chiesa cattolica romana (minuscolo d’obbligo) il punto più basso raggiunto negli ultimi decenni. Soprattutto, chiarisce l’errore filosofico di fondo: che esista un’etica assoluta cui fare riferimento, e che il Relativismo Etico sia il Male. La vicenda Englaro invece chiarisce a tutti senza ombra di dubbio che ogni caso è specifico e ogni individuo è diverso, per cui non esistono soluzioni e leggi naturali da seguire obbligatoriamente, tanto più nella società contemporanea fondata sulla libertà individuale. Mi ha colpito leggere una intervista al filosofo cattolicissimo G. Reale, sul cui testo affrontai Platone e Aristotele più di 20 anni , in cui evidenziava la peculiarità della vicenda e gli errori di oltretevere. Quando fu eletto questo papa dissi subito che le parti in campo si sarebbero definite: gli integralisti da una parte, gli spiriti liberi dall’altro: e ciò sta avvenendo. E’ difficile che la ipocrita società italica abbandoni l’ombrello di piazza di san pietro ma di sicuro da oggi la chiesa cattolica (l’istituzione ovviamente: non i veri preti che operano sul campo) è evidentemente molto più lontana dalla realtà della vita di questo paese: e di ciò mi rallegro.

Quando avrà finito, preghiamolo di venire in Italia

In vari post nei mesi passati ho scritto delle elezioni americane e della vittoria di Obama. Come anche i sassi sanno ormai, l’altro giorno ha giurato e ha fatto il suo discorso presidenziale. Direi quindi che è il momento di fare delle valutazioni anche su questo discorso. O quantomeno , sui tratti più interessanti. Discorso sicuramente retorico, un pò pomposo: nulla di strano , sei diventato presidente degli USA, l’uomo più potente del mondo, hai davanti 2 milioni di persone (ma la questura di Roma diceva solo 100.000, nota ironica): ovvio che vuoi colpire il cuore degli astanti, più che la mente. Discorso infarcito di citazioni bibliche e invocazioni divine: ovvio, sui dollari hanno scritto "In god we trust" non a caso. A questo proposito, è interessante questo articolo sulla presenza della religione in politica in USA e in Europa.Ora il neopresidente verrà messo alla prova, e si vedrà. Qualche piccola traccia però l’ha lasciata in questo discorso, abbastanza per fare delle valutazioni.
In primis, il riferimento alla politica della speranza invece che della paura. E’ un punto fondamentale: pensiamo a cosa erano gli USA e il mondo tra 2001 e 2004, e cosa sono oggi. La paura, tanta che c’è stata allora, non è servita a niente. Se non a generare un clima più teso tra i vari stati e popoli. E’ la sconfessione di anni di politica americana nel mondo. Ma andiamo oltre: aggiungiamoci la considerazione riguardo l’Islam, e le varie religioni presenti negli USA (notare che ha citato prima i musulmani e poi gli ebrei: le parole sono importanti disse qualcosa). Obama tende la mano a un’altra religione, un’altra civiltà, un altro modo di pensare, che è ed è stato al centro delle crisi politiche e militari recenti. Non che ne avesse bisogno, il multiculturalismo è presente persino nel suo nome, ma è andato oltre: dice chiaramente al mondo islamico che non è tempo di liti e guerre, ma di accordi e percorsi comuni.Non è mica da poco come passo in avanti, verso la pace intendo (speriamo). E anche come dichiarazione di intenti. Sembra assurdo ma solo la sua presenza nella stanza ovale ha provocato messaggi distensivi da parte della (inguaiatissima) Russia, entusiasmo e fiducia nel mondo islamico, la cessazione dell’attacco a Gaza da parte di Israele (a proposito, in questo blog alcune validissime riflessioni), e nuove speranze di disgelo tra USA e Iran.   Sul piano economico c’è poco da dire: c’è grossa crisi, specie negli USA, e la sua sembra più una respirazione artificiale su un malato senza speranze di ripresa (almeno nel breve e medio periodo). Su questo e su altri punti le aspettative verso il nuovo presidente USA sono a livello altissimo: per lui è paradossalmente un dramma: adesso gode di un consenso smisurato ma quando ci saranno momenti meno felici si misureranno i risultati sulle basi delle attese.
Quanto al resto, Obama resta un americano a dispetto del nome: le distanze tra Italia e Europa e USA sono enormi, e sicuramente non ci saranno cambi drastici di politica sia estera che interna sul piano dei diritti civili. Ma i tempi sono così bui che ci potremmo accontentare. Anche perchè in un colpo il suddetto ha inferto un durissimo colpo ai movimenti neo-con, teo-con di oltreoceano, per cui se e quando riuscirà a dare il via libera all’uso delle cellule staminali nella ricerca si potrà dire di aver visto un netto cambio di direzione: che avrà effetti a valanga anche in altri paesi, incluso (spero) nel nostro bigottissimo stato italiano.

Cervelli in fuga

Leggevo giorni fa questo blog, molto interessante. Sulla fuga dei cervelli. Sono interessanti più che altro le risposte, dei tanti fuggiti in cerca di opportunità. Ora non c’è più una Ellis Island come quella che accoglieva i nostri poveri immigrati di un secolo fa (se cercate su quel sito potreste trovare qualche vostro lontanissimo parente): ai giovani del nostro paese basta studiare, navigare in internet per qualche tempo, mandare un pò di mail e aspettare. In che tempi meravigliosi che viviamo, dove possiamo modificare il corso della nostra vita da uno schermo. Comunque, ultimamente si è parlato molto dell’Onda, le proteste giovanili contro il decreto Gelmini ecc ecc. Beh ecco, credo che il problema della nostra scuola ed università stia tutto qui: che futuro potrà mai avere un paese che non permette ai propri migliori cervelli di emergere se non chinandosi a leccare il deretano di qualche professore, costringendoli invece nella maggior parte dei casi ad emigrare? Questi mi paiono temi molto seri su cui lavorare, non certo discorsi sul maestro unico o simili.

Cerchiobottismo

Favoloso nel finale dei Vicerè televisivi: nel comizio conclusivo il protagonista infila una serie di "…ma anche…" che nemmeno il miglior Veltroni. Lo prendono in giro pure nelle fiction, non ci bastava la satira. Però rende l’idea di un paese andato avanti per secoli sempre con un colpo a destra e uno a manca, col bastone e la carota. Forse siamo noi italiani che siam fatti così, e vogliamo e possiamo essere governati solo in questa maniera.

Indovina chi viene a cena

E così come immaginabile ha vinto Obama, come tutto il mondo sa dopo la valanga mediatica che si è scatenata (oddio, i sondaggi avevano sancito unanimi la vittoria da tempo e chi non era convinto poteva scommettere su McCain: così perdente che era quotato ben 11 volte la posta giocata!)
Tanto è stato scritto sulla vittoria di Obama. Il momento è stato indubbiamente una di quelle cesure nette che la Storia, in genere un divenire continuato, ogni tanto presenta. Tanto importante che contrariamente al mio essere animale diurno ho atteso oltre le 4 per andare a letto, a gustarmi non certo le pallosissime trasmissioni italiane bensì la CNN live via web, oltre a tutti i siti di informazione. L’electoral speech di Obama l’ ho letto il giorno dopo , e lo considero veramente notevole sia pure intriso di quella retorica che un discorso di tal portata mediatica deve comunque avere (lo potete scaricare qui se sapete un pò l’inglese, si capisce benino , il testo in italiano o in inglese si trova facilmente ). Qualche altra considerazione :
– la portata storica dell’evento è stata ben descritta da molti osservatori. Le statistiche degli exit poll hanno dimostrato che Obama ha vinto in tutti i gruppi (tranne i maschi  wasp), come dire che l’insieme delle minoranze è maggioranza. Qualcuno ha scritto che non è solo una vittoria della minoranza dei discendenti degli schiavi  – anche perchè la cultura e la formazione di Obama è "bianca" come "bianco" era il protagonista del film citato nel titolo del post- , quanto una vittoria del melting pot, del multiculturalismo e della società multietnica , un destino inesorabile per tutti i paesi occidentali.
– oltre a ciò, cioè l’essere andati oltre la propria storia, gli americani hanno mostrato una propensione al rischio alla modernità e all’innovazione che gli altri popoli non hanno. Nel loro patrimonio di contraddizioni hanno conservato una democrazia imperfetta ma sempre più moderna di altre. Tocqueville  l’aveva descritta quasi 2 secoli fa quando era forse l’unica al mondo, ma da allora è rimasta sempre la più avanzata per molti aspetti (raccapricciante su altri , non a caso fin dall’inizio nacque con la questione schiavitù, come per sua natura riesca ad entrare in contraddizione). In quale altro paese al mondo il figlio di uno studente immigrato può essere cittadino ("in italia Obama attenderebbe ancora la cittadinanza" ha detto la scrittrice Toni Morrison), accedere alla migliore università legale del paese pur da piccolo borghese e laurearsi cum laude, e poi fare in un lampo carriera politica e divenire l’uomo più potente del pianeta? la mia risposta è: in nessun luogo. E nemmeno in Europa al momento avrebbe chance di divenire primo ministro il figlio di uno dei molti immigrati. La differenza sostanziale – che l’America è per definizione terra di immigrati – è chiara. Ma non solo questo, il sogno americano di diventare qualcuno pur partendo dal basso ha un fondamento reale fondato sulla meritocrazia che impera in tutti i campi dal lavoro alla scuola alla politica.
– l’impatto mediatico della vicenda è incredibile. I TG sembrano in preda ad una esaltazione senza precedenti, Obama sembra un messia che viene e promette miracoli. Io invece temo proprio il fatto che difficilmente potrà mantenere non le promesse quanto le aspettative dei tantissimi. E ho dei dubbi sulla consistenza politica : si vedrà. Intanto a suo favore depongono sia la carriera scolastica e politica, sia la cultura e la lucidità che fa trasparire. E soprattutto quelle capacità oratorie, quel carisma e quella leadership che non avevo mai osservato prima in un politico. In chi può riguardare le immagini di Grant Park durante il discorso da presidente eletto, potrà notare come la gente pendesse letteralmente dalle sue labbra, come l’entusiasmo e la devozione che scatenava siano senza limiti, come la gente urlasse all’unisono quel "yes we can" così come a messa si dice un amen. Neanche una star del rock o un campione dello sport, veramente incredibile. Credo che specialmente qui in Italia Obama sia sopravvalutato, e a quanto si legge molte idee che forse metterà in pratica sono cose già viste.
– non sfugge comunque il fatto che la sua vittoria sia un simbolo. Di democrazia, libertà, opportunità, Senza contare il fattore storico e razziale si intende. Ma c’è altro, non solo il cambiamento implicito nel colore della sua pelle. A chi dubita della portata dell’evento, o anche solo pensa che i terroristi da ora sono più forti, basta evidenziare queste parole di Obama: "the true strength of our nation comes not from the might of our arms or the scale of our wealth, but from the enduring power of our ideals: democracy, liberty, opportunity, and unyielding hope". Non è solo retorica, c’è un messaggio dietro, non interno ma esterno all’America
– a noi italiani invece questa elezione riserva una mazzata gigantesca. La distanza tra la classe politica nostrana e quella americana pare ora siderale. Sia per la giovinezza del vincitore, sia per le parole veramente patriottiche e leali dello sconfitto (potremmo chiedergli se si accontenta di governare l’Italia, ma non credo sia masochista), sia per questa passione positiva che abbiamo visto tra la folla di Chicago, ben diversa dalle manifestazioni lamentose e colme di invettive che ci sono da noi fisse. In capo all’aver realizzato la pochezza dei nostri politici, è arrivata la gaffe che tutti conosciamo. Ormai ci siamo così abituati a cose del genere che poco ci facciamo caso: io infatti faccio caso sia al caso esagerato di una parte, sia soprattutto alla difesa d’ufficio veramente indifendibile degli yes-man del cavaliere, servi sciocchi per cui il loro capo è intoccabile e guai a chi protesta. E dietro il difendere quella battuta non c’è solo servilismo e partigianeria: c’è quell’inconscio razzismo, quella insita diffidenza verso il diverso da cui difficilmente ancora ci libereremo per un paio di generazioni ancora
– un ultimo appunto: Obama ha usato potentemente il web, non solo per raccogliere fondi ma, da vero profeta del web 2.0, per organizzare e mettere in contatto i diversi gruppi di sostenitori staff e volontari. Non solo, ha usato il web sia per veicolare sapientemente il messaggio sia per consolidare la propria immagine anche con immagini familiari . In questo ha apportato una ulteriore innovazione, anche perchè è stato il primo presidente a citare internet nel suo discorso, ed è da segnalare la definizione che ne ha dato, "a world was connected by our own science and imagination" – creatività, immaginazione, fantasia, comunicazione, collaborazione. Internet è soprattutto ciò, ed è veramente moltissimo.

Casa Bianca

La corsa alla Casa Bianca sta terminando, è allo sprint finale. Tra poco sapremo, anche se i sondaggi non lasciano tanto spazio a risultati dalla parte di McCain.  Però il fatto che sia candidato un senatore di colore sta facendo sorgere dubbi in molti persino su valanghe di sondaggi favorevoli. Vedremo, certo che se Obama non vincerà ci potrebbe essere persino il rischio di sommosse popolari nei ghetti neri (comunque cito Severgnini: finchè non lo vedo non ci credo). C’è da considerare il fattore razziale: in un senso – più o meno latente razzismo – o nell’altro – politically correctness, razzismo alla rovescia. C’è chi dice che sia il colore stesso della pelle di Obama a garantire il famoso Change, non i suoi discorsi. E ci sta sia vero. Comunque i sondaggi parlano chiaro: se confrontiamo lo stato dei sondaggi all’antivigilia di 4 anni fa con i dati di  ieri si nota che più di tanto i numeri non possono cambiare.
In ogni caso, facevo ultimamente riflessioni su come il voto americano viene percepito oltreoceano. Se persino l’Economist ha fatto un sondaggio a livello mondiale su chi preferirebbero tra i due candidati, allora vuol dire che l’esito di queste elezioni riguarda davvero un pò tutto il mondo.  E non è scontato che in fondo le cose cambiano poco tra un candidato e l’altro. Perchè certe scelte influenzano il destino di molti.  Su moltissime scelte ad esempio un Al Gore eventualmente eletto 8 anni fa al posto di Bush avrebbe preso le stesse decisioni dell’altro (penso ad esempio alla guerra in Afghanistan). Ma su alcune – significative – tipo la guerra in Iraq o certe scelte ambientali – è lecito immaginarsi che sarebbero state opposte. E sono scelte che coinvolgono anche noi non americani. Non a caso quindi queste elezioni sono molto seguite sui nostri telegiornali: onestamente, in maniera molto approssimativa visto che vengono citati solo pochissimi dei tanti poll su base nazionale che vengono fatti. E praticamente mai i vari poll più importanti che sono quelli a livello di singolo stato dell’unione. Questo a ribadire come l’informazione televisiva di massa (tipo TG serali di praticamente tutti i canali) sia ormai solo una blanda ed offuscata rappresentazione della realtà (figuriamoci della verità).

P.S.
Qualcuno si potrebbe chiedere come mai mi interesso tanto delle elezioni americane. Beh, in primis sono affascinato da certi meccanismi della politica, di quanto sia correlata con la demografia (non che mi piaccia). Poi , ho grande stima per gli USA, per come concepiscono il liberismo – un mercato libero guidato da poche regole ma univoche, non quel caos all’italiana che c’è qua – , per come esaltano sempre sopra tutto la meritocrazia. E in ogni caso… C’è chi dice che il nostro stesso posto di lavoro, nella globalizzazione odierna, non dipenda più da quanto si decide all’ultimo piano del nostro ufficio, o in un palazzo di Roma, ma magari in una sala riunioni di Shangai o New Delhi. O in uno Studio Ovale a  1600 Pennsylvania Avenue Washington DC.

Georgia tra Russia ed America

Ci ricordiamo tutti che ad agosto ci fu la brevissima guerra tra Russia e Georgia. Una cosa di pochi giorni, entrata nelle TV degli italiani di straforo, compressa com’era tra le vacanze ferragostane e le appena inaugurate e festeggiate Olimpiadi. Una guerra breve ma che come tutte le guerre hanno lasciato dietro morti, disperazioni, distruzioni e nuovi scenari politici ed economici. La Georgia è un piccolo stato montuoso ma anche bagnato dal Mar Nero sembra lontana anni luce da noi ma è molto molto più vicina di quanto non creda. Perchè è in un luogo strategicamente importante, dove per millenni sono passati popoli e conquistatori ma dove adesso transita il prezioso – per noi Europei – gas proveniente dall’Oriente. E perchè questa guerra disegna ed apre scenari inquietanti per il futuro. Perchè dimostra che il pacioso orso russo si è risvegliato dal letargo post-sovietico, che vuole ancora continuare a giocare la carta dell’imperialismo russo. Si è accorto che i suoi antichi stati amici e vassalli come appunto la Georgia o l’Ucraina o le repubbliche baltiche flirtano oppure si amano alla follia con l’antico rivale americano. Il quale è a sua volta entrato a gamba tesa in una questione apparentemente lontana da casa propria (dove, si vede in questi giorni, avrebbe cose un pochino più grosse cui pensare) ma che lo riguarda da vicino in quanto mette in gioco alleanze amicizie nel grande gioco a scacchi planetario. Ecco quindi i timori di Polonia e paesi baltici per le voglie espansionistiche russe, le tentazioni ucraine sull’aderire o meno alla Nato a dispetto di Putin e dei filo-russi che stanno ancora lì (come disse qualcuno, l’Ucraina è più russa della Russia: ma sarà ancora vero?), nel mezzo la solita imbelle Unione Europea che non sa cosa fare tutta divisa al suo interno, e il solito Berlusconi che solidarizza con l’amico-viveur padrone di tutte le Russie.
Nulla di nuovo sotto il sole, insomma: un’altra immensa partita a Risiko, complicata dai sempre più aggrovigliati rapporti politici mondiali tra le vecchie e nuove superpotenze. Nel mio piccolo ignorante modo di vivere la tendenza è quella di un mondo sempre più incasinato, con la Russia forse più vicina all’Europa specie per le note questioni del gas e dall’altra parte sempre migliori rapporti tra USA e Cina.
Tornando alla guerra in Georgia, per capirla un pochino meglio consiglio di leggere il bellissimo reportage giornalistico di Jonathan Littel pubblicato domenica scorsa su Repubblica: qui si può scaricare il PDF , chi è bravo col francese lo legge qui .  Littel fa del vero giornalismo, senza prendere posizioni preconcette – a differenza di un altro reportage letto ad agosto, di Bernard Henry Levi , ben più partigiano – mostra le crudezze delle guerra, parla coi politici con la gente comune e coi soldati, evidenzia sia la prepotenza dei carri armati russi sia la folle ebbrezza dei georgiani convinti di stroncare i resistenti (comico che in rete si trovino commenti che invece parlino dell’articolo come estremamente di parte, e per giunta filoamericano: d’altronde Littell, autore del romanzo Le Benevole, è uno che si trascina dietro luoghi comuni discussioni accese e dispute varie, come è logico che sia per uno capace di dipingere con maestria la banalità del Nazismo).
Insomma la pace nel Caucaso è lungi dal tornarvi: nuove Cecenie e Nagorno-Karabah potranno sempre esservi. Ancor peggiore è la situazione con la Russia, e a questo proposito consiglio il bel numero speciale di Limes sull’argomento. L’editoriale è uno splendido riassunto della situazione , gli articoli e le cartine geografiche sono , oltre che un ottimo esempio di giornalismo politico, anche una favolosa rappresentazione delle forze e degli umori in campo.

Aggiornamento: molto interessante anche l’articolo ad ampio raggio di Sergio Romano di oggi sul Corriere: l’ex ambasciatore sembra abbandonare il suo classico aplomb e attacca duramente gli ultimi anni della politica americana (oddio, come sparare sulla croce rossa in questi momenti)

Road to 270

Da sempre sono appassionato di elezioni e soprattutto del loro punto di visto statistico e demografico: ci vedo dentro l’espressione di un popolo, delle sue speranze, attese, delusioni, codardie, paure, credulità, capacità di farsi infinocchiare dal primo politico che passa. In Italia non siamo così avanti, anche nell’analisi dei sondaggi, come sono negli USA. E così adesso mi ritrovo spesso a consultare siti americani che seguono la campagna elettorale per la White House. Come fosse un telefilm, in pratica, con una puntata quotidiana fatta di articoli sondaggi dichiarazioni scandali ecc.
Queste cose le seguono anche i media italiani ma con notevole approssimazione: basti pensare che ancora adesso parlano di sondaggi nazionali che hanno valore solo come trend (e comunque in un paese con centinaia di milioni di abitanti soffrono di un margine di errore non indifferente), mentre invece tutti sanno che negli USA non vince il più votato ma vince chi ha più propri sostenitori nel Collegio Elettorale (da qui il titolo, 270 è il numero di eletti nel Collegio che garantisce la vittoria). Conta, in pratica, vincere nei vari Stati e chi vince in uno Stato manda nel Collegio tutti i propri candidati di quello stato, nessun proporzionalismo. Sembra assurdo nella nostra mentalità italiana fatta di moderazione e "mettiamoci d’accordo". Insomma conta vincere nei singoli stati e non nell’insieme, e infatti 8 anni fa Gore prese più voti di Bush ma ebbe meno eletti nel Collegio, e perse.
Dicevo che negli USA sì che si possono seguire le elezioni. Ci sono una marea di siti dove si può rimanere aggiornati sull’elezione dell’uomo più potente del pianeta. Cito RealClear Politics http://www.realclearpolitics.com con gli articoli del giorno sui principali siti e giornali USA, http://www.electoral-vote.com/ con quella mappa in primo piano degli USA che dà subito il polso della situazione , le accurate e complicate previsioni statistiche Andrea Moro di http://presidentforecast.andreamoro.net/ , che dà ad ogni candidato la probabilità di essere eletto e ancor più completo 538 http://www.fivethirtyeight.com/ , dove c’è un aggiornamento giornaliero di sondaggi, del loro valore statistico, commenti vari al significato e una proiezione statistica dei possibili risultati stato per stato con indicazione del trend, degli aspetti demografici ecc. Sarò malato ma mi ci diverto un monte (e faccio il tifo, per Obama ovviamente perchè un presidente di colore ha un significato simbolico che va oltreMccain non mi pare malaccio ma la sua vice amante della guerra e sostenitrice dell’insegnamento del creazionismo a scuola fa venire i brividi).

Sinistra alla frutta, insomma

Negli ultimi giorni ho letto di:
1. massima indecisione in partiti vari della sinistra come i socialisti, i verdi, comunisti italiani, ancora perplessi profondamente su come affrontare un paese che ha voltato loro le spalle: dare sempre la colpa al destino cinico e baro è uno sport nazionale. Mica pensano al futuro, ma solo a come conquistare qualche scarno micragnoso seggio al parlamento europeo.
2. scannamenti vari in rifondazione comunista. quelli duri e puri, quelli durissimi e purissimi, quello che sono più comunisti degli altri, quelli che cantano meglio bandiera rossa, quelli che le alleanze no mai meglio perdere piuttosto che cedere anche un capello tanto siamo noi quelli che abbiamo ragione e gli altri, tu compagno compreso, hanno torto
3. un partito democratico che non partecipa al voto sul sollevare un problema costituzionale sul caso del testamento biologico: ora, chi scrive come è noto (forse) è laico, anticlericale (nel senso anti- un certo tipo di religione che mira più al potere che alla fede), ecc. Ma avrei compreso benissimo un partito che su un argomento così serio e delicato come il testamento biologico e l’eutanasia si associasse al centrodestra per chiedere un parere alla corte costituzionale. Almeno avrebbe avuto una posizione. No, non sulle questioni etiche non ci si esprimere: pochissimo anche a destra, eh: non sia mai, in entrambi i partitoni, che ci sia un pò di disaccordo o qualche scissioncina.
Sinistra alla frutta, quindi: e mi pare sia matura andante, sulla via di marcire.

I peli sulla lingua

In questi periodi in cui le voci fuori dal coro sono sempre più rare, pubblico qui un intervento del direttore del Vernacoliere Mario Cardinali (chi non sa cosa sia il Vernacoliere ‘azzi suoi, non sa cosa si perde) sul tema di cui tutti parlano adesso. Non che lo condivida al 100% ma l’omologazione del pensiero e la globalizzazione delle opinioni mi terrorizzano molto di più del pakistano che gioca a cricket in un parco.

Le radici dell’insofferenza e dell’intolleranza vengono certo da lontano. Ma anche da un passato assai più vicino.
Mi ricordo negli anni ’70 – tanto per restare al nostro piccolo mondo provinciale, alla nostra piccola Livorno che si vantava un tempo d’esser nata da un convivente crogiolo d’etnie diverse, comunità diversa anche per questo dalle storiche identità toscane – un gruppo di persone inferocite per la strada contro due zingarelle sorprese ad aggirarsi fra alcune modeste palazzine d’Antignano, dove c’era già stato qualche furto. Se non urlavo io dal terrazzo contro chi gli stava già mettendo le mani addosso e gridava “zingari maledetti andreste ammazzati tutti”, non ci sarebbe stato tempo d’aspettar la polizia.
E mi ricordo poi – una ventina d’anni fa, quando ancora gl’immigrati a Livorno non eran così tanti – una vecchia popolana nella centralissima Via Grande, rivolta a me che passavo, dopo uno sguardo d’evidente diffidenza a un indiano col turbante che transitava anche lui di lì: «Ma l’ha visto?! Io ni darei fòo, a questi musi neri!» Aggiungendo, a me che le chiedevo risentito se le avessero fatto qualcosa: «No, ma dé, io ‘un li posso soffrì!»
A Livorno, mica nella padania della Lega. Che non c’era ancora ma poi si è ben nutrita per il suo successo elettorale anche di questo piccolo passato, di tanti piccoli passati vissuti un po’ dovunque nel paese tutto, fino a ingigantirli oggi in una generale psicosi di quotidiano allarme fra la gente, tutta pronta a sentirselo cantare come il pericolo più immediato e grosso, questo sbandierato dilagare di furti e di scippi e di rapine e di prostituzione riconducibili all’immigrazione, accompagnati talvolta da omicidi atroci.
Nel paese dove le mafie camorre e ‘ndranghete e corone unite hanno ammazzato e ammazzano diecine di migliaia di persone da una vita e da una vita trafficano in colossali intrecci di politica e d’affari. E da una vita non ci si allarma per quest’immensa criminalità che s’è impadronita anche militarmente di regioni intere, già dominate amministrativamente, come invece ci s’allerta oggi contro l’immigrato in generale e contro il rom in particolare (lo zingaro che già il nazismo metteva nei forni crematori) e perfino contro il lavavetri e contro il mendicante, che loro non delinquono ma stanno fra i piedi tutti i giorni.
E magari sarà anche per questo, per la paura di poterselo ritrovare ogni giorno per strada o all’uscio il microcriminale o il poveraccio, per il doverlo vedere accampato sotto i ponti o in altri miserabili tuguri assieme a tanti clandestini che non ce la fanno a pagarsi un affitto con la miseria che gli danno a lavorare in nero, e tutta quella miserabilità disturba e offende le coscienze nostre, sarà anche per questo che tanta gente oggi plaude alla destra di governo che appronta leggi ed emana decreti “decisivi” contro i diversi di pelle e di cultura. Oltre che di possibilità di vita.
E plaude con un odio di fondo così chiaro, questa gente, esplicita la sua soddisfazione con un’insoffernza di così grottesca esibizione (“la festa è finita” di Gasparri, per esempio), si autocelebra con la xenofobia così trionfante di gente come Calderoli e Borghezio e Gentilini e di tant’altri tipici esponenti della Lega, che non c’è da stupirsi troppo se a Verona per esempio hanno potuto e possono continuare a celebrarsi pubbliche esibizioni di svastiche e d’altri simboli nazisti, fino all’assassinio di quel giovane ammazzato da alcuni naziskin che tuttavia i conniventi anche istituzionali voglion far passare per bulli o per normali delinquenti come altri.
Né ci può meravigliare più di tanto se fra quanti a Ponticelli hanno assaltato e bruciato un campo di nomadi c’è stato anche chi ha urlato che la camorra invece è sana, la camorra aiuta a far vivere la gente.
Ché ci si è messa anche la camorra a dar manforte al potere ufficiale, nel generale bisogno di pulizia che ormai pervade ogni italica coscienza. Di gente alla quale, se poi sostieni magari l’illogicità di tanto odio per i poveracci in un paese di morti di fame certificati da redditi sotto la soglia di sopravvivenza – e sono redditi in gran parte di agiatissime persone che ben esibiscono lusso di case e d’auto e di viaggi – ti guarda come a dire “non siamo mica scemi”.

Discorsi sentiti in giro

Argomento: il tizio toscano che, sorpreso un ladro in casa che poi si è messo a scappare, gli ha svuotato nella schiena il caricatore di una magnum.
Il discorso stava così:
"Male ha fatto. Doveva prendere un altro caricatore e svuotarlo nella schiena del complice"

Per amore del quieto vivere ho omesso di ricordare che la pena di morte per una rapina non è prevista manco in Cina. Su questa campagna per la sicurezza, che ora va tanto di moda pure a sinistra, non c’è molto da dire. Se non che un caposaldo della società occidentale moderna, e un caposaldo universalmente riconosciuto di civiltà, stabilisce che la responsabilità è individuale. E che nessuno, non un padre un figlio o un fratello per non parlare dei membri di una stessa etnia/popolo/gruppo/club, deve pagare per colpe altrui. Non che l’immigrazione sia una cosa tranquilla. Anzi. Per niente. Ma penso alla ragazza ecuadoregna che ha assistito amorevolmente mio nonno nelle sue ultime settimane di vita, che lo vedeva come una persona viva e con la sua dignità. Penso alla sua figlia, e ai suoi occhioni il giorno dei funerali, bambina innocente capace di piangere le lacrime che noi adulti non sappiamo esprimere. A questa gente, clandestina o regolare, dovremmo aprire le porte. Spalancarle, almeno così si migliorerebbe un poco questo paese popolato da troppa gente gretta ignorante ed egoista.
Ah, già , la Sicurezza, perdiana. Come si fa? Non si può neanche nascondere la testa sotto la sabbia. Beh, ho l’impressione che il vero problema non sia l’immigrazione (casomai, la cattiva gestione che si attua), quanto l’assenza di una giustizia veloce efficace e giusta e che garantisca una ragionevole certezza della pena. Pare utopia, vero?!

Significato di un 25 aprile

Ieri, mentre salivo sui monti tra Firenze e il Mugello, riflettevo su quale significato può avere ancora oggi la festa del 25 aprile. Quei monti furono teatro di varie battaglie, ma le tante persone che affollavano sentieri e prati non parevano essere lì per commemorare i tanti morti che vi furono. Chissà se queste persone hanno un’idea di quali scontri cruenti vi furono, allora. Mah, decido di pensarci per strada e mi incammino correndo velocemente zaino in spalla. Mi guardano come fossi un alieno, ma me ne sbatto e proseguo con un ritmo spedito. Il prato nei pressi del cippo è stracolmo di gitanti, anziani a prendere il fresco o giovani ragazzotti a ridere o pomiciare (nulla da dire, ci venivo pure io, il luogo è incantevole).

Al cippo dei partigiani che commemora i caduti c’è una corona di fiori lasciata stamani. Dall’ANPI e dal Comune di Sesto, probabilmente. Nessuno attorno, nessuno a leggere i nomi dei morti. Scendo giù nella valle e decido di farmi una salita a tutta. Beh, il 25 aprile commemora eventi così lontani. Ci credo che molti non si fermino neanche un secondo a riflettervi. Senza contare quelli che manco sanno cosa rappresenti. Alla fine però i francesi celebrano la presa della Bastiglia ancora oggi, ed è evento ancor più lontano. Cosa rappresenta il passato per la società di oggi? Sono rimasto uno dei pochi a dar valore alla Storia, a pensare che il futuro è frutto delle nostre decisioni di ora ma anche del nostro passato recente e remoto?

Arrivo in fondo alla vallata, parto per la salita. Primo tratto lieve, poi la strada forestale sale tra i tornanti, entra nel bosco, si addolcisce prima dei saliscendi , breve discesina e poi la terribile salita finale, un Km circa al 26% di pendenza media, un’arrampicata da capre praticamente, ci ho messo circa 17′ a farlo. In totale la salita di 4,6Km con 550m di dislivello è durata 45′. Si sta rannuvolando, c’è meno gente a giro. Pioviscola, le pietre diventano bagnate e salendo si scivola. Arrivo in cima, proseguo nel bosco per la vetta più alta. Sono in una nuvola, piove, sotto a me in lontananza Firenze è baciata dal sole. Sono spariti tutti, rimango solo io a festeggiare il 25 aprile. Scendo, i sassi sono scivolosi e passo dal prato. Rientro sulla forestale e intraprendo il ritorno.

No, il 25 aprile ha ancora un significato, ne sono convinto. Una cesura netta della Storia, una divisione tra ciò che c’era prima e ciò che c’era e c’è tuttora dopo. Pochi ,ne sono convinto, comprendono pienamente quanto importante sia stata questa cesura, non solo per il significato politico quanto soprattutto per il passaggio da un’età antica e rurale dell’Italia a una moderna e avanzata.

E’ tornato il sole, la gente sparita sotto le gocce di pioggia ricompare all’unisono, dov’erano finiti tutti? La strada forestale è in lieve discesa, bevo alla fonte e senza stanchezza torno alla base, nei pressi del parcheggio c’è una folla che beve cocacola e mangia gelati. Mi asciugo e mi cambio , in fin dei conti queste montagne le preferisco quando sono di pochi.